Riassunto

Abstract

1.Introduzione

2.Mutilazioni fisiche

3.Cura dei vitelli

3.1.Alimentazione

3.1.Stabulazione in gruppi

4.Stabulazione al chiuso

4.1.Aree messe a disposizione per sdraiarsi o per il riposo

4.2.Densità di allevamento

5.Accesso all’esterno

6.Salute

7.Fuori dall’allevamento

8.Conclusioni

Riferimenti

Riassunto

Questo documento ha l’obiettivo di individuare sia i miglioramenti che le lacune presenti nelle normative dell’UE specifiche per l’allevamento biologico, e se queste sono atte a promuovere standard di benessere più elevati per i bovini da latte rispetto agli “standard minimi” stabiliti per l’allevamento di tipo convenzionale. Sulla base delle prove scientifiche disponibili, abbiamo individuato degli ambiti nei regolamenti sul biologico all’interno dei quali il livello di benessere degli animali è migliorato, ma sono presenti anche alcune limitazioni e lacune.

Abstract

Il benessere animale è un concetto emergente nel diritto dell’UE, con la comparsa di normative specifiche intese a tutelare gli animali. L’approccio adottato dai legislatori europei è quello di fornire degli “standard minimi” per l’allevamento di tipo convenzionale che, secondo alcuni, non è in grado di tutelare adeguatamente gli animali. Al contrario, i regolamenti dell’UE sull’allevamento biologico mirano a “creare un sistema di gestione dell’allevamento sostenibile ” e a promuovere “elevati standard di benessere animale”. Il primo obiettivo di questa review era quello di identificare i settori chiave all’interno dei quali ci sono stati evidenti miglioramenti nella qualità della vita per i bovini da latte stabulati secondo i regolamenti dell’UE sul biologico rispetto ai regolamenti dell’UE sugli allevamenti convenzionali. Utilizzando le prove scientifiche disponibili, il nostro secondo obiettivo era quello di identificare quelle aree in cui le normative sul biologico non erano in grado di fornire linee guida chiare nel promuovere elevati standard di benessere nei bovini da latte. La maggiore attenzione posta su aspetti come le condizioni di vita naturali, il divieto di effettuare alcune (ma sfortunatamente non tutte) mutilazioni fisiche unitamente ad alcune raccomandazioni più chiare sulle condizioni di stabulazione, potrebbero guidare l’industria lattiero-casearia biologica verso il raggiungimento di  standard elevati di benessere. Tuttavia, sono necessari dei miglioramenti in alcuni settori dato che i regolamenti vengono spesso trasmessi utilizzando un linguaggio vago, contengono delle eccezioni o non si pronunciano su alcuni aspetti. Questa review ci fornisce lo spunto per una riflessione critica su alcuni di questi  aspetti chiave presenti in azienda. In misura minore, vengono discussi anche quegli aspetti che vanno al di là del  cancello dell’allevamento.

Parole chiave: benessere degli animali; bovine da latte; normativa; legge; vita naturale.

1.Introduzione

Fornire un buon livello di benessere dovrebbe (1) “garantire una buona salute fisica e una buona efficienza degli animali” (2) “ridurre al minimo gli “stati emotivi” spiacevoli (dolore, paura, ecc.)” e “garantire agli animali di soddisfare le proprie normali esigenze” e, (3) “permettere agli animali di proliferare e vivere in maniera più simile possibile a quella naturale per la specie di appartenenza” [1]. Tuttavia, molte delle procedure comuni di gestione quotidiana messe in atto nell’allevamento da latte non tengono conto di tutti questi 3 concetti, andando così a compromettere il benessere degli animali. Ad esempio, molte aziende da latte segnalano: la presenza di elevati tassi di malattie capaci di minare il funzionamento biologico (ad esempio, la mastite: [2]); di mettere in atto regolarmente procedure dolorose senza una mitigazione del dolore che va ad innescare stati emotivi negativi (ad esempio, la decornazione: [3]); di non riuscire a fornire agli animali le opportunità di esprimere comportamenti altamente motivati (ad esempio, favorendo quei sistemi di allevamento che non prevedono il pascolo: [4]; per la motivazione delle bovine ad accedere al pascolo, vedere [5]). Quando parliamo di animali d’allevamento, la scienza che si occupa di benessere animale si è concentrata principalmente sulla raccolta di prove scientifiche utili ad attenuare gli effetti negativi che potrebbero avere sugli animali alcune tipologie di alloggi (cioè, progettazione di stalle limitanti) e di pratiche di gestione (cioè, l’impiego di procedure dolorose) [6]. Nonostante questi sforzi, gran parte della conoscenza scientifica che identifica le migliori pratiche non è stata ancora implementata in azienda o integrata nelle normative vigenti [7]. Quindi, in molti allevamenti le attuali condizioni di vita degli animali spesso non riescono a raggiungere elevati standard di benessere [8], andando così a mettere in discussione l’idea che gli animali d’allevamento, compresi i bovini da latte, vivano “una vita degna di essere vissuta” [9]. Secondo il concetto generale di benessere degli animali fornito dal trattato sul funzionamento dell’Unione Europea [10] gli animali sono considerati come “esseri senzienti”, cosa che giustifica il perché “l’Unione e gli Stati membri […] devono tenere pienamente conto dei requisiti di benessere degli animali”. I legislatori dell’UE hanno approvato regolamenti “che stabiliscono degli standard minimi” per la protezione degli animali d’allevamento. Questi cosiddetti standard minimi dell’UE non sono esigenti per quanto riguarda il benessere degli animali d’allevamento [11]. In teoria, gli allevatori dovrebbero “adottare tutte quelle misure ragionevoli per garantire il benessere degli animali di cui si occupano” (articolo 3, Direttiva 1998 [12]; vedere [11,13]). Tuttavia, i legislatori hanno approvato specifiche norme riguardanti alcuni aspetti mentre sono rimasti in silenzio su gran parte delle altre questioni. Pertanto, nel caso dei bovini da latte, questi documenti consentono (o comunque non vietano esplicitamente) che i vitelli vengano alloggiati individualmente durante le prime 8 settimane di vita, che gli vengano tolte le corna senza un controllo del dolore (sotto le 4 settimane di vita) e che non vi sia alcun accesso al pascolo. Queste pratiche hanno sollevato preoccupazioni nell’opinione pubblica [14] e, secondo la scienza disponibile, mettono in discussione il benessere degli animali [15]. Diversamente, l’UE ha adottato protocolli più dettagliati volti, nello specifico, a fornire standard più elevati per la cura degli animali presenti nell’allevamento biologico. Dal 1968, molti documenti sono stati quindi approvati sia per l’allevamento convenzionale che per quello biologico (vedi figura 1).

Figura 1. Timeline della legislazione Europea (riguardante l’allevamento biologico e convenzionale) riguardante il benessere dei bovini da latte ( aggiornata ad Agosto 2020). Le proposte sopra la linea (pallini blu) possono essere applicate sia all’allevamento convenzionale che a quello biologico mentre le proposte sotto la linea (pallini rossi) sono applicabili nello specifico all’allevamento di tipo biologico. Le direttive del Consiglio devono essere trasposte dagli Stati Membri nel loro sistema legislativo nazionale. Al contrario, i regolamenti per l’allevamento biologico, per il trasporto e per la macellazione sono molto più dettagliati ed obbligatori da permettere di essere direttamente applicati in tutti gli Stati Membri (non c’è necessità di trasposizione nazionale). European Conventions ed European Recommendations sono proposte del Consiglio Europeo (CoE) e non dell’Unione Europea; comunque sono una parte obbligatoria della legge dell’EU. *Annulla i testi adottati nel 1991 e in vigore fino al 1° Gennaio 2021. ** Annulla i testi adottati nel 2007/2008 e sarà in vigore dopo il 1° Gennaio 2021.

