Benessere degli animali da reddito negli USA: Il punto di vista economico

//Benessere degli animali da reddito negli USA: Il punto di vista economico

Benessere degli animali da reddito negli USA: Il punto di vista economico

Glynn T. Tonsor 1,* e Christopher A. Wolf 2 
1 Department of Agricultural Economics, Kansas State University, Manhattan, KS 66506, USA 
2 Department of Agricultural, Food and Resource Economics, Michigan State University, East Lansing, MI 48824, USA; wolfch@msu.edu 
* Posta: gtonsor@ksu.edu 
Ricevuto: 16 Aprile 2019; Accettato: 10 Giugno 2019; Pubblicato: 18 Giugno 2019 

Sommario
Abstract
Introduzione
Modalità di cambiamento delle pratiche di FAW
Una minoranza di cittadini sarà davvero disposta a pagare di più per il cambiamento del FAW
Il FAW viene spesso confuso con altri aspetti relativi agli alimenti

La pubblicità negativa della stampa sul FAW conta
Perché i produttori non incrementano il FAW
Vie da percorrere per l’allevamento negli Stati Uniti
Conclusioni
Finanziamento
Conflitto di interessi

Riferimenti

Sommario

Il benessere degli animali d’allevamento è una delle tematiche più controverse e complicate riguardanti l’allevamento moderno. Per poter andare avanti, è necessario comprendere correttamente i molteplici aspetti economici. Questo articolo fornisce una breve sintesi di questi punti di vista economici, con particolare attenzione verso la situazione degli Stati Uniti. 

Abstract

La tematica del benessere degli animali d’allevamento (FAW, Farm Animal Welfare) è complessa e controversa e, per sua natura, coinvolge competenze e punti di vista provenienti da molteplici discipline. Questo articolo fornisce una sintesi dei punti di vista economici riguardanti il FAW negli Stati Uniti. Le pratiche relative al FAW possono essere attuate tramite programmi disposti per legge, dettati dal mercato o su base volontaria. Negi Stati Uniti il FAW non è uno dei motori principali della domanda di alimenti, ma si è visto che la pubblicità negativa ha effetti su tutto il settore. Un allineamento tra la disponibilità e la domanda di FAW potrebbe essere facilitato dall’impiego di una specifica etichettatura, dall’educazione e dall’adesione volontaria a determinati programmi, anche se tutti questi aspetti possiedono dei pro e dei contro. 

Parole chiave: domanda dei consumatori, aspetti economici, benessere degli animali d’allevamento, punto di vista dei produttori.

 

Introduzione 

Negli ultimi anni i produttori americani di bestiame, bovini da latte e di pollame hanno dovuto affrontare un crescente controllo verso quei metodi di produzione percepiti come correlati al benessere degli animali d’allevamento (FAW) [1-4]. Negli Stati Uniti il FAW non è più una questione marginale, ma non è neanche il principale motore della domanda di alimenti. I consumatori si aspettano una fornitura di alimenti sicura, affidabile ed a prezzi accessibili, cosa che gli allevatori statunitensi fanno e continueranno a fornire. La popolazione degli Stati Uniti ha pochi contatti con il moderno allevamento intensivo e, pertanto, non possiede sostanzialmente le basi per comprendere con precisione tali pratiche di produzione. I sondaggi rivelano costantemente un elevato livello di fiducia e di rispetto verso gli allevatori e il mantenimento di tale fiducia è di vitale importanza per garantire la loro presenza sul mercato e per evitare la creazione di una normativa superflua. I produttori di bestiame sono i principali custodi degli animali presenti all’interno dei loro allevamenti e le loro decisioni sui sistemi di stabulazione, sulla tipologia di mangime fornito e sulla gestione sanitaria hanno un impatto diretto sul FAW [5]. In termini economici, gli allevatori sono i fornitori di animali che producono carne, latte, uova ed altri prodotti richiesti dai consumatori [6]. Gli aspetti economici della produzione potrebbero aiutarci a capire la situazione che vive il produttore, mostrandoci il complesso insieme di incentivi economici e di vincoli a cui spesso deve far fronte. Inoltre, essere a conoscenza dei comportamenti e degli atteggiamenti tenuti dagli allevatori nei confronti del FAW potrebbe aiutarci ulteriormente in questa comprensione [7]. La motivazione principale che spinge i produttori ad individuare e a fronteggiare le preoccupazioni dell’opinione pubblica e dei consumatori (la percezione e le richieste di cambiamento delle metodiche di produzione che influiscono sul FAW), è il mantenimento della licenza sociale di produrre. La licenza sociale è un concetto che fa riferimento alla fiducia del pubblico verso quel sistema di produzione. Senza licenza sociale, seguirebbe una qualche forma di normativa. In linea generale, i produttori desiderano evitare la regolamentazione scritta in quanto tende ad aumentare i costi, in particolare nelle industrie eterogenee quando viene applicato uno standard molto rigido. Considerata la grande quantità di ricerche condotte sulla percezione dei consumatori e sulla domanda relativa al FAW, esistono molte conclusioni generali e lezioni che possono essere tratte e che potrebbero avere implicazioni sulle pratiche di allevamento [8]. Questo articolo fornisce una sintesi degli aspetti del FAW analizzati da un punto di vista economico negli Stati Uniti. Comprendere la situazione economica degli allevatori e riflettere sulla miriade di indicazioni formali ed informali che ricevono per quanto riguarda le loro pratiche di produzione, potrebbe favorire la comprensione da parte dell’opinione pubblica del FAW attuale e di quello futuro [6]. Questo articolo è strutturato come una serie di osservazioni, supportate dalla letteratura a tematica economica, ed ha lo scopo di stimolare un processo decisionale più efficiente e, di conseguenza, migliorare la gestione del FAW e le decisioni politiche. 

