27ma Mostra Nazionale dei bovini da carne di razza Romagnola: crescono i consumi, ma per la Romagnola si deve fare di più

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27ma Mostra Nazionale dei bovini da carne di razza Romagnola: crescono i consumi, ma per la Romagnola si deve fare di più

“Non esiste alcun dubbio sulla bravura degli allevatori a produrre, purtroppo non si può dire lo stesso per quello che riguarda la comunicazione”.

Così Maurizio Garlappi, presidente dell’Associazione regionale allevatori dell’Emilia Romagna (Araer) nel suo intervento introduttivo alla Tavola rotonda che si è tenuta il 5 maggio, a Bastia (RA), in occasione della 27ma Mostra Nazionale del Bovino da carne di razza Romagnola, organizzata da Araer in collaborazione con Anabic (Associazione nazionale allevatori bovini da carne). Una rassegna che oltre a vedere sfilare i migliori esemplari di questa razza autoctona, nei suoi tre giorni di svolgimento vuole fare il punto sull’andamento produttivo e contribuire a un indispensabile processo di valorizzazione oggi particolarmente necessario.

Parte dalla territorialità il rilancio degli allevamenti da carne italiani” è stato il titolo della Tavola rotonda coordinata dal direttore di Aia (Associazione italiana allevatori) Roberto Maddè, che nell’aprire i lavori ha sottolineato l’importanza di un comparto, quello dei bovini da carne, che solo dal 2016 ha iniziato a invertire una tendenza negativa iniziata nel 2005.

“La contrazione  produttiva di questo comparto zootecnico registrata a livello nazionale nel decennio 2005-2015 – ha illustrato Roberto Milletti dell’Ismea – ha toccato il 10% e solo nel 2016 i volumi hanno avuto una ripresa pari a  +3,9% in peso e +5,6% in numero di capi, si tratta di dati positivi che hanno visto la produzione stabilizzarsi nel 2017. In base alle rilevazioni in nostro possesso al primo dicembre 2017, su un capitale bovino complessivo, quindi latte e carne, pari a poco più di 5,9 milioni di capi, oltre 2 milioni riguardano la filiera della carne, ma di questi solo 0,5 milioni appartengono alle razze autoctone come la Romagnola”. Riguardo i consumi, Milletti ha sottolineato il segno positivo rilevato nel primo trimestre di quest’anno, con un incremento di oltre il 4% che si traduce in un +2,5% in volumi.

Eppure sappiamo molto bene quanto la carne, soprattutto quella rossa, ciclicamente venga accusata di essere all’origine dell’insorgenza di malattie spesso gravi. “Esiste purtroppo la convinzione diffusa che la carne sia un alimento nocivo – ha illustrato Luca Avoledo, naturopata e nutrizionista – il che genera nel consumatore, ma anche in certe categorie di professionisti, un legittimo interrogativo sulla salubrità di questo prodotto, alimentato peraltro a volte  da scandali alimentari, dichiarazioni autorevoli o, peggio ancora, cattiva comunicazione. Ne è un esempio lo studio Iarc (Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro, ndr) del 2015, che venne  in qualche modo manipolato dal momento che i risultati a cui erano giunti gli studi condotti indicavano nell’assunzione delle carni trasformate la causa dell’insorgenza di gravi neoplasie, mentre alle carni rosse veniva attribuito un ‘probabilmente’ che avrebbe dovuto indurre la stampa a una maggiore prudenza. Detto ciò, e senza voler demonizzare le scelte alimentari di ognuno di noi, credo che il buon senso e soprattutto un approccio scientifico al tema siano fondamentali per non farsi guidare dalle ossessioni o, peggio ancora, dalle mode del momento. La carne è il cibo perfetto, questo non va dimenticato, non solo il suo consumo ha permesso all’uomo di evolversi, ma il suo apporto in numerose fasi della vita è indispensabile per garantire le migliori condizioni di salute”.

Il tema della comunicazione è quindi centrale. E lo è ancora di più per una produzione di nicchia come quello legato ai bovini di razza Romagnola, che oggi in Emilia Romagna contano poco meno di 10mila soggetti prodotti  in 301 allevamenti. Il presidente Garlappi, nel suo intervento, ha voluto sottolineare quanto purtroppo lo sforzo degli allevatori non sia premiato dal mercato, contrariamente a quanto avviene per altre razze di bovini da carne, ricordando che “Araer, in collaborazione con Aia, sta intensificando il suo supporto tecnico agli allevatori per invertire questa tendenza che potrebbe  portare la Romagnola all’estinzione. Sarebbe un grave danno – ha dichiarato – perché questa razza non rappresenta solo una parte importante del territorio, è un’eccellenza agroalimentare e come tale merita la giusta valorizzazione”.

Un concetto condiviso da Giovanni Filippini dell’Istituto zooprofilattico sperimentale dell’Umbria e delle Marche, che ha affrontato il tema sempre più attuale del benessere animale e dell’antibioticoresistenza, ricordando l’importanza delle vaccinazioni “vera terapia preventiva che deve trovare ampia applicazione in tutti gli allevamenti. Un processo che relativamente all’Ibr (rinotracheite infettiva bovina, ndr) vede nei bovini di razza Romagnola un esempio da seguire. Infatti – ha affermato Filippini – oggi solo l’11% degli allevamenti risultano positivi, percentuale che si traduce nel 25% di animali. Ebbene, sono convinto che con un minimo sforzo si possa arrivare a eradicare completamente questa malattia. Per questa razza sarebbe un passo fondamentale, che abbinato a strategie mirate e di lungo respiro le permetterebbe di conquistare una leadership  importante con tutti i benefici che questo può comportare”.

 

Fonte: Araer

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Di |2018-05-07T11:54:01+02:007 Maggio 2018|Categorie: News|Tags: , |

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