Approvata la risoluzione “Iniziative a sostegno del comparto del latte ovicaprino”: la tracciabilità di filiera prende forma

//Approvata la risoluzione “Iniziative a sostegno del comparto del latte ovicaprino”: la tracciabilità di filiera prende forma

Approvata la risoluzione “Iniziative a sostegno del comparto del latte ovicaprino”: la tracciabilità di filiera prende forma

Oggi la tracciabilità della filiera del latte prende forma.
La risoluzione dove sono primo firmatario è il risultato di un lavoro che ho potuto portare avanti dal primo giorno dell’insediamento del governo grazie ai colleghi della Commissione Agricoltura.

La necessità di questo intervento è importantissima, oggi non è possibile conoscere le produzioni della filiera del latte, non sappiamo quanto latte produciamo, quanto di questo viene trasformato in pecorino Romano o in altre produzioni, quanto latte esportiamo e quello che importiamo, questo perché sino ad oggi nessuno ha voluto istituire una banca dati della filiera del latte.
Nelle audizioni alla camera dove sono stati coinvolti tutti gli attori della filiera del latte, ognuno forniva dati diversi sulle produzioni, informazioni basate su stime e dati non certi e non verificabili.
Questo meccanismo ha dato ampio spazio alla speculazione soprattutto in un contesto dove i confini economici si sono estesi e dove tanti imprenditori nazionali hanno sfruttato l’occasione di aprire nuovi impianti di trasformare in paesi dove il costo del lavoro è più basso”, c
osì si è espresso sui social Luciano Cadeddu, deputato del Movimento 5 Stelle e membro della Commissione XIII Agricoltura alla Camera, dopo l’approvazione in Commissione della risoluzione che porta la sua firma.

Condividiamo il testo intero della risoluzione.

7-00069 Cadeddu, 7-00148 Luca De Carlo, 7-00182 Gadda, 7-00184 Spena e 7-00185 Gastaldi: Iniziative a sostegno del comparto del latte ovicaprino.

