Benessere degli animali d’allevamento: Passato, Presente e Futuro – I parte

//Benessere degli animali d’allevamento: Passato, Presente e Futuro – I parte

Benessere degli animali d’allevamento: Passato, Presente e Futuro – I parte

Una review sul benessere animale condotta nel Regno Unito e commissionata dall’RSPCA in occasione del 20° anniversario del suo progetto Freedom Food 

Seconda Parte: Uno sguardo ai prossimi 20 anni

Autori: Heather Pickett (pickett@animalwelfareresearch.com); Dan Crossley, Executive Director of Food Ethics Council (www.foodethicscouncil.org); Chris Sutton, Director of Purple Dot (www.purpledot.org) e Ricercatore Associato del Food Ethics Council.

Introduzione
Benessere degli animali d’allevamento nel 2034 – verso una vita migliore?
Sfide sul benessere degli animali d’allevamento – adesso e nei prossimi 20 anni

Fattori chiave che andranno ad incidere sull’allevamento e sul benessere animale nei prossimi 20 anni
Ambiente, popolazione e risorse
Fattori chiave

Ripercussioni sulla produzione di bestiame

Ripercussioni sul benessere degli animali d’allevamento
Economia e filiera produttiva

Conseguenze per il benessere degli animali d’allevamento
Politica ed istituzioni pubbliche
Elementi chiave

Conseguenze per il benessere degli animali d’allevamento
Scienza e tecnologia

Consumatori, cittadini e società
Riferimenti

Introduzione 

La prima parte di questo rapporto esaminava i significativi cambiamenti che si sono verificati negli ultimi venti anni nel campo del benessere degli animali d’allevamento. L’obiettivo di questa seconda parte è quello di prendere in considerazione cosa potrebbe accadere nei prossimi venti anni e in che modo i fattori chiave identificati potrebbero avere un impatto sul benessere degli animali in allevamento.  Sebbene non possediamo una sfera di cristallo per mostrare come cambierà il mondo nei prossimi due decenni, è possibile prevedere alcuni dei fattori chiave che nel 2034 probabilmente influenzeranno il mondo dell’allevamento. Possiamo dedurre che questi fattori avranno un impatto sulle dinamiche della filiera alimentare – compreso sul benessere degli animali d’allevamento. L’analisi che segue raccoglie i punti di vista di soggetti direttamente coinvolti nel settore alimentare e di esperti sul benessere animale in allevamento, ottenuti mediante interviste telefoniche e via e-mail, unitamente a ricerche condotte a tavolino sulla più significativa letteratura “che guarda al futuro” su cibo ed allevamento degli ultimi anni. 

Benessere degli animali d’allevamento nel 2034 – verso una vita migliore? 

Agli esperti intervistati è stato chiesto di esprimere la loro visione sul benessere degli animali d’allevamento nel 2034. È stato difficile trovare risposte concise a questa domanda perché le discussioni erano inevitabilmente contornate da opinioni molto ampie relative ai sistemi d’allevamento. Nelle interviste, le visioni riguardanti il futuro della produzione zootecnica hanno indotto inevitabilmente discussioni sugli elementi chiave e sulle sfide che in realtà andranno ad influenzare il modo in cui gli animali verranno allevati nei prossimi anni. Considerando queste domande più in linea generale, si riscontrava una vasta gamma di opinioni tra il nostro gruppo di intervistati. Nelle sezioni successive verrà analizzato come potrebbero cambiare l’allevamento e il sistema di produzione alimentare e quali implicazioni ciò potrebbe avere – sia nel bene che nel male- sul benessere degli animali allevati. Tuttavia, un tema comune emerso da molte delle risposte riguardanti tutti i settori è stato quello che gli animali d’allevamento dovrebbero avere l’opportunità di vivere una “bella vita”, alludendo alla proposta del FAW del 2009 secondo la quale la qualità della vita di un animale potrebbe essere classificata come segue: “vita non degna di essere vissuta, vita degna di essere vissuta o vita buona”. 176 Il FAWC propone che ogni animale allevato dovrebbe avere una vita considerata degna di essere vissuta dall’animale stesso e l’osservanza della legislazione dovrebbe garantire questa qualità di vita. Il FAWC roponeva anche che un numero sempre maggiore di animali allevati potesse condurre una “vita buona”, qualità significativamente maggiore rispetto ad una vita “degna di essere vissuta”.177  

Per molti anni il benessere degli animali nel Regno Unito è stato guidato dai “The Five Freedoms” messi a punto dal FAWC: 178 

  • Libertà dalla fame e dalla sete, facile accesso ad acqua e ad una dieta in grado di mantenere gli animali sani e vigorosi; 
  • Libertà dalle scomodità, fornendo un ambiente appropriato; 
  • Libertà dal dolore, dalle lesioni e dalle malattie, mediante prevenzione o diagnosi e trattamento rapidi; 
  • Libertà di esprimere un comportamento naturale, fornendo spazio sufficiente, strutture adeguate e compagnia appropriata della stessa specie animale; 
  • Libertà dalla paura e dallo stress emotivo, garantendo condizioni e trattamenti che evitino la sofferenza psichica. 

Una critica ampiamente diffusa e rivolta ai Five Freedoms era che focalizzavano l’attenzione su aspetti negativi del benessere animale. Il concetto di fornire agli animali vite degne di essere vissute e vite sempre più buone si è sviluppato sulla base dei Five Freedoms. Questo migliorava la visione del benessere con lo scopo di enfatizzare il ruolo delle esperienze positive nella vita di quegli animali, al posto di concentrarsi maggiormente sulla soddisfazione dei bisogni di base e sulla prevenzione di sofferenze inutili. Il FAWC ha proposto che per avere una vita “degna di essere vissuta” un animale dovrebbe avere un bilancio di esperienze più in favore di quelle positive piuttosto che di quelle negative. Numerosi intervistati prevedono che nel 2034 tutti gli animali allevati nel Regno Unito saranno in grado di condurre una vita piacevole, nella quale l’equilibrio tra esperienze positive e negative sarà decisamente verso il positivo. Un intervistato ha osservato che, avendo raggiunto la capacità di evitare questi aspetti “negativi”, ora dovremmo davvero lavorare su quelli “positivi”, consentendo agli animali di vivere una vita dignitosa piuttosto che essere considerati come delle macchine produttive “anche se quell’unità produttiva venisse mantenuta in maniera accettabile per quanto riguarda l’assenza di pericolo o di costante ed inaccettabile stress”. Il mettere a disposizione degli animali la possibilità di condurre vita buona dipende dagli elevati standard presenti in allevamento. Un intervistato ha tracciato l’esistenza di una connessione tra il benessere degli animali d’allevamento e l’uomo, sottolineando la necessità di assicurarsi che le persone impiegate nell’allevamento abbiano “capacità lavorative pertinenti al mondo degli agli animali, che siano di qualità [e] che possano attingere ad un ampio bagaglio di competenze, così da mantenere una motivazione costante nel fornire le cure di cui gli animali hanno bisogno in ogni sistema di allevamento”. In linea generale, i nostri intervistati hanno riconosciuto in maniera diversa il ruolo e le responsabilità che hanno gli allevatori, l’industria alimentare, i governi e i consumatori nel raggiungere elevati livelli di benessere animale in allevamento. Quindi, in sintesi, una visione condivisa del benessere nel 2034 potrebbe essere descritta come l’opportunità per gli animali di condurre una “vita buona”, e gli allevatori, l’industria alimentare, i governi e i consumatori ne sarebbero tutti responsabili, motivandoli a garantire che questo accada. 

 

Concetto di qualità di vita per un animale d’allevamento. Il benessere di un animale viene valutato regolarmente e si può quindi formulare un giudizio generale sulla qualità della sua vita. I simboli triangolari indicano le posizioni approssimative su una scala di benessere che corrisponde alle diverse classificazioni. Quando nuove conoscenze diventano disponibili o le posizioni morali si alterano, i “cursori” possono muoversi lungo la scala del benessere.
Fonte: Farm Animal Welfare Council.179 Crown Copyright

Sfide sul benessere degli animali d’allevamento – adesso e nei prossimi 20 anni 

Ci siamo rivolti a un certo numero di esperti in benessere animale per chiedere il loro punto di vista sulle principali sfide relative al benessere degli animali d’allevamento che dovrà affronta questo settore nei prossimi vent’anni. Mentre molte preoccupazioni erano rivolte unicamente a particolari circostanze tipiche di alcune specie animali e di specifici sistemi di produzione, numerose sfide nominate risultavano essere comuni alla maggior parte degli animali d’allevamento. Di particolare interesse per i soggetti intervistati era la selezione genetica e l’impatto di un certo tipo di allevamento (basato sul tasso di crescita e sulla resa) sulla qualità della vita degli animali allevati. Con l’aumentare delle preoccupazioni relative all’ambiente che spostano gli sforzi dell’efficienza produttiva verso una riduzione della quantità di emissioni di gas serra, aumentano anche i rischi per il benessere in quanto gli animali in allevamento vengono sottoposti ad una crescente pressione allo scopo di renderli dei fornitori di alimenti sempre più efficienti. Altre sfide da affrontare nei prossimi anni, comuni a diverse specie animali, riguarderanno aspetti come le mutilazioni, le pratiche di trasporto e di macellazione, l’arricchimento ambientale e dei sistemi di alloggiamento, le malattie e i parassiti. 

Selezione genetica 

La selezione genetica messa a punto per massimizzare la resa o il tasso di crescita è stato un aspetto sottolineato da molti degli intervistati per la maggior parte delle specie, con varie preoccupazioni relative all’impatto sul benessere animale. In risposta a questo aspetto, alcuni dei nostri intervistati hanno raccomandato, come meccanismo importante per riuscire ad affrontare il problema, che l’allevamento migliorasse alcune caratteristiche degli animali come la resistenza e la salute. Secondo un esperto, sono stati compiuti progressi nel settore lattiero-caseario modificando l’indice di allevamento al fine di inserire più tratti correlati a salute e benessere, quindi con il tempo si dovrebbero vedere i miglioramenti. Alcuni intervistati sostenevano l’impiego risorse economiche per incentivare le azioni in favore del benessere. Nel settore lattiero-caseario, ad esempio, ciò potrebbe essere rappresentato da pagamenti che verrebbero rilasciati in seguito a miglioramenti della salute o del benessere, cosa che avviene già quando si va ad effettuare il conteggio delle cellule somatiche nel latte. Sono previsti molti ostacoli nell’affrontare le questioni sollevate dalla selezione genetica per caratteri relativi a crescita ed efficienza, tra cui: la pressione rappresentata dal dover fornire elevati volumi di carne a basso costo minimizzando al contempo l’impatto ambientale; un regime politico dal tocco “leggero”; e l’aumento dell’attenzione delle aziende verso il business dell’allevamento e della genetica. Questi fattori sono trattati in modo più dettagliato in altre sezioni di questo rapporto. 

