Vetagro è un’azienda leader nella produzione di soluzioni micro-incapsulate per la nutrizione e la salute animale. La sua presenza mondiale consente di avere una visione olistica sulle diverse problematiche dell’allevamento della vacca da latte, nonché sulle diverse soluzioni attuabili. Avendo ancora difficoltà nel visitare fisicamente altri paesi a causa delle restrizioni sanitarie, vogliamo proporvi un viaggio che ci porterà a “visitare” i maggiori paesi produttori di latte accompagnati dai tecnici operanti sul territorio. Analizzeremo le principali caratteristiche delle produzioni lattiero-casearie e le problematiche tipiche dell’allevamento della vacca da latte che caratterizzano quei paesi.

Vi auguriamo “buon viaggio”…

Con una superficie di 8,51 milioni di km2, il Brasile è un paese dalle dimensioni “continentali”. La maggior parte del suo territorio, pari al 66,3% circa, è coperto da foresta nativa mentre la superficie occupata da città ed infrastrutture rappresenta solo il 3,5%. Il 30% circa della superficie del paese è destinata all’agricoltura, con rispettivamente il 9% destinato a coltivo (colture agricole e boschi coltivati) ed il 21,2% circa a pascoli autoctoni o coltivati (EMBRAPA TERRITORIAL, 2020).

Le condizioni agro-climatiche eccezionali del Brasile, sommate alla capacità delle sue risorse umane, creano condizioni eccezionali per la produzione di cibo, ponendo il paese ai primi posti nel mondo per quanto riguarda la produzione e l’esportazione di prodotti agricoli come canna da zucchero, caffè, frutta, cereali, soia e carne (principalmente bovina). Nel 2020 il Brasile si è distinto nell’offerta alimentare mondiale, risultando infatti il quarto produttore mondiale di cereali (7,8% della produzione mondiale) ed il terzo produttore di carne (manzo, suino e pollame; 9,2% della produzione mondiale), mentre per entrambi i segmenti, il Brasile è stato il secondo maggiore esportatore al mondo (Aragão & Contini, 2021).

La produzione cerealicola brasiliana, con un aumento annuale pari a 4,5 milioni di tonnellate, è in costante crescita sin dalla fine degli anni ’70 del secolo scorso (Figura 1). Grazie a tali produzioni il paese è riuscito a coprire la domanda interna diventando uno dei principali player dell’agribusiness mondiale. Dal 1978 al 2020 la produzione di cereali è cresciuta del 440%, sostenuta principalmente da incrementi di produttività (pari al 217%, da 1,2 a 3,7 t/ha) e dall’espansione della superficie coltivata (+ 70%; fonte EMBRAPA, 2018; CONAB, 2020).

Figura 1 – Produzione cerealicola brasiliana (1977-2020), fonte EMBRAPA (2018) e CONAB (2020).

Ciononostante, il Brasile, non ha ancora raggiunto il suo massimo potenziale di produzione agricola, e continua quindi ad investire in processi di intensificazione sostenibile per poter soddisfare l’aumento della domanda alimentare mondiale. Nel 2027, si prevede che il Brasile produrrà oltre 290 milioni di tonnellate di cereali e oltre 34 milioni di tonnellate di carne (manzo, suino e pollame) (EMBRAPA, 2018).

Connesso al settore agricolo, anche il settore dell’allevamento presenta uno scenario in continua crescita. Nel 2020, con 218 milioni di capi (14,3% del totale mondiale), l’allevamento bovino brasiliano è risultato il più grande al mondo (Aragão & Contini, 2021). Al suo interno, l’allevamento dei bovini da latte risulta modesto, pur contando 37 milioni di capi totali e 16,3 milioni di vacche da latte in lattazione (rispettivamente il 17% ed il 7,5% del totale brasiliano).