Modalità di cambiamento delle pratiche di FAW 

Nel corso del tempo, le metodiche di produzione legate al FAW si sono adeguate man mano che gli allevatori hanno risposto ad una serie di segnali che, in linea di massima, possono essere considerati provenire dai due principali fautori di cambiamento: il Mercato e la Legge [9]. Se prendiamo in considerazione il mercato, gli adeguamenti del FAW vengono fatti dagli allevatori di bestiame, dai produttori di latticini o dagli allevatori di pollame che cercano di soddisfare un’opportunità di mercato percepita. I cambiamenti spinti dal mercato si verificano quando i venditori al dettaglio, come i negozi che vendono alimenti e le catene di ristoranti, pongono l’accento su metodiche che possono favorire la commercializzazione a livello aziendale. In alcuni casi, i venditori al dettaglio rispondono alle pressioni esercitate dai gruppi di consumatori, ma spesso cercano di migliorare la loro immagine aziendale. Un esempio è l’iscrizione volontaria al programma in 5 fasi del Global Animal Partnership, ampiamente correlato al Whole Foods Market (una catena di negozi con sede negli Stati Uniti che vende principalmente prodotti naturali e biologici) [10]. Un secondo esempio è l’adesione al  Process Verified Program dell’United States Department of Agricolture (USDA) [11]. Altri esempi includono il passaggio, almeno parziale, verso l’allevamento di suini che non preveda l’impiego di gabbie parto per le scrofe e la produzione di uova senza l’impiego di gabbie in batteria per le galline ovaiole. In ogni caso, l’adeguamento volontario dei produttori ci mostra l’esistenza di un segmento dell’allevamento condotto in maniera differente, conseguente agli sforzi privati fatti per allineare l’offerta di prodotti di origine animale che possiedano un certo FAW con i prezzi più elevati del bestiame suggeriti dalle aziende controcorrente. Forse il metodo più controverso utile a modificare le pratiche correlate al benessere degli animali d’allevamento è quello che prevede la promulgazione di specifiche leggi. I cambiamenti nella legislazione o le iniziative di voto comportano conseguenze giuridicamente vincolanti per quanto riguarda il modo in cui gli animali vengono allevati in una determinata regione geografica [12]. Un esempio di voto che ha avuto grande visibilità è stata l’approvazione nel 2008 della Proposta 2 in California [13], e la regola statunitense dei trasporti della durata di 28 ore  è un esempio di legislazione vincolante [14]. Una preoccupazione comune nei confronti di queste leggi è che i “mandati non finanziati da attuare stabiliscono che i produttori debbano adeguarsi a determinate metodiche senza però corrispondenti benefici economici che li aiutino nel sostenere i costi di adeguamento ad essi correlati [15]. Questo divario “voto-acquisto” è fondamentale quando si mette in discussione la via legale [16]. Uno dei principali vantaggi della presenza di una legislatura approvata  è la definizione di chiari standard minimi, che potrebbero avere un certo impatto su tutti i produttori interessati. Le proposte di voto potrebbero risultare interessanti per i gruppi di attivisti. Tali proposte fanno spesso riferimento allo spazio messo a disposizione per gli animali allevati e alla possibilità di manifestare i loro comportamenti naturali. Le proposte di voto non specificano nel dettaglio le pratiche d’allevamento, ma le metodiche attraverso cui dovrebbero essere messe in atto potrebbero risultare molto importanti nel determinare gli effetti reali a livello di allevamento. Questa mancanza di dettagli è anche fonte di grande incertezza per gli allevatori che devono decidere quali investimenti intraprendere. In alcuni casi, la normativa viene applicata per evitare una nuova iniziativa elettorale e potrebbe essere una valida alternativa, specie se nel processo venisse coinvolto l’allevamento intensivo. Il mercato o la via che prevede la promulgazione di specifiche leggi potrebbero essere gli input per la realizzazione di validi programmi da adottare, su base volontaria, dai produttori. Questi programmi potrebbero garantire la messa a punto di premi per gli allevatori o, almeno, potrebbero evitare la presenza di ribassi sul mercato. È importante notare come questi programmi siano spesso motivati dal desiderio di evitare procedure legali o da quello di mantenere l’accesso sul mercato. Il vantaggio principale di un programma volontario può essere rappresentato dal contributo fornito dagli allevatori, dall’industria e dai consumatori, utile per mettere insieme una serie di norme che consentano una risposta flessibile da parte dei sistemi d’allevamento. Poiché le dimensioni, i metodi e le pratiche adottate negli allevamenti variano molto da un’azienda all’altra, esistono diversi modi attraverso i quali gli allevatori potrebbero raggiungere degli adeguati standard di FAW, cosa potrebbe essere favorita ulteriormente dall’adesione a determinati programmi volontari. 

