Stimolante, accattivante, anomalo e irrinunciabile l’invito del 9 Marzo 2016, del dipartimento Dafne dell’Università della Tuscia di Viterbo, alla presentazione dei corsi di Laurea e Laurea Magistrale agli esponenti del mondo istituzionale, associativo, libero professionale e delle imprese, che ovviamente hanno interessi nell’agro-alimentare. Invito irrinunciabile perché non è frequente che il “mondo universitario” abbia così a “cuore” gli studenti da porsi il problema se i vari percorsi formativi offerti siano adeguati e coerenti con le richieste di professionalità di cui il primario (agricoltori e allevatori), il secondario (industria e commercio) e il terziario, sia pubblico che privato, hanno la necessità. A presentare l’offerta didattica il direttore del Dipartimento Dafne Prof. Nicola Lacetera, il presidente del corso di Laurea triennale in Scienze Agrarie e ambientali Prof. Gabriele Dono e, per il corso di Laurea Magistrale di scienze agrarie e ambientali al posto del prof. Rosario Muleo, la Prof.ssa Maria Nicolina Ripa. Infine il Prof. Umberto Bernabucci, presidente del corso di laurea Magistrale in “Biotecnologie per l’agricoltura, l’ambiente e la salute”. Gabriele Dono, con un certo orgoglio, ha presentato dati che mostrano un numero di iscritti al Dafne che conta un totale di 449 studenti con 191 prime iscrizioni all’anno accademico in corso, cresciute di 106 studenti rispetto all’anno accademico 2011/2012, a testimonianza dell’attrattività delle scienze agrarie in un paese come il nostro dove l’agroalimentare ha “retto” meglio degli altri settori alla grave crisi economica che ha colpito l’Occidente nel 2008 e che persiste tutt’ora, anche se in forma meno grave. Questi numeri sono la testimonianza della qualità didattica offerta dalla Tuscia. I corsi di Laurea triennale, meglio conosciuti come lauree brevi, si articolano in due “curriculum”. Quello in “Scienze Agrarie e Ambientali” articolato in 4 indirizzi: zootecnico, agrario-ambientale e territorio, ambiente e paesaggio e certificazione della qualità dei prodotti e dei processi agricoli; e quello in “Biotecnologie Agrarie”.  Dono ha confessato che l’ambizione di questo sistema didattico è quella di dare la possibilità ai giovani laureati triennali di entrare nel mondo del lavoro, magari con ruoli di supporto ai professionisti dotati di laurea magistrale o direttamente agli operatori del settore. L’intervento successivo di Maria Nicolina Ripa ha invece presentato il corso di laurea magistrale in Scienze Agrarie ed Ambientali, naturale completamento formativo delle triennali, ma accessibile anche ad altri indirizzi didattici non necessariamente coerenti con le triennali. Comuni a tutti, gli insegnamenti del primo anno mentre nel secondo si differenziano gli indirizzi: profilo colturale, economico territoriale e zootecnico. A chiusura dell’incontro l’intervento del Prof. Umberto Bernabucci per presentare il corso di laurea magistrale in ‘Biotecnologie per l’Agricoltura, l’Ambiente e la Salute’ composto da due curriculum: Sicurezza e Qualità delle Produzioni Agrarie’ e il fortemente innovativo in ‘Molecole Bioattive’. Terminata la presentazione dell’offerta formativa il direttore Nicola Lacetera ha dato inizio alla discussione che ha riservato interessanti sorprese e stimolato una profonda riflessione di filiera. Dai molti interventi delle “parti sociali” sono emersi sostanzialmente pochi ma condivisi aspetti. Il primo è stata l’unanime raccomandazione ai docenti di approfondire e dare il tempo necessario agli studenti di consolidare le conoscenze di base alle quali, probabilmente nei percorsi didattici universitari antecedenti alla riforma, si dava più tempo e importanza. Molti degli invitati sono “figli” di quell’impostazione e tutti ne hanno riconosciuto il valore, sia per un precoce ingresso nel mondo del lavoro che per una longevità professionale anche definita in un intervento “resilienza”. Buona parte degli esponenti delle aziende, o meglio del secondario, hanno lamentato nei giovani laureati proprio una carenza di cultura di base come primo ostacolo all’ingresso nel mondo del lavoro privato, che si deve confrontare giornalmente con il continuo e incessante cambiamento del mercato e che pertanto richiede un’alta capacità di adattamento e forse meno specializzazione. Coerentemente a questo, la condivisa perplessità sulle lauree triennali che, nel sano tentativo di accelerare l’ingresso dei giovani nel mondo del lavoro, non hanno colto l’obiettivo di questo modello tipicamente anglosassone. Gabriele Dono ha risposto ad una specifica domanda con la visibilmente triste risposta che il tasso occupazionale dei giovani agronomi che “escono” dalla Tuscia è ancora veramente troppo basso, come del resto in tutti gli Atenei del nostro Paese e di ogni disciplina. Diversa l’opinione sulla qualità dei neo-laureati della Tuscia espressa dal Terziario privato, ben rappresentato nell’incontro, da essi definita elevata e superiore a ciò che viene offerto da altri dipartimenti. Ad incontro finito si è auspicato da parte di tutti il desiderio di dare continuità ad iniziative come questa proposta dal dipartimento Dafne della Tuscia.

 

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