Mutilazioni 

In diverse specie le mutilazioni, che sono prassi comune in alcuni sistemi allevatoriali, sono state motivo di preoccupazione per molti degli intervistati esperti e rimangono una sfida per il futuro. Il taglio della coda effettuato sugli agnelli per prevenire la comparsa di miasi (le mosche vanno a rilasciare le uova sull’animale e le larve possono nutrirsi della carne) preoccupava molto gli intervistati ed alcuni ritenevano che l’amputazione della coda senza anestetico dovrebbe essere proibita. Le indicazioni del FAWC relative al taglio della coda negli agnelli suggeriscono che dovrebbero essere fatti sforzi maggiore nel controllo delle miasi, mediante la messa in atto di meccanismi diversi dal taglio coda. Oltre all’aumento degli interventi in allevamento allo scopo di sviluppare razze meno suscettibili all’attacco da parte delle mosche, cosa tra l’altro menzionata anche dai nostri intervistati, altre soluzioni proposte dal FAWC includevano una maggior accuratezza nella pulizia, nella tosatura attorno all’area della coda e nel controllo delle popolazioni di mosche stesse, ad esempio utilizzando delle trappole con feromoni.183 Altre sfide relative alle mutilazioni sollevate per gli anni a venire includevano il disbudding (rimozione degli abbozzi cornei) nei vitelli allevati per la produzione di carne e latte e la castrazione di vitelli e agnelli senza l’utilizzo di adeguato anestetico. Gli intervistati hanno suggerito che queste pratiche dovrebbero essere vietate in assenza dell’utilizzo di anestetico. Inoltre è stata suggerita l’autorizzazione a concedere l’immunocastrazione per fornire un’alternativa alla castrazione fisica, spianando la strada al possibile ruolo futuro di approcci biologici più sofisticati come alternativa alle pratiche “tradizionali”. 

Trasporto e macellazione 

Anche i metodi di trasporto risultavano essere fonte di preoccupazioni, in particolare per quanto riguardava il pollame e gli ovini. Un soggetto intervistato riteneva che fossero necessarie ulteriori ricerche per comprendere meglio aspetti come il controllo della temperatura, dell’umidità e della ventilazione, anche se i necessari cambiamenti tecnologici da apportare ai veicoli adibiti al trasporto potrebbero richiedere degli investimenti economici molto significativi. Il trasporto veniva considerato un problema anche per le pecore che spesso vengono sottoposte a numerosi viaggi per spostarle dai diversi allevamenti ai vari mercati, e in particolare per il benessere di quegli animali considerati di scarso valore commerciale come i polli. Suggerimenti per un miglioramento di questi aspetti includevano la messa a punto di una legislazione in grado di migliorare le condizioni e di ridurre i tempi di trasporto, e una migliore cooperazione all’interno del settore per ridurre la durata e la frequenza dei viaggi. Per quanto riguardava la macellazione le preoccupazioni maggiori erano relative all’allevamento del pollame. Si auspicava infatti l’utilizzo di una miscela di gas si la più economica ma al contempo adatta ad indurre una morte più umana possibile. 

Sistemi di stabulazione ed arricchimento 

Anche i sistemi di stabulazione erano fonte di preoccupazioni, specialmente quelli per i bovini da carne allevati in maniera intensiva e con un elevata densità di capi che devono essere macellati a 20 mesi d’età (o meno), che utilizzavano ricoveri o recinti per l’ingrasso con pavimenti fessurati. Le preoccupazioni relative al benessere in questi sistemi d’allevamento erano relative alle restrizione comportamentale, alla mancanza di comfort e ai disturbi digestivi. Diversi intervistati sostenevano la messa a punto di una legislazione o di un codice che potesse vietare sistemi con pavimentazione completamente grigliata e che prevedesse l’utilizzo di appropriata lettiera. Un esperto ha sottolineato un effettivo miglioramento del benessere associato a regimi di produzione biologici o di altra tipologia che garantiscono agli animali il periodo di finissaggio o almeno un’estate al pascolo, e ha promosso anche la diffusione di schemi come Freedom Food o simili per incoraggiare la produzione di carne di vitello rosato nel Regno Unito. 

Zoppie, patologie e parassiti 

Malattie e parassiti sono considerati significative sfide per il benessere di molte specie. Nel bovino l’attenzione è stata posta sulle malattie respiratorie, sulla diarrea virale bovina (BVD), sui parassiti del fegato e sulle malattie emergenti come la Blue Tongue e la Schmallenberg. Nelle pecore, i parassiti interni e la rogna vengono considerati importanti problemi, insieme al trattamento inadeguato delle zoppie causate da patologie come la pododermatite batterica. Diverse soluzioni sono state proposte dagli esperti (a seconda del rischio rappresentato dalla malattia), tra cui un miglioramento dei metodi diagnostici per la BVD e per la fascioliasi epatica nei bovini e un incremento della legislazione per combattere alcune malattie endemiche come la rogna nella pecora. Diversi esperti hanno richiesto l’incremento di approcci strategici per la salute degli animali a livello di allevamento, compresi dei piani per la sanità e per il benessere animale specifici che prevedessero approcci di pianificazione sanitaria negli allevamenti e che individuassero le aree di rischio e le sfide principali. Un esperto affermava: “non abbiamo necessariamente bisogno di importanti progressi tecnologici per far fronte ai problemi, ma di una rapporto rafforzato ed economicamente credibile tra gli allevatori di pecore e i consulenti veterinari”. Per la zoppia, è stato visto come un trattamento precoce e corretto avesse un grande impatto nel ridurre la gravità della malattia e la sua diffusione all’interno del gregge; inoltre per ridurre i livelli di zoppia può risultare utile anche l’allevamento di specifiche razze. Lo Sheep Health and Welfare Group (SHAWG) può avere un ruolo nel guidare quelle iniziative utili a ridurre le zoppie. 

Altri aspetti 

La mortalità negli agnelli veniva considerata un problema significativo da un esperto in benessere animale che sosteneva come i miglioramenti delle tecniche di allevamento e di gestione potessero ridurre significativamente i tassi di mortalità. Alcuni produttori hanno dei bassi tassi di mortalità, e questo ci indica che è possibile ottenere dei risultati migliori. È stato suggerito che un approccio efficace aggiungerebbe criterio agli schemi di sicurezza in allevamento nel registrare e ridurre la mortalità degli agnelli. 

Osservazioni generali 

Fornendo una risposta più in generale sugli aspetti delineati in questa sezione, un esperto del benessere ha chiesto un maggior equilibrio tra preoccupazioni economiche, ambientali ed etiche, che sono state tutte  e tre considerate componenti essenziali della sostenibilità. Un altro intervistato, proveniente dal mondo  accademico, chiedeva un miglior coordinamento delle varie leve in grado di influenzare gli standard compreso il governo, gli standard di sicurezza e di monitoraggio dell’allevamento e i programmi di trasferimento delle conoscenze del settore, allo scopo di apportare dei miglioramenti all’aspetto benessere. Anche l’inserimento delle misure di esito nella valutazione del benessere è stata citata come parte della soluzione a queste sfide da parte di diversi intervistati, consentendo una miglior valutazione dei livelli di benessere, integrando le decisioni di conformità con schemi di garanzia e fornendo opportunità per incentivi economici basati sulla gestione della performance. Le misure di esito vengono sempre più utilizzate negli schemi di sicurezza e dai rivenditori al dettaglio di alcune specie terrestri, in particolare suini, bovini da latte, polli da carne e galline ovaiole. Sono in corso lavori per sviluppare misure di esito del benessere anche per altre specie, come tacchini, ovini e caprini.187  

Fattori chiave che andranno ad incidere sull’allevamento e sul benessere animale nei prossimi 20 anni 

Fattori chiave che influenzano il benessere degli animali d’allevamento. Identificati dai nostri esperti intervistati e tramite una ricerca a tavolino, raggruppati per tema. Queste tematiche saranno approfonditi nelle sezioni seguenti.

Ambiente, popolazione e risorse 

Nel 2009, John Beddington, allora capo consulente scientifico del governo britannico, descrisse con il termine “tempesta perfetta” la combinazione tra sfide ambientali, crescita della popolazione e della domanda di cibo, energia, acqua e disponibilità del territorio che il mondo dovrà affrontare nel futuro a venire, portando ad una minaccia malthusiana del 21° secolo per l’approvvigionamento alimentare mondiale.189 Questa sezione prende in esame gli aspetti che compongono la cosiddetta “tempesta perfetta” e il loro potenziale impatto sulla filiera alimentare e sul benessere degli animali d’allevamento. 

Fattori chiave 

Demografia della popolazione 

Nel 2013 la popolazione umana mondiale ha raggiunto i 7.2 miliardi di persone. Entro il 2034, tenendo conto della proiezione media delle Nazioni Unite che presuppone tassi di fertilità globale con continua tendenza al ribasso, la popolazione supererà comunque gli 8.6 miliardi. Questo comporterà un aumento della popolazione di 1.4 miliardi circa o di una persona ogni cinque abitanti presenti attualmente sul pianeta, 190 con la maggior parte della crescita che si verificherà nei territori in via di sviluppo.191 

Economia e risorse 

La previsione di una crescita del 20% della popolazione nei prossimi vent’anni sarà una grande sfida per il modo e per come utilizzare le risorse limitate del pianeta. Dato che la produzione di cibo dipende in larga misura dalla disponibilità del terreno, dall’energia e dall’acqua, essa viene influenzata sia da un aumento diretto della domanda di cibo, sia dal fatto che queste risorse, essendo comunque limitate, potrebbero essere coinvolte anche in altre richieste causando così una certa competizione. L’aumento della richiesta di risorse, oltre a dipendere dalla crescita demografica, dipende anche dalla crescita economica. Un documento di lavoro dell’Organisation for Economic Development (OECD) prevede, nei prossimi cinquanta anni, una crescita annua dell’economia mondiale del 3%.192 Ciò implica che entro il 2034 avremmo un’economia globale maggiore dell’80% de confrontata con quella odierna. La crescita economica non sarà uniforme, dato che i paesi in via di sviluppo crescono ad un ritmo più veloce. Le economie di Cina ed India messe insieme saranno più grandi del totale delle economie dei paesi del  G7 (Stati Uniti, Canada, Francia, Germania, Italia, Giappone e Regno Unito). La combinazione di effetti dovuta alla crescita economica e demografica creeranno un massiccio aumento della domanda di risorse di base, soprattutto da parte paesi in via di sviluppo. Nei prossimi 20 anni, la domanda energetica aumenterà del 37%, trainata principalmente dalla crescita dei paesi in via di sviluppo.193 Con l’aumento della domanda di cibo, aumenterà anche la domanda da parte del settore agricolo di nuovi territori, di energia e di risorse idriche. A livello globale, negli ultimi decenni sono stati inseriti pochi nuovi terreni agricoli ed il totale disponibile è di circa cinque miliardi di ettari. Non c’è unanimità su quanto ulteriore terreno possa essere messo in produzione, visto che il quadro risulta essere  complicato: (1) dalla presenza  di un utilizzo concorrente della terra da parte dell’urbanizzazione, della silvicoltura, della conservazione e da altre amenità; (2) dal potenziale impatto sul cambiamento climatico dovuto alla deforestazione; e (3) dalla perdita dei terreni agricoli già esistenti in seguito alla salinizzazione (aumento del contenuto di sali nel terreno), dal degrado del suolo e dalla desertificazione. Mentre il consumo di carne costituisce solo il 15% della dieta umana globale, l’80% dei terreni agricoli esistenti è invece destinato al pascolamento degli animali e alla produzione di mangimi e foraggi.194 L’impatto sul sistema alimentare viene esacerbato dai cambiamenti delle abitudini alimentari specialmente da parte di quelle popolazioni con redditi in crescita. Mano a mano che le popolazioni diventano benestanti, tendono ad incrementare il consumo di grassi, zuccheri e di prodotti di origine animale,  a scapito di cereali e fibre. Questo fenomeno viene descritto come “transizione nutrizionale”.195 In un ambiente che possiede  risorse limitate, questi cambiamenti alimentari risultano essere significativi perché, come si è visto in precedenza, i prodotti di origine animale  (la carne in particolare), consumano generalmente più risorse rispetto ai cereali che risultavano essere più presenti nelle diete consumate in precedenza. Altri paesi in via di sviluppo non stanno effettuando questa transizione in maniera così repentina come è successo in Cina e in Brasile. Ciononostante, la domanda di carne e pesce, e quindi di produzione animale sia a terra che nelle acque, aumenterà significativamente nei prossimi 20 anni per entrambe le tipologie, sebbene vi sia un rallentamento sul tasso di produzione degli animali terrestri. 196 