RISOLUZIONE UNITARIA APPROVATA DALLA COMMISSIONE

  La XIII Commissione,
premesso che:
la grave crisi in cui versa da tempo la pastorizia, specialmente quella sarda, richiede con urgenza azioni concrete e interventi strutturali per rilanciare un settore che rappresenta una strategica risorsa economica e sociale;
i recenti accadimenti in Sardegna evidenziano il grave stato di sofferenza in cui versa il settore, che rappresenta un asse portante per l’economia sarda non solo dal punto di vista economico, occupazionale ed imprenditoriale, ma anche per la valorizzazione e la tutela dei prodotti del territorio e per l’impatto positivo a beneficio di tutta la comunità;
tra le criticità più rilevanti del settore si segnalano: l’estrema volatilità del prezzo del latte, e la sussistenza di un prezzo di vendita spesso non sufficiente a coprire i costi di produzione; un sistema produttivo frammentato e sottocapitalizzato con limitate capacità di adattamento alle evoluzioni del mercato;
la Sardegna rappresenta ormai l’area di riferimento nazionale per quanto riguarda il mercato del latte ovicaprino e dei suoi derivati, con particolare riferimento al pecorino romano: in Sardegna la zootecnia ovina da latte è infatti costituita da circa 15.000 aziende agropastorali delle quali circa 12.000 allevamenti ovini aderenti alle misure di benessere animale, con 2,9 milioni di pecore, il 45 per cento di quelle allevate in Italia, e circa 3.000 allevamenti con oltre 330.000 capi caprini e rappresenta il principale aggregato zootecnico della Sardegna, con un’incidenza sulla produzione lorda vendibile agricola regionale del 25 per cento circa (45 per cento il peso dell’intero settore zootecnico). È di circa 250 pecore la dimensione media di un’azienda in Sardegna;
sulla base dei dati ufficiali ISTAT, la produzione complessiva del comparto ovino in Sardegna si attesta sui 290 milioni di litri di latte che, trasformati, portano ad una produzione totale di formaggi pari a circa 512.000 quintali di formaggi, dei quali il 60 per cento (160/170 milioni di litri) destinato alla produzione di Pecorino Romano Dop, circa 15-18 milioni di litri destinati ad altre due Dop: pecorino sardo Dop e fiore sardo Dop, mentre il restante quantitativo di latte risulta utilizzato per la produzione di caciotte, semicotti e altre specialità;
la pastorizia sarda genera un fatturato di circa 400 milioni di euro pari al 25 per cento del fatturato agro-industriale regionale. La Sardegna è il più importante produttore nazionale di latte ovino caprino, più di due terzi (68 per cento) ovino nazionale e oltre la metà del latte caprino sono prodotti in Sardegna e occupa tra diretti e indiretti più di 90 mila persone;
tra il 2014 e il 2019, il prezzo del latte ovi-caprino ha subito considerevoli oscillazioni, raggiungendo il prezzo massimo di 1,10 euro al chilo sino a scendere ad un minimo di 0,60 euro al chilo;
queste oscillazioni dipendono per lo più dal pecorino romano Dop, che impiega oltre il 50 per cento del latte ovino prodotto in Sardegna. Quando il prezzo del formaggio sui mercati aumenta sale anche il prezzo del latte, di contro quando il valore di mercato del formaggio diminuisce nei magazzini aumentano le forme invendute, rimanendo i livelli di produzione invariati, causando così il crollo del prezzo, con conseguenze per i produttori;
nel 2018, la produzione dei pecorini in Sardegna è stata di 520 mila quintali, dei quali 330 mila di pecorino romano – 60 mila quintali in eccedenza, compresa la quota laziale, rispetto al tetto fissato dal produttivo fissato in 280.000 quintali dal Consorzio pecorino romano nel piano di regolazione dell’offerta. Sono stati prodotti 20 mila quintali di pecorino sardo Dop e 7 mila di fiore sardo e, per la restante parte, pecorini generici con brand aziendali. Dal 2016 al 2017, il pecorino romano Dop ha subito una perdita in termini di valore unitario pari a 1,46 euro al chilo; l’andamento produttivo si deve altresì rapportare alla stagionalità della produzione, la quale crea una discrasia temporale tra la produzione stessa e l’immissione al consumo;
per l’annata casearia 2017/2018, il Consorzio tutela del formaggio pecorino romano Dop aveva fissato a 280 mila quintali le quote di produzione, ma si è arrivati fino ai sopracitati 340 mila quintali, andando ben oltre la quota stabilita;
di fronte, quindi, ad un eccesso di offerta il prezzo al chilogrammo del formaggio a gennaio è sceso dai 7,7 euro al chilogrammo di febbraio 2018 ai 5,53 euro al chilogrammo attuali, stante la difficoltà di smaltire le scorte di magazzino che ad oggi ammontano a 100 mila quintali, causando, quindi, un crollo del prezzo di circa il 37 per cento rispetto agli 8,9 euro al chilogrammo di febbraio 2015;
il latte considerato in eccesso veniva precedentemente esitato fuori dalla Sardegna ad opera delle cosiddette O.P. (organizzazioni dei produttori); a qualsiasi gruppo essi appartenessero erano comunque soggetti facenti parte della produzione primaria. Questo tipo di organizzazione aveva il fondamentale compito di salvaguardare il prezzo del latte, impedendone eccessivi ribassi;
ora, invece, coloro che trasformano il latte nell’effettivo prodotto da rivendere (siano essi privati o facenti parte di cooperative) hanno assunto il ruolo di esitare loro stessi il latte in eccedenza nei mercati extra-regionali. Tale metodo-sistema non solo vanifica il lavoro delle O.P., ma finisce per schiacciare sempre più verso il basso il prezzo del latte e costringe gli allevatori a cedere il prodotto alle condizioni dei trasformatori, privandoli di strumenti contrattazione;
la mancanza di disponibilità di dati produttivi ufficiali, a partire dai quantitativi di latte munto, impedisce un’azione di programmazione produttiva reale e favorisce invece un’opacità produttiva con conseguente deprezzamento dei prodotti oltre che scarsa tracciabilità;
non sono stati mai definiti e comunicati i limiti produttivi dei caseifici sardi ai quali spetta valutare e stabilire quanto latte trasformare, quali formaggi produrre ed in quali quantità, in funzione della propria organizzazione commerciale. Il tema della programmazione produttiva resta quindi elemento essenziale per giungere a una maggiore solidità del comparto;