La performance complessiva del settore lattiero-caseario (presente nel 99% dei comuni del Paese), pur con una produzione media per vacca piuttosto bassa, ha collocato il Brasile tra i 5 maggiori produttori di latte al mondo con 34,8 miliardi di litri prodotti nel 2019 (IGBE, 2021).

Tra il 1961 ed il 2015, l’aumento della produzione di latte è stato lineare con un incremento medio annuo di 0,543 milioni di litri (Vilela et al., 2017). Tra il 2006 ed il 2019, l’aumento della produzione, pari al 69% del volume del latte prodotto, è avvenuto grazie all’aumento della produttività media individuale (+32%, Figura 2), che è passata da 1618 litri a 2140 litri vacca/anno (IGBE 2020, 2021). Il Brasile deve ancora importare latte (1,3 miliardi di litri) principalmente da Argentina e Uruguay per soddisfare la sua domanda interna, ma le proiezioni indicano che la produzione al 2025 oscillerà tra 37,8-46,0 miliardi di litri (Vilela et al., 2017).

Figura 2: Evoluzione della produzione di latte in Brasile (1975-2019), fonte IGBE 2020-2021.

Nel 2017, gli allevamenti con una produzione superiore a 2000 l/capo rappresentavano lo 0,16% del totale e l’8,3% del volume prodotto. Dal 2006 al 2017, la percentuale di aziende lattiero-casearie brasiliane con più di 200 l/d è aumentata dal 3% al 7% e il loro contributo alla produzione nazionale è passato dal 35% al 54% (Tabella 1; Vilela et al., 2017; IGBE, 2021). Pertanto, in modo simile all’andamento globale, la crescita della produzione di latte in Brasile si basa su meno allevamenti ma più tecnici, produttivi e competitivi per far fronte alla diminuzione del margine di profitto.

Tabella 1 – Cambiamenti del numero di aziende di vacche da latte in Brasile dal 2006 al 2017 (fonte IGBE 2021).

ProduzioneDistribuzione Produzione di latte sul totale
2006201720062017
< 200 litri/giorno0.970.930.650.46
> 200 litri/giorno0.030.070.350.54

Tra il 2006 ed il 2016, il consumo pro-capite annuo di latte è aumentato di 3,8 litri, raggiungendo il massimo storico di 179 litri pro-capite nel 2013. Da allora i consumi sono diminuiti, rispecchiando l’inflazione e la riduzione del reddito. Nel 2018 il consumo annuale pro-capite è sceso a 166,4 litri. In Brasile, il consumo dei prodotti lattiero-caseari segue la distribuzione del reddito pro-capite. Sebbene vi sia un’influenza legata a fattori quali il prezzo ed aspetti socioculturali (sesso, età, cultura), il reddito è il fattore principale che modifica il consumo dei prodotti lattiero-caseari in Brasile (Vilela et al., 2017; Siqueira, 2019). Nel 2021, infatti, la riduzione del reddito pro-capite, l’aumento dell’inflazione e la disoccupazione hanno ridotto il consumo domestico di tali prodotti, con la conseguente inevitabile riduzione del prezzo del latte alla stalla che non riesce ormai a tenere il passo con l’aumento dei costi di produzione (2,360 reales/litro pari a 0,372 € ca.). La situazione è ulteriormente aggravata dall’eccezionale siccità che quest’anno ha colpito il paese, contribuendo all’aumento del costo dell’energia elettrica e delle materie prime per l’alimentazione delle vacche, generando una contrazione della crescita del settore.