Produzione di carne e pesce (milioni di tonnellate) tra il 2012 e il 2030
Fonti: dati sulla carne del 2012 dalla FAOstat;202 dati sulla pesca del 2012 dalla FAO Fishstat; 203,203 dati sulla carne per il 2030 calcolati sulla base delle proiezioni del rapporto prospettico della FAO sull’agricoltura mondiale nel 2030/2050; 204 203 dati sulla pesca nel 2030 ricavati dalle proiezioni del rapporto della Banca mondiale sulle prospettive della pesca fino al 2030.205

Cambiamenti climatici 

Nel 2013, la quinta valutazione  dell’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC) ha concluso che le prove di un riscaldamento climatico erano “inequivocabili”, e gli esseri umani erano  considerati con tutta probabilità la causa principale. Sulla base dell’attuale andamento delle emissioni di gas serra, il riscaldamento globale continuerà e probabilmente andrà oltre i due gradi fino a superare i quattro gradi Celsius entro la fine del secolo.206 L’agricoltura sta già affrontando la sfida di adattarsi agli effetti dei cambiamenti climatici che ad oggi sembrerebbero essere inevitabili e allo stesso tempo deve affrontare la sfida di ridurre il suo significativo contributo all’emissione di gas in grado di causare il riscaldamento climatico, come il protossido di azoto (N2O) e il metano (CH4) che sono dei gas in grado di causare un  cambiamento climatico molto marcato dell’anidride carbonica (CO2).207 L’allevamento è, anche se indirettamente, responsabile dell’impatto climatico proveniente dai cambiamenti nell’utilizzo del suolo che viene stimato di portata simile agli effetti di tutti gli altri impatti agricoli combinati.208 Mentre la conversione dell’utilizzo del suolo a scopo agricolo potrebbe avere un impatto negativo sul clima, l’allevamento potrebbe contribuire anche positivamente alla mitigazione dei cambiamenti climatici attraverso il sequestro del carbonio che viene garantito dal mantenimento dei pascoli per il bestiame.209,210  

Altre ripercussioni sull’ambiente 

Il cambiamento climatico non è l’unica preoccupazione ambientale importante da tenere in considerazione per il futuro dell’allevamento nei prossimi vent’anni. L’impatto dei rifiuti prodotti dall’allevamento in grado di contaminare il terreno, le acque e l’aria potrebbe avere conseguenze importanti per l’ambiente circostante. L’intensificazione dell’allevamento e i cambiamenti nelle sue pratiche di management rappresentano una grave minaccia per la biodiversità. Ad esempio, le praterie semi-naturali ricche di specie vegetali diverse ad oggi costituiscono solo una piccolissima percentuale delle praterie inglesi (circa il 3%), 211 mentre la maggior parte di questi terreni viene seminata con un numero molto limitato di specie e gestita in maniera intensiva. Tuttavia l’allevamento può avere anche un impatto positivo sull’ambiente. La vasta produzione di carne bovina (se gestita in maniera compatibile con l’ambiente) può avere un impatto molto positivo,sia in termini di biodiversità che di paesaggio.212 Il pascolamento delle pecore è uno strumento chiave per la gestione e il mantenimento di molti habitat sensibili nelle zone montane e collinari del Regno Unito.213 

Ripercussioni sulla produzione del bestiame 

Non ci sono dubbi sull’entità delle sfide che dovremmo affrontare per quanto riguarda l’alimentazione globale. L’arduo compito è quello di orientare la produzione alimentare globale in modo tale che sia in grado di fornire cibo nutriente per una popolazione in costante crescita facendo, al contempo,  un utilizzo razionale delle risorse sempre più scarse. Inoltre, tale cibo dovrebbe essere prodotto utilizzando metodiche in grado di ridurre il contributo dell’industria alimentare ai cambiamenti climatici e ad altre forme di degrado ambientale adattandosi, allo stesso tempo, ai molto probabili effetti dei cambiamenti climatici che sono potenzialmente in grado di ostacolare gli sforzi produttivi. 

Allevamento intensivo sostenibile versus agroecologia 

Il termine “intensificazione sostenibile” (IS) è entrato a far parte del linguaggio comune come principale risposta alle sfide che derivano dall’aumento delle produzioni alimentari associate ad una diminuzione dell’impatto ambientale, e rappresenta il principale paradigma tra governo e industria per pensare al futuro del comparto alimentare. La IS è una raccomandazione chiave presente nel Foresight  Report on the Future of Food and Farming stilato dal governo del Regno Unito, dove viene  definita come: 214 

“l’aumento simultaneo della resa, il miglioramento dell’efficienza con cui vengono utilizzati i contributi e la riduzione  degli effetti negativi sull’ambiente legati alla produzione alimentare”. 

Sebbene l’intensificazione sostenibile non si riferisca necessariamente ad un sistema allevatoriale in particolare, è un termine controverso e spesso associato al favoreggiamento di metodiche produttive più industrializzatev come  soluzione alle sfide che deve affrontare la filiera alimentare. Di conseguenza è stato anche criticato. I gruppi ambientalisti associano l’intensificazione della produzione a metodi di allevamento industrializzati che aumentano oltre alla resa anche gli effetti negativi sull’ambiente. I gruppi per il benessere associano l’intensificazione dell’allevamento ad uno scadimento del benessere animale stesso. Partendo da entrambi i punti di vista, il termine è stato persino definito come ossimorico, cioè l’intensificazione in questa direzione è in contrasto con la sostenibilità.215 L’agroecologia potrebbe essere intesa come un modello alternativo per il futuro del comparto alimentare. Anche se definito in senso lato, il termine implica la visione dell’allevamento come se fosse un ecosistema e sostiene l’integrazione responsabile tra i metodi di produzione e i sistemi naturali. Viene associato a sistemi di produzione più piccoli e più estensivi con meno produzione esterna e ad allevamenti che realizzano più prodotti.216 Sebbene non esista una dicotomia esatta tra intensificazione sostenibile e agroecologia, le risposte del nostro gruppo di esperti del comparto alimentare e del benessere animale su come evolverà la filiera alimentare nei prossimi 20 anni in linea di massima riflettono le visioni implicite in questi termini. Secondo un intervistato, l’intensificazione sostenibile è necessaria in quanto fornisce la misura che permette agli allevamenti di diventare redditizi, il che a sua volta consente di investire nelle infrastrutture e in un adeguato management per fornire dei buoni standard di benessere animale. Secondo un altro esperto il rischio di questa tipologia di  approccio è, tuttavia, che l’aspetto “sostenibilità” venga tralasciato in favore dell’intensificazione e che i valori rigorosamente stabilite dell’impatto sull’ambiente della CO2 e dell’efficienza produttiva vengano utilizzati come indicatori della sostenibilità. Questi rischi tralasciano importanti aspetti meno evidenti della sostenibilità nel settore zootecnico, ad esempio l’impatto delle proteine importate, i benefici forniti dal pascolo o la biodiversità sostenuta da sistemi di produzione a basso input. In alternativa, potremmo vedere una diminuzione dell’impiego di metodi intensivi per la produzione di bestiame, con un esperto che sostiene come un aumento della crescita demografica e della pressione sulle risorse ambientali, renderà sempre meno accettabili ed indesiderabili i metodi di produzione che dipendono da grandi quantità di mangimi (e quindi di terreno) a base di cereali. Pertanto la produzione di bestiame dovrà passare a dei metodi di allevamento più estensivi che consentiranno agli animali di “aggiungere piuttosto che sottrarre al paniere alimentare globale”. Le prove ottenute dai nostri ricercatori e dalle interviste indicano che probabilmente le iniziative orientate all’efficienza produttiva continueranno anche nella produzione tradizionale, inserendo una maggior efficienza produttiva e un miglioramento della resa al fine di ridurre l’impatto ambientale. Questo avverrà  in concomitanza di altri approcci, compresi quelli ecologici alla produzione, la gestione della domanda dei consumatori, l’alterazione del comportamento alimentare e la riduzione della quantità di rifiuti alimentari. 

La tempesta perfetta e la produzione del bestiame nel Regno Unito 

A livello regionale, le dinamiche di crescita economica e della popolazione destinate ad influenzare il sistema di produzione del bestiame sono meno evidenti. Con livelli di consumo nei paesi occidentali già doppi rispetto alla media globale e cinque volte rispetto al consumo dell’Africa, non sorprende il fatto che nei prossimi 20 anni la crescita del consumo di carne sarà in gran parte guidata dai paesi in via di sviluppo. Nel Regno Unito, la potenziale combinazione tra l’aumento della domanda e la fornitura limitata di cibo a livello internazionale finora non ha portato il governo a modificare il suo approccio verso la fornitura di cibo locale. Il Foresight Report del 2011 sul futuro dell’alimentazione e dell’allevamento ha respinto l’autosufficienza come opzione praticabile dai paesi per garantire la sicurezza alimentare globale, ma ha sottolineato il ruolo dell’autorità del sistema alimentare globale per garantire un’equa distribuzione.217 Con l’attenzione puntata sui mercati internazionali come metodo migliore per garantire una fornitura alimentare adeguata a livello nazionale, è improbabile che la pressione della popolazione o della domanda a livello internazionale si traduca in uno sforzo consapevole da parte del governo per aumentare la produzione agricola nazionale. La Environment, Food and Rural Affairs Committe avverte che gli attuali livelli di sicurezza alimentare non dureranno a meno che il governo non preveda, a partire già da adesso, dei piani per i futuri cambiamenti climatici e per la mutevole domanda globale di cibo.218 Con un aumento del reddito delle famiglie e con la crescente domanda estera, una recente previsione della Commissione Europea sui mercati dell’allevamento ha ipotizzato un contesto incoraggiante per la produzione e il consumo di carne in Europa nei prossimi dieci anni. Tuttavia, per la carne bovina e ovina i livelli di produzione sono destinati a diminuire. Pertanto sembra che la maggior crescita della produzione di bestiame, per soddisfare il significativo aumento della domanda di carne che avverrà nei prossimi vent’anni, si verificherà nei paesi in via di sviluppo. Uno dei principali fattori in grado di influenzare i cambiamenti nelle produzioni animali è lo spettro dei cambiamenti climatici a cui si associano le iniziative per ridurre l’impatto dell’allevamento. In linea con i requisiti stabiliti dal Climate Change Act del 2008 e nell’ambito degli obblighi internazionali, il governo del Regno Unito è impegnato ad adottare politiche che ridurranno le emissioni di gas serra (GHG) prodotti da tutti gli ambiti economici almeno dell’80%, partendo dai livelli del 1990, entro il 2050. Ci si aspetta che anche l’allevamento svolga il suo ruolo in questo. Il Greenhouse Gas Action Plan (GHGAP) è un impegno su base volontaria adottato dall’industria per ridurre le emissioni dei gas serra prodotti dai sistemi di allevamento attraverso  un aumento della loro efficienza.220 La posizione attuale delle industrie del bestiame nel Regno Unito su come cercheranno di ottenere una diminuzione delle emissioni di GHG e su come affronteranno altre questioni relative all’ambiente viene espressa in una serie di “tabelle di marcia” sviluppate da Defra e dall’industria; tra queste quella relativa al latte è stata la prima ad essere pubblicata nel 2008. Tabelle di marcia sono state recentemente pubblicate anche per l’allevamento di maiali, bovini e ovini. La “tabella di marcia del latte” è stata ad oggi modificata in “tabella di marcia dei prodotti lattiero-caseari”. Le iniziative del settore si sono concentrate sulla riduzione dell’impatto climatico migliorando l’efficienza durante l’intero processo di produzione. I temi comuni includono: 