Una minoranza di cittadini sarà davvero disposta a pagare di più per il cambiamento del FAW 

Durante l’analisi di 11 differenti alimenti, Lister et al. (2018) hanno riscontrato che l’importanza del FAW era molto bassa per i consumatori statunitensi [17]. Nello specifico, la percentuale d’importanza di quattro differenti prodotti era costantemente del 4-5%: Carne macinata (5.2%), bistecca di manzo (4.6%), petto di pollo (4.1%) e latticini (4.8%). Al contrario, l’importanza relativa al prezzo si aggirava costantemente intorno al 20%; ciò significa che, in media, per i consumatori statunitensi il prezzo è quattro volte più importante. Infatti, sistematicamente, la maggior parte dei consumatori ha valutato il prezzo come il fattore più importante. I consumatori che professano una maggiore disponibilità a pagare di più (WTP) per i prodotti che assicurano un maggior rispetto del benessere animale tendono ad essere più anziani, di sesso femminile e con redditi più alti. Tuttavia, le ipotetiche  WTP stimate dovrebbero essere interpretate tenendo conto anche di ipotetici pregiudizi. Cioè, parlare costa poco e dire che si pagherebbe di più senza l’obbligo di verificare l’affermazione fatta, non costa niente al soggetto coinvolto nella ricerca. Inoltre, quando gli intervistati ritengono che una specifica risposta faccia fare loro una bella figura, spesso tendono a scegliere la risposta più lusinghiera piuttosto che quella più corretta. Questo viene indicato come bias di desiderabilità sociale e probabilmente va ad aumentare il desiderio dichiarato di cambiamento del FAW [18]. Quando acquistano quasi tutte le tipologie di prodotti, la maggior parte dei consumatori si concentra principalmente sul prezzo. La realtà è che i vincoli legati al reddito rendono un lusso la preoccupazione per le metodiche di produzione impiegate per la maggior parte dei consumatori. Una percentuale relativamente piccola dell’opinione pubblica americana si preoccupa molto del benessere animale, in misura tale da alterare i loro effettivi acquisti di alimenti. Tuttavia, solo piccoli gruppi di appassionati guidano le discussioni e spesso inducono i cambiamenti in molti settori. I consumatori che si preoccupano maggiormente del benessere degli animali quando acquistano degli alimenti tendenzialmente sono più anziani, più ricchi e di sesso femminile [15,19]. Questo non significa che altri non prendano in considerazione gli aspetti relativi al benessere animale ma, per la maggior parte dei consumatori, tendono ad avere un’importanza secondaria. 