L’eterogeneità degli allevamenti da latte in Brasile è tanto grande quanto grande è la diversità del paese. Gli allevamenti di vacche da latte presentano enormi differenze sia dal punto di vista gestionale sia nelle razze allevate, come anche nelle condizioni agro-climatiche e, conseguentemente, nel livello produttivo (Tabella 2). Minas Gerais, nella regione sud-est, con il 27,1% della produzione nazionale di latte, è lo stato più produttivo del Brasile, nonché quello con il maggior numero di vacche da latte (3,1 milioni). A seguire, gli stati di Paraná, Rio Grande do Sul, Goiás e Santa Catarina che producono rispettivamente il 12,3%, 12,2%, 9,2% ed l’8,6% del volume nazionale. In termini di produttività, tuttavia, sono lo stato di Santa Catarina ed il comune di Castro nello stato del Paraná a detenere il record, con rispettivamente 3816 e 7478 litri/vacca/anno. Entrambi nella regione meridionale, sono i punti di riferimento dell’allevamento della vacca da latte, con delle produzioni per capo nettamente superiori alla media brasiliana (IGBE, 2020).

Tabella 2: Percentuale della produzione interna e produttività del latte nelle regioni del Brasile.

RegionePercentuale della produzione interna (%)Produttività del latte (l/cow/year)
Sud-Est34.32522
Sud33.43546
Centro-Ovest11.91655
Nord-Est141405
Nord6.4981
Source: IGBE (2020)

Il Brasile è un paese tropicale; il clima è solitamente caratterizzato da alta umidità ed alte temperature. Le aree principali produttrici di latte hanno valori medi di temperatura ed umidità che causano forti stress termici nei bovini ed elevate perdite economiche, anche in presenza di sistemi stabulati (Tabella 3). Pur basandosi in gran parte sull’utilizzo del pascolo e su incroci con Bos indicus, lo stress da caldo rimane un grosso problema da affrontare. Ad oggi, poche ricerche scientifiche sono state condotte sugli effetti dello stress da caldo sui bovini con genetica Bos indicus e loro incroci (Azevedo et al., 2005; Lima et al., 2013).

Tabella 3 – Temperatura e umidità delle principali contee brasiliane nella produzione di latte.

StatoConteaTemperatura media (°C)Umidità media (%)
MinMaxMinMax
MGCoromandel14295580
MGIbiá14308164
MGMonte Alegre de Minas16315579
MGPatos de Minas12315381
MGPatrocínio14298152
MGPompéu13305778
MGPrata13325379
MGUnaí14325176
PRArapoti11277281
PRCarambeí9278085
PRCascavel8287184
PRCastro7278086
PRMallet9267583
PRMamborê12296880
PRMarechal Cândido Rondon12317184
PRPalmeira10287683
PRToledo10307184
RSAlvorada11307183
RSCarlos Barbosa6287481
RSFortaleza dos Valos10297083
RSSanta Vitória do Palmar8277585
RSSão José do Ouro9287281
RSVila Flores9277381
SCIomerê6257585
SCMacieira9267180
GOJataí13325380
GOPiracanjuba14325075
SPAraras11306280
Media 11296880
Source: INMET (2021)

Lo stress da caldo riduce l’assunzione di sostanza secca, la salute, le performance produttive e riproduttive dei bovini (West, 2003). I bovini Zebù esposti a stress da caldo subiscono alterazioni meno gravi rispetto ai bovini di razze B. taurus non adattate ai climi tropicali. Per questo motivo alcune razze di Zebù, come la Gir e la Guzerat, sono state geneticamente migliorate per la produzione di latte sia come linee pure, sia incrociandole con razze più specializzate nella produzione di latte. Ciononostante, tra le diverse razze di Zebù, la Gir, è risultata essere quella meno adattata alle condizioni climatiche calde della regione centrale del Brasile (Cardoso et al., 2015) a causa della sua selezione per la maggior produzione di latte (Santana et al., 2015). Vacche frutto di incroci Zebù-Holstein, come la Girolando, hanno maggior difficoltà ad affrontare il clima tropicale in quanto, all’aumentare della proporzione di genetica Bos taurus, e quindi all’aumentare della produttività, diminuisce la tolleranza al calore (Lima et al., 2013). Ciononostante, la Girolando è la genetica più utilizzata in Brasile per la produzione di latte.

