Indagine conoscitiva sul fenomeno del Caporalato in Agricoltura. Audizione Ministra Bellanova

Indagine conoscitiva sul fenomeno del Caporalato in Agricoltura 

Audizione Ministra Bellanova. Commissioni riunite Lavoro e Agricoltura della Camera – Aula della XI Commissione (Lavoro pubblico e privato) 

Buongiorno a tutti voi,

Vorrei ringraziarvi in maniera non formale per questo invito e per il lavoro che il Parlamento sta portando avanti con questa indagine conoscitiva sul fenomeno del caporalato. Non è un fatto scontato e credo che sia un segnale di attenzione che va in continuità con l’approvazione, nella scorsa legislatura, della legge 199 del 2016. Molti dei presenti hanno lavorato, votato, approvato quella norma e oggi essere qui a rendere conto del lavoro fatto credo sia molto rilevante.

Non vi nascondo anche l’emozione di allora e quella di oggi nell’affrontare questo tema. Non è un segreto per nessuno la mia storia personale, il mio impegno costante nella lotta contro i caporali. Essere qui oggi da Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali mi carica di una nuova responsabilità, anche e soprattutto su questo fronte.   Fin dai primi giorni dal mio insediamento ho ribadito che dobbiamo garantire la piena attuazione della legge 199. E su questo stiamo lavorando come vorrei sinteticamente riportare qui. Dalla sua approvazione la legge ha avuto una immediata applicazione nella sua parte repressiva, come dimostrano l’aumento dei controlli da parte dell’Ispettorato nazionale del Lavoro, così come l’incremento delle indagini delle magistratura. Nel 2018 ci sono state 7160 ispezioni dell’Ispettorato, con 479 provvedimenti di sospensione dell’attività imprenditoriale, di cui 404, ovvero l’84%, sono stati poi revocati a seguito di intervenuta regolarizzazione.

Sono molti i rappresentanti della magistratura e delle forze dell’ordine che hanno sottolineato come la norma abbia assicurato un salto di qualità nel contrasto del fenomeno. Una piaga antica che ha un volto sempre nuovo. Un’attività criminale che come tale va affrontata. Con la massima determinazione.

Le recenti operazioni di Latina o di Foggia ci ricordano quanto brutale sia lo sfruttamento, dove arrivi la negazione dei diritti. E qui voglio anche dire che questo fenomeno non è purtroppo limitato al settore agricolo, sul quale si focalizza la legge 199. Credo che un confronto parlamentare per la sua estensione ad altri settori sia necessario.   Non c’è però solo l’attività di repressione da portare avanti, c’è un pilastro fondamentale che è quello della prevenzione. Su questo si sta concentrando l’azione del governo e del mio ministero. Perché siamo consapevoli che se vogliamo combattere il caporalato dobbiamo tutelare insieme alle persone, ai lavoratori, migliaia di imprese oneste che subiscono la concorrenza sleale di chi sfrutta. Se vogliamo combattere il caporalato dobbiamo contrastare le pratiche sleali di mercato che creano iniquità nella catena del valore. Se vogliamo combattere il caporalato dobbiamo vietare le aste al doppio ribasso che sono caporalato in giacca e cravatta. Se vogliamo combattere il caporalato dobbiamo semplificare la vita delle imprese, renderle più competitive.   Lo voglio ribadire anche qui: non esistono filiere sporche. Esistono aziende singole che compiono reati per i quali devono essere punite secondo la legge. Non possiamo però accettare che le colpe di alcuni danneggino la credibilità e l’onore di tutti.   In questo mese e mezzo di governo, quindi, insieme alle ministre Catalfo e Lamorgese abbiamo attivato il Tavolo interistituzionale di contrasto e prevenzione del caporalato e presentato una prima bozza di piano triennale di attività.

Entro il 4 novembre le parti sociali potranno inviare proposte migliorative ed emendative e entro breve tempo il piano entrerà nella sua piena operatività.

Si tratta di uno strumento nuovo, per metodo e per contenuti. Sul metodo credo sia opportuno evidenziare che ora lo Stato si è dotato di un approccio nuovo: il Piano prevede interventi contemporanei su tutti i fronti. Intermediazione legale del lavoro, trasporto, alloggio, rete del lavoro agricolo di qualità, controlli. Su questi aspetti si lavorerà in coerenza con il Piano e in maniera coordinata tra Ministeri e regioni interessate, in modo da affrontare contemporaneamente tutti gli aspetti che ho citato.

È evidente infatti che se finanziamo uno splendido progetto di trasporti a Foggia, un’esperienza efficace di alloggi a Saluzzo e un sistema di intermediazione legale del lavoro a Rosarno, non avremo risolto il problema in nessuna delle tre località citate. E il caporale sarà sempre pronto a offrire i servizi che mancano. In questo senso gli 85 milioni di euro del Ministero del Lavoro già stanziati su progetti saranno il pilastro operativo di questo cambiamento. Questa consapevolezza, che può sembrare scontata, entra per la prima volta in un documento pubblico, in un piano di prevenzione che a mio parere rappresenta una svolta importante. Il piano è composto da 3 sezioni: analisi, priorità e azioni. Sono state individuate 10 azioni prioritarie, di cui 6 riguardano la prevenzione, una i controlli, una la protezione delle vittime e una il reinserimento sociolavorativo.

