Ambiente d’allevamento e benessere animale – II parte

//Ambiente d’allevamento e benessere animale – II parte

Ambiente d’allevamento e benessere animale – II parte

Nell’articolo precedente abbiamo parlato delle diverse tecniche di stabulazione libera (a lettiera e a cuccette), delle corsie di stabulazione (corsia di alimentazione e corsia di smistamento fra le cuccette) e delle passaggi di collegamento fra le diverse aree di stabulazione (riposo e alimentazione). Di seguito, vengono approfonditi altri aspetti relativi all’ambiente d’allevamento che incidono maggiormente sul benessere animale.

Fronte alla mangiatoia e posti in rastrelliera

L’installazione di rastrelliere autocatturanti limita la competitività alimentare, nel caso di distribuzione contemporanea dell’alimento, e riduce il trascinamento del foraggio in zona di alimentazione. Inoltre, nei modelli con dispositivo antisoffocamento è possibile liberare l’animale anche dalla parte inferiore della rastrelliera, nel caso in cui questi sia caduto e non riesca ad alzarsi.

Lo sviluppo in larghezza della rastrelliera è dimensionato sulla base della larghezza del fronte alla mangiatoia (0,68÷0,72 m per una vacca in lattazione del peso di 700÷750 kg).

Il numero di posti in rastrelliera varia in base al tipo di alimentazione: è uguale al 100% delle vacche nel caso di alimentazione contemporanea, e non inferiore all’80% delle vacche nel caso di alimentazione continua, ossia con alimento in mangiatoia per almeno 18 h/d.

Abbeveratoi

Nelle stalle libere si consiglia l’installazione di abbeveratoi collettivi a vasca, sia perché la capacità e la portata idrica consentono una più veloce abbeverata, sia perché più animali possono bere contemporaneamente.

Gli abbeveratoi devono essere previsti in numero adeguato alla capienza della stalla o del singolo box e al tipo di alimentazione adottato.

Occorre prevedere vasche con un fronte complessivo di 1÷2 m e con una capacità di 200÷400 l. Il fronte di abbeveratoio minimo è di 5 cm/vacca, nel caso di alimentazione continua, ossia con alimento in mangiatoia per almeno 18 h/d, e di 10 cm/vacca, nel caso di alimentazione contemporanea; se l’abbeveratoio è raggiungibile da entrambi i lati, come nel caso di installazione su un divisorio fra due gruppi di bovini, il fronte si raddoppia.

Per consentire una corretta assunzione di acqua da parte della vacca il bordo superiore degli abbeveratoi collettivi a vasca deve essere installato a un’altezza dal piano di calpestamento di circa 0,9 m.

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Abbeveratoio a vasca

Aree di esercizio esterne (paddock)

Le zone di esercizio (o paddock) sono aree scoperte caratterizzanti le stalle a stabulazione libera. La loro funzione fondamentale è quella di fornire agli animali ospitati un habitat di stabulazione alternativo a quello delle aree coperte della stalla; in pratica, grazie alla presenza del paddock, ciascun animale ha maggiori possibilità di individuare una zona con caratteristiche vicine a quelle di benessere e può usufruire appieno degli effetti benefici del libero movimento (ginnastica funzionale) e della vita all’aperto (aria meno viziata, irraggiamento solare, ecc.).

I paddock che collegano la zona di riposo con quella di alimentazione devono essere agibili tutto l’anno e necessitano, quindi, di pavimentazione in calcestruzzo, preferibilmente trattata in superficie (rigatura) per limitarne la scivolosità. È indispensabile limitare la superficie di questi tipi di paddock a 4¸5 m2 per capo in modo da ridurre la diluizione delle deiezioni con acqua piovana e contenere, quindi, il volume degli effluenti da stoccare.

I paddock delle stalle ad un solo corpo sono posti sempre a lato della zona di riposo e possono avere suolo pavimentato e/o suolo in terra. Nel caso di paddock in terra battuta la superficie da assegnare a ciascun capo è pari a 12¸15 m2.

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Paddock

Ventilazione naturale e orientamento del ricovero

Nelle moderne stalle per vacche da latte la ventilazione deve limitare innanzitutto gli effetti negativi del caldo estivo. Di norma, viene adottata la ventilazione naturale, tecnica semplice ed economica nella quale si sfruttano la forza ascensionale termica dell’aria (effetto camino) e i movimenti dell’aria causati dal vento o dalla brezza (effetto vento).

Per favorire al massimo la ventilazione naturale occorrono elevate altezze in gronda del fabbricato, tamponamenti leggeri asportabili o regolabili in altezza, come teli e reti frangivento di materiale plastico, elevata pendenza delle falde del tetto (almeno 25¸30%), luce dell’edificio non troppo ampia (sino a 10 m se a una falda e sino a 20 m se a due falde) e presenza di cupolino di colmo di sezione adeguata.

Fondamentale è anche la corretta dislocazione della stalla, considerando i fabbricati esistenti e la loro collocazione, l’irraggiamento solare e la direzione dei venti dominanti e delle brezze. Per quanto riguarda l’irraggiamento, l’orientamento Est-Ovest permette di contenere il surriscaldamento del ricovero, limitando l’esposizione alla radiazione solare degli elementi di chiusura (tamponamenti, serramenti, copertura) e di favorire la ventilazione naturale al suo interno per la differenza di temperatura delle due pareti lunghe.

Per sfruttare al meglio l’effetto vento è conveniente disporre l’edificio con l’asse longitudinale perpendicolare alla direzione del vento dominante estivo; in tal modo si crea una pressione su una parete lunga e una depressione in corrispondenza della parete opposta e del cupolino.

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Esempio di rete frangivento

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Di |2016-11-01T17:47:54+02:0015 Ottobre 2016|Categorie: Stalle & benessere animale|Tags: , , , |

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Ricercatore senior del settore Economia e mezzi tecnici del Centro Ricerche Produzioni Animali - CRPA S.p.A.

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