La resistenza agli antibiotici continua ad essere una criticità e la DGSAF del Ministero della Salute, in una nota a firma del Direttore S. Borrello, ha ritenuto utile ribadire le indicazioni di cui al D. Lgs. n. 193/2016 che prescrivono l’esigenza di procedure e controlli adeguati, indicando le sanzioni applicabili in caso di inadempienza.

Queste le indicazioni condivise:

– l’uso in deroga di medicinali veterinari contenenti antimicrobici (artt. 10 e 11 del Decreto): è ammesso l’uso della cosiddetta ‘cascata’ “quando “i test microbiologici dimostrano che un particolare ceppo batterico ha sviluppato resistenza a tutti i prodotti i cui foglietti illustrativi contengono indicazioni contro lo stesso”. Il medico veterinario potrà prescrivere apposito prodotto soltanto in base ai risultati dell’antibiogramma. L’inosservanza degli articoli 10 e 11 del Decreto 193/2006, salvo che il fatto non costituisca reato, comporta una sanzione amministrativa pecuniaria da 1.549 euro a 9.296 euro;

– la diminuzione di efficacia di qualsiasi medicinale veterinario compresi i medicinali veterinari contenenti antibiotici deve essere obbligatoriamente segnalata, così come indicato dall’articolo 91 del decreto 193/2006 e non giustifica il ricorso all’uso in deroga. Salvo che il fatto non costituisca reato, il medico veterinario – così come il farmacista o il titolare dell’autorizzazione all’immissione in commercio e chiunque altro sia tenuto a rispettare gli obblighi di comunicazione e di segnalazione previsti dagli articoli 91 e 96 del decreto – può incorrere in una sanzione amministrativa pecuniaria da 2.600 a 15.500 euro;

– nella nota ministeriale si legge che, nel caso di impianti di allevamento e custodia di animali destinati alla produzione di alimenti, autorizzati alla detenzione di scorte di medicinali veterinari, il medico veterinario responsabile della custodia e dell’utilizzazione delle stesse ed i suoi sostituti “non possono svolgere altresì incarichi di dipendenza o collaborazione presso enti o strutture pubbliche, aziende farmaceutiche, grossisti e mangimifici“. La nota precisa anche che “la somministrazione agli animali dei medicinali veterinari costituenti le scorte deve avvenire nel rispetto degli obblighi di registrazione previsti dall’articolo 15 del decreto 158/2006“. I medici veterinari responsabili che non osservano gli obblighi di tenuta del registro stabiliti dall’articolo 80 e dagli articoli 81 e 82 del decreto sono soggetti al pagamento di una sanzione da 2.600 a 15.500 euro;

– i contenuti del foglietto illustrativo e il riassunto delle caratteristiche di un medicinale veterinario contenente antimicrobici sono il concordati ed autorizzati a conclusione della procedura di autorizzazione all’immissione in commercio e pertanto “non possono essere modificati per nessun motivo, salvo autorizzazione del Ministero della Salute“. La DGSAF ribadisce quindi il divieto di utilizzare un medicinale veterinario in modo non conforme. La non osservanza comporta sanzioni da 2.582 a 15.493 euro;

– gli antimicrobici definiti Critically Important Antimicrobials (CIA) dovrebbero essere utilizzati dai medici veterinari soltanto in situazioni in cui – sulla base dei test di sensibilità antimicrobica e di pertinenti dati epidemiologici- il medico veterinario avesse valutato che l’indisponibilità di antimicrobici efficaci diversi da quelli estremamente importanti. “Tale utilizzo deve essere basato su motivi clinici, ovvero il veterinario che prescrive il medicinale ritiene che l’uso di un particolare antimicrobico estremamente importante sia necessario per evitare la sofferenza di animali malati e deve tenere conto anche di questioni etiche e di sanità pubblica. L’uso di antimicrobici molto importanti deve essere limitato ai casi in cui non vi sono alternative disponibili“. La nota ministeriale si conclude ribadendo che “pur ricorrendo le condizioni previste dall’articolo 10 del decreto “alle strutture autorizzate all’esercizio dell’attività professionale veterinaria non possono essere ceduti medicinali ad uso umano cedibili solo ad ospedali e case di cura contenenti antibatterici“.

Fonte: FNOVI

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