Le vendite di prodotti biologici, compresi gli alimenti di origine animale, sono raddoppiate nell’UE tra il 2012 e il 2016 [16]. Questo incremento ha comportato un corrispettivo aumento degli animali denominati come biologici; ad esempio, il numero delle vacche da latte in questo settore è passato da ~ 100.000 nel 2000 a 860.000 nel 2015 (ad oggi rappresenta il 4% circa dei capi europee; [17]). Inoltre, il garantire una miglior qualità della vita agli animali d’allevamento è una crescente preoccupazione per i consumatori di prodotti biologici [18-20]. In un recente sondaggio, più del 75% dei 28.031 intervistati riteneva che gli alimenti biologici supportano standard più elevati di benessere animale [21]. A differenza dei precedenti regolamenti dell’UE sull’allevamento di tipo convenzionale, i regolamenti per il biologico ([22]; Figura 1) forniscono norme dettagliate mirate a promuovere “elevati standard di benessere animale e in particolare a soddisfare le esigenze comportamentali specifiche delle diverse specie di animali”. Negli allevamenti biologici, “le pratiche di allevamento, comprese la densità dei capi presenti e le condizioni di stabulazione, devono garantire che le esigenze fisiologiche, etologiche e di crescita degli animali vengano soddisfatte” (art. 1.7.2, 2018/848). Tuttavia, all’interno dell’UE, i regolamenti derivano da delibere basate sul consenso e includono al loro interno un certo grado di compromesso tra le diverse parti interessate coinvolte nel processo decisionale. Questi compromessi possono portare all’adozione di regolamenti che non sono all’altezza della loro intenzione di proteggere gli animali, in parte a causa di effettive omissioni o per l’inserimento di descrizioni poco chiare [23]. Inoltre, le normative che non vengono applicate, o che vengono applicate solo sporadicamente, corrono il grande rischio di non riuscire nell’intento di proteggere gli animali [11]. La maggior parte degli allevamenti convenzionali viene raramente ispezionata [24], nonostante alcuni Stati membri scelgano di ispezionarli più frequentemente di altri (ad esempio, il 10% degli allevamenti svedesi viene ispezionato annualmente; [25]). Nel caso degli allevamenti biologici, i legislatori dell’UE richiedono che tutti vengano ispezionati al momento della richiesta della certificazione biologica (art. 34, 2018/848) e che siano anche “soggetti ad una verifica di conformità almeno una volta all’anno” che comprenda “un’ispezione fisica da effettuare in loco”. Lo scopo di questo documento è quello di analizzare in maniera critica le normative relative al biologico dell’UE per i bovini da latte ed di valutare se si traducono in un significativo passo avanti per il miglioramento del benessere di questi animali. Per questo, abbiamo esaminato sei aree chiave per le quali è disponibile un certo corpo di scienza capace di aiutarci nell’indirizzare verso le pratiche più corrette. Per un elenco esaustivo delle normative comunitarie sugli allevamenti dei bovini da latte di tipo convenzionale e biologico, si rimanda il lettore ai materiali integrativi on-line (vedi Tabelle S1 S22). Utilizzando gli standard minimi stabiliti per l’allevamento convenzionale come punto di partenza per i confronti, abbiamo esaminato le attuali conoscenze scientifiche su ogni particolare area per identificare i miglioramenti, i limiti e le lacune presenti nelle normative per il biologico. Abbiamo anche valutato se alcuni aspetti della normativa sul biologico, che mirano a raggiungere obiettivi come la riduzione dell’impiego di farmaci, possano creare delle problematiche rispetto al benessere degli animali.

2.Mutilazioni fisiche

La maggior parte delle procedure di gestione che comportano mutilazioni fisiche dolorose negli animali d’allevamento viene presa in esame nell’ambito dei regolamenti dell’UE sul biologico. Nei bovini da latte, queste mutilazioni fisiche includono il disbudding (che previene la crescita delle corna), la decornazione (cioè la rimozione delle corna) e il taglio della coda (taglio tra la sesta e la settima vertebra). La castrazione non sarà presa in esame in quanto viene eseguita raramente negli allevamenti da latte. Sfortunatamente, le norme per l’allevamento convenzionale non sono chiare per quanto riguarda le mutilazioni fisiche. Il Council of Europe Recommendation (CoE) [26] vieta il taglio della coda (tranne che per scopi medici) ma consente la decornazione e il disbudding (l’anestesia è obbligatoria in entrambi i casi quando si ha a che fare con vitelli di età superiore alle 4 settimane). Tuttavia, le direttive adottate nel 1998 [12] e nel 2008 [27] non si sono occupate delle mutilazioni fisiche, rendendo poco chiaro il fatto che queste regole siano ancora applicabili. Esistono prove che ci indicano che le raccomandazioni del CoE vengono in larga parte ignorate; un recente sondaggio condotto nell’UE ha riportato che al 60% circa dei vitelli con età superiore ai 2 mesi non viene somministrato alcun farmaco antidolorifico prima o dopo la decornazione [3]. I regolamenti che disciplinano l’allevamento biologico vietano queste procedure o stabiliscono che possono essere eseguite solamente “caso per caso e solo quando tali pratiche migliorino la salute, il benessere o l’igiene del bestiame o dove altrimenti sarebbe compromessa la sicurezza dei lavoratori”. Il taglio della coda non viene menzionato nelle eccezioni elencate nei regolamenti per il biologico del 2018 e quindi sembra essere vietato per impostazione predefinita, condizione analoga in molti altri paesi (vedere [8]). Pertanto, è possibile eseguire solamente la decornazione e il disbudding, ma in circostanze che garantiscano una sofferenza minima per gli animali. Le pratiche di disbudding e di decornazione (si prega di notare come la maggior parte della ricerca si sia concentrata sul disbudding) hanno lo scopo di ridurre i rischi di lesioni agli animali e agli addetti che si occupano di essi (vedi review di [28]). Il disbudding è una pratica molto dolorosa che induce forti risposte comportamentali e fisiologiche in assenza di un’attenuazione del dolore [29]. Esiste un numero crescente di prove che indicano che il dolore intra-operatorio può essere controllato utilizzando l’anestesia generale, l’anestesia locale o una combinazione di entrambe [30,31]. Tuttavia, gli effetti di questi farmaci sono limitati a 2 ore circa e, pertanto, non riescono ad attenuare il dolore nel post-operatorio [28,31,32]. L’evidenza della comparsa del dolore post-operatorio inizia quando gli effetti dei farmaci diminuiscono, come dimostrato dal manifestarsi di cambiamenti comportamentali e fisiologici [31]. Ci sono anche alcune prove che indicano che il dolore post-operatorio è associato a stati emotivi negativi persistenti. I vitelli che soffrono durante il disbudding effettuato tramite ferro caldo mostrano un’avversione condizionata per il luogo dove è avvenuto (cioè provano un’avversione nei confronti della stanza in cui sono stati privati dalle corna; [33]) ed esprimono comportamenti di tipo depressivo come bias cognitivi negativi [34,35] e anedonia (una ridotta capacità di provare piacere; [36]). Il dolore post-operatorio associato al disbudding può essere mitigato utilizzando analgesici come i farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS) [31]. Uno studio recente ha dimostrato che la somministrazione di un FANS rende la procedura meno spiacevole [37], suggerendo che una strategia di attenuazione del dolore multimodale potrebbe essere in grado di smorzare l’esperienza emotiva negativa associata alla procedura, almeno per il primo giorno dopo la sua esecuzione. Tuttavia, questi farmaci sono capaci di mitigare il dolore solo per ore o giorni (a seconda del FANS), mentre è stato riportato che il dolore associato al disbudding può durare anche per settimane [38,39]. Queste prove mostrano che la mitigazione del dolore aiuta ma non sopprime completamente il dolore associato a tali procedure. Secondo la normativa sul biologico dell’UE, è obbligatorio somministrare alcune forme di mitigazione del dolore (anestesia o analgesia o una combinazione delle due) (vedere Tabella S1, Materiali supplementari). È un peccato che i regolamenti per il biologico dell’UE non chiedano la messa in atto di un controllo multimodale del dolore; tuttavia, il fatto che sia obbligatorio utilizzare una qualche forma di controllo del dolore è comunque incoraggiante. Una completa eliminazione del dolore indotto dal disbudding potrebbe essere ottenuta solamente vietando tale procedura, sviluppando nuovi metodi farmacologici per controllare il dolore di lunga durata o allevando dei bovini con gene polled (rivisto da [40,41]). È stato anche documentato il raggiungimento dell’assenza di corna attraverso modificazioni genetiche [42,43]. Tuttavia, la presenza di organismi geneticamente modificati è vietata nei sistemi di allevamento biologici dell’UE ed è ampiamente disciplinata nei sistemi di allevamento convenzionali, e la mancanza di conoscenze sulle potenziali conseguenze per gli animali rende improbabile che questa opzione venga ulteriormente esplorata dall’UE. Un divieto totale delle pratiche di decornazione/disbudding richiederebbe dei cambiamenti nell’attuale gestione del bestiame, in particolare nei sistemi di stabulazione al chiuso. I bovini con le corna mantengono distanze interindividuali maggiori e hanno meno interazioni fisiche rispetto ai bovini senza corna [44], questo suggerisce la necessità di una maggiore disponibilità di spazio e dell’assenza di competizione alla mangiatoia al fine di prevenire i problemi legati alle corna. Tuttavia, il confronto tra le differenti tipologie di allevamento ci mette di fronte molte sfide [45]; un fatto che deve essere tenuto in considerazione è che i bovini con corna e quelli senza corna vengono allevati in ambienti spesso molto diversi tra loro, dato che i bovini con le corna vengono allevati in sistemi di tipo più estensivo rispetto ai bovini stabulati al chiuso che nella maggior parte dei casi sono senza corna. La gestione dei bovini con le corna richiederà degli adattamenti che tengano conto delle specifiche esigenze delle specie bovine al fine di ridurre il verificarsi di lesioni correlate alla presenza delle corna. Ciò dovrebbe essere comunque possibile visti i bassi livelli di lesioni osservati durante la gestione di bovini con le corna in alcuni allevamenti [46].