Il FAW viene spesso confuso con altri aspetti relativi agli alimenti 

Per quanto riguarda il FAW, le impressioni dell’opinione pubblica variano a seconda della specie esaminata e del modo in cui vengono poste le domande. Ad esempio, inquadrando positivamente una certa pratica si otterranno risposte diverse rispetto a quando viene inquadrata negativamente. Tuttavia, alcuni aspetti generali resistono. Primo tra tutti la sicurezza alimentare, che è uno di quegli aspetti che sopraffà tutti gli altri quando è presente o tenuto in considerazione. I consumatori non hanno alcun interesse per quegli alimenti la cui sicurezza è in discussione. Ciò rende particolarmente compromettenti le indicazioni o le etichette che sottintendono problemi di sicurezza alimentare. L’allevamento statunitense ha una storia eccezionale quando di parla di fornitura di alimenti sicuri e il mantenimento di tale fiducia è fondamentale. La sicurezza alimentare entra spesso in conflitto con la tecnologia, con le dimensioni dell’azienda e con le questioni ambientali. Tonsor, Olynk e Wolf (2009) hanno riscontrato che, secondo il  punto di vista dei consumatori statunitensi di carne suina, le adeguate dimensioni di un allevamento sarebbero una buona scelta da prendere in considerazione in quei sistemi di produzione orientati verso il rispetto del FAW [20]. 

La pubblicità negativa della stampa sul FAW conta 

Quando i video sotto copertura o altre prove dell’esistenza di problemi relativi al benessere degli animali in allevamento affiorano, essi vengono visti e di conseguenza colpiscono diffusamente l’opinione pubblica riguardante tutto il settore. Tonsor e Olynk (2011) hanno riscontrato che l’attenzione dei media posta sul benessere animale ha avuto un impatto piccolo, ma statisticamente significativo, sulla domanda di carne suina e di pollame negli U.S.A. [21]. Il principale impatto economico si è avuto in seguito alla ridistribuzione della spesa dei consumatori verso prodotti non di origine animale, piuttosto che una ricaduta su altre tipologie di carni concorrenti. È stato inoltre dimostrato che le iniziative di voto hanno ripercussioni negative sul mercato, in quanto aumentano l’attenzione dell’opinione pubblica sulle questioni relative al benessere degli animali d’allevamento [19,22]. Recentemente, le contestazioni nei confronti delle leggi “Ag-Gag” – che cercano di limitare la possibilità da parte dei detrattori di scattare video e foto sotto copertura – hanno portato alcuni soggetti a dedurre che il settore dell’allevamento potesse avere qualcosa da nascondere. Visto che la pubblicità negativa fatta dai media colpisce l’intero settore, esistono le motivazioni per la messa a punto di programmi che garantiscano la fiducia sociale. 

Perché i produttori non incrementano il FAW 

In definitiva, una delle domande basilari che esce frequentemente durante le discussioni sul FAW si riferisce al perché gli allevatori semplicemente non “facciano di più. Una sintesi della situazione fornita da Lusk e Norwood è utile per prendere in considerazione questa domanda [6]. Alcuni si chiedono perché i produttori non facciano un tentativo mirato per incrementare il FAW. Sebbene il miglioramento del FAW sia un prezioso obiettivo, è fondamentale rendersi conto che gli allevatori non sono diversi dagli altri individui, dovendo anch’essi far fronte ad alcuni compromessi. Qualsiasi investimento o adeguamento per un miglioramento del FAW avviene a scapito di un investimento alternativo o di uno sforzo al quale si è costretti a rinunciare [23]. Per dirla in maniera diversa, all’interno del settore dell’allevamento le decisioni difficili vengono prese regolarmente per raggiungere molteplici obiettivi, tra cui, ma non solo, il FAW, la sicurezza dei prodotti di origine animale, l’impatto ambientale, la resistenza alle malattie e la redditività dell’azienda. Il punto chiave è che sebbene il miglioramento del FAW sia certamente un nobile obiettivo degno di essere discusso, niente è gratuito e devono essere fatte sempre alcune scelte difficili.  