La prima azione ha un valore per me essenziale: per la prima volta ci sarà una mappatura dei fabbisogni di lavoro agricolo con un calendario delle principali colture e delle esigenze di raccolta e di manodopera a livello nazionale. Entro tre mesi dall’approvazione del piano dovremo avere un quadro chiaro di dove e quando servono i lavoratori stagionali. Questo anche per rispondere alle esigenze legittime delle imprese che oggi ci evidenziano una forte difficoltà nel reperire manodopera, italiana e straniera, attraverso i canali legali. Sono le aziende agricole a chiedere di migliorare la gestione dei flussi per assicurare la copertura dei fabbisogni di lavoro, in particolare nelle fasi di picco della raccolta. E a queste aspettative dobbiamo dare risposte concrete. Anche collaborando con gli altri Ministeri sul decreto per le quote, che a mio parere dovrebbe vedere un più stretto coinvolgimento anche delle organizzazioni agricole. Dobbiamo fare in modo che per ogni ingresso regolare ci sia un contratto di lavoro regolare. Proprio perché non vogliamo nessuno schiavo, nessun lavoratore fantasma nei campi.

Dobbiamo rendere più semplice il reperimento dei lavoratori anche attraverso l’utilizzo della tecnologia, creando sistemi di incontro della domanda e offerta di lavoro agricolo più efficienti che in passato. Serve investire nelle filiere produttive. Lo stiamo facendo e lo stesso piano valorizza il lavoro che si sta portando avanti sui contratti di filiera, che rendono più stabili i rapporti tra agricoltori, allevatori e trasformatori. Dobbiamo lavorare su concetti larghi di filiera, dal lavoratore agricolo al consumatore. Ed è proprio coi cittadini che dobbiamo stringere un’alleanza. Perché quando si compra un prodotto sotto il costo di produzione, quel risparmio lo sta pagando probabilmente un lavoratore sfruttato o un’azienda che non riesce a far quadrare il bilancio. Per questo stiamo lavorando per una rapida attuazione della Direttiva europea sulle pratiche sleali, che completerà il lavoro iniziato in Italia con l’articolo 62 del Decreto legge 1 del 2012.   Il piano prevede anche il rilancio, la semplificazione e il rafforzamento della Rete del lavoro agricolo di qualità e delle sue articolazioni territoriali, che, come prevede la norma, dovranno sempre di più essere motori sul territorio di nuove forme di intermediazione legale del lavoro.

L’iscrizione alla Rete poi dovrà costituire effettivamente un precontrollo, in modo che i controlli sul campo siano prioritariamente indirizzati sulle aziende che non sono iscritte. Su questo abbiamo chiesto a Inps e Ispettorato nazionale di incrociare i dati e verificare l’effettivo rispetto di questa disposizione.   Sul fronte dei controlli credo sia giusto sottolineare non solo l’impegno ad aumentarli, ma anche la richiesta di renderli più efficaci. A partire dall’utilizzo sempre del Registro unico dei controlli agricoli che serve proprio ad evitare che più organismi effettuino sulla stessa azienda lo stesso controllo. È un diritto delle imprese che va garantito ed è interesse della Pubblica amministrazione gestire le proprie risorse in maniera migliore.

Per migliorare le modalità di verifica ricordo la proposta del Presidente dell’Inps Tridico di utilizzare i droni nell’attività ispettiva, che ha già dato i primi risultati operativi. Può essere un fattore di deterrenza, ma anche di controllo, incrociando i dati a disposizione di Agea e Ismea per mappare e calcolare i rendimenti produttivi delle aziende e i lavoratori utilizzati o dichiarati. Come vedete anche da questa breve descrizione il lavoro da fare non manca. Certamente non mancherà l’impegno del Ministero e mio personale in questa battaglia di civiltà.

Dobbiamo lavorare insieme su tutti i fronti, perché il caporalato è criminalità. E lo Stato, se organizza le sue forze, se agisce condividendo obiettivi e strumenti, se si muove compatto può affrontare i problemi, partendo dalle aree dove c’è il maggior disagio. Perché non dimentichiamoci che qui ci sono migliaia di persone da tutelare, ci sono migliaia di aziende che aspettano risposte per il loro lavoro quotidiano, c’è un sistema la cui credibilità va salvaguardata.

Il Made in Italy agroalimentare è un patrimonio troppo importante da difendere, e questa difesa passa anche per il contrasto duro allo sfruttamento e al lavoro nero. Che voglio ricordare non tocca solo gli stranieri, magari irregolari. Non guarda in faccia al colore della pelle. Penso al sacrificio di Paola Clemente, l’operaia agricola morta di fatica e di sfruttamento per pochi euro l’ora nell’estate del 2015 nelle campagne in Puglia. A lei e alle tante vittime come lei del caporalato dobbiamo rispetto. E il rispetto passa dal lavoro concreto e quotidiano per trasformare i programmi in azioni, le azioni in risultati.

Grazie a tutti e sono a disposizione per le vostre domande.

Fonte: Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali

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