3.Cura dei vitelli

3.1.Stabulazione in gruppi

Ai fini di questa review, considereremo come isolamento sociale l’assenza di un contatto fisico completo tra coetanei. All’interno del settore lattiero-caseario, le questioni relative all’isolamento sociale si concentrano quasi esclusivamente sui vitelli da latte. In UE, negli allevamenti convenzionali, i vitelli da latte possono essere stabulati individualmente fino a quando non hanno 8 settimane di età (vedi Tabella S2, Materiali supplementari). Al contrario il periodo di stabulazione individuale riportato nei regolamenti relativi all’allevamento biologico dell’UE è limitato alla prima settimana di vita. Dato che i bovini sono animali che vivono in mandria, il contatto sociale è un’esigenza comportamentale fondamentale. I vitelli stabulati individualmente presentano deficit emotivi [48,49], cognitivi [50,51] e di socializzazione [47], rispetto ai vitelli stabulati in gruppi. Inoltre, i vitelli allevati in gruppi sociali hanno meno neofobia alimentare [52,53], mangiano una quantità doppia di mangime solido e manifestano meno stress durante lo svezzamento rispetto ai vitelli stabulati singolarmente [54,55]. Limitare l’isolamento sociale alla prima settimana di vita è chiaramente un miglioramento dato che i vitelli, una volta separati dalla madre subito dopo la nascita, iniziano ad interagire con gli altri vitelli già dal secondo giorno di vita [56]. Inoltre, i giovani vitelli sono motivati al pieno contatto sociale [57] e preferiscono individui familiari [58,59], suggerendo come sia importante e duraturo il precoce instaurarsi di legami sociali [60]. Un punto trascurato dalle attuali normative sul biologico dell’UE è la composizione del gruppo. Sia la dimensione che la composizione del gruppo sono tematiche scottanti; piccoli gruppi stabili (< 8-10 vitelli) mostrano benefici in termini di salute e di ridotta competizione (review [61]). Nei vitelli tenuti in gruppo la competizione per l’accesso alle tettarelle si riduce quando vengono fornite più tettarelle [62], o riducendo il numero di vitelli che possono accedere contemporaneamente allo stesso alimentatore automatico di latte [63]. Visti gli effetti negativi sulla salute dei gruppi più numerosi [61], suggeriamo che il gruppo dovrebbe avere una dimensione contenuta (< 10 vitelli), che la competizione per le tettarelle dovrebbe essere ridotta e che dovrebbe essere promossa la creazione di gruppi stabili al fine di ridurre lo stress sociale e la comparsa di malattie [64]. I sostenitori della stabulazione individuale affermano che questa favorisce il miglioramento della salute dei vitelli attraverso la diminuzione della possibilità di trasmissione di malattie tra gli individui [65]. Tuttavia, nel complesso le prove sono contrastanti, poiché alcuni studi non riportano differenze sullo stato di salute quando si confrontano i vitelli stabulati singolarmente o quelli stabulati in piccoli gruppi [66,67] o non riportano un miglioramento della salute nei vitelli tenuti in gruppo [68,69]. Alcuni sostengono che la stabulazione in gruppo aumenti il fattore di rischio relativo della suzione crociata, un comportamento anormale e ripetitivo durante il quale un vitello succhia il corpo (spesso a livello della mammella) di un altro vitello [70]. Questo comportamento non compare quando i vitelli vengono allevati con la loro madre o con una vacca nutrice [71,72] e raramente si osserva nei vitelli alimentati con tettarella e con maggiori volumi di latte [70]. Ci occuperemo delle metodiche in grado di attenuare la suzione tra vitelli nella sezione successiva.