Vie da percorrere per l’allevamento negli Stati Uniti 

Quali sono quindi le soluzioni per il settore zootecnico al fine di mantenere la fiducia sociale nei confronti dei problemi percepiti relativi al benessere animale? Supponendo che gli allevatori preferirebbero evitare una legislazione formale, le opzioni potrebbero includere l’etichettatura, l’educazione e i programmi di certificazione su base volontaria. Le etichette inerenti al processo descrivono il modo in cui un animale è stato allevato, come i raccolti sono stati coltivati o come gli ingredienti sono stati trasformati. Spesso queste etichette si concentrano su cosa non è stato fatto o utilizzato, come nel caso delle etichette con dicitura “senza l’impiego di ormoni” e “senza OGM”. I potenziali vantaggi di tali etichette sono fornire informazioni, aumentare la fiducia dei consumatori e favorire la segmentazione del mercato [24]. Gli svantaggi includono la presenza di un potenziale sovraccarico di informazioni (cioè quando le informazioni fornite in più possono andare a distrarre i consumatori e a complicare le scelte), la creazione di una certa confusione e l’incremento  della percezione del rischio relativo alla sicurezza alimentare [25]. Le etichette che riportano una tecnologia di produzione spesso generano una reazione negativa nel consumatore, con conseguente diminuzione della domanda di prodotti comunque sicuri. Ad esempio, la parola “contiene” ha una connotazione negativa mentre “privo di ha una connotazione positiva. Sono da considerare anche i costi previsti per l’etichettatura, che spesso si traducono in una diminuzione dell’impiego delle risorse a disposizione, a volte anche a scapito dell’etichettatura stessa [26]. L’informazione cambia le preferenze dei consumatori. Ciò è particolarmente vero quando vengono valutati i compromessi sulle caratteristiche degli alimenti [3]. I programmi educativi vengono spesso proposti come una soluzione alternativa, dato che poche persone possiedono reali conoscenze sull’allevamento intensivo (~2% dei cittadini americani sono allevatori). Esistono alcune prove che i programmi di educazione (come il Breakfast on the Farm) funzionano, riuscendo a migliorare le impressioni e la fiducia dell’opinione pubblica. Tuttavia, va detto che ci deve essere da parte della gente la volontà di essere istruita. Secondo alcune prove in nostro possesso, i programmi educativi possono avere risvolti negativi nei confronti degli obiettivi prefissati che vanno aggiunti alla mancanza di contestualizzazione e di comprensione della produzione animale [27]. I programmi educativi evidenziano che molte delle pratiche apprezzate vengono già impiegate nellattuale allevamento intensivo [28]. Un altro aspetto  da tenere in considerazione quando si parla di programmi educativi è che le preoccupazioni dei consumatori sono rivolte maggiormente al processo di produzione, piuttosto che al prodotto stesso. Cioè, la preoccupazione riguarda l’animale in quanto tale piuttosto che la carne, il latte o le uova. La mancanza del riconoscimento di questo aspetto porta spesso i produttori e i consumatori a discutere gli uni con gli altri in maniera improduttiva. Il processo educativo non dovrebbe essere in conflitto con l’attivismo, altrimenti così si rischia di indurre una reazione negativa. Infine, i programmi volontari possono contribuire a mantenere intatta la fiducia dell’opinione pubblica. L’efficacia dei programmi dipende in gran parte dalla certificazione. La ricerca ha dimostrato che la certificazione o la verifica sono fondamentali per l’accettazione da parte dei cittadini dei programmi attuati in favore del benessere animale [18]. Mentre le persone spesso professano di non avere fiducia nel governo, la ricerca rivela che i consumatori spesso non si fidano delle politiche di autocontrollo dei sistemi di produzione e preferiscono che la certificazione provenga dall’USDA [29]. Inoltre i consumatori hanno maggior fiducia in quei programmi dove le violazioni portano a delle effettive conseguenze. 

