È stato approvato in prima lettura al Senato il disegno di legge che vieta la produzione, l’utilizzo, l’immissione sul mercato e l’importazione di alimenti e mangimi provenienti da colture cellulari.
Il provvedimento, presentato dal ministro dell’Agricoltura, della Sovranità e delle Foreste Francesco Lollobrigida, e promosso da Masaf e Ministero della Salute, era stato approvato con procedura d’urgenza in Consiglio dei Ministri a fine marzo (leggi anche “Cibo sintetico: approvato in Consiglio dei Ministri divieto produzione e commercializzazione“). A maggio era invece iniziato l’esame da parte delle Commissioni riunite Industria, Agricoltura, Sanità e Lavoro del Senato (“Divieto di alimenti e mangimi sintetici: inizia l’esame in Senato“).
L’approvazione odierna in Senato è avvenuta con 93 voti favorevoli, 28 contrari e 33 astenuti. Il testo proposto dalle Commissioni, che contiene anche l’emendamento che vieta l’utilizzo di nomi che fanno riferimento alla carne e ai suoi derivati per prodotti trasformati contenenti proteine vegetali, passerà ora all’esame della Camera.
“Rivendichiamo la piena coerenza di questo testo normativo e il suo indirizzo di natura politica, a difesa delle nostre imprese e del futuro benessere dell’umanità, che passa per il buon cibo e non per i condizionamenti di chi immagina di fare business sullo sfruttamento delle fasce più povere della popolazione“, ha dichiarato il ministro dell’Agricoltura, della Sovranità e delle foreste Francesco Lollobrigida, intervenendo al Senato alla discussione generale su ddl.
La legge è partita da una sottoscrizione pubblica, per poi passare a molte istituzioni del territorio, che trasversalmente hanno sostenuto la petizione contro il cibo sintetico e hanno così aderito all’iniziativa legislativa, supportata da alcune delle maggiori organizzazioni di categoria che si sono allineate alla posizione del Governo.
Per contrastare la possibile diffusione degli alimenti da coltura cellulare è inoltre nata a giugno di quest’anno un’alleanza che ha visto l’unione di organizzazioni molto eterogenee, ovvero Acli, AcliTerra, Adusbef, Anpit, Asi, AssoBio, Centro Consumatori Italia, Cia, Cna, Città del Vino, Città dell’Olio, Codacons, Codici, Consulta Distretto del Cibo, Ctg, Coldiretti, Demeter, Ecofuturo, Ewa, Federbio, Federparchi, Fipe, Fondazione Qualivita, Fondazione Una, Fondazione UniVerde, Globe, Greenaccord, Gre, Italia Nostra, Kyoto Club, Lega Consumatori, Masci, Movimento Consumatori, Naturasi, Salesiani per il sociale, Slow food Italia, Unpli, Wilderness.
“Il diritto di precauzione ci permette di normare e di dire che, finché non c’è certezza della salubrità di un alimento, non viene commercializzato e importato in questa Nazione“, ha sottolineato il ministro Lollobrigida, che ha aggiunto che il ddl non vieta la ricerca. “L’Italia è una Nazione libera sulla ricerca e dobbiamo mantenere questa consapevolezza e invertire quella fascinazione verso Stati in cui gli studi scientifici sono affidati al privato che fa il suo mestiere, a volte nell’interesse dei cittadini, altre volte nell’interesse esclusivamente delle azioni della multinazionale che rappresenta. Credo che purtroppo questo sia il caso di molti che finanziano alcune ricerche al fine di condizionare il mercato e di indirizzare lo sviluppo, per esempio nel campo alimentare, di settori che avvantaggiano alcuni e depotenziano altri“.
Il Ministro, nel corso della discussione in Senato, ha poi citato il rapporto pubblicato da FAO e OMS ad aprile di quest’anno che ha valutato aspetti relativi alla sicurezza alimentare dei prodotti da colture cellulari, individuando 53 pericoli derivanti della carne coltivata (leggi anche “FAO e OMS pubblicano il report sulla sicurezza degli alimenti da colture cellulari“), e i crescenti investimenti sugli alimenti da colture cellulari, sostenuti da diversi protagonisti del settore hi-tech, chimico farmaceutico e finanziario. Sulla carne coltivata solo nel 2020 sono stati infatti investiti 366 milioni di dollari, con un aumento del 6.000% in 5 anni.
“Per il Governo Meloni l’elemento prioritario resta quello qualitativo, che oggi è discutibilmente applicabile a un sistema come quello finora introdotto sulle produzioni di carne coltivate, sintetiche o di synthetic food. Vi è poi l’elemento di natura politica che è la difesa della qualità del nostro settore: l’Italia è la Nazione della qualità, come evidenziano i dati dell’export italiano: 60 miliardi dell’agroalimentare e 120 miliardi di italian sounding che tolgono risorse importanti, come imprese e benessere ai cittadini che consumano cibi prodotti in Italia“.