3.2.Alimentazione

Le procedure di alimentazione dei vitelli delineate nei regolamenti per il biologico si concentrano sulla somministrazione, come alimento, di latte intero per i primi 3 mesi di vita (vedere Tabella S3, Materiali supplementari). Sfortunatamente, le normative tacciono sulla tipologia di sistema da adottare per la somministrazione del latte (tettarella versus alimentazione con secchio), sul volume giornaliero totale fornito e su quale sia il modo migliore per far passare i vitelli dal latte all’alimentazione solida (svezzamento). Storicamente, le procedure di gestione dell’alimentazione dei vitelli da latte promuovevano la somministrazione di un quantitativo di latte equivalente pari a al 10% circa del peso corporeo dell’animale, che è un quantitativo notevolmente inferiore rispetto a quello che il vitello assumerebbe dalla madre. Negli Stati Uniti, è ancora pratica comune che ai vitelli vengano somministrati con il secchio tra i 4 e i 6 litri di latte al giorno (USDA, 2016). Invece quando vitelli di razza Frisona hanno accesso ad libitum al latte, ne bevono in media dagli 11 ai 16 litri al giorno nelle prime 6 settimane [73]. È stato dimostrato che un’alimentazione con maggiori volumi di latte offre chiari benefici in termini di salute, di aumento di peso dei vitelli [74] e di produzione di latte una volta adulti [75]. Nell’UE, la più recente letteratura disponibile riguardante gli studi sull’alimentazione dei vitelli spesso include ancora come trattamento di “controllo” i 4-6 litri di latte, cosa che probabilmente riflette le pratiche standard (ad esempio, Danimarca: [76]; Spagna: [77]). L’alimentazione con bassi volumi di latte riduce l’incremento medio giornaliero, aumenta i segni comportamentali della fame [78,79] e aumenta l’atteggiamento di suzione tra i vitelli [61,80]. Inoltre, i sistemi di alimentazione con tettarella promuovono il naturale comportamento della suzione [81-83], aumentano i livelli di insulina e di colecistochinina [84] e riducono la suzione crociata tra vitelli (vedere le review [61,70]). Auspichiamo che la prossima revisione del regolamento sul biologico sia più esplicita per quanto riguarda il quantitativo di latte che dovrebbe essere somministrato ai vitelli su base giornaliera, incoraggiando un’alimentazione che preveda un’assunzione di latte ad libitum tramite una tettarella. I regolamenti sul biologico dell’UE affermano esplicitamente che l’alimentazione limitata è vietata, a meno che non sia giustificata da ragioni veterinarie. Sfortunatamente, il regolamento non è chiaro quando fa riferimento all’ “alimentazione limitata”. Chiediamo maggior chiarezza su questo punto. Ad esempio, i bovini da latte vengono spesso alimentati con quantità limitate di mangime durante il periodo prima della riproduzione (alimentati con una dieta a basso contenuto energetico; [85,86]) e in asciutta (alimentati con una dieta a basso contenuto energetico per diminuire la produzione di latte; vedere review di [87]). Sfortunatamente, il linguaggio utilizzato nei regolamenti dell’UE per il biologico dell’UE è vago sullo stato di queste procedure; incoraggiamo le normative future a vietare chiaramente tutte quelle procedure di alimentazione che possono potenzialmente affamare gli animali. I vitelli da latte vengono svezzati in età molto più precoce rispetto a quanto succederebbe nel caso fosse la madre ad allattarli (vedi review [88]). È stato dimostrato che lo svezzamento precoce e/o repentino dal latte causa perdita di peso, in contrapposizione ai maggiori incrementi medi giornalieri osservati quando si somministrano volumi di latte maggiori [89]. È stato dimostrato anche che un’improvvisa interruzione della somministrazione di latte scatena stress emotivo e aumenta la suzione crociata tra i vitelli [90]. Sfortunatamente, la letteratura ci fornisce poche indicazioni su quanto a lungo dovrebbe essere somministrato il latte ai vitelli prima dello svezzamento. Dato che in natura i vitelli vengono allattati dalle loro madri per 7-9 mesi [88], la disposizione nel regolamento dell’UE per il biologico che prevede che i vitelli siano svezzati non prima dei 3 mesi di età è sicuramente un miglioramento rispetto alle norme per gli allevamenti convenzionali che tacciono su questo aspetto dell’allevamento dei vitelli. Indipendentemente dall’età, lo svezzamento è un evento stressante per i vitelli (vedere la review [91]) e si dovrebbe fare ogni sforzo per evitare uno svezzamento brusco; uno svezzamento graduale che promuove l’assunzione di mangime solido riduce il disagio durante questa fase [90,92]. Sfortunatamente, i regolamenti sul biologico non sono riusciti a risolvere questo problema e quindi incoraggiamo a promuovere lo svezzamento graduale per evitare disagi inutili, perdita di peso e l’espressione di comportamenti anormali. I regolamenti biologici dell’UE stabiliscono inoltre che anche il foraggio grossolano deve essere incluso nella dieta dei vitelli. Ciò è in linea con l’inizio del comportamento di pascolamento (a partire dalle 3 settimane di età circa) osservato quando i vitelli vengono allevati al pascolo [93]. Recenti ricerche mostrano anche che i vitelli che hanno accesso al foraggio quando alimentati con grandi volumi di latte e con idonei mangimi starter hanno un migliore sviluppo ruminale e un pH più elevato rispetto a quando non viene fornito loro foraggio [94]. La direttiva del Consiglio per i vitelli [27] stabilisce che l’acqua deve essere fornita non più tardi dei 14 giorni di età, quando sono malati e in condizioni di clima caldo (vedi tabella S4, materiali supplementari). Al contrario, molti gruppi del settore (ad esempio, il Canadian Code of Practice for the Care and Handling of Dairy Cattle, [95]) richiedono che tutti i bovini abbiano accesso ad acqua pulita ed appetibile; questa procedura è supportata da un lavoro che indica come la messa a disposizione di acqua a partire da subito dopo la nascita giovi allo sviluppo dei vitelli [96]. Inoltre immaginiamo che i vitelli allevati in climi caldi abbiano anche un maggiore bisogno di acqua durante i primi 14 giorni di vita quando la sua fornitura non è obbligatoria. Nel complesso, nonostante alcuni modesti miglioramenti, le normative sul biologico non forniscono indicazioni chiare sulla somministrazione di latte, di mangimi solidi e di acqua.

4.Stabulazione al chiuso

4.1.Aree messe a disposizione per sdraiarsi o per il riposo

Mettere a disposizione “un’area per sdraiarsi o per il riposo confortevole, pulita ed asciutta” è considerata una necessità nella maggior parte delle linee guida per la cura dei bovini da latte [95]. Nella migliore delle ipotesi questo dovrebbe essere un requisito minimo dato che i bovini da latte possono trascorrere in media 9-13 ore al giorno a riposare; un comportamento che sono fortemente motivati ad intraprendere [97–99]. Sfortunatamente, i regolamenti sul biologico forniscono poche indicazioni extra su ciò che è richiesto per l’area di riposo per i bovini (vedi Tabella S6, Materiali supplementari). In contrapposizione ai regolamenti per l’allevamento convenzionale (vedi Tabella S7, Materiali supplementari), i regolamenti dell’UE per il biologico vietano esplicitamente di legare gli animali in stalla. Tuttavia, piccoli allevamenti biologici (massimo 50 animali) possono chiedere una deroga se le vacche hanno accesso al pascolo durante il periodo di pascolamento e se hanno accesso bisettimanale ad aree situate all’aperto per l’esercizio fisico durante quei periodi nei quali l’accesso al pascolo non è previsto. Chiaramente, l’accesso ad un’area di esercizio dopo un periodo legate in stalla è sicuramente prezioso per le vacche [100]. Tuttavia, secondo la nostra conoscenza, non ci sono prove disponibili che suggeriscano che l’accesso bisettimanale sia sufficiente a garantire il benessere delle vacche. La maggior parte delle ricerche fino ad oggi condotte sui sistemi di stabulazione a posta fissa con catena si è concentrata sugli indicatori di salute fisica. Ad esempio, alcuni hanno dimostrato che le vacche stabulate in stalle a posta fissa con catena presentano una percentuale maggiore di lesioni del piede e del garretto, rispetto alle vacche stabulate in stalle a posta libera [101,102]; altri invece hanno evidenziato una percentuale minore di lesioni agli unghioni [103]. Di solito si presume che la limitazione del movimento dia origine a stati emotivi negativi. Ad esempio, i suini sottoposti a brevi periodi ripetitivi di contenimento esprimevano stati emotivi di tipo depressivo [104]. Sfortunatamente, c’è poco lavoro sull’effetto della legatura sugli stati emotivi nei bovini. Considerando che le vacche “hanno la necessità comportamentale di muoversi” [105] e l’interesse dell’opinione pubblica verso il fatto che possano trascorrere lunghi periodi legate [106], prevediamo che il sistema di stabulazione a posta fissa riceverà sempre maggiori critiche man mano che crescerà la consapevolezza dell’opinione pubblica. Inoltre, alcuni membri del Panel on Animal Health and Animal Welfare hanno affermato che “ci sono prove sufficienti dello scarso benessere dei bovini da latte tenuti in stalle a posta fissa con catena” e “raccomandano che i bovini da latte non dovrebbero essere tenuti sistematicamente in stalle a posta fissa come sistema di stabulazione” (EFSA, 2009). È infatti improbabile che tale pratica soddisfi “ gli elevati standard di benessere animale”, come stabilito dalla normativa per il biologico. Pertanto, sebbene il divieto di legare i bovini da latte in stalla come riportato nei regolamenti sul biologico sia un miglioramento, l’eccezione fatta per le piccole aziende è comunque un problema. Ad eccezione della tipologia di stalla discussa sopra, i regolamenti dell’UE sul biologico sono rimasti in silenzio su altre tipologie di stalle (stalle a posta libera o stalle a lettiera permanente o compost). Forniscono invece delle linee guida di base sulle caratteristiche delle stalle più comuni nei sistemi d’allevamento. Ad esempio, sono consentite la lettiera di paglia ma anche “[altro] materiale naturale adatto” come segatura e sabbia, purché “asciutte”. La lettiera bagnata fa diminuire drasticamente il tempo di riposo sia nelle vacche adulte [107,108] che nei vitelli [109]. Sfortunatamente, non ci sono indicazioni su cosa si intenda per “asciutto”, né sulla quantità di lettiera; la lettiera deve essere “abbondante”. Questo è preoccupante dato che le vacche alloggiate in stalle a posta libera preferiscono le stalle con più lettiera [110,111]. Le normative inoltre non forniscono informazioni sui vantaggi associati ai sistemi di stabulazione a posta libera con lettiera profonda rispetto a quelli con cuccette con materassini o tappetini in gomma. Secondo la ricerca a nostra disposizione, le stalle a posta libera con lettiera di sabbia dovrebbero essere considerate la tipologia gold standard (rivisto da [112]); i sistemi stabulativi con lettiera profonda sono associati ad una diminuzione della zoppia, delle lesioni al garretto [113–115] e della mortalità dei capi [116]. La letteratura relativa al comportamento delle vacche nelle stalle a posta libera è corposa e molti studi hanno esplorato gli effetti dei diversi aspetti di questo ambiente sul comportamento e sulla salute, come la reazione delle vacche a determinati aspetti della progettazione della stalla. Le stalle a posta libera originariamente sono state progettate per fornire alle vacche un’area dove potersi sdraiare ma che impedisse loro di farlo completamente all’interno della cuccetta, grazie alla presenza del tubo allineatore e/o del fermo a terra. Tuttavia, si è visto che le bovine preferiscono le cuccette senza fermo a terra [117] e che trascorrono meno tempo appollaiate (cioè, in piedi con i due zoccoli anteriori all’interno della cuccetta) quando il tubo allineatore risulta essere meno limitante [118]. Pertanto, impedendo alle vacche di stare completamente in piedi all’interno della cuccetta, le stalle a posta libera con tubi allineatori fanno si che le bovine stiano in piedi con le zampe posteriori sul cemento, una superficie che spesso viene associata all’aumento del rischio di zoppia, dei problemi agli zoccoli, delle fratture agli arti e dei danni agli unghioni [119]. Tuttavia, la presenza dei tubi allineatori migliora l’igiene e la pulizia della mammella, riducendo così il rischio di sviluppo di mastite subclinica [120]. In conclusione quando si dà la priorità alla pulizia delle stalle e, di conseguenza, a quella delle vacche, si da origine ad una alterazione del comportamento in piedi. Alcuni autori “raccomandano ai produttori di evitare tubi allineatori limitanti in modo tale che le vacche, per stare in piedi, possano utilizzare la cuccetta asciutta e confortevole, sebbene ciò richieda probabilmente una pulizia più frequente della cuccetta stessa” [121]. La posizione dei sistemi di stabulazione a posta libera nei regolamenti sul biologici dell’UE è difficile da valutare. Secondo il regolamento sul biologico, alle vacche dovrebbe essere fornito “spazio sufficiente per stare in piedi in modo naturale, per sdraiarsi facilmente, girarsi, pulirsi, per assumere tutte le posture naturali e per compiere tutti quei movimenti che farebbero in natura”; comportamenti che non possono essere garantiti quando le vacche vengono stabulate in stalle a posta libera. Alloggiare le vacche in questa tipologia di stalle le costringe a sdraiarsi in un modo specifico, limita la loro libertà di movimento e ostacola il loro comportamento naturale [122]. Pertanto, le stalle a lettiera permanente potrebbero essere un sistema di stabulazione più appropriato in quanto consentono alle vacche di “assumere tutte le posizioni naturali da sdraiate” [123]. Alcune ricerche hanno analizzato i pro per il benessere associati ad una certa tipologia di allevamento da latte rispetto ad un altro (ad esempio, stalle a posta libera versus stalle con lettiera permanente). Altre, invece, hanno messo in guardia dal fare tali confronti, viste le differenti problematiche riscontrate nelle diverse tipologie di sistemi stabulativi [15]. Ad esempio, le stalle con lettiera permanente (cioè capannoni con lettiera di paglia e le stalle con lettiera compost) vengono spesso associati ad una scarsa igiene, in particolare se lo spazio messo a disposizione è ridotto [124]. Al contrario, è stato dimostrato che le stalle con lettiera permanente presentano dei vantaggi, come l’aumento del comportamento e della sincronia dello sdraiarsi ([125,126]; vedere la review sulle lettiere compost [127]). Quando è stata data la possibilità di scegliere tra stalle a posta libera e stalle a lettiera permanente, le vacche hanno mostrato una “lieve” preferenza per quanto riguardava lo sdraiarsi nella stalla con lettiera permanente, ed hanno mostrato una preferenza “forte” verso questa tipologia di stalla quando si trattava di stare in piedi su tutti e quattro gli arti [126]. Le bovine hanno anche mostrato un comportamento di gioco – un indicatore di emozioni positive [128] – quando inizialmente sono state spostate da una stalla a posta libera ad una con lettiera permanente [125]. Infine, la stalla a lettiera permanente può favorire comportamenti sociali positivi nelle vacche [129]. Pertanto, sebbene le aree con lettiera permanente siano più difficili da mantenere pulite, offrono dei benefici per il benessere.