al fine di disporre di dati certi sull’andamento del mercato e di monitorare con frequenza ravvicinata le quantità di latte commercializzate in ambito unionale, anche a seguito della conclusione del regime delle quote, la Commissione europea ha richiesto agli Stati membri di notificare a Bruxelles il quantitativo totale di latte crudo che mensilmente viene consegnato ai primi acquirenti stabiliti nel loro territorio;
tale previsione, stabilita dall’articolo 151 del regolamento (UE) n. 1308/2013 successivamente modificato dal regolamento di esecuzione n. 1097/2014 che riserva il suddetto obbligo di notifica ai soli quantitativi di latte vaccino, viene applicata nel nostro ordinamento con le modalità di cui al decreto del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali del 7 aprile 2015 il quale prevede che entro il giorno 20 di ogni mese, i primi acquirenti registrino nella banca dati del Sistema informativo agricolo nazionale (SIAN) tutti i quantitativi di latte vaccino crudo acquistati direttamente da produttori di latte, nel mese di calendario precedente, con l’indicazione del tenore di materia grassa;
la perdita di prezzo del latte ovicaprino è determinata dall’assenza di moderni strumenti di programmazione e per il deficit negli investimenti in ricerca, finalizzati a creare valide alternative al suddetto formaggio. Il regime di monocultura comporta frequentemente un eccesso di produzione;
sul piano economico la pastorizia crea ricchezza diffusa, ha un rilevante indotto che in maniera diretta o indiretta è collegato al mondo pastorale, come i caseifici, i mangimifici, i trasporti, i mattatoi, il settore meccanico e delle costruzioni fino ad arrivare al terziario;
la pastorizia in Sardegna, nonostante la sua importanza a livello economico, non va misurata soltanto in termini di punti percentuali del prodotto interno lordo prodotto ma anche e soprattutto per il suo valore sociale, culturale e ambientale perché mantiene in vita l’interno della Sardegna, i suoi paesi, offre un senso all’esistenza di decine di migliaia di persone e costituisce anche un elemento fondamentale dell’identità di un popolo;
serve un intervento che permetta ai produttori primari di ottenere il giusto riconoscimento del prezzo che va pagato loro e quindi dare un valore al ruolo guida nella tutela del made in Italy e nel presidio civile delle aree rurali in via di spopolamento;
dal recentissimo report di attività dell’ispettorato centrale della tutela della qualità e della repressione frodi dei prodotti agroalimentari – Icqrf, risulta che nel 2018 i controlli nel settore lattiero caseario sono stati 5.102, ma solo 1.846 analitici, con l’8,4 per cento di prodotti irregolari. Dal rapporto non risultano controlli sui punti di entrata nel territorio nazionale;
negli anni scorsi, in relazione ad eventi straordinari e crisi di settore, il Ministero delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo ha adottato misure puntuali di sostegno come nel caso del Grana Padano dop (a pasta dura), dell’Asiago pressato e del Provolone Val Padana dop (a pasta tenera). Ad esempio, nel 2017 si verificò un’analoga situazione per cui il prezzo del latte ovino scese a 60 centesimi al litro a allora furono adottate delle misure, come gli aiuti diretti agli allevatori e l’introduzione del pegno rotativo, al fine di fare accedere più agevolmente i produttori a strumenti di finanziamento bancari;
l’articolo 62, comma 2, del decreto-legge n. 1 del 2012 vieta qualsiasi comportamento del contraente che, abusando della propria maggior forza commerciale, imponga condizioni contrattuali ingiustificatamente gravose, ivi comprese, ad esempio: qualsiasi patto che preveda prezzi particolarmente iniqui o palesemente al di sotto dei costi di produzione;
le comunità e le istituzioni locali osservano l’aggravarsi della condizione delle imprese del comparto agro-pastorale, che lede la dignità del lavoro, vanifica tutti gli sforzi rivolti a combattere lo spopolamento e la desertificazione produttiva delle aree rurali e mette a rischio la tenuta, la coesione sociale e l’ordine pubblico; le istituzioni locali necessitano di adeguato sostegno rispetto alle politiche di sviluppo locale intraprese, e nella attività di mantenimento e promozione della legalità e di prevenzione di azioni violente e incontrollate, atti vandalici e danneggiamenti a beni mobili ed immobili pubblici e privati;
la crisi delle aziende agropastorali sarde rischia di provocare ripercussioni  anche in altre regioni italiane, con particolare riferimento a Toscana e Lazio, dove la zootecnia ovicaprina è uno dei settori trainanti dell’economia locale;
nella regione Lazio, altro importante produttore di latte ovicaprino, sono infatti circa 800 mila i capi e 3 mila le aziende che producono latte ovino. In questa regione si producono i pecorini, le caciotte stagionate di Amatrice, formaggi e ricotte della provincia di Frosinone. Nel viterbese e nella Ciociaria il prezzo del latte è ancora stabile intorno ai 75/80 centesimi al litro, comunque il 50 per cento in meno rispetto a 15 anni fa, ma si comincia a ventilare l’ipotesi che i caseifici possano acquistare la materia prima dalla Sardegna stante il prezzo così basso;
il comparto ovicaprino toscano conta invece circa 1.000 aziende e produce circa 550 mila quintali di latte all’anno: il 13 febbraio la regione Toscana ha siglato un protocollo d’intesa con tutti i soggetti che fanno parte del tavolo di filiera per arginare una situazione di crisi, che ha determinato pesanti ripercussioni sugli allevatori toscani. Sono state coinvolte le organizzazioni professionali agricole, le centrali cooperative, i Consorzi di tutela delle denominazioni d’origine protetta dei formaggi e i caseifici operanti in Toscana. Il protocollo è volto a governare il mercato dell’offerta, scommettendo sull’efficienza dei processi produttivi, sulla diversificazione del prodotto e sulla ricerca di nuovi mercati,