Conclusioni 

La produzione sostenibile di alimenti di origine animale richiede la fiducia dell’opinione pubblica. È improbabile che le preoccupazioni sociali legate all’allevamento intensivo diminuiscano nei prossimi anni. La consapevolezza e l’inserimento di tali preoccupazioni nelle pratiche di produzione e di commercializzazione degli alimenti contribuirà a garantire la fiducia sociale, a limitare la creazione di una normativa troppo restrittiva e, in ultima analisi, a migliorare il benessere degli animali e delle persone. La letteratura attuale suggerisce che il FAW, pur non essendo il principale motore della domanda di alimenti, ha comunque importanti effetti sul mercato. Gli allevamenti intensivi americani di bovini da carne, di bovini da latte e di pollame dovrebbero continuare ad affrontare il dibattito e ad essere attivamente coinvolti in qualsiasi discussione politica sulla potenziale regolamentazione stabilita dalla legge. I programmi di educazione, l’etichettatura e l’adesione volontaria a determinati programmi  possono entrare tutti a far parte della discussione e di quelle vie da intraprendere per fronteggiare le preoccupazioni dell’opinione pubblica e dei consumatori in materia di FAW. In ultima analisi, la comprensione della situazione economica degli allevatori e una riflessione sui segnali formali ed informali che essi ricevono relativamente alle metodiche di produzione, potrebbero favorire la comprensione generale delle tematiche attuali e future del FAW. 