4.2.Densità di allevamento

Sebbene i regolamenti dell’UE sul biologico richiedano uno spazio minimo di 6 m2 per vacca, non fanno distinzione tra le differenti aree come l’area dedicata al riposo o l’area dedicata all’alimentazione (vedi Tabella S9, Materiali supplementari). Le esigenze di spazio per le vacche stabulate al chiuso hanno suscitato poca attenzione nella letteratura scientifica. I 6 m2/vacca raccomandati sono pochi rispetto a quelli di altre giurisdizioni, come gli 11 m2/vacca (quando stabulate liberamente su lettiera) stabiliti dagli standard biologici canadesi [130]. Numerosi studi condotti su sistemi a stabulazione libera in condizioni di assenza di pascolo riportano gli effetti negativi del sovraffollamento tra le vacche da latte. Ad esempio, il sovraffollamento nelle stalle a posta libera induce una diminuzione del tempo che trascorrono sdraiate [107,131–133] e aumenta l’incidenza delle lesioni al garretto [113]. Al contrario, uno studio che metteva a confronto 9 m2 e 4.5 m2 per vacca all’interno di un sistema di stabulazione con lettiera permanente, non ha riportato differenze nel tempo di riposo trascorso sdraiate a terra [124]. Una maggior densità dei capi in allevamento può essere meno dannosa nei sistemi a lettiera permanente rispetto ai sistemi a posta libera, perché tutte le vacche possono “sdraiarsi contemporaneamente rimanendo vicine le une alle altre” [134]. Le raccomandazioni sulla numerosità della mandria dovrebbero essere valutate in termini di ciascuna risorsa chiave. Ad esempio, prove recenti indicano che le vacche potranno competere attivamente anche per l’acqua, in particolare nella stagione calda [135] e per l’accesso all’alimento fresco [136,137]. L’installazione di una rastrelliera sulla corsia di alimentazione o di box per l’alimentazione potrebbe ridurre il tasso di spostamenti competitivi, rispetto a quanto succederebbe con le tipologie di mangiatoie più aperte [136,138,139]. Indipendentemente da ciò, a tutti gli animali dovrebbe essere fornito uno spazio sufficiente per alimentarsi e per consentire a tutti i membri del gruppo di farlo contemporaneamente, in particolare durante quei periodi più critici come prima e dopo il parto. Purtroppo, le attuali normative dell’UE sull’allevamento biologico non forniscono linee guida per quanto concerne lo spazio da destinare alla zona di alimentazione. Anche altri fattori possono contribuire agli effetti negativi di un sovraffollamento, come la dimensione del gruppo, l’instabilità del gruppo (ad esempio, in seguito alla frequente introduzione di nuovi animali nel gruppo) o il dominio sociale. Ad esempio, gli effetti negativi del raggruppamento sono potenziati quando viene eseguito a densità maggiori [140] e tali effetti possono essere dannosi al momento del parto [141]. Si è visto che vacche pluripare presentavano un aumento del rischio di metrite (un’infezione dell’utero; [142]) nel post-parto quando venivano ospitate in un ambiente imprevedibile e competitivo nel periodo antecedente il parto [143]. Inoltre, quando c’è sovraffollamento, le vacche di rango più basso trascorrono meno tempo sdraiate e più tempo in piedi nelle corsie e sono, di conseguenza, più soggette a sviluppare una zoppia rispetto alle vacche di rango medio ed alto [144]. Le vacche con un’elevata produzione di latte e con una ridotta disponibilità di spazio apparivano meno pulite e mostravano una maggiore incidenza di mastite rispetto alle vacche che avevano più spazio a loro disposizione [124]. Incoraggiamo i legislatori dell’UE a far fronte alle sfide associate al sovraffollamento delle mandrie, adottando normative più precise e audaci al fine di evitare un’eccessiva concorrenza per l’accesso alle risorse fondamentali.