impegna il Governo:

a) ad assumere iniziative per rendere più trasparente la filiera e consentire un accurato monitoraggio delle produzioni lattiero-casearie realizzate sul territorio nazionale, prevedendo in particolare che:
1) i primi acquirenti di latte crudo, come definiti dall’articolo 151, paragrafo 2, del regolamento (UE) n. 1308/2003, del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 dicembre 2013, registrino mensilmente nella banca dati del Sistema informativo agricolo nazionale (SIAN) di cui all’articolo 15 del decreto legislativo 21 maggio 2018, n. 74, i quantitativi di latte ovino e caprino consegnati loro dai singoli produttori nazionali, i quantitativi di latte ovino e caprino acquistati da soggetti produttori di latte, e quelli acquistati da altri soggetti non produttori, situati in Paesi dell’Unione europea o Paesi terzi, nonché i quantitativi dei prodotti lattiero-caseari semilavorati provenienti da Paesi dell’Unione europea o Paesi terzi con indicazione del Paese di provenienza;
2) le aziende che producono prodotti lattiero caseari contenenti latte ovino e caprino registrino mensilmente, per ogni unità produttiva, nella banca dati del SIAN i quantitativi di ciascun prodotto fabbricato, i quantitativi di ciascun prodotto ceduto e le relative giacenze di magazzino;
3) i produttori di latte ovino e caprino e le associazioni e organizzazioni di produttori registrati nella banca dati del SIAN possano consultare i dati contenuti nella stessa;
b) a valutare iniziative di competenza, ai sensi dell’articolo 12 della legge n. 287 del 1990, per richiedere all’Autorità garante della concorrenza e del mercato un’indagine conoscitiva in relazione alle pratiche sleali di mercato;
c) a verificare la corretta applicazione dell’articolo 62 del decreto-legge n. 1 del 2012, nel quale si prevede, tra l’altro, che «i contratti che hanno ad oggetto la cessione dei prodotti agricoli e alimentari (…) sono stipulati obbligatoriamente in forma scritta e indicano la durata, le quantità e le caratteristiche del prodotto venduto, il prezzo, le modalità di consegna e di pagamento (…)»;
d) ad adottare politiche, iniziative e un patto di filiera per agevolare relazioni contrattuali che assicurino alla componente allevatoriale prezzi all’origine congrui, in grado di coprire i costi produttivi sostenuti e garantire margini di redditività economicamente sostenibili, al fine di ridare vitalità, sicurezza e slancio ad un comparto essenziale del sistema socio-economico italiano;
e) ad adottare iniziative per favorire la qualità e la competitività del latte ovino attraverso il sostegno ai contratti e agli accordi di filiera, in regime di aiuto SA.42821 (Contratti di filiera e di distretto), promuovendo accordi di filiera che prevedano un riconoscimento in termini di prezzo rispetto alla qualità del latte consegnato e una diversificazione della produzione a seconda del mercato di riferimento, incentivando altresì investimenti nella ricerca al fine di incrementare la qualità del latte prodotto, ottimizzare i costi di produzione, creare alternative alla monocultura e alla stagionalità del latte e a limitare l’impatto ambientale delle produzioni;
f) a sensibilizzare gli operatori del mercato affinché la stipula dei contratti di conferimento del latte per l’annata successiva avvenga entro la metà del mese di aprile di ogni anno, così agevolando i pastori nella gestione del gregge;
g) a valutare le iniziative istituzionali necessarie a riattivare presso il Ministero delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo un tavolo tecnico fra pastori, organizzazioni di categoria, cooperative di produttori e industriali per affrontare l’emergenza sarda e per arrivare a interventi immediati di ristoro per gli allevatori e, soprattutto, a un piano di settore che preveda misure condivise per migliorare le condizioni di produzione, con una nuova articolazione e differenziazione delle opportunità di mercato;
h) ad adottare iniziative per giungere a soluzioni efficaci e di ampio respiro, anche alla luce delle risultanze del tavolo di filiera dello scorso 21 febbraio 2019, che portino ad un meccanismo di certezza e stabilità del prezzo del latte ovicaprino;