  • Migliorare la produttività delle mandrie aumentando, ad esempio, la fertilità o la longevità degli animali riproduttori in maniera tale che siano in grado di generare più soggetti giovani per ciascun ciclo produttivo o per tutto il loro ciclo vita.221,222 
  • Aumentare l’efficienza della conversione del mangime, producendo cioè una quantità maggiore di carne per una data quantità di mangime. La tabella di marcia per i bovini e gli agnelli ha come obiettivi anche l’aumento del peso delle carcasse del singolo animale.225 L’efficienza può essere migliorata attraverso la genetica degli animali selezionando capi con un’efficienza alimentare maggiore, ma guadagni più nell’immediato potrebbero essere realizzati migliorando la qualità della razione somministrata, seminando ad esempio una quantità maggiore di trifoglio nei prati su cui pascolano bovini e ovini, cosa che può migliorare le prestazioni degli animali ma anche ridurre l’impiego di fertilizzanti artificiali.226 
  • Considerare fonti alimentari alternative che hanno un impatto minore sull’ambiente come, ad esempio, piselli e legumi di produzione nazionale al posto della soia d’importazione.227 L’utilizzo di sottoprodotti del consumo umano come i cereali coltivati per la produzione della birra potrebbe offrire dei benefici, poiché l’impatto ambientale sarebbe condiviso tra uso primario e secondario delle colture.228  
  • Gestire i rifiuti di origine animale in maniera tale che il letame venga sfruttato al meglio per la concimazione dei terreni agricoli e si riduca l’inquinamento ambientale.230 
  • Migliorare il management degli allevamenti promuovendo una competenza ad alti livelli, riconoscendo che “un miglioramento delle condizioni di stabulazione, dello spazio disponibile, dell’accesso alla razione e all’acqua, sono tutte opportunità per favorire l’incremento di peso giornaliero”. 

Ripercussioni sul benessere degli animali d’allevamento 

Le iniziative volte a migliorare l’efficienza della produzione animale mediante l’utilizzo di razze a crescita più rapida o con rese maggiori  e attraverso cambiamenti nel modo in cui gli animali allevati vengono nutriti e alloggiati, possono avere ripercussioni significative sul loro benessere. Le nuove tecnologie possono offrire delle opportunità per migliorare il benessere animale. Se questo però significa un aumento della richiesta di singoli animali  ai quali l’efficienza produttiva ha già causato un aumento del rischio di vari problemi di salute e benessere, quest’ultimo potrebbe essere concretamente a rischio. In merito all’intensificazione sostenibile, il FAWC consiglia: 233 

 “Nel perseguimento di un’intensificazione sostenibile, la produzione non dovrebbe essere promossa a qualsiasi costo. Il concetto di sostenibilità deve includere il benessere degli animali da allevamento. In effetti, l’allevamento non può essere considerato sostenibile se la vita di un animale non è degna di essere vissuta.” 

La spinta verso una maggior efficienza produttiva può comportare rischi specifici per determinate specie. Ci possiamo immaginare come un aumento dell’indice di conversione dei mangimi e della produzione di carne possa avere conseguenze negative per il benessere animale. Ci sono potenziali preoccupazioni per quanto riguarda il benessere dei ruminanti in relazione all’efficienza dell’indice di conversione dei mangimi e/o all’aumento del numero di nati per parto. La mortalità infatti aumenta negli agnelli nati da gravidanze multiple, specialmente se sono in numero di tre o più. Ad esempio, nelle pecore Scottish Blackface, gli agnelli nati da parto trigemellare hanno quattro volte più probabilità di morire durante le prime due settimane di vita rispetto ai nati singoli e più del doppio delle probabilità rispetto ai gemelli.235 L’efficienza di conversione alimentare viene favorita nelle razze molto muscolose di bovini da carne che portano il gene della  “doppia groppa”. Tuttavia, a causa di questa eccessiva presenza di componente muscolare, riscontriamo problemi relativi al benessere degli animali, come patologie degli arti, difficoltà al momento del parto, aumento della suscettibilità allo stress e diminuzione della longevità.236 Le emissioni di GHG relative alla produzione di carne bovina e ovina sono generalmente più elevate nei sistemi estensivi, basati sull’impiego di foraggi di scarsa qualità che favoriscono tassi di crescita minori, generando livelli più elevati di metano per unità di produzione.237 Ciò potrebbe generare alcune pressioni allo scopo di ridurre il numero delle mandrie nei sistemi di allevamento in collina. Un’ulteriore ingrandimento dei sistemi di allevamento ovino già estensivi potrebbe portare ad una diminuzione del benessere dovuta ad una diminuzione delle cure prestate agli  animali.238 Nelle pecore scozzesi, la creazione di gruppi con diversa densità di capi al momento dei parti suggerisce che la presenza di un numero elevato di soggetti riduce l’efficienza del gregge e il numero di pecore alle quali può essere prestata maggior attenzione da parte dell’uomo proprio durante il parto.239 Tuttavia, la “tabella di marcia dei bovini e degli ovini” indica che la diminuzione delle emissioni di gas serra dovrebbe essere raggiunta attraverso tutti i sistemi di produzione piuttosto che da cambiamenti sostanziali applicati in favore di un sistema rispetto ad un altro, affermando: 240 

La sfida consiste nel garantire che il valore di [paesaggio e biodiversità] sia mantenuto il più possibile mentre l’industria si dovrebbe adattare per far fronte alle pressioni economiche e ambientali. Nell’affrontare la sfida relativa alla riduzione delle emissioni di gas serra, ad esempio, ci sarebbe una logica inoppugnabile nell’abbandonare l’allevamento in collina se non fosse per il fatto che ciò potrebbe facilmente arrecare danni incommensurabili all’ecosostenibilità di questi ambienti in una miriade di altri modi. È necessario un maggiore dibattito da parte del settore intorno a questa importante questione emergente.”  

Se i tentativi di ridurre le emissioni di GHG prodotte dai bovini da latte si concentrano sul raggiungimento di ulteriori aumenti della produzione lattea, ci possiamo aspettare che questo abbia conseguenze negative sul benessere degli animali. L’impatto sulla salute, sulla fertilità e sulla longevità delle bovine incide sull’efficienza complessiva del sistema in modo tale che l’aumento della produzione di latte non venga necessariamente associato ad una diminuzione delle emissioni di GHG. Una ricerca condotta in Irlanda241 ha riscontrato che le emissioni di GHG per kg di latte aumentavano con l’aumentare del potenziale genetico per la produzione di latte della bovina. Un ceppo di bovina da latte frisona della Nuova Zelanda è stato associato ad una minore emissione di gas serra e ad un maggiore rendimento rispetto ad un ceppo nordamericano di frisone ad alta produzione.242 E’  incoraggiante vedere come la tabella di marcia per i latticini243 del 2013 non si concentri sul perseguimento di aumenti della produzione di latte. Essa comprende una serie di obiettivi più vasti tra cui l’adesione agli Environmental Stewardship Schemes e l’adozione di misure dell’efficienza idrica, di piani per la gestione degli alimenti e del letame, la pianificazione della salute delle mandrie, le emissioni di anidride carbonica, il riciclaggio dei rifiuti e gli investimenti nelle energie rinnovabili e nelle tecnologie in grado di ridurre le emissioni. Alcuni autori sostengono che per ottenere una riduzione delle emissioni di gas serra dal settore lattiero-caseario è necessario passare a dei sistemi di allevamento che non prevedano l’utilizzo del pascolo. Ad esempio, il Welsh Government’s Land Use Climate Change Group (LUCCG) stima che: 244 

Le emissioni di CH4 [metano] provenienti dal letame e dai liquami prodotti dalle mandrie di bovini da latte e dalla relativa produzione di carne si ridurrebbero al minimo, primariamente in seguito ad una rapida e completa introduzione della [digestione anaerobia]. Con il passare del tempo il piano da realizzare sarebbe quello di creare un sistema completamente privo di allevamenti al pascolo sui terreni collinari. Per incrementare l’acquisizione del CH4 e la produzione di energia, la produzione di biogas AD potrebbe essere favorita dall’impiego di nuove tecnologie in grado di rimuovere il CH4 intestinale dalle stalle. La riduzione delle emissioni di ammoniaca mediante sistemi di depurazione adeguati contribuirebbe anche a ridurre la deposizione di N sul suolo e le emissioni di N2O”. 

Questo approccio potrebbe causare preoccupazione per quanto riguarda il benessere animale. Vi sono numerosi studi che dimostrano come le vacche allevate al pascolo siano più sane e vadano incontro a maggiori benefici in termini di benessere.245 Oltre a risentire delle azioni intraprese per mitigare il cambiamento climatico, gli animali in allevamento possono subire l’influenza delle scelte degli allevatori che devono modificare i loro sistemi di produzione per adattarsi a questi cambiamenti.  Come ha osservato uno dei nostri esperti intervistati  

“in termini di tutela del benessere animale in allevamento, gli eventi climatici estremi e il metodo con cui fronteggiarli saranno delle tematiche molto importanti. In particolar modo acquisirà importanza la tematica sui ricoveri per gli animali, cosa che, penso, sia stata per lungo tempo ignorata. Fare in modo che gli animali abbiano un adeguato riparo in caso di condizioni meteorologiche avverse contribuirà in maniera abbastanza importante al loro benessere”. 