5.Accesso all’esterno

Secondo i regolamenti dell’UE sul biologico, le vacche da latte devono poter avere accesso al pascolo per pascolare. Esistono eccezioni dovute alle condizioni meteorologiche, allo stato del terreno e agli obblighi verso la protezione della salute umana ed animale. Tuttavia, c’è poca precisione per quanto riguarda il tempo (cioè quanti giorni all’anno? Quanto tempo al giorno?) che le vacche devono trascorrere al pascolo. I regolamenti stabiliscono solamente che devono avere la possibilità di accedere al pascolo “tutte le volte che ci sono le condizioni per farlo”. Questa mancanza di precisione può compromettere gli intenti dei regolamenti. Inoltre, va ricordato che le stalle a posta fissa con catena devono garantire l’accesso al pascolo durante il periodo idoneo al pascolamento e devono anche “mettere a disposizione delle aree all’aperto durante i mesi invernali” due volte a settimana. Tuttavia, le normative sul biologico sono vaghe per quanto riguarda la tipologia di accesso all’esterno o di area all’aperto (ad esempio, pavimento duro o morbido; tipologia dei materiali) e sulla durata del tempo che le bovine dovrebbero trascorrere all’aperto. Inoltre i legislatori dell’UE non hanno esteso l’accesso all’esterno durante i mesi dove non è previsto il pascolo a tutte le vacche, indipendentemente dalla tipologia di stalla. Garantire una zona con lettiera situata all’aperto con pavimentazione morbida potrebbe essere un’efficace alternativa al pascolo quando il tempo ne impedisce l’accesso (per una review, vedere [145]). Ricerche recenti evidenziano come l’accesso al pascolo sia molto apprezzato dai bovini. I regolamenti sul biologico dell’UE specificano chiaramente che i bovini devono avere la possibilità di accedere al pascolo; condizione che sia in linea con la loro preferenza verso un pascolo di grandi dimensioni piuttosto che verso una piccola lettiera a base di sabbia [146]; ciò ci suggerisce l’importanza che lo spazio e/o il pascolo messi a disposizione possono avere sulla motivazione delle bovine a rimanere fuori. Secondo le evidenze in nostro possesso, le vacche al pascolo trascorrono il 68% circa del loro tempo pascolando [4]. Quando viene data loro una scelta, i bovini da latte mostrano una forte preferenza verso il pascolo rispetto alle stalle al chiuso (recensito da [147,148]), specialmente durante la notte [149]. Tuttavia, la preferenza verso il pascolo è influenzata dalle condizioni meteorologiche. Quando veniva data loro la possibilità di scegliere tra pascolo e stalle a posta libera, le bovine trascorrevano meno tempo al pascolo durante i giorni di pioggia [149–151], in inverno [152,153] e quando l’indice temperatura-umidità (THI, Temperature-Humidity Index) era elevato durante il giorno (cioè, oltre la comfort zone termica per le bovine; [149]). Sebbene gli studi sulle preferenze forniscano informazioni su quali risorse preferiscano scegliere gli animali nelle diverse situazioni, non forniscono informazioni sull’importanza che ha la risorsa per loro [154]. von Keyserlingk et al. [5] hanno scoperto che le bovine apprezzano l’accesso al pascolo più dell’alimento fresco (visto come un gold standard per valutare gli stati emotivi), in particolare durante il tardo pomeriggio e nelle ore serali, sottolineando l’importanza che il pascolo ha per le vacche da latte. Sebbene le vacche preferiscano e siano più motivate ad accedere al pascolo, alcuni studi riportano che quelle che vivono al pascolo hanno punteggi di BCS inferiori, un minor peso corporeo e più infezioni da endoparassiti [155]. Dall’altro lato, abbiamo prove del fatto che il pascolo garantisce alcuni benefici come una diminuzione della mortalità, dell’incidenza della zoppia, delle patologie dello zoccolo, delle lesioni al garretto, della mastite e della metrite (rivisto da [147]). Queste patologie compromettono la qualità della vita e la longevità del bestiame e causano dolore e sofferenza. Ad esempio, la zoppia [156], le cattive condizioni degli unghioni [157], la mastite [158] e la metrite [159] sono tutte in grado di causare dolore nelle vacche da latte. La zoppia [160], la mastite [155] e la metrite [161] sono state associate anche all’abbattimento prematuro dei capi. Fortunatamente, i legislatori dell’UE hanno affrontato le questioni associate alle condizioni meteorologiche avverse. Secondo le ultime normative sul biologico, devono essere previsti “ripari o zone ombreggiate” (vedi Tabella S11, Materiali Supplementari), il che concorda con i dati che mostrano come le vacche (che solitamente vengono fatte uscire all’aperto durante l’estate) risentano maggiormente del clima caldo piuttosto che di quello freddo (rivisto da [162]). Quando viene messa a disposizione una zona con dell’ombra, questa viene utilizzata dalle bovine durante le giornate calde e può riuscire ad attenuare lo stress da calore ([163]; per una review sugli effetti dello stress da calore, vedere [164]). L’importanza della presenza di ombra durante le giornate calde è evidente poiché le bovine sceglieranno di stare all’ombra piuttosto che di sdraiarsi al sole, anche dopo 12 ore di privazione del riposo [165]. Inoltre, secondo il regolamento sul biologico “non è consentito l’allevamento biologico del bestiame all’interno di una recinzione situata su un terreno molto umido o paludoso”, cosa che è supportata anche da un recente lavoro che mostrava l’avversione delle bovine per le condizioni fangose del terreno [166]. Anche se poco chiari (vedi Tabelle S10-S12, Materiali supplementari), i regolamenti sul biologico stabiliscono che ai vitelli e alle giovenche dovrebbe essere garantito l’accesso all’esterno ogniqualvolta le condizioni lo consentano. Presumiamo che l’accesso all’esterno sia obbligatorio quando i vitelli vengono raggruppati con uno o più coetanei (> 1 settimana di età; vedere la sezione 3.1), ma è necessario fare maggior chiarezza per evitare confusione, dato che ancora non è chiaro cosa s’intenda per area all’aperto e a quale età questa possibilità di stare all’aperto dovrebbe essere garantita. Non esiste molta ricerca sulla possibilità di accedere all’esterno per i vitelli. In uno studio recente di Wormsbecher et al. [167] i vitelli (da soli o in coppia) venivano alloggiati in box con un’accesso verso l’esterno. Sebbene questo studio debba essere considerato con cautela data la confusione relativa allo spazio disponibile per vitello, gli autori hanno riferito che tutti i vitelli trascorrevano del tempo fuori dai box sia durante l’inverno (47.5% per i vitelli in coppia; 48.7% per i vitelli da soli) sia durante l’estate (58.7% per i vitelli in coppia; 75.7% per i vitelli da soli), un risultato che ci indica come siano capaci di apprezzare la disponibilità di uno spazio all’esterno. Sono necessari più lavori per capire quali siano le motivazioni dei vitelli che li spingono ad accedere alle aree situate all’esterno e quali siano gli effetti delle diverse tipologie di accesso all’esterno sul loro sviluppo.

