Analisi del futuro della selezione genomica nei bovini da latte: una revisione della letteratura – Parte II

//Analisi del futuro della selezione genomica nei bovini da latte: una revisione della letteratura – Parte II

Analisi del futuro della selezione genomica nei bovini da latte: una revisione della letteratura – Parte II

Dopo circa due generazioni di selezione genomica si può constatare che il miglioramento di alcuni caratteri a bassa ereditabilità (fertilità, longevità, SCC) è stato velocizzato di circa 3-4 volte rispetto alla selezione non genomica. Bisogna ricordare che questa valutazione è eseguita sulla stima del valore genomica della popolazione e non sono ancora stati elaborati i dati fenotipici delle figlie di tali tori per confermare tali osservazioni.

Alcuni Autori ipotizzavano una riduzione del tasso di inbreeding grazie alla selezione genomica, ma il vantaggio offerto in questo modo dalla genomica è compensato dalla diminuzione dell’intervallo generazionale. L’aumento annuale dell’inbreeding dal 1997 al 2012 è passato dallo 0.11% allo 0.21%, mentre con la selezione genomica il tasso di incremento annuale è stato circa dello 0.07%, confermando un andamento pressoché stabile. 

A partire dagli anni ’70, per esempio in Israele la produzione media annuale di latte è quasi raddioppiata, passando da circa 7.000 a 13.000 Kg. Le teorie sulla genetica ipotizzano che ad un certo punto il progresso raggiungerà una fase di plateau a causa dell’esaurimento della variabilità genetica o per lo svilgeneticauppo di effetti antagonisti tra i geni selezionati. Attualmente si sta scoprendo che i caratteri quantitativi sono il risultati dell’interazione di una vastissima popolazione di geni i cui effetti individuali sono molto piccoli, che nel tempo saranno lentamente selezionati per ottenere un animale via via più performante. Questa graduale variazione di frequenza di alleli in una popolazione di partenza molto vasta con effetti fenotipici molto piccoli è definita “adattamento poligenico”. In sostanza, un certo numero di polimorfismi all’interno di molti geni con una bassa frequenza di alleli minori potrebbero essere “in attesa” di esprimersi in un ambiente idoneo e quindi di essere selezionati. Infine andrebbero considerati gli effetti di nuove mutazioni, sebbene la frequenza di mutazioni per i QTL (quantitative trait loci) non sia stata stabilita per gli animali da reddito, studi condotti su piante e modelli animali sostengono che quest’ultima sarebbe maggiore rispetto alla frequenza di mutazione di geni maggiori.  

Nel futuro la selezione probabilmente si orienterà verso nuovi tratti come componenti dell’indice di valutazione dei riproduttori quali la salute della mammella, la salute del piede, altre caratteristiche legate alla sanità dell’animale, l’efficienza alimentare e le emissioni di metano. Sebbene molti Autori siano concordi anche sull’importanza economica di tali tratti, questi sono stati scarsamente considerati fino ad ora a causa di una bassa ereditabilità o delle difficoltà di misurazione (per l’efficienza alimentare, ad esempio, occorrerebbe alimentare singolarmente le bovine!). A livello globale l’allevamento animale è responsabile del 18% delle emissione di gas serra; l’ereditabilità per l’emissione di gas serra nelle bovine è stimata attorno allo 0.44 e mostra correlazione con i days open. E’ ipotizzabile quindi che selezionare per bovine meno inquinanti favorisca anche il miglioramento della fertilità.  

Per quanto riguarda la metodologia della valutazione genomica, alcuni Autori sostengono che includere nel pedigree del riproduttore tutte le generazioni precedenti comporterebbe un aumento dell’affidabilità di tali valutazioni. In realtà è stato stimato che ciò non corrisponderebbe a verità: in primo luogo perché ciò comporterebbe una sopravvalutazione dei tori più anziani che avrebbero una maggiore quantità di dati disponibile a causa del maggior numero di figlie. E’ stato inoltre dimostrato da Laurenco et al (2014) che l’accuratezza di una valutazione genomica non aumenta ulteriormente dopo inclusione di più di 3 generazioni di progenitori. Il tipo di informazione sulla quale si dovrebbe invece porre attenzione è il grande numero di animali genotipizzati disponibile al giorno d’oggi. Si stima che ad oggi siano stati genotipizzati circa 1 milione di Frisone, mentre si potrebbe ottenere un aumento fino al 7% dell’affidabilità delle valutazioni genomiche aggiungendo ai nostri database ulteriori 10.000 Frisone femmine e 3.000 tori 

 

 

Invited review: a perspective on the future of genomic selection in dairy cattle 

Weller JI et al.

J. Dairy Sci. 100:8633-8644

doi.org/10.3168/jds.2017-12879 

 

 

Clicca qui per leggere la prima parte.

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About the Author:

Dottorato di Ricerca “Sanità e scienze sperimentali veterinarie” – Università di Perugia Email: martina.crociati@studenti.unipg.it

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