Buiatria, antropologia di una passione: la testimonianza del Prof. Ballarini

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Buiatria, antropologia di una passione: la testimonianza del Prof. Ballarini

In occasione del Congresso organizzato tra il 10 e il 13 ottobre 2018 per il 50° anno dalla fondazione della Società Italiana di Buiatria, il Prof. Giovanni Ballarini parlerà della nascita della Società della quale fu tra i fondatori.

RUMINANTIA riporta un anticipo dell’intervento.

 

Non viviamo un’era di cambiamenti, ma un cambiamento di era 

Mai come oggi, anche in buiatria, il futuro pare diventato un problema e questo perché non viviamo in un’era di cambiamenti, ma in un cambiamento di era del quale dobbiamo renderci conto. Molte sono le sfide che già oggi, ma soprattutto nel prossimo futuro, l’allevamento dei bovini dovrà affrontare: dalla Questione Etica del Benessere Animale, alla Questione Sanitaria e Questione Qualità delle Produzioni, fino alla tanto dibattuta Questione Ambientale. In questo momento è però opportuno cercare d’intuire quali saranno le linee che delineeranno il futuro sviluppo della medicina bovina e della figura del buiatra e quali saranno le sfide che la Società Italiana di Buiatria dovrà affrontare. 

Buiatria, genomica e microbioma 

Il potente strumento della genomica sta dominando l’allevamento della vacca da latte con la scelta degli animali miglioratori in base alla misurazione del potenziale genetico scritto nel DNA e permettendo di selezionare non solo i padri e le madri dei tori, ma anche i vitelli nati dal loro accoppiamento. La genomica, quindi, non è solo strumento per la scelta dei tori ma anche per quella delle vacche e delle manze ed i chip per le analisi del DNA hanno ormai un costo che ne rende possibile l’utilizzo anche per l’allevatore comune e per il buiatra. Esistono oggi tipologie di chip che consentono di capire se l’animale è portatore di geni legati a patologie ereditarie d’interesse buiatrico come la CVM (Complex Vertebral Malformation), la Brachyspina o BLAD (Bovine Leukocyte Adhesion Deficiency) e altre patologie che si aggiungeranno nel prossimo futuro. In modo analogo, le conoscenze sul microbioma bovino, soprattutto su quello ruminale, avranno riflessi sulla salute e potranno essere usate non solo per aumentare o modificare le produzioni, ma anche nella veterinaria preventiva. 

Buiatria 4.0 

Sempre più si parla di rivoluzione 4.0, una sigla che indica un ulteriore passo avanti nelle tecniche produttive dopo i tre altrettanto significativi già avvenuti nel passato, ognuno legato all’introduzione di una nuova tecnologia. La robotica è già presente negli allevamenti con applicazioni che includono mungitura, raccolta e smistamento delle produzioni, alimentazione degli animali, pulizia automatica e che nei paesi industrializzati avranno un impiego sempre più vasto. La rivoluzione 4.0 indubbiamente interesserà una buiatria che già si trova ad operare in allevamenti in via di automatizzazione ed interconnessi, se consideriamo che già con l’inizio di questo secolo si sono diffuse tecnologie digitali e collegate tra loro con software avanzati, cloud, robotica e strumenti tecnologici che promuovono la creazione di una produzione agroalimentare interconnessa e automatizzata alla quale non può sfuggire l’allevamento bovino.

Volendo individuare i cardini intorno ai quali ruota la rivoluzione in atto possiamo dire che riguarda:

  1. L’utilizzo dei dati come strumento per creare valore;
  2. Come i dati, una volta raccolti, possano diventare uno strumento di competizione e di successo;
  3. La costruzione di nuovi rapporti/interazioni uomo-macchina; come comunicare con le macchine, strumenti, interfacce, linguaggi;
  4. Creazione di ponti tra digitale e reale con una nuova manifattura di produzione di beni e servizi nella quale i dati, analizzati e processati, possano essere utilizzati come strumenti per istruire le macchine e per produrre beni.

La popolazione mondiale ha superato i sette miliardi, la domanda di cibo continua ad aumentare con richieste non solo di quantità, ma anche di sempre maggiore diversificazione, efficienza, qualità e tracciabilità, e con riduzione degli sprechi e sostenibilità che soltanto sistemi 4.0 di automazione e robotica possono assicurare. Le tecnologie genetiche e gestionali favoriranno questa crescita dell’allevamento bovino in impianti sempre più grandi ed efficienti dove sarà necessaria sempre meno manodopera, sostituita da attrezzature robotizzate e con sensori in grado di monitorare costantemente le funzioni metaboliche e le patologie dei singoli animali, producendo informazioni che saranno poi gestite dall’Intelligenza Artificiale (IA). Anche se l’allevamento bovino per la produzione della carne e del latte, se comparato con altri settori, è relativamente lento nell’adottare i robot, negli ultimi anni gli sviluppi della tecnologia – testimone ne è la robotica di mungitura – dimostrano che diverrà parte integrante del processo che riguarda la produzione e la distribuzione del cibo, partendo dai campi per arrivare nelle cucine, creando valore per un