Anche Granarolo riduce il prezzo del latte alla stalla

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Anche Granarolo riduce il prezzo del latte alla stalla

A fine marzo 2016 la francese Italatte (Gruppo Lactalis Italia) ha ridotto il prezzo del latte alla stalla indicizzando il prezzo a quello medio europeo al quale aggiungere 4 centesimi, i premi qualità e l’IVA. Ad oggi (Marzo 2016) il prezzo medio del latte in Europa e di euro 28.58/ kg 100. Anche se  Lactalis ha una presenza predominante (circa il 25%) sul mercato italiano, con marchi prestigiosi come Galbani, Vallelata, Invernizzi, Cademartoli, Parmalat e President, tutti noi abbiamo sperato in un episodio isolato, ossia la scelta di una multinazionale straniera alla quale poco importa della sopravvivenza dei nostri allevamenti di bovine da latte ma solo del business in quanto tale; nonostante il fatto che la maggior parte dei brand del gruppo immettano sul mercato confezioni recati la dicitura volontaria “con latte italiano” o similari. Dubbi sulla regolarità di questo rimangono, almeno finchè non verrà verificato dalle autorità competenti.

Purtroppo questa decisione dolorosa per gli allevatori non è rimasta isolata perché Granarolo S.p.A, la seconda industria lattiero casearia italiana, leader assoluto del mercato del latte fresco in Italia, ha “proposto”, con una circolare del 20 Aprile 2016,  una riduzione del prezzo del latte di circa 1 centesimo, almeno fino a Giugno 2016. Il gruppo Granarolo S.p.A è partecipato per il 77.48% dal gruppo Granlatte, società cooperativa agricola, per 19.78% da Intesa San Paolo e per il 2.74% da Cooperlat. Facendo i dovuti confronti Granarolo praticherà (nel periodo Aprile-Giugno 2016) ai sui soci un prezzo di riferimento proporzionale al consegnato giornaliero che va, per il latte di alta qualità, da euro 36.50/HL, per consegne giornaliere tra gli 8 e 15 ettolitri, a euro 37.0164/HL per oltre 60 ettolitri consegnati giornalmente.

Il contratto per l’area centro-sud Italia prevede un prezzo maggiorato di 0.5 euro/HL. La riduzione di un centesimo al litro del prezzo del latte alla stalla significa, in pratica, per un allevamento che consegna 900 ettolitri di latte al mese un mancato ricavo di bene 900 euro mensili! Ovviamente a questo prezzo vanno aggiunti i premi qualità e l’IVA. Il prezzo base pagato da Granarolo resta comunque superiore mediamente, e di molto,  a quello di Lactalis che è oggi di euro 32.58, almeno per gli allevatori ai quali è stato “sottoposto” il contratto del 23 marzo 2016. Considerando che l’azionista di riferimento di Granarolo S.p.A è la società cooperativa Granlatte la scelta deve essere stata piuttosto dolorosa anche se Granarolo S.p.A promette agli azionisti dividenti di 9 milioni di euro per l’esercizio 2016. Esaminiamo le ragioni, almeno quelle esposte da Granarolo. Il latte raccolto dal gruppo nel 2015 è stato di 5.6 milioni di ettolitri con un incremento del 5.66% rispetto all’anno precedente. Granarolo si è fatta carico, a differenza di molte industrie lattiero-casearie che operano in Europa, di raccogliere tutto il latte dai propri conferenti dopo la fine del regime delle quote latte. Granarolo ha fatturato nel 2015, 236 milioni di euro con una perdita del 9.5% rispetto al 2014. Le ragioni riportate dal gruppo sono sostanzialmente la diminuzione del prezzo di vendita del latte e la perdita dei consumi di quasi 320.000 tonnellate di latte.

Con questa decisione di Granarolo la situazione italiana della produzione di latte si complica ulteriormente in un contesto politico di quasi totale assenza e di totale incapacità d’interventi strutturali e non estemporanei (elemosine) come fino ad ora hanno fatto il governo italiano e alcuni regioni virtuose del Nord. Concentrazioni industriali così grandi creano “distorsioni” di mercato ma oggi non sono sanzionabili dall’antitrust. Quello che preoccupa, anzi terrorizza, è il crollo dei consumi dovuto essenzialmente al progressivo abbandono del consumo di latte, ma anche di carne, da parte degli italiani. Questo per innumerevoli motivi che vanno da quelli etici a quelli salutistici. Su questo lo Stato, se ancora c’è, deve rapidamente intervenire promuovendo dialogo e riflessioni con i medici e i cittadini. La loro parte la devono fare le organizzazioni di settore, le società scientifiche e le stesse industrie. Ruminantia farà la sua parte con la pubblicazione, a breve, di una rubrica “latte & carne: veleni o elisir” dove promuovere un dialogo colto, sereno e non ideologico sui pro e contro che ha il consumare latte e carne dei ruminanti. Ma questa è un’altra storia.

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Di |2016-11-01T17:48:33+02:0027 Aprile 2016|Categorie: News|Tags: , , |

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