Finanziamento

Questa ricerca non ha ricevuto alcun finanziamento esterno 

Conflitto di interessi

Gli autori dichiarano l’assenza di un conflitto di interesse 

Riferimenti 

  1. Lusk, J.L.; Thompson, N.;Weimer, S.L. The Cost and Market Impacts of Slow Growth Broilers. J. Agric. Resour. Econ. Forthcom. 2018. Available online: https://static1.squarespace.com/static/502c267524aca01df475f9ec/t/5bdaf60e562fa73fc1584bef/1541076494784/slow+growth+costs+paper+3.pdf/ (accessed on 26 February 2019).
  2. Mullally, C.; Lusk, J.L. The Impact of Restrictions on Farm Animal Housing on Egg Prices, ConsumerWelfare, and Production in California. Am. J. Agric. Econ. 2018, 100, 649669. [CrossRef]
  3. Ochs, D.; Wolf, C.A.; Widmar, N.O.; Bir, C. Is there a cage-free lunch in US egg production? Public views of laying hen housing attributes. J. Agric. Resour. Econ. 2019, 44, 345361.
  4. Widmar, N.J.O.; Morgan, C.J.; Croney, C.C. Perceptions of Social Responsibility of Prominent AnimalWelfare Groups. J. Appl. Anim. Welf. Sci. 2018, 21, 2739. [CrossRef] [PubMed]
  5. Henningsen, A.; Czekaj, T.G.; Forkman, B.; Lund, M.; Nielsen, A.S. The Relationship between AnimalWelfare and Economic Performance at Farm Level: A Quantitative Study of Danish Pig Producers. J. Agric. Econ. 2018, 69, 142162. [CrossRef]
  6. Lusk, J.L.; Norwood, F.B. Animal welfare economics. Appl. Econ. Perspect. Policy 2011, 33, 463483. [CrossRef]
  7. Hansson, H.; Lagerkvist, C.J. Defining and Measuring Farmers Attitudes to Farm AnimalWelfare. Anim.Welf. 2014, 23, 4756. [CrossRef]
  8. Lagerkvist, C.J.; Hess, S. A meta-analysis of consumer willingness to pay for farm animal Welfare. Eur. Rev. Agric. Econ. 2011, 38, 5578. [CrossRef]
  9. Harvey, D.; Hubbard, C. Reconsidering the political economy of farm animal welfare: An anatomy of market failure. Food Policy 2013, 38, 105114. [CrossRef]
  10. Global Animal Partnership (GAP). Available online: https://globalanimalpartnership.org/ (accessed on 26 February 2019).
  11. United States Department of Agriculture, Process Verified Program (USDA PVP). Available online: https://www.ams.usda.gov/services/auditing/process-verified-programs (accessed on 26 February 2019).
  12. Schulz, L.L.; Tonsor, G.T.; The, U.S. Gestation Stall Debate. Choices 2015, 30, 17.
  13. Malone, T.; Lusk, J.L. Putting the Chicken before the Egg Price: An Ex Post Analysis of Californias Battery Cage Ban. J. Agric. Resour. Econ. 2016, 41, 518532.
  14. United States Department of Agriculture, National Agricultural Library (USDA NAL). Available online: https://www.nal.usda.gov/awic/twenty-eight-hour-law (accessed on 26 February 2019).
  15. Norwood, B.; Tonsor, G.T.; Lusk, J.L. I Will Give You My Vote but not My Money: Preferences for Public versus Private Action in Addressing Social Issues. Appl. Econ. Perspect. Policy 2018, 41, 96132. [CrossRef]
  16. Paul, A.S.; Lusk, J.L.; Norwood, F.B.; Tonsor, G.T. An Experiment on the Vote Buy Gap with Application to Cage-Free Eggs. J. Behav. Exp. Econ. 2019, 79, 102109. [CrossRef]
  17. Lister, G.; Tonsor, G.T.; Brix, M.; Schroeder, T.C.; Yang, C. Food Values Applied to Livestock Products. J. Food Prod. Mark. 2017, 23, 326341. [CrossRef]
  18. Olynk, N.J.; Tonsor, G.T.; Wolf, C.A. Verifying Credence Attributes in Livestock Production. J. Agric. Appl. Econ. 2010, 42, 439452. [CrossRef]
  19. Smithson, K.; Corbin, M.; Lusk, J.L.; Norwood, F.B. Predicting State-Wide Votes on Ballot Initiatives to Ban Battery Cages and Gestation Crates. J. Agric. Appl. Econ. 2014, 46, 107124. [CrossRef]
  20. Tonsor, G.T.; Olynk, N.J.; Wolf, C.A. Consumer Preferences for Animal Welfare Attributes: The Case of Gestation Crates. J. Agric. Appl. Econ. 2009, 41, 713730. [CrossRef]
  21. Tonsor, G.T.; Olynk, N.J. Impacts of Animal Well-Being and Welfare Media on Meat Demand. J. Agric. Econ. 2011, 62, 5972. [CrossRef]
  22. Richards, T.; Allender,W.J.; Fang, D. Media Advertising and Ballot Initiatives: The Case of AnimalWelfare Regulation. Contemp. Econ. Policy 2013, 31, 145162. [CrossRef]
  23. Nocella, G.; Hubbard, L.; Scarpa, R. Farm Animal Welfare, Consumer Willingness to Pay, and Trust: Results of a Cross-National Survey. Appl. Econ. Perspect. Policy 2010, 32, 275297. [CrossRef]
  24. Britton, L.; Tonsor, G.T. ConsumersWillingness to Pay for Beef Products Derived from RNA Interference Technology. Food Qual. Prefer. 2019, 75, 187197. [CrossRef]
  25. Messer, K.D.; Costanigro, M.; Kaiser, H.M. Labeling Food Processes: The Good, the Bad and the Ugly. Appl. Econ. Perspect. Policy 2017, 39, 407427. [CrossRef]
  26. Tonsor, G.T.; Wolf, C.A. On Mandatory Labeling of Animal Welfare Attributes. Food Policy 2011, 36, 430437. [CrossRef]
  27. Cummins, A.M.; Olynk Widmar, N.J.; Croney, C.C.; Fulton, J.R. Exploring Agritourism Experience and Perceptions of Pork Production. Agric. Sci. 2016, 7, 239249. [CrossRef]
  28. Wolf, C.A.; Tonsor, G.T.CowWelfare in the U.S. Dairy Industry: Willingness-to-Pay andWillingness-to-Supply. J. Agric. Resour. Econ. 2017, 42, 164179.
  29. Wolf, C.A.; Tonsor, G.T.; Olynk, N.J. Understanding US Consumer Demand for Milk Production Attributes. J. Agric. Resour. Econ. 2011, 36, 326342.

 

 

 

DOI: 10.3390/ani9060367 www.mdpi.com/journal/animals
 
Animals 2019, 9, 367;
© 2019 dagli Autori. Licensa MDPI, Basel, Svizzera. Questo è un articolo “open access” distribuito secondo i termini e le condizioni della
licenza Creative Commons Attribution (CC BY) (http://creativecommons.org/licenses/by/4.0/).

 

 

 

 

 

 

 

Print Friendly, PDF & Email

About the Author:

Ruminantia - Lo spazio in rete dell'Allevatore. I migliori professionisti del settore a supporto dell'allevatore italiano, con informazioni aggiornate e articoli scientifici.

Scrivi un commento