Brexit: l’accordo di recesso supera il primo test del Parlamento europeo

La Commissione per gli Affari Costituzionali ha concordato giovedì di raccomandare alla plenaria del Parlamento Europeo di approvare le condizioni di recesso del Regno Unito.

Dopo che la ratifica parlamentare nel Regno Unito è stata conclusa ieri, con il Royal Assent concesso per il disegno normativo dell’Unione europea (accordo di recesso), i deputati della Commissione per gli Affari Costituzionali hanno votato a favore di una raccomandazione positiva relativa all’accordo di recesso UE-Regno Unito, con ventitre voti a favore, tre contro e nessuna astensione.

La votazione ha avuto luogo dopo una dichiarazione del presidente della Commissione Antonio Tajani (PPE, IT) e una discussione tra il coordinatore della Brexit del Parlamento, Guy Verhofstadt (Renew Europe, BE) e i coordinatori dei gruppi politici.

Il dibattito in seno alla Commissione si è incentrato sul contributo del Parlamento alla protezione dei diritti dei cittadini nel contesto della Brexit (con la maggior parte degli oratori durante il primo turno che ha elogiato la squadra negoziale dell’UE), nonché sulle misure che dovrebbero essere adottate dal Regno Unito e dall’UE27 i governi a continuare a proteggere questi diritti durante il periodo di transizione e oltre. La discussione ha anche affrontato l’impatto complessivo della Brexit e le future relazioni tra l’UE e il Regno Unito, che sarà l’obiettivo dei futuri negoziati.

E’ possibile vedere il dibattito su EP Live.

Prossimi passi

Il recesso del Regno Unito dall’UE è fissato per la mezzanotte CET del 31 gennaio 2020, con il Parlamento che voterà l’accordo mercoledì 29 gennaio prossimo. Per entrare in vigore, qualsiasi accordo di recesso tra l’UE e il Regno Unito deve essere approvato dal Parlamento europeo a maggioranza semplice dei voti espressi (articolo 50, paragrafo 2, del trattato sull’Unione europea). Il Consiglio concluderà quindi il processo da parte dell’UE con un voto a maggioranza qualificata, previsto per il 30 gennaio.

Fonte: Parlamento Europeo

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