6.Salute

Garantire che gli animali godano di una buona salute o che abbiano una “buona funzionalità” [168] è una componente essenziale del benessere animale e, secondo alcuni, questi aspetti vengono minati nell’allevamento biologico del bestiame [169]. Pertanto, le indicazioni che nel complesso sono volte a ridurre l’insorgenza di malattie, a promuovere la diagnosi precoce e la messa in atto di trattamenti efficaci sono una componente chiave del benessere. In Europa, l’obiettivo dell’allevamento biologico di vietare l’utilizzo di sostanze chimiche di sintesi per uso veterinario, ad eccezione di vaccini ed antiparassitari, impone che tutto il settore sia orientato in pimis verso la prevenzione delle malattie [170,171]. Tuttavia, a differenza delle normative sul biologico degli Stati Uniti che vietano gli antibiotici, le normative dell’UE ne consentono l’utilizzo ma secondo linee guida molto più restrittive rispetto a quelle messe in atto per l’allevamento di tipo convenzionale (vedere Tabella S13, Materiali supplementari). Ad esempio, gli antibiotici devono essere utilizzati solamente quando i trattamenti alternativi “non a base di antibiotici” hanno fallito (vedere la Tabella S13, Materiali supplementari) e devono essere approvati da un veterinario; e nessun animale deve ricevere più di tre trattamenti l’anno. Mettendo in atto queste restrizioni, l’impiego degli antibiotici è diminuito drasticamente negli allevamenti biologici dell’UE [172]. Vediamo due potenziali conseguenze di tali regolamenti sul benessere degli animali. In primo luogo, gli allevatori vengono incoraggiati ad utilizzare metodi/trattamenti alternativi e ad adottare soluzioni preventive proattive per ridurre la prevalenza della malattia. Ciò può portare nessun cambiamento o dei lievi miglioramenti per quanto riguarda la salute in generale rispetto a quanto succede nei sistemi di allevamento convenzionali. Tuttavia, promuovendo l’idea dell’ “impiego di antibiotici in ultima istanza” e l’utilizzo di trattamenti alternativi di efficacia a volte sconosciuta, in alcuni casi le normative sul biologico possono prolungare la durata del trattamento, provocando così un protrarsi della sofferenza [8,169,173]. Alcuni studi indicano che i produttori di latte biologico hanno modificato le loro routine gestionali per facilitare la prevenzione delle malattie. Questi cambiamenti includono la messa a disposizione degli animali di un accesso all’esterno, una miglior pulizia della lettiera, l’impiego di lettiera di paglia e una maggiore attenzione circa la salute della mammella durante la mungitura [171]. Inoltre, alcuni produttori di latte biologico hanno iniziato a prestare maggiore attenzione ai primi segnali di malattia [174], favorendo un intervento più tempestivo e garantendo una maggiore assistenza [175]. Alcuni allevatori affermano anche di tenere sempre gli antibiotici a portata di mano, nel caso in cui i sintomi peggiorino o quando gli animali non mostrano tempestivamente segni di guarigione [176]. Stabilire l’efficacia dei differenti sistemi sulla salute degli animali non è facile [45]. Alcuni studi hanno registrato il numero di trattamenti somministrati agli animali come indicatore del parametro salute, sulla base di alcune prove che suggeriscono un miglioramento della salute della mandria nelle produzioni biologiche rispetto a quelle convenzionali [177]. Tuttavia, questo parametro dovrebbe essere considerato con cautela dato che la semplice segnalazione di un minor numero di trattamenti non equivale necessariamente a una minore incidenza di malattia, visto il potenziale confondimento dovuto alle diverse soglie di trattamento degli animali malati a causa di periodi di sospensione più lunghi [172,178]. Inoltre, mentre l’impiego dei trattamenti convenzionali viene generalmente registrato dai veterinari, i trattamenti alternativi potrebbero non essere riportati sistematicamente, quindi questo potrebbe ridurre artificiosamente il numero di trattamenti registrati nelle aziende biologiche [175]. Quando si mette a confronto lo stato di salute delle vacche allevate nei sistemi di allevamento convenzionali con quello delle vacche presenti nei sistemi di allevamento biologici, la maggior parte degli studi si basa su dati osservazionali, con pochi studi sperimentali controllati (vedi review [179]). I risultati variano notevolmente tra gli studi, rendendo difficile trarre delle conclusioni chiare. Negli studi che mettono a confronto l’allevamento convenzionale con quello biologico, la maggior parte di essi si è concentrata sulla prevalenza della mastite [169], con le vacche da latte biologiche che presentano tassi più elevati di mastite subclinica [180,181]. Tuttavia, questo risultato dipende chiaramente dal fatto che gli allevatori biologici scelgono o non scelgono di continuare ad utilizzare antibiotici. Gli allevamenti biologici che scelgono di abolire l’utilizzo di antibiotici presentavano una conta delle cellule somatiche più elevata (una misura indicativa del cattivo stato di salute della mammella e di mastite subclinica) rispetto agli allevamenti convenzionali, mentre non sono state riscontrate differenze tra le aziende biologiche spagnole che utilizzano antibiotici quando necessario e le aziende convenzionali [182]. Questi risultati confermano quelli di un lavoro precedente che non evidenziava differenze nella prevalenza della mastite, né nei trattamenti eseguiti tra i due sistemi di allevamento [171,183] né una diminuzione della prevalenza di mastite negli allevamenti biologici [175,184]. Nei sistemi di allevamento biologici, i bassi tassi di mastite durante la lattazione possono essere dovuti a una produzione di latte meno abbondante, che riduce la vulnerabilità della mammella ai patogeni [175,185]. Uno studio condotto nel Regno Unito ha rilevato un aumento del rischio di mastite durante il periodo di asciutta (periodo in cui gli animali non producono latte) probabilmente a causa del mancato utilizzo di antibiotici a scopo profilattico (per risultati discordanti, vedere [170]); il lettore dovrebbe essere consapevole del fatto che, tranne poche eccezioni (ad esempio, i Paesi Bassi), è pratica comune trattare preventivamente con antibiotici le vacche allevate convenzionalmente appena prima del periodo di asciutta [186]. La diminuzione dell’utilizzo di antibiotici non sembrerebbe avere un impatto negativo sulle vacche da latte [187]. Tuttavia, sebbene alcuni studi abbiano evidenziato che i tassi di abbattimento degli animali negli allevamenti biologici risultassero più bassi, lo stato di salute della mammella rimane comunque uno dei principali motivi che causano l’abbattimento dei capi presenti all’interno di queste aziende (unitamente ai problemi di fertilità e alle patologie podali, analogamente a quanto visto nei sistemi convenzionali; [176,188]). In futuro, gli studi dovrebbero concentrarsi su altri parametri della salute, poiché la maggior parte di essi ha tralasciato altre malattie infettive. Alcuni studi hanno riportato una diminuzione dell’incidenza di polmonite nelle mandrie al pascolo rispetto a quelle stabulate al chiuso, indipendentemente dal fatto che fossero allevate secondo metodo biologico o convenzionale [184]. Non sono state riscontrate differenze, per quanto concerne la tipologia di allevamento, nel numero di trattamenti fatti per l’endometrite [176]. Un approccio più cauto nei confronti dell’utilizzo degli antibiotici potrebbe avere effetti benefici a lungo termine sull’efficienza dei farmaci, che alla fine avrebbero effetti positivi sul benessere delle vacche da latte. Ad esempio, alcuni studi mostrano una diminuzione dell’antibiotico resistenza negli allevamenti che sono passati dal convenzionale al biologico ([179,189], anche se con risultati contrastanti [190]). Va detto che gli allevamenti che non utilizzano antibiotici non sono esenti da problemi di salute della mammella [182], e ciò sottolinea l’importanza di mantenere gli antibiotici nell’elenco dei trattamenti disponibili anche negli allevamenti biologici; un’opinione condivisa da alcuni produttori di latte biologico [171]. Ci sono alcuni report che indicano poche o nessuna differenza [177,183,184] per quanto concerne le malattie metaboliche [175] come la chetosi (aumento anormale dei livelli di chetoni nel sangue dovuto a problemi nella funzionalità epatica ad inizio lattazione). Ciò può essere spiegato dalla minore produzione di latte, che è un fattore di rischio per questa patologia [184]. È stato visto che l’incidenza del collasso puerperale (significativa diminuzione della concentrazione di calcio nel sangue dopo il parto) è minore negli allevamenti biologici [176]. I dati disponibili illustrano l’elevata variabilità esistente per quanto riguarda lo stato di salute degli animali nei diversi allevamenti (biologici o non biologici). Ciò evidenzia la difficoltà di affidarsi a parametri basati su input che mirano a migliorare l’ambiente degli animali per far fronte in modo efficiente ai problemi di salute riscontrati negli allevamenti da latte [191]. In linea generale, i produttori di latte biologico concordano sul fatto che i regolamenti dovrebbero stabilire chiaramente quali siano i requisiti minimi in materia di salute degli animali [191]. Per migliorare lo stato di salute nelle mandrie biologiche si consiglia di inserire nella legislazione, oltre ai parametri sulle strutture esistenti (come la tipologia di pavimentazione), anche i parametri basati sugli animali (come gli esiti) (ad esempio, la prevalenza di zoppia grave). Ad esempio, in caso di zoppia grave, dovrebbe essere stabilita una specifica soglia target (esempio: non più del 5% della mandria da latte deve essere classificata come gravemente zoppa in un dato momento). Questo standard minimo richiesto per i parametri basati sugli animali dovrebbe comportare un miglioramento del benessere animale, e potrebbe anche fornire ai produttori l’opportunità di individuare soluzioni su misura che funzionino all’interno della loro azienda e che consentano loro di raggiungere questo obiettivo.