i) a favorire accordi per l’adozione di disciplinari che prevedano sanzioni efficaci per il caso di mancato rispetto dei quantitativi di produzione del pecorino romano e di qualunque altro prodotto lattiero caseario Dop, che sono causa del deprezzamento della materia prima;
j) ad adottare iniziative affinché il sistema produttivo sia indirizzato verso modelli di gestione manageriale e moderno, per rispondere in modo adeguato e strutturale alle sfide derivanti dall’andamento dei mercati mondiali, e alla evoluzione legislativa europea, nazionale e regionale;
k) a valutare iniziative di sostegno e promozione della valorizzazione e della tutela di produzioni casearie di qualità della tradizione locale, in grado di diversificare l’offerta commerciale nei mercati nazionali ed internazionali e di evitare di dover essere soggetti alle ricadute derivanti dalla fluttuazione di un unico prodotto e mercato di riferimento, in tale ambito rafforzando la presenza sui mercati nazionali ed esteri, grazie ad interventi ad hoc di promozione, informazione e di contrasto all’italian sounding;
l) a valutare di rafforzare, con riferimento al latte ed ai suoi derivati, sia i controlli posti in essere dall’Ispettorato centrale della tutela della qualità e della repressione frodi dei prodotti agroalimentari, sia i controlli sui punti di ingresso nello Stato, al fine di disporre di dati regolarmente aggiornati sui quantitativi di latte e derivati di qualsiasi specie acquistati da produttori stabiliti nel territorio nazionale ovvero introdotti da soggetti esteri, secondo le modalità previste dal decreto ministeriale 7 aprile 2015;
m) ad attuare politiche volte ad incentivare la creazione di organizzazioni dei produttori (O.P.) del settore laddove non siano presenti, nonché a potenziare quelle già riconosciute al fine di migliorare la programmazione dell’offerta e ridurre il rischio di crisi di mercato locale con una eventuale gestione degli esuberi del latte per destinarli alla polverizzazione e alla vendita di tale tipologia di latte nel mercato estero;
n) ad adottare iniziative volte ad un rilancio del settore del latte ovicaprino che siano strutturali e durature nel tempo, perché la pastorizia necessita non solo di interventi urgenti ma concreti e specifici, utili a riformare un settore che da sempre rappresenta una strategica risorsa economica e sociale;
o) a valutare iniziative in ambito comunitario volte a gestire l’attuale situazione di emergenza, al fine di individuare, nell’ambito della nuova Pac 2021-2027, misure incentivanti a sostegno del sistema agropastorale e strumenti efficaci per fronteggiare le emergenze di mercato e di prevedere in occasione della proposta di modifica del Programma di sviluppo rurale (PSR) nazionale 2014-2020, interventi mirati al sostegno del settore ovi-caprino nazionale, nonché rigorose misure di contrasto all’italian sounding intracomunitario;
p) a promuovere misure volte ad agevolare l’accesso al credito per le imprese agro-pastorali;
q) a valutare forme di intervento sul mercato – coerenti con il diritto dell’Unione europea – che possano consentire il ritiro e la distribuzione delle eccedenze di produzione e dei prodotti lattiero-caseari rimasti invenduti a causa delle avverse condizioni di mercato, avviando anche azioni coordinate con la grande distribuzione e la ristorazione collettiva e organizzata per superare la crisi del settore e sostenere il mercato, sulla base di positive esperienze già più volte sperimentate;
r) ad adottare campagne di informazione volte a promuovere la conoscenza del prodotto finito e delle specificità regionali anche all’estero.
(8-00019) «Cadeddu, Luca De Carlo, Gadda, Spena, Gastaldi, Gallinella, Benedetti, Caretta, Fornaro, Nevi, Parentela, Viviani, Anna Lisa Baroni, Brunetta, Bubisutti, Cabras, Caon, Cappellacci, Cardinale, Cassese, Cenni, Ciaburro, Cillis, Cimino, Coin, Critelli, D’Alessandro, Dal Moro, Deidda, Del Sesto, Fasano, Frailis, Gagnarli, Golinelli, Incerti, L’Abbate, Liuni, Lolini, Lombardo, Lo Monte, Maglione, Alberto Manca, Gavino Manca, Marzana, Mura, Pignatone, Pittalis, Portas, Ripani, Paolo Russo, Sandra Savino».

 

Fonte: Camera dei Deputati

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