Nel Minas Gerais, lo Stato brasiliano con maggior produzione di latte, le perdite stimate durante i mesi più caldi oscillano tra 1,9 kg e 7,9 kg/vacca/giorno in vacche con una media produttiva giornaliera di 10-30 kg/capo/giorno.

Nello Stato del Paraná, area con condizioni più favorevoli per la produzione di latte rispetto al Minas Gerais, le vacche con un potenziale produttivo di 32,5 kg/giorno perdono circa 3,15 kg/giorno a causa di un THI più alto da dicembre a marzo (Klosowski et al., 2002). In queste condizioni, risultano avvantaggiate le vacche (resa di latte 20,6 kg/vacca/giorno) che iniziano la lattazione nei mesi freddi rispetto agli animali che partoriscono nella stagione calda e piovosa (Souza, 2008) ottenendo in media una produzione di latte più elevata (0,6 kg/vacca/giorno).

Anche per quanto riguarda l’alimentazione delle vacche da latte il panorama brasiliano è vario ed eterogeneo, passando da allevamenti quasi esclusivamente basati sul pascolo a quelli stabulati. L’uso di mangimi è comune in condizioni di pascolo mentre in un sistema stabulato, l’uso del carro miscelatore ed una dieta a base di insilato di mais ed altri foraggi conservati, è più frequente. Essendo uno dei maggiori produttori, la principale fonte proteica è la farina d’estrazione di soia. Questo, congiuntamente al divieto di utilizzo di fonti proteiche di origine animale, limita la formulazione di diete ad alto contenuto di proteina non degradabile. L’impiego di semi di soia trattati ad alte temperature ha permesso l’aumentato dell’efficienza dell’utilizzo di azoto e la maggior resa di latte, proteine, grassi e lattosio (Pereira et al., 2021). Pertanto, in una tipica dieta per vacche da latte brasiliana vi è un netto bisogno di fonti proteiche che migliorino il profilo degli aminoacidi metabolizzabili.

L’utilizzo di diversi modelli nutrizionali (NRC 2001-2021 o CNCPS) suggerisce che la metionina è il primo amminoacido limitante per la sintesi delle proteine del latte nelle diete brasiliane per vacche da latte stabulate tipicamente a base di mais, soia e loro derivati. In questo scenario, per aumentare l’efficienza produttiva, ha senso integrare le vacche da latte con una fonte di metionina by-pass. Le risposte all’impiego di metionina protetta in allevamenti brasiliani riportate in bibliografia sono tuttavia risultate variabili, presentando aumenti della produzione di latte (Junior et al., 2021), della qualità (Sancanari et al., 2002; Junior et al., 2021), dell’efficienza dell’utilizzo dell’azoto (Pereira et al., 2021), finanche a non presentare nessun risultato positivo (Costa, 2008; Greco, 2008; Ostrensky, 2018). Ciò è attribuibile alle condizioni d’impiego che risultano essere molto diverse a causa dell’elevata eterogeneità delle condizioni produttive e climatiche. Un’interessante esperienza è stata fatta presso l’allevamento di vacche da latte “Carlos Barbosa” nella regione del Rio Grande do Sul. Grazie all’apporto di 1,08 g/Mcal ME di metionina metabolizzabile fornita con metionina rumino protetta (Timet®) questo allevamento è in grado di ottenere un’ottima produzione (40,8 litri di media; 130 vacche in lattazione) e di ottenere latte con un contenuto proteico ed un rapporto grasso/proteine adatti alla produzione di formaggi stagionati.

Tabella 4 – Produzione e qualità del latte (media ± dev. st.) di vacche da latte alimentate con l’aggiunta di due diverse fonti di metionina ruminoprotetta (case study).