7.Fuori dall’allevamento

Sebbene questa review si concentri principalmente su aspetti dell’allevamento, vogliamo brevemente evidenziare la scarsa attenzione che i regolamenti sul biologico dell’UE pongono sul benessere degli animali una volta che questi escono dall’allevamento (ad esempio, al momento del trasporto e della macellazione). Ad eccezione di due affermazioni abbastanza vaghe (ovvero, ridurre al minimo la durata del trasporto ed evitare, o ridurre al minimo, qualsiasi sofferenza, dolore e stress al momento della macellazione), esistono solamente due disposizioni specifiche nei regolamenti sul biologico che fanno riferimento a questa parte del processo produttivo (es. divieto di tranquillanti allopatici prima o durante il trasporto per animali provenienti da allevamenti biologici e divieto di qualsiasi tipologia di stimolazione elettrica durante le operazioni di carico e scarico). Oltre a queste disposizioni minori, ci sono il regolamento del Consiglio n° 1/2005 “sulla protezione degli animali durante il trasporto e le operazioni ad esso correlate” [192] e il regolamento del Consiglio n° 1099/2009 “sulla protezione degli animali durante l’abbattimento” [193] che regolano ciò che succede agli animali d’allevamento, indipendentemente dal fatto che provengano da un allevamento biologico o da uno di tipo convenzionale. Questi due regolamenti comprendono alcune norme, anche se poche, volte a proteggere gli animali durante il trasporto, la permanenza nelle stalle di sosta e durante la macellazione (ad esempio, il personale deve essere addestrato; gli animali non idonei non possono essere trasportati; sono richieste procedure operative standard; al macello deve essere data priorità agli animali in lattazione; per ulteriori informazioni, vedere le tabelle S14 – S18, materiali supplementari). Per quanto riguarda il trasporto, è preoccupante l’assenza di specificazioni sulla durata massima del viaggio. Sebbene il tempo del trasporto non debba superare le 8 ore, come attualmente scritto il testo può essere interpretato in modo tale da consentire un suo prolungamento se vengono soddisfatti determinati requisiti, nello specifico se sono previste alcune soste durante il viaggio (vedere la Tabella S17, Materiali supplementari). Sebbene siano necessarie ulteriori ricerche in questo settore, è risaputo che i trasporti di lunga durata, specialmente in condizioni climatiche avverse, possono seriamente mettere a repentaglio il benessere del bestiame [194,195]. Pertanto, compatibilmente con il suo obiettivo di ridurre la durata del trasporto, ci rammarichiamo del fatto che le attuali normative sul biologico non prevedano un tempo massimo di viaggio. Le attuali normative sul trasporto degli animali e la mancanza dei controlli hanno sollevato preoccupazioni nell’opinione pubblica [196]. Queste preoccupazioni vengono condivise da molti, compreso il Parlamento europeo che, due volte negli ultimi due anni, ha esortato gli Stati membri a far maggiormente rispettare le normative UE esistenti sui trasporti. Il Parlamento europeo ha anche chiesto di ridurre la durata del trasporto e, in ultima analisi, il commercio di animali vivi [197,198]. Sono state esaminate alcune alternative al trasporto di animali vivi, tra cui la macellazioni in allevamento o a livello locale, che potrebbero attenuare alcuni dei problemi associati al trasporto [199-201]. Incoraggiamo fortemente la ricerca futura ad approfondire queste diverse alternative, ed anche le normative sul biologico dovrebbero favorire la scelta di tali alternative. Osservazioni simili possono essere fatte sulle norme relative alla macellazione all’interno dell’Unione Europea, poiché i legislatori dell’UE non sono riusciti a presentare alcuna disposizione aggiuntiva ai regolamenti sul biologico rispetto a quanto già citato nei regolamenti sulla macellazione del 2009. Tuttavia, nonostante l’assenza o la vaghezza delle normative sul biologico in materia, la Corte di Giustizia Europea (CGUE) si è recentemente pronunciata sulla compatibilità tra allevamento biologico e macellazione rituale senza stordimento, pratica consentita nell’UE sulla base del diritto di libertà di religione [202–204]. È stato chiesto alla CGUE di valutare se la macellazione senza stordimento fosse in linea con l’obiettivo di garantire gli elevati standard di benessere animale stabiliti nelle normative sul biologico. Per la Corte Europea, la macellazione senza stordimento “non equivale, in termini di garanzia di un elevato livello di benessere animale al momento dell’abbattimento, alla macellazione con pre-stordimento che, in linea di principio, è richiesto”. Si suppone infatti che lo stordimento “induca una mancanza di coscienza e di sensibilità prima o nel momento stesso in cui gli animali vengono uccisi” [193] e, se eseguito correttamente, previene il dolore e lo stress al momento della macellazione [205-208]. Pertanto, secondo la Corte, la pratica della macellazione senza stordimento degli animali non rispetta gli elevati standard di benessere animale richiesti e quindi viene ritenuta incompatibile con le normative sul biologico (cfr. Tabella S18, Materiali supplementari). I lettori dovrebbero essere consapevoli del fatto che la sentenza del tribunale non impedisce ai consumatori di poter acquistare prodotti provenienti da animali uccisi senza essere storditi. Tuttavia, il tribunale ha stabilito che questi prodotti non possono più essere commercializzati come biologici. Questi sono solo alcuni esempi di problemi di benessere animale associati al trasporto e alla macellazione (per un’analisi sullo stress associato alle condizioni pre-macellazione, vedere [209]). Tuttavia va notato che, ad eccezione dello stordimento obbligatorio prima della macellazione e dei due aspetti relativi al trasporto sopra menzionati, ai bovini biologici è garantita una tutela analoga a quella degli animali provenienti da allevamenti convenzionali solamente nel momento in cui lasciano l’allevamento.

8.Conclusioni

I regolamenti dell’UE sul biologico forniscono una serie di ulteriori disposizioni su un certo numero di aspetti utili a promuovere il benessere animale, rispetto a quanto espresso dai regolamenti dell’UE per l’allevamento di tipo convenzionale (ad esempio, accesso al pascolo; stabulazione in gruppo per i vitelli; nessun stalla con posta fissa a catena; nessuna mutilazione fisica). Dato che gli allevamenti biologici devono essere visitati regolarmente, questi cambiamenti potrebbero migliorare la vita dei bovini da latte allevati in questa tipologia di aziende. Tuttavia, rimangono alcune limitazioni, tra cui una serie di casi che ammettono delle eccezioni (p. Es., Disbudding; stalle a posta fissa con catena) promosse in gran parte dal costante utilizzo di un linguaggio poco chiaro (ad esempio, cura dei vitelli, stabulazione al chiuso) o dal silenzio su aspetti chiave che sono ben noti avere un impatto sul benessere dei bovini da latte (sia all’interno dell’allevamento che una volta fuori dall’allevamento). Le normative future sul biologico dovrebbero continuare a concentrarsi sul miglioramento degli standard di benessere; si spera che questo approccio eserciti una certa pressione anche sul miglioramento degli standard per l’allevamento convenzionale. Inoltre incoraggiamo la ricerca futura nell’analizzare l’efficacia delle normative sul benessere allo scopo di migliorare il benessere degli animali d’allevamento, un’area che rimane in secondo piano.

Organic Dairy Cattle: Do European Union Regulations Promote Animal Welfare?

Eugénie Duval1, Marina A.G. von Keyserlingk2 and Benjamin Lecorps2*

1) Centre de Recherche sur les Droits Fondamentaux et les Évolutions du Droit (CRDFED, EA 2132), UFR de Droit, Administration Économique et Sociale et Administration Publique, Université de Caen Normandie, Esplanade de la Paix, CS14032, CEDEX 5, 14032 Caen, France
2) Animal Welfare Program, Faculty of Land and Food Systems, University of British Columbia, 2357 Main Mall, Vancouver, BC V6T 1Z6, Canada
*Author to whom correspondence should be addressed.

Animals 2020, 10(10), 1786; doi:10.3390/ani10101786

Riferimenti

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