A differenza del passato, gli allevamenti devono oggi trovare un compromesso tra quello che è giusto fare a livello tecnico e quello che non urta negativamente la sensibilità delle gente, sempre più attenta a capire da dove viene il cibo che mangia.

Uno dei momenti più delicati dell’allevamento delle bovine da latte è la vitellaia, o meglio il periodo che va dalla nascita dei soggetti da rimonta al loro svezzamento. In questa fase si decide la futura carriera produttiva delle bovine e la mortalità può essere molto elevata.

L’opinione pubblica non vede di buon occhio l’allontanamento delle vitelle dalla madre alla nascita e la loro stabulazione in gabbie individuali fino allo svezzamento. Inoltre, la sempre maggiore difficoltà di trovare manodopera qualificata rende ancor più difficile gestire questo periodo di vita della bovina.

Le tecnologie e le innovazioni tipiche del metodo PLF (Precision Livestock Farming) offrono soluzioni interessanti per risolvere tutte le criticità fin qui rappresentate.

Il metodo classico di svezzare le vitelle destinate a diventare bovine da latte è quello di toglierle alla madre appena dopo la nascita e metterle in gabbie individuali fino allo svezzamento. Questo sistema ampiamente diffuso in tutto il mondo offre indubbi vantaggi sanitari e facilita la gestione delle vitellaie. Di converso, piace poco all’opinione pubblica e l’impossibilità delle vitelle di interagire che con le coetanee crea qualche handicap sociale che si porteranno fino all’età adulta con ripercussioni negative sulla loro vita produttiva.

Una buona alternativa a questo paradigma è l’adozione dello schema sala parto – nursery – alimentazione automatica (Automatic – Calf – Feeders o ACF).

Sala Parto

Preferibilmente individuale, in modo che si possa stabilire un contatto forte tra la madre e il vitello, e questo è garanzia di un trasferimento corretto di immunoglobuline attraverso il colostro.

Nursery

Gabbie, o meglio cucce individuali, dove alloggiare i vitelli da un giorno dopo il parto ai 10 successivi. L’ambiente deve essere molto igienico, in alcuni mesi dell’anno riscaldato e molto accudito.

Box collettivi

Recinti collettivi che ospitano i vitelli fino allo svezzamento e dove la somministrazione del latte viene effettuata tramite ACF.

In “natura” un vitello di razza holstein, se si allattasse direttamente dalla madre, assumerebbe 6 kg al giorni di latte durante la prima settimana di vita e 12 kg alla nona. Durante la prima settimana di vita si allatterebbe dalle 8 alle 12 volte al giorno, anche per 10 minuti alla volta; al primo mese d’età 4 volte e al 6° mese una sola volta. Sempre in natura i vitelli iniziano a pascolare e ruminare già dalla terza settimana di vita.

Conclusioni

Le pratiche d’allevamento sono ormai molto consolidate e standardizzate, ma nell’ultimo periodo è necessario che siano anche gradite all’opinione pubblica perché è la gente che consumando il latte e la carne permette l’esistenza degli allevamenti. La fase di svezzamento delle vitelle da rimonta richiede manodopera specializzata, anche per il fatto che la tecnica della metafilassi antibiotica non si può più utilizzare, per cui è utile esplorare strade nuove anche se ciò sovverte i paradigmi più consolidati.

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