  CompetitorTimet®
Grassog/100g3.95 ± 0.173.96 ± 0.11
Proteinag/100g3.36 ± 0.053.41 ± 0.06
Lattosiog/100g4.53 ± 0.024.54 ± 0.02
MSNF*g/100g8.72 ± 0.088.84 ± 0.10
Solidi totalig/100g12.67 ± 0.2312.80 ± 0.16
Urea (UN)mg/dl8.74 ± 3.328.83 ± 1.43
SCCCelx1000/ml566.20 ± 52.77569.50 ± 67.51
Densitàg/ml1.03 ± 0.00031.03 ± 0.0002
Grasso/Proteina1.181.16
*milk solids-not-fat

Per quanto concerne la gestione del periodo di transizione, l’utilizzo di colina rumino-protetta in diete specifiche, come anche la creazione di gruppi dedicati, sono pratiche che si stanno facendo strada in particolare negli allevamenti brasiliani più produttivi.

Un’altra esperienza positiva è stata fatta in un allevamento situato a Palma Sola (Santa Catarina) con un’incidenza storicamente medio-alta di malattie post-partum. Grazie all’utilizzo di colina rumino protetta (Ruprocol®) durante il periodo di transizione l’incidenza totale di chetosi, endometrite e metrite del 23% (Tabella 5).

Tabella 5 – Effetto dell’utilizzo di colina rumino-protetta (Ruprocol®) durante il periodo di transizione sull’incidenza delle patologie postparto.

  CasiVacche monitorate IncidenzaRiduzione incidenza
(n)(%)
Chetosi10823246.6---
ControlloEndometrite314576.8---
Metrite8051515.5---
Chetosi7121832.630.0
Ruprocol®Endometrite305825.224.0
Metrite7757813.314.2

Generalmente il Brasile è conosciuto nel mondo, oltre che per la produzione agricola, principalmente per il calcio e la Samba. Purtroppo, recentemente è sotto l’attenzione del grande pubblico anche per problematiche ambientali come i vasti incendi e gli ettari di foresta amazzonica andati in fumo. L’Amazzonia, la più grande foresta pluviale del mondo, ed il Pantanal, la più grande zona umida continentale del mondo, ospita una biodiversità immensa e contribuisce a rallentare il riscaldamento globale. Nel 2020, i dati dell’INPE (Istituto nazionale brasiliano per la ricerca spaziale) hanno riportato un elevato numero di incendi sia in Amazzonia che nel Pantanal. Nel corso del 2020 e del 2021, il fuoco ha consumato rispettivamente 273.300 e 277.600 mila ettari di Pantanal, che corrispondono a circa la superfice di 400.000 campi da calcio all’anno. Nel periodo 2008-2020, in Brasile sono stati registrati in media ogni anno 194.430 incendi. Sebbene la tendenza sia in diminuzione, sono da segnalare anni atipici come il 2010 ed il 2020 (319.383 e 222.797 incendi rispettivamente) che presentano un’attività molto elevata (INPE, 2021). Dal 1998, l’INPE, mediante l’utilizzo di satelliti, fornisce dati giornalieri sul rilevamento di “hot spot”, ovvero qualsiasi area che faccia registrare una temperatura superiore ai 47°C. Le informazioni dell’INPE vengono trasmesse in tempo reale all’Istituto brasiliano per l’ambiente e le risorse naturali rinnovabili (IBAMA) per identificare le aree a rischio di incendi boschivi. L’obiettivo dell’IBAMA è la conservazione ambientale ed il controllo dell’applicazione delle leggi per la protezione della flora e della fauna brasiliane. Il suo operato, nonostante le leggi brasiliane regolamentino l’uso dell’incendio controllato solamente in aree geografiche precedentemente definite (Decreto 2.661/1999), non è certo senza problematiche e durante il periodo 2020-2021 oltre alle consuete difficoltà si è aggiunto un potente alleato degli incendi, una delle siccità più gravi mai registrate in Brasile nell’ultimo secolo.

 

Rubrica a cura di Vetagro


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