Economia e filiera produttiva 

Fattori chiave 

Molti dei nostri esperti hanno previsto un contesto commerciale sempre più globalizzato, in grado di incidere sull’allevamento del bestiame e sulla filiera della carne nei prossimi anni. Attualmente, la produzione animale nel Regno Unito può sostenere circa due terzi del consumo domestico di carne (vedi Figura 2.2.3). Tuttavia, visto che parte delle produzioni vengono esportate, in realtà la percentuale di carne allevata per il mercato interno è leggermente inferiore, quindi il commercio internazionale è già una parte significativa della realtà economica odierna. Ad esempio, sebbene il Regno Unito sia autosufficiente al 100% nella produzione dell’agnello, di quello prodotto ne asporta il 40% e allo stesso tempo ne consuma una pari quantità che proviene dalle importazioni di agnelli, 247 prevalentemente dalla Nuova Zelanda.248 La figura 2.2.3 mostra i “bilanci” del 2013 relativi alle principali specie animali allevate nel Regno Unito. Per quanto riguarda il pollame e la carne bovina importiamo oltre un quarto del nostro consumo interno, mentre per l’agnello ne importiamo il 40% e per la carne suina ne importiamo quantitativi che vanno ben oltre la metà. Attualmente la maggior parte del commercio internazionale di carne del Regno Unito si verifica con altri paesi dell’UE. Le principali eccezioni sono la Nuova Zelanda, dalla quale il Regno Unito importa il 60% degli agnelli (con un ulteriore 10% proveniente dall’Australia), 252 e la Thailandia, dalla quale proviene il 40% delle importazioni di pollo trasformato e consumato nel Regno Unito.253 Anche per quanto riguarda le esportazioni, gli scambi commerciali avvengono principalmente con i paesi dell’UE , però ci sono segnali che ci indicano come destinazioni più lontane stiano acquistando maggior importanza. Una recente visione del mercato dell’UE mostra un quadro eterogeneo del commercio nei prossimi dieci anni, anche se indubbiamente il mercato comincerà a essere modellato dagli aumenti della produzione e di consumo di animali in altre parti del mondo, soprattutto in quelle economie considerate emergenti. Nel settore delle carni bovine, le esportazioni verso la Russia e la Turchia sono destinate a diminuire, ma potrebbero esserci nuove opportunità per quanto riguarda le esportazioni in Corea del Sud, in Medio Oriente e in Egitto.257 Le importazioni nell’UE sono regolate da contingenti tariffari agevolati che definiscono i volumi d’ importazione da specifici paesi extra europei, pertanto è difficile valutare in che modo questi potrebbero alterare il panorama commerciale futuro. Il pacchetto di riforme discusso nell’ambito del ciclo di negoziati sulla liberalizzazione commerciale durante il World Trade Organisation di Doha comprendeva proposte per una riduzione a più livelli delle tariffe applicate ai prodotti agricoli.258 Tuttavia, con questi negoziati bloccati per lungo tempo, potrebbero esserci accordi bilaterali più generali – come quelli concordati tra la Corea del Sud e il Canada negli ultimi anni che includono il settore agricolo e che andranno a determinare la conformazione dei mercati d’importazione ed esportazione della carne nei prossimi 20 anni.259, 260 Un altro potenziale trend, identificato dai nostri esperti, è la costante concentrazione e il consolidamento della filiera della carne. Da un lato della filiera produttiva, i venditori al dettaglio sono disposti ad estendere ulteriormente il loro controllo sull’offerta, con la previsione che i supermercati specificheranno ancora più rigorosamente gli standard del produttore relativi al benessere e alla qualità e con i contratti d’intesa tra le aziende che saranno sempre più comuni. Dall’altro lato, un altro esperto ha parlato di un aumento dell’interesse globale nel business che controlla differenti aspetti del comparto alimentare, tra cui la genetica e l’allevamento, l’alimentazione e la nutrizione.  

“Bilancio” del 2013 relativi alle principali specie di animali terrestri d’allevamento

Fonte: Defra, 255 tranne per la carne suina, AHDB. 256 Dati in migliaia di tonnellate, ad eccezione delle uova che sono in milioni di dozzine.
NB. La somma delle colonne potrebbe non essere uguale al totale a causa dell’arrotondamento.

Conseguenze per il benessere degli animali d’allevamento 

I nostri intervistati hanno trovato terreno per essere sia ottimisti che cauti visti questi cambiamenti. Da un lato, l’internazionalizzazione degli scambi offre l’opportunità di diffondere tra i vari mercati l’esistenza di buone pratiche d’allevamento e la consapevolezza di buone prassi e politiche utili al benessere degli animali, influenzando così un numero maggiore di allevamenti. Dall’altro lato, l’allungamento della filiera potrebbe rendere più difficile influenzare i produttori di alimenti in tutto il mondo, che a quanto pare sembrano essere sempre un passo più avanti. Un intervistato era preoccupato per quanto concerne la presenza di una concorrenza tra i produttori di paesi con standard di benessere animale più bassi e il Regno Unito e la probabilità che questa avesse ripercussioni sui produttori nazionali ci ha obbligato ad operare secondo standard di benessere più elevati. Le conseguenze di ciò sul benessere degli animali sono che la concorrenza, se irragionevole, crea pressione per diminuire gli standard di benessere o che, da un punto di vista economico, i produttori nazionali soffrono mentre quelli con standard di benessere animale inferiori sono in grado di avere comunque successo. Tuttavia, questa preoccupazione presuppone che gli standard del benessere animale nel Regno Unito siano in realtà sempre più alti che altrove, ma ci sono già diversi esempi di casi in cui gli standard – inclusa talvolta la legislazione di base – in altri paesi sono equivalenti o addirittura superiori a quelli del Regno Unito (ad esempio la legislazione olandese sulla fornitura di spazi ai suini).261 Un esperto di politica pubblica ha affrontato la questione da un punto di vista leggermente diverso, sostenendo che un ambiente commerciale sempre più internazionalizzato genera l’esigenza ( in coloro che sono preoccupati circa il benessere degli animali nel Regno Unito) di estendere le loro capacità persuasive nell’influenzare le politiche delle organizzazioni internazionali che potrebbero stabilire gli standard di benessere in altre località.  Un altro intervistato ha descritto le dinamiche che intercorrono tra i venditori al dettaglio e i loro clienti come potenzialmente vantaggiose per il benessere animale:  

I produttori che vogliono rifornire la grande distribuzione devono avere il benessere degli animali in cima alla loro lista. Lo vediamo con i rivenditori, ma sempre più con l’industria alimentare, con i servizi di ristorazione, con gli hotel, i catering ecc. Chi fornisce alimenti al consumatore si preoccupa degli standard di benessere presenti in allevamento perché è un problema che gli sta a cuore. C’è un elemento di fiducia: le persone vogliono sapere se il cibo è stato prodotto in modo sano e appropriato dal punto di vista del benessere animale, ma anche della sicurezza alimentare”. 

Partendo da questa prospettiva, è improbabile che persino l’andamento della globalizzazione o dei cambiamenti climatici alterino la posizione dei venditori al dettaglio. Un punto di vista alternativo ci è stato fornito da un altro intervistato appartenente al mondo accademico che, pur convenendo che il potere risiede nei rivenditori, ha sostenuto come questo non risponda del tutto alle aspettative dei clienti. Ha sostenuto che, in passato, il benessere degli animali veniva utilizzato come un’importante aspetto dai principali rivenditori per competere tra loro, in altre parole come un modo per differenziare i loro prodotti sul mercato. Pertanto, anche in futuro, la maniera con cui le strategie di vendita al dettaglio punteranno per differenziare i loro prodotti, sarà un importante contributo per il mantenimento degli standard di benessere o per una loro ulteriore crescita. La vendita al dettaglio di generi alimentari non è l’unico settore coinvolto nella fornitura di cibo. I fattori che hanno indotto i rivenditori a competere sul benessere degli animali d’allevamento potrebbero non essere così presenti nel settore dei servizi alimentari. L’assenza di  considerazione del benessere degli animali d’allevamento è risultata ben evidente in due recenti report del settore, i quali esaminavano il futuro del settore dei servizi alimentari (uno riguardava il settore nel suo complesso fino al 2020 e l’altro più specificatamente la funzione di acquisto della ristorazione fino al 2025). Tuttavia, le tendenze che prevedono delle filiere produttive più localizzate e una riduzione del consumo di carne per motivi di salute, avranno implicazioni dirette sul benessere animale.262.263 Nel breve periodo, la Sustainable Restaurant Association ha previsto che il 2014 sarà “un anno decisivo per le questioni relative al benessere degli animali”, con un aumento delle preoccupazioni su questa tematica anche per i consumatori che frequentano i ristoranti.264 L’aumento globale delle aziende che operano nel settore alimentare fornisce anche opportunità e sfide in relazione al benessere degli animali, a seconda delle prospettive delle persone. La sfida principale è assicurare che il benessere animale venga riconosciuto come una priorità per le imprese nelle quali tendenzialmente sono gli aspetti finanziari a dominare. Forse una delle principali minacce al benessere animale relative alla sfera economica è rappresentata dal fatto che sia i produttori che i consumatori devono far fronte ad un difficile contesto economico. Un commentatore ha affermato che dopo aver garantito ai produttori dei guadagni adeguati questi hanno investito nella creazione di strutture di buona qualità ed è risultato il cambiamento più importante per il miglioramento degli standard di benessere animale. Loro hanno detto: 

Non vi è alcun dubbio che guardando alle prestazioni effettive sul campo, spesso gli allevatori sono vincolati dal denaro, non impiegano un numero adeguato di persone, non investono in kit decenti, in formazione e per questo offrono un benessere scadente. Quindi non è un problema di standard: si tratta di eliminare la pressione. Il benessere soffre quando gli allevatori e lindustria sono sotto pressione. 

Per quanto riguarda i consumi, il periodo di prolungata recessione ha indubbiamente avuto un impatto sul comportamento d’acquisto dei consumatori, dovuto alla diminuzione dei redditi e all’aumento dei prezzi dei generi alimentari. In risposta a questo, le famiglie in media hanno ridotto la quantità totale di calorie assunte e allo stesso tempo hanno fatto economia modificando i loro acquisti indirizzandoli verso generi alimentari più economici e più calorici. Durante la crisi economica, la qualità nutrizionale consumata è diminuita.265 Questo ambiente caratterizzato da restrizioni economiche è negli anni a venire un rischio per il benessere animale, con diversi intervistati che riconoscono come la carne prodotta con standard di benessere più elevati venga vista come un bene di lusso nel contesto della sicurezza alimentare nazionale e aumenti il prezzo dei beni alimentari. Come ha notato un esperto in benessere animale:

“I responsabili delle politiche tendono a concentrarsi sui costi del benessere poiché i benefici sono in gran parte intangibili, anche se ci sono legami così forti tra il benessere degli animali e il benessere umano che nel perseguimento di un elevato benessere animale stiamo in realtà perseguendo il benessere umano”. 

Nonostante il grave impatto della diminuzione dei redditi causato da difficili periodi economici, diversi intervistati hanno manifestato molte preoccupazioni in relazione alla cultura del “cibo economico” presente nella nostra società, che prevede prezzi bassi degli alimenti, ma che in realtà maschera i costi che avranno successivamente i sussidi statali, una cattiva sanità pubblica, l’impatto sull’ambiente e sul benessere degli animali. Ad esempio, un commentatore ha notato: 

Nel breve periodo, l’attuale modello economico ostacolerà il benessere degli animali. Il cibo a buon mercato è visto come una cosa positiva finché non ci si rende conto che si paga attraverso sussidi, costi sanitari, costi di risanamento ambientale ed altri effetti indotti.” 

