Review: effetto dello stress da caldo sul benessere delle bovine da latte – IV Parte

//Review: effetto dello stress da caldo sul benessere delle bovine da latte – IV Parte

Review: effetto dello stress da caldo sul benessere delle bovine da latte – IV Parte

La termoregolazione rappresenta un adattamento evolutivo dei mammiferi al fine di mantenere alcune funzioni biologiche indipendentemente dalla temperatura ambientale. Dal 2000 ad oggi la temperatura media globale è aumentata di 0.6°C ed entro la fine di questo secolo si prevede che tale parametro aumenterà ancora di 5.8°C; di conseguenza sempre un maggior numero di bovine si troverà ad affrontare lo stress da caldo. Le due tipologie di bovini B. Taurus e B. indicus hanno iniziato la divergenza genetica tra 110.000 e 850.000 anni fa, in contesti climatici differenti. Nel B. indicus è possibile rintracciare adattamenti morfologici a climi più caldi, quali una maggiore superficie corporea rispetto alla massa, pigmentazione cutanea, pelo più corto, mantello di colore chiaro, maggior numero di ghiandole sudoripare ed incremento della vascolarizzazione cutanea. 

Il B. taurus ed in particolare i bovini di razza Holstein sono spesso allevati in ambienti diversi da quello in cui la specie si è evoluta. Ciò comporta una maggiore esposizione agli effetti negativi dello stress da caldo come anche una questione dal punto di vista etico, vista la compromissione del benessere e delle performance. E’ stato osservato come le bovine sottoposte a stress termico tendano a raggrupparsi; questa è sovrapponibile a quella evocata dalla presenza di un predatore e potrebbe segnalare lo stato di distress della mandria 

La gestione e la mitigazione dello stress termico nelle bovine da latte prevede strategie sia a breve sia a lungo termine. In questa review saranno considerate alcune delle soluzioni che comportano beneficio immediato per gli animali (utilizzo di ventilatori, nebulizzatori, doccette…), tralasciando ad esempio le tecniche di costruzione della stalla, i materiali per la lettiera ed il management della fertilità che invece richiedono un tempo maggiore perché gli effetti positivi possano manifestarsi.  

Il raffreddamento delle bovine può essere ottenuto tramite installazione in stalla di ventilatori (aria in movimento che sottrare calore dalla superficie corporea), nebulizzatori (che raffrescano l’aria ambientale inspirata poi dagli animali) o doccette (che bagnando il mantello sottraggono poi calore tramite evaporazione). Questi sistemi si sono dimostrati efficaci per diminuire la temperatura rettale e la frequenza respiratoria, così come per migliorare il conception rate, l’ingestione di sostanza secca ed il numero di vitelli nati vivi. Si stanno implementando sistemi di raffrescamento individuale delle bovine, in modo tale da diminuire il consumo totale di acqua per la mandria; tuttavia sono necessarie maggiori informazioni sulla possibilità per le bovine di auto-regolare il tempo di impiego di tali sistemi. E’ possibile creare un ambiente più confortevole per le bovine in corso di stress termico attraverso il posizionamento di alberi o altre strutture che creino ombra, ma la preferenza degli animali per un tipo di ombra piuttosto che per l’altra è ancora oggetto di studio e sembra variare in base alle condizioni ambientali.  

Anche la selezione genetica ha tentato di dare una risposta alla necessità di migliorare l’adattabilità delle bovine da latte alle alte temperature. Il gene SLICK controlla la lunghezza del pelo, a sua volta elemento fondamentale per la dispersione di calore tramite evaporazione. Tuttavia la selezione operata su un singolo gene porterà difficilmente a risultati evidenti, se si pensa alla miriade di cambiamenti morfologici e biologici occorsi nel B. indicus nel corso di 110.000 anni di evoluzione. Inoltre molte delle regioni nelle quali si registrano temperature elevate in estate sono caratterizzate anche da inverno molto rigido: in questo caso gli allevatori dovrebbero essere molto cauti se intendono introdurre il gene SLICK nella loro mandria poiché potrebbe rivelarsi controproducente.  

Riguardo la sostenibilità dei mezzi impiegati per combattere lo stress da caldo, va considerato che i nebulizzatori e le doccette richiedono grandi quantità di acqua (da 215 a 454.2 litri per bovina al giorno) e generano acqua di scarto che deve essere smaltita, mentre la capacità di approvvigionamento idrico continua a diminuire su scala globale. Dal punto di vista comportamentale è stato osservato che molte bovine raffrescate tramite doccette e nebulizzatori mostrano un comportamento di evitamento, come ad esempio porre la testa ed il collo al di fuori del perimetro del box, in modo tale che la testa non sia raggiunta dall’acqua. In condizioni di vita naturale i bovini non hanno evoluto un comportamento di ricerca della pioggia come mezzo per attenuare lo stress da caldo, per cui è possibile che sottoporre gli animali a doccette e nebulizzazioni non rispetti il loro etogramma di specie. Tuttavia sono in corso di studio nuove strategie di applicazione dei mezzi di raffrescamento tramite acqua che tengano conto del “punto di vista” della specie bovina e tale approccio andrebbe fortemente incoraggiato. Il mondo scientifico e quello dell’industria dovrebbero cooperare al fine di individuare nuove strategie di mitigazione dello stress da caldo che siano allineate all’etogramma bovino, che si dimostrino economicamente vantaggiose  ed a basso impatto ambientale.  

 

 

Invited review: effects of heat stress on dairy cattle welfare 

Polsky L and von Keyserlingk AG. 

J.Dairy Sci. 100:8645-8657

doi.org/10.3168/jds.2017-12651

Print Friendly, PDF & Email

About the Author:

Dottorato di Ricerca “Sanità e scienze sperimentali veterinarie” – Università di Perugia Email: martina.crociati@studenti.unipg.it

Scrivi un commento