Politica ed istituzioni pubbliche 

Elementi chiave 

Regno Unito 

Nei prossimi venti anni ci saranno probabilmente dei cambiamenti nelle politiche adottate dal governo in relazione al benessere degli animali d’allevamento. Diversi intervistati hanno previsto che in futuro il regolamento governativo verrà meno utilizzato come metodo per migliorare il benessere degli animali, per una serie di motivi: 

  • In primo luogo, l’attuale contesto economico e l’impegno governativo di lunga data nei confronti del cibo a basso costo potrebbero rendere il governo più cauto nell’utilizzare la legislazione come strumento per innalzare il livello del benessere degli animali d’allevamento. Mentre la regolamentazione è stata uno strumento efficace in passato, la minaccia che potrebbe andare ad impattare sui prezzi dei beni alimentari potrebbe renderla un’opzione politica meno allettante. 
  • In secondo luogo, è in atto la tendenza da parte del governo britannico e di quello europeo di utilizzare, come principio, meno regolamentazioni.267 Nel Regno Unito, per far fronte alla recessione economica, il governo ha un’agenda “anti-burocrazia”, così la legislazione diventerà uno strumento improbabile per l’utilizzo in futuro. Un esperto era preoccupato anche del fatto che potesse persino esserci una pressione per rimuovere alcune leggi già in vigore sul benessere degli animali d’allevamento. Inoltre, il governo è consapevole dei rischi per i produttori nazionali in seguito alle politiche europee di “gold-plating”. In passato, secondo alcuni esperti, il Regno Unito ha talvolta scavalcato la legislazione europea vietando, ad esempio, le gabbie parto per le scrofe e le gabbie per i vitelli ancor prima dei divieti europei (il divieto di utilizzare gabbie parto per le scrofe è definitivo nel Regno Unito ma ancora solo parziale in Europa). Nel 2011 il governo ha annunciato che avrebbe utilizzato una nuova serie di regole per attuare le direttive UE all’interno della legislazione del Regno Unito, ponendo effettivamente fine al gold plating, con l’obiettivo di garantire che l’adozione delle leggi Europee non stabilisse restrizioni inique e quindi svantaggi agli scambi commerciali, compreso l’allevamento.268 
  • Una terza ragione per prevedere un calo della regolamentazione governativa nei prossimi vent’anni, sta nel fatto che i cambiamenti legislativi più attuabili probabilmente sono già stati fatti. Quindi, le leggi promulgate nel Regno Unito (e a livello europeo) negli ultimi 20 anni hanno già vietato ciò che molti percepiscono come dei negativi sistemi di produzione per il benessere animale tra cui, ad esempio, le batterie per le galline ovaiole e l’utilizzo di gabbie per il parto e l’allattamento delle scrofe. Un esperto di benessere animale ha sostenuto che ad oggi: 

Non esiste un sistema allevatoriale là fuori dove si possa facilmente dire, “questo è sbagliato – vietiamolo”. [Ci sono] sicuramente ancora grandi problemi, ad esempio nel settore lattiero-caseario, ma non si può dire che siano legato soltanto al sistema con cui gli animali vengono allevati. Potrebbero fare eccezione le gabbie parto per le scrofe, ma non credo che le vedremmo cambiare nei prossimi venti anni”. 

Unione Europea 

Finanziamento della PAC: gli sviluppi a livello Europeo continueranno ad essere importanti. I pagamenti agli allevatori nell’ambito della Politica Agricola Comune (PAC) europea sono suddivisi tra pagamenti a diretto sostegno del “Pilastro 1” (a cui viene destinata la quota maggiore dei fondi) e fondi per lo sviluppo rurale del “Pilastro 2”. Nell’ambito del secondo pilastro vi sono numerosi fondi stanziabili allo scopo di aiutare gli allevatori che desiderano migliorare il benessere animale, su base volontaria, compresa un’assistenza finanziaria per l’adozione di oneri in materia di benessere animale che vanno al di là delle norme obbligatorie stabilite.279 Questi pagamenti servono a rimborsare gli allevatori per tutti o per una parte dei costi aggiuntivi e per i mancati guadagni, premiandolo per il loro impegno. Nel pacchetto di riforme concordato nel 2013, l’incentivazione del benessere animale è stata inserita tra le priorità del Rural Development Programme.280 Il FAWC e i gruppi dediti al welfare animale hanno richiesto una maggiore modulazione (trasferimento) dei fondi dal primo al secondo pilastro, per poter fornire ulteriore sostegno al miglioramento del benessere degli animali d’allevamento. Un intervistato descrive il concetto del FAWC di schema gestionale del benessere degli animali d’allevamento con la messa a disposizione di finanziamenti per incentivare i progressi nella salute e nel benessere in allevamento, allo stesso modo con cui vengono forniti i finanziamenti del secondo pilastro per incentivare un miglioramento dello sviluppo rurale attraverso l’utilizzo di sistemi di gestione ambientale. Questo non è un concetto del tutto nuovo e in alcuni punti è stato anche in una certa misura attuato, visto che il benessere animale viene tenuto in considerazione, ad esempio, nell’ambito del programma di stanziamento fondi dello Scottish Rural Development sottostante il Pilastro 2 della PAC. 

Etichettatura dei prodotti di origine animale: un altro potenziale campo influenzabile dall’applicazione della regolamentazione europea è quello relativo all’etichettatura dei prodotti che faccia riferimento al benessere degli animali. L’obiettivo generale della politica in questo settore è quello di rendere più facile per i consumatori identificare e scegliere prodotti attenti al benessere, e quindi dare un incentivo economico ai produttori affinché continuino a salvaguardare il benessere dei loro animali.281 I possibili approcci prevedono l’utilizzo di un’etichettatura basata sul metodo di produzione o sui risultati di benessere. Anche se il piano politico del 2012-2015 dell’Unione Europea riconosce la necessità di fornire ai consumatori maggiori informazioni, ad oggi ancora non viene specificato in alcun modo come ciò potrebbe essere fatto.282  

Altre istituzioni internazionali 

I nostri intervistati hanno previsto un rafforzamento del ruolo delle istituzioni internazionali nella regolamentazione futura del benessere degli animali; questo è il risultato di un comparto alimentare sempre più globalizzato. L’Organizzazione mondiale per la sanità animale (nota come OIE) e l’Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO) vengono considerate particolarmente importanti . Solo l’1% circa della produzione mondiale di animali avviene nel Regno Unito. Alcuni intervistati sostengono che i problemi più impellenti relativi al benessere animale siano da ricercare oltreoceano, dove le leggi sul benessere degli animali sono  spesso meno rigorose se confrontate con quelle britanniche. Il Regno Unito potrebbe avere un importante leadership nell’influenzare ciò che accade a livello internazionale, ma soltanto se continua a mantenere e a migliorare i suoi standard e le sue pratiche di benessere negli animali d’allevamento. Il benessere degli animali  è stato inizialmente considerato come un aspetto prioritario dall’OIE nel suo piano del 2001-2005, con la promulgazione dei Principi guida dell’OIE sul benessere degli animali286 nel Codice sanitario degli animali terrestri del 2004. Questo è stato un evento fondamentale per il riconoscimento dell’importanza del benessere animale sulla scena globale. Ad oggi, l’Assemblea mondiale dei delegati dell’OIE (che rappresenta i 178 Member Countries and Territories) ha stabilito otto standard di benessere animale in relazione al trasporto e alla macellazione di animali allevati sulla terraferma e di pesce allevato,287,288 così come ha incluso  codici specie-specifici relativi al benessere dei bovini da carne e dei polli da carne.289,290 I codici su bovini da latte, suini e galline ovaiole saranno probabilmente approvati nei prossimi cinque anni. Gli standard dell’OIE si basano su concetti riconosciuti a livello internazionale (come le Cinque Libertà) e, sebbene comprendano gli esiti del benessere, non contengono dettagliati standard di dati. Gli standard vengono regolarmente aggiornati tenendo conto degli sviluppi scientifici. L’OIE ha poteri finanziari e legislativi limitati per riuscire a garantire l’attuazione e l’applicazione dei suoi standard, quindi possono variare a seconda dei diversi paesi. L’OIE sta cercando di risolvere questo problema attraverso la stipulazione di accordi regionali e mettendo in condivisione le pratiche migliori. Gli standard di benessere animale nel Regno Unito e in Europa sorpassano, nella maggior parte delle aree, quelli dell’OIE. Sebbene nel breve termine gli standard OIE possano avere un limitato impatto diretto sugli standard del Regno Unito, nel lungo termine potrebbe svilupparsi una certa pressione allo scopo di armonizzare le normative a livello globale al fine di ottenere parità di condizioni per i produttori di tutto il mondo. Alcuni intervistati hanno notato anche che la World Trade Organisation (WTO) ha acquisito sempre maggiore importanza per quanto concerne la sfera del benessere animale, visto l’aumento del commercio di prodotti a base di carne tra i vari paesi. Sebbene gli attuali negoziati facenti parte della tavola rotonda di Doha sulla liberalizzazione del commercio tra paesi siano stati bloccati per un certo periodo, l’UE ha negoziato una serie di accordi commerciali bilaterali con paesi come la Corea del Sud e il Cile dove, come obiettivo esplicito e condiviso, c’era il miglioramento del benessere degli animali.291 Attualmente, secondo le regole del WTO, un paese – o un gruppo di paesi come l’UE – che ha approvato un miglioramento degli standard di benessere nel proprio territorio, ha la possibilità esclusiva di richiedere che le sue importazioni provengano da animali allevati secondo standard simili o che le sue leggi destinate alla protezione degli animali o dell’ambiente vengano applicate, oltre che ai prodotti nazionali, anche a quelli d’importazione. L’UE ha sollevato per la prima volta la questione benessere animale nell’ambito del WTO del 2000, fatto che ha portato al riconoscimento del benessere degli animali come priorità nel piano strategico dell’OIE nel 2001 (cfr. Sopra) .292 Sebbene il benessere degli animali di per sé non sia riconosciuto dal WTO come motivo valido per limitare le importazioni, esiste un certo numero di norme che giustificano le restrizioni alla commercializzazione o all’importazione ai sensi dell’Articolo XX (a) [morale pubblica] o (b) [salute degli animali] e per l’etichettatura obbligatoria dei prodotti animali importati.  

Conseguenze per il benessere degli animali d’allevamento 

Il mutevole contesto politico presenta forse più sfide che opportunità per il benessere degli animali in futuro. Con i governi Europei e Regno Unito decisi a perseguire un’agenda anti-burocrazia, un esperto in benessere animale ha previsto che nei prossimi cinque o sei anni un’importante sfida sarà quella di garantire la regolamentazione attualmente in uso, che si è rivelata così importante per l’innalzamento degli standard tanto che non ci è permesso tornare indietro. Le preoccupazioni del governo britannico in merito al “gold-plating” sono una conseguenza del fatto che, in futuro, il Regno Unito perderà il suo ruolo di protagonista per quanto riguarda il benessere degli animali negli allevamenti. Mentre questo approccio potrebbe aiutare a garantire una certa competitività tra produttori nazionali e produttori d’oltreoceano, per un intervistato questo andrebbe ad eliminare  un potenziale punto di forza tipico dei produttori britannici: l’acquisto di prodotti britannici significa effettivamente andare ad acquistare anche dei migliori standard di benessere. In effetti, abbiamo già diversi esempi di altri stati membri dell’UE che hanno recentemente introdotto una legislazione unilaterale in materia di benessere animale che supera le leggi dell’Unione Europea e del Regno Unito (cfr. Sezione 2.2.2).294 La possibilità che l’OIE e la WTO diventino più importanti nella regolamentazione sul benessere degli animali costituisce una serie di nuove sfide per garantire il mantenimento di livelli elevati di benessere animale in allevamento. Con gli standard del Regno Unito e dell’UE molto più alti rispetto a quelli dell’OIE, un esperto ha sollevato la possibilità che, nel garantire che i produttori restino competitivi sul mercato internazionale, sia il Regno Unito che l’Europa potrebbero decidere che gli standard da mettere in atto non dovrebbero superare quelli stabiliti a livello globale. L’OIE ha problemi molto ovvi per quanto concerne il benessere degli animali, visto che non riconosce espressamente questo aspetto fondamentale della produzione zootecnica come motivo per cui un paese dovrebbe respingere le importazioni di carne da altri paesi. Questo aumenta il rischio che i produttori nazionali possano venire indeboliti dalla presenza di prodotti importati più economici perché ottenuti con livelli inferiori di benessere. Va comunque sottolineato che spesso i costi di produzione inferiori (che si riscontrano nei paesi in via di sviluppo) sono dovuti per lo più alla differenza dei costi della manodopera, dei mangimi e di altre spese piuttosto che all’impiego di diversi standard di benessere animale.295 

Scienza e tecnologia 

Nei prossimi 20 anni, i progressi scientifici e l’innovazione tecnologica avranno probabilmente un impatto significativo sullo sviluppo dell’allevamento e sul benessere degli animali. L’innovazione tecnologica probabilmente evolverà in risposta sia alle nuove conoscenze sul benessere degli animali sia in risposta alle sfide ambientali e produttive precedentemente descritte. 

Valutazione del benessere animale 

Di particolare importanza nei prossimi anni saranno i miglioramenti nel modo in cui verrà valutato il benessere degli animali d’allevamento, in particolare per quanto riguarda lo sviluppo di una “valutazione degli esiti di benessere”. Questo è stato menzionato da un certo numero di nostri esperti in materia sia di benessere animale che di industria, con un esperto che ci ha spiegato come questa valutazione “rappresenti un nuovo importante meccanismo per promuovere il miglioramento del benessere”. Fino ad oggi, gli standard di benessere stabiliti da programmi di garanzia, dalla legislazione e dai codici di condotta si sono ampiamente basati sugli “input”: le risorse fornite agli animali (come la quantità e la tipologia di spazio, di alimentazione, ecc.). In futuro, è probabile che vedremo sempre di più inserire gli “esiti” del benessere nei programmi di garanzia, nella legislazione e nei codici di condotta. La valutazione degli esiti del benessere è un modo pratico e scientificamente aggiornato per valutare e misurare il benessere degli animali. Mira a fornire un’immagine obiettiva, accurata e diretta del benessere. L’adozione su larga scala della valutazione degli esiti del benessere animale da parte degli standard dei programmi di garanzia, delle leggi, dei codici e del sistema di monitoraggio aziendale, messo a punto dai produttori stessi per quanto concerne la salute e il benessere degli animali, ha il potenziale di migliorare sostanzialmente il benessere degli animali d’allevamento. La valutazione degli esiti del benessere ci dice se le risorse fornite e le pratiche di management adottate, ci stanno facendo raggiungere nella pratica un livello adeguato di benessere animale. Permette di identificare, quantificare e migliorare i problemi relativi al benessere. I nostri esperti hanno affermato che la valutazione degli esiti andrà ad integrare, e non a sostituire completamente l’utilizzo delle misure di input (risorse). Questa prospettiva consolida il punto di vista dell’EFSA, il quale afferma come qualsiasi sistema dipendente esclusivamente dalla valutazione degli esiti del benessere potrebbe essere criticato in base al fatto che ha un approccio reattivo piuttosto che proattivo: si basa sulla messa in evidenza di pratiche scorrette piuttosto che nel cercare di prevenirle attraverso la messa in atto di buone pratiche di allevamento.296 La ricerca per lo sviluppo di ulteriori misure di valutazione per gli esiti del benessere è ancora in corso. Ad esempio, sono state sviluppate le cosiddette “scale della mimica facciale” (grimace scales) per la misurazione del dolore utili a valutare le espressioni facciali degli animali. Originariamente queste scale sono state messe a punto per gli animali da laboratorio e ad oggi si sta lavorando per svilupparne di simili per suini e pecore.297 Un’altra area di ricerca in continua evoluzione prevede l’utilizzo di bias cognitivi (se i soggetti analizzati sembrano mostrare “ottimismo” o “pessimismo” nella valutazione di una situazione) come misura dello stato emotivo degli animali.298 Tali tecniche potrebbero potenzialmente consentirci di “ chiedere” agli animali come si sentano riguardo a situazioni particolari, per comprendere al meglio (dal punto di vista dell’animale) l’impatto delle procedure di allevamento e di aspetti come il trasporto. 

Automazione e tecnologie correlate 

Molti dei nostri esperti hanno sottolineato come evolverà la tecnologia attualmente in uso e l’impatto che potrebbe avere sulla produzione animale nei prossimi 20 anni. Come ha detto un esperto: 

“Penso che ci siano moltissime nuove tecnologie e scienze a nostra disposizione dalle quali non abbiamo ricavato tutti i vantaggi possibili che avremmo potuto avere in passato . Dato che concentriamo maggiormente la ricerca su come fornire un miglior benessere agli animali, penso che possiamo vederlo come un grande fattore di cambiamento”. 

Il potenziale impatto della tecnologia sulla produzione zootecnica si estende a tutto il processo di allevamento, comprendendo le diverse tipologie di illuminazione, lo stile e le dimensioni dei ricoveri e i materiali utilizzati per la costruzione. Nuovi sistemi di locazione offrono soluzioni innovative per affrontare le molteplici sfide relative al benessere degli animali, alla bio sicurezza e alle preoccupazioni per l’ambiente. Tali sistemi innovativi ci offrono la possibilità di combinare alcuni dei vantaggi (per il benessere degli animali) provenienti dai sistemi di allevamento all’aperto, con alcuni dei vantaggi propri dei sistemi al chiuso, in termini di controllo del clima, dell’igiene, della gestione del letame, della bio sicurezza e della protezione dai predatori. Un esperto ha osservato che la valutazione degli esiti sarà accompagnata dall’introduzione di sistemi automatizzati utili a questo scopo, che miglioreranno le misurazioni, ridurranno l’influenza dell’errore umano e faciliteranno i confronti tra i diversi operatori del settore. Un altro ha previsto che queste nuove tecniche consentiranno agli allevatori di ricevere tempestivamente le informazioni sulla salute e sul benessere dei loro animali, consentendo loro di intervenire rapidamente nel trattare i problemi sanitari. Le tecnologie automatizzate possono essere applicate in molti modi differenti al fine di aiutare ad effettuare una valutazione del benessere. Queste tecnologie includono gli alimentatori automatici in grado di monitorare se i vitelli si stanno abituando correttamente alle diete post-svezzamento e i dispositivi elettronici con sensore accelerometrico attaccati alle singole vacche da latte in grado di registrare il loro tempo di permanenza sdraiate sul terreno, che può essere utilizzato come indicatore di zoppia.299 Altre potenziali tecnologie includono sistemi che misurano i suoni, analizzando e classificando le vocalizzazioni degli animali, che possono essere utilizzati ad identificare specifici stati emotivi o la presenza di animali malati. Tecnologie come il flusso ottico (che utilizza una combinazione di videocamere ed analisi statistiche per delineare dei pattern di movimento nei vari gruppi di animali) possono favorire dei miglioramenti nel benessere offrendo metodi analitici discreti, non invasivi, conformi e continuativi nel tempo.303 Inoltre, nel lungo periodo sono dei metodi relativamente economici di misurazione dei modelli di comportamento, cosa che è difficile da tenere in considerazione durante il poco tempo disponibile per le valutazioni in azienda. Osservando il comportamento in un ampio lasso di tempo, possono anche identificare meglio condizioni patologiche come le zoppie, rispetto all’osservazione diretta ed immediata dell’uomo.304 Oltre ad essere impiegate per la valutazione del benessere, le tecnologie automatizzate possono essere potenzialmente impiegate anche in molte altre aree della filiera produttiva, tra cui la mungitura, la distribuzione dell’alimento, il raggruppamento delle mandrie, il monitoraggio, la cattura e la macellazione degli animali. Mentre alcuni sistemi sono già ben sviluppati e vengono utilizzati commercialmente, altri sono ancora nelle prime fasi di sviluppo. È probabile che l’impiego di queste tecnologie in aiuto agli allevatori sia destinato ad aumentare man mano che vengono perfezionate e che diventano economicamente vantaggiose. Come ha notato un intervistato: 

La scienza e i parametri di misurazione saranno sempre più utilizzati, aiutandoci a decidere su come dovremmo prenderci cura degli animali, su quali sistemi di allevamento adottare, su quale tipologia di alimentazione dovremmo fornire e su come fornirla in maniera costante, e tutto ciò andrà a migliorare gli esiti di benessere animale. Dobbiamo informarci meglio su cosa abbiamo fatto, su come lo abbiamo fatto e su quale sia stato il risultato ottenuto. Per fare ciò dovremmo rivoluzionare l’utilizzo fatto della tecnologia, in particolar modo di quella di precisione, da parte degli allevatori.” 

Tuttavia, alcuni esperti hanno commentato l’importanza di salvaguardare l’allevamento dalla tendenza di sostituire completamente con la tecnologia automatizzata il contatto diretto tra allevatori/operatori del settore ed animali, poiché le capacità di osservazione, la flessibilità e l’empatia degli esseri umani non possono (e non devono) essere sostituiti dalle macchine. 

Diete degli animali 

Un settore che potrebbe influenzare in maniera significativa il benessere riguarda lo sviluppo di metodi innovativi per la formulazione delle diete degli animali in allevamento. Come ha spiegato un esperto dell’industria alimentare, le diete animali si collocano al crocevia tra sostenibilità, salute e benessere animale. Sono in corso numerose ricerche per migliorare la qualità dei mangimi specifici per l’allevamento, al fine di aumentarne la digeribilità e di ridurre i disturbi digestivi, l’impatto sull’ambiente e i costi. Gli esempi includono: 

  • Selezione delle piante306 – ad es. migliorando la digeribilità del foraggio (che può avere un ruolo nella diminuzione delle emissioni di carbonio). 
  • Processazione degli alimenti307 – ad es. migliorando la digeribilità dell’amido e delle fibre e la disponibilità delle proteine (che potrebbero avere un ruolo nel ridurre l’inquinamento ambientale diminuendo l’escrezione di azoto). 
  • Additivi per mangimi308 – ad es. probiotici e prebiotici (che potrebbero avere un ruolo nella diminuzione dell’impiego di antibiotici nei suini e nel pollame) e di stabilizzatori della flora ruminale (che possono ridurre l’impatto negativo sulla salute e sul benessere che hanno le  diete per ruminanti ad elevato tenore di amido). 
  • Sviluppo di nuovi ingredienti – ad es. utilizzando al meglio i sottoprodotti della produzione agricola e della trasformazione alimentare e sviluppando fonti proteiche alternative per ridurre la dipendenza dalla soia. 

Genetica 

La genetica molecolare è una scienza in rapido sviluppo con il potenziale di rivoluzionare l’allevamento degli animali. In futuro, è probabile che l’allevamento si baserà sempre di più sui profili genomici (forniscono informazioni sui geni di un animale, che  comprendono variazioni, espressione genica e modo in cui i geni interagiscono tra di loro e con l’ambiente) piuttosto che sui progeny test (forniscono informazioni sulle performance della progenie di un animale). Man mano che la nostra conoscenza del genoma dei diversi animali cresce, è probabile che ci permetta di identificare adeguatamente le parti di esso che si riferiscono ad elementi positivi del fenotipo (che comprende le caratteristiche osservabili di un animale determinate sia dai geni che dall’ambiente).309 In passato, molti programmi di riproduzione si concentravano su di un numero limitato di parametri, solitamente appartenenti ad aspetti della produzione. I moderni programmi di miglioramento genetico possono selezionare contemporaneamente molte caratteristiche diverse, poiché la moderna potenza di calcolo e i programmi specializzati consentono di eseguire analisi complesse e sensibili. I tratti relativi alla salute e alla longevità vengono sempre di più inclusi negli indici di selezione, in particolare per le vacche da latte.310 Altri sviluppi nella genetica permettono la produzione e l’allevamento di animali con uno specifico sesso. Lo sperma sessato è commercialmente disponibile nell’allevamento dei bovini da latte. Può aiutarci a ridurre il numero di vitelli maschi che sono indesiderati perché da adulti non saranno adatti alla produzione di carne bovina311 ed anche il numero di vitelli uccisi alla nascita o esportati nel continente per essere allevati come carne di vitello, spesso in sistemi inadeguati molto ristretti e con pavimenti grigliati che sono vietati nel Regno Unito. È interessante notare che nessuno dei nostri intervistati ha parlato dello sviluppo delle modificazioni genetiche e della clonazione di animali d’allevamento come significativi cambiamenti del settore dell’allevamento nei prossimi vent’anni. Mentre queste tecnologie eticamente controverse potrebbero offrire potenziali benefici per il benessere, ad esempio mediante modificazioni che aumentino la resistenza alle malattie, al momento sono fonte di significative preoccupazioni. La clonazione ha finora causato un’alta incidenza di animali con deformità pre- e post-natali, nonché altri importanti problemi di salute che sono risultati spesso fatali.313,314 

Scienza veterinaria ed antibiotici 

L’attuale ricerca e lo sviluppo di medicinali veterinari, vaccini e piani strategici per il controllo delle malattie saranno ovviamente fondamentali per salvaguardare la salute e il benessere degli animali di fronte alla continua evoluzione delle malattie. Una preoccupazione più volte espressa riguardava la disponibilità  e l’utilizzo futuro degli antibiotici, dato che alcune tipologie di quelli già esistenti perderanno la loro efficacia mentre nuove categorie di questi farmaci probabilmente non saranno disponibili per l’utilizzo sugli animali ma soltanto sull’uomo. Ciò potrebbe avere effetti negativi sulla produzione intensiva e sul benessere animale portando, ad esempio,  alla costruzione di ambienti per la stabulazione chiusi ermeticamente per prevenire l’ingresso e la diffusione delle malattie. Un esperto ha previsto che la pressione sviluppatasi sull’impiego degli antibiotici potrebbe portare ad un aumento delle nuove metodiche dirette a creare un miglioramento del sistema immunitario degli animali e alla riduzione dei livelli di stress, in modo da far diminuire la suscettibilità alle malattie. La ricerca e lo sviluppo in questo settore sono già in corso, pensiamo ad esempio alla creazione di stimolatori ruminali e di probiotici, ma ci aspettiamo che continuino a ritmo sostenuto. 

Consumatori, cittadini e società 

I nostri intervistati hanno espresso diversi punti di vista sull’importanza delle scelte dei consumatori come fattore determinanti l’andamento del benessere degli animali d’allevamento in futuro. Alcuni commentatori hanno predetto che i consumatori continueranno a volere la certezza che gli animali siano trattati in maniera decente, e questo continuerà a far si che il benessere rimanga un aspetto saliente per i venditori al dettaglio. Altri intervistati non hanno risposto in maniera così ben definita, ma erano d’accordo sul fatto che “l’intento con cui i consumatori continuano ad effettuare i loro acquisti sarà sempre molto importante”, riconoscendo che il benessere animale è uno dei numerosi fattori che incidono sulle decisioni di acquisto dei consumatori anche se spesso i consumatori “non sempre agiscono nella maniera in cui dicono”. Uno dei nostri intervistati ha suggerito che l’incentivazione della conoscenza dei consumatori su aspetti relativi al benessere degli animali allevati secondo standard biologici potrebbe facilitare l’espansione di questi programmi di allevamento, sebbene il prezzo relativamente alto di questi prodotti potrebbe rappresentare un ostacolo sostanziale alla loro diffusione. Un esperto di queste tematiche intervistato ha affermato che, sebbene sia facile dimostrare come ci sia stato un aumento dell’acquisto di prodotti commercializzati come più attenti al benessere animale, questo non avrebbe molto a che fare con le scelte dei consumatori ma al contrario dipenderebbe in larga parte dall’atteggiamento dei  rivenditori che per promuovere i loro prodotti utilizzano il welfare come caratteristica importante: 

“Entro certi limiti non importa che i consumatori non stiano cambiando atteggiamento nei confronti del benessere animale – purché vengano promossi e mantenuti degli standard elevati”. 

Dal punto di vista dell’industria alimentare a tutto questo si aggiunge la preoccupazione di un altro grande scandalo alimentare, che potrebbe far seguito alla storia di sporadici problemi legati agli alimenti e, più recentemente, allo scandalo “carne di cavallo” del 2013 che ha sottoposto la trasparenza della filiera della carne alla coscienza pubblica. In questo senso, i venditori al dettaglio che garantiscono elevati standard di produzione e benessere unito alla trasparenza delle filiere si assicurano una diminuzione del rischio che si verifichi uno scandalo oneroso. Numerosi commentatori hanno citato la possibilità che le scelte dei consumatori venissero influenzate dalla conoscenza e dalla trasparenza che ruotano intorno al valore della filiera alimentare, sottolineando l’importanza dell’etichettatura e degli schemi di garanzia degli alimenti, ritenendoli importanti canali utili a garantire la trasparenza ai consumatori. Un’indagine paneuropea ha rilevato che il benessere animale era fonte di preoccupazione per il 64% delle persone e che i consumatori non sono sempre ben informati sui metodi di produzione o sul loro impatto sul benessere degli animali.315 Uno studio di fattibilità dell’Unione Europea sull’etichettatura relativa al benessere degli animali ha rilevato come essa avesse la capacità di aumentare la consapevolezza dei consumatori e di favorire l’acquisto di quei prodotti etichettati come maggiormente attenti al benessere.316 In futuro, le scelte alimentari dei consumatori potrebbero avere un impatto sul consumo di carne con conseguenze sia per la filiera alimentare che per  il benessere degli animali. Prima che venisse sciolta, la Sustainable Development del Regno Unito317 ha dichiarato che “una diminuzione del consumo di carne e latticini” sarebbe uno dei cambiamenti chiave “che potrebbe avere conseguenze significative ed immediate nel rendere la nostra dieta più sostenibile e dove salute, impatto ambientale, economico e sociale avrebbero maggiori probabilità di completarsi a vicenda”. Nel Regno Unito, un gruppo di ONG nel 2013 ha formato la coalizione “Eating Better” per promuovere un minor consumo di carne nell’ambito di diete sane e sostenibili.318 Sebbene nel Regno Unito l’ipotesi di ridurre il consumo di carne resti un argomento controverso, le preoccupazioni riguardanti la salute e l’ambiente potrebbero, nei prossimi 20 anni, influenzare l’atteggiamento rivolto al consumo di carne. Come menzionato da un intervistato, le opinioni di importanti chef e celebrità televisive potrebbero in questo caso influenzare molto l’opinione pubblica. Ad esempio, un’interessamento al veganesimo di Beyoncé e Jay-Z verso la  fine del 2013, ha portato alla pubblicazione di numerosi articoli di giornale sull’adozione di diete non a base di carne.319.320 Dal punto di vista ambientale i benefici di un ridotto consumo di carne nel complesso sono convincenti (cfr. Sezione 2.2.1) e, nel Regno unito i benefici per la salute umana si sono visti in seguito all’associazione tra una diminuzione del consumo di carne ed un aumento concomitante della qualità della carne stessa consumata.321.322 Tuttavia, un’interruzione completa del consumo di carne potrebbe avere impatti imprevedibili per l’ambiente, per gli allevatori e per il benessere degli animali. Di particolare importanza nel Regno Unito sono i possibili effetti economici innescati dalla riduzione della domanda dei prodotti nazionali e l’impatto che questo potrebbe avere sulla redditività degli allevamenti. Ciò potrebbe influire sulla realizzazione di sistemi allevatoriali di nicchia che danno un maggior valore all’ambiente e che pressano per avere standard più elevati in materia di benessere animale. Pertanto è importante considerare anche i fattori economici quando si promuove una riduzione del consumo di carne al fine di garantire risultati positivi sia in termini di salvaguardia ambientale che di benessere.323 Alcuni promuovono il passaggio ad un consumo di carne “inferiore  ma di miglior qualità” come modo per garantire che, nonostante una diminuzione dei consumi, non venga meno il sostegno a produttori sostenibili e dediti ad elevati livelli di benessere, ma occorrono ulteriori studi per comprendere i meccanismi che renderebbero questo attuabile nella pratica.324 Un aspetto che sembrerebbe mettere d’accordo tutte le parti interessate è quello di ridurre (da parte dei consumatori) gli sprechi della carne prodotta . Un report pubblicato dal WWF-UK e dal Food Ethics Council chiedeva che la carne venisse considerata come una risorsa preziosa, massimizzando la quantità di carcassa animale utilizzata come cibo e riducendo al minimo ciò che doveva essere gettato via. Con il 13% della carne acquistata dai consumatori che finisce nel cestino, le iniziative per ridurre i rifiuti potrebbero favorire la produzione di una pari quantità di carne (ma con meno animali), riducendo l’impatto ambientale e facendo risparmiare i consumatori.325 Attualmente sono in fase di sviluppo un certo numero di potenziali fonti proteiche alternative da poter impiegare nella dieta dell’uomo e questo, in futuro, potrebbe avere delle ripercussioni sul consumo di carne. Mentre esistono già dei sostituti della carne come le proteine ​​derivate dai funghi (tra cui il Quorn), la carne prodotta in vitro offre l’affascinante possibilità di creare carne senza dover utilizzare gli animali, sebbene il suo sviluppo sia ancora nelle fasi iniziali. La carne in vitro verrebbe prodotta essenzialmente da cellule muscolari di animali coltivate su larga scala e potenzialmente potrebbe fornire un’alternativa futura alla carne proveniente dagli animali. Tuttavia, sebbene siano state messe a punto le tecnologie con cui creare muscolo scheletrico e tessuto adiposo, rimangono ancora notevoli sfide tecniche da superare per produrre un tipo di carne che abbia un aspetto visivo, un odore, una consistenza e un sapore appropriati – e ad un costo accessibile.326 Questo ci suggerisce come sia improbabile che la carne in vitro abbia un impatto significativo sul mercato per i prossimi 20 anni. Preoccupazioni simili vengono ugualmente sollevate dall’introduzione nella dieta di altre fonti proteiche alternative come, ad esempio, gli insetti (che sono già alimenti tradizionali in altre parti del mondo) e le microalghe che hanno un elevato contenuto proteico e alte concentrazioni di vitamine ed oli essenziali. 327, 328

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v I sistemi di alleva memento industriale vengono qui descritti come “sistemi intensivi, con un elevata densità di capi, un ambiente poco stimolante, con razze animali ad elevata produttività e spesso, anche se non necessario, su larga scala”
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Di |2018-11-09T13:57:41+02:008 Ottobre 2018|Categorie: Etica & Salute|Tags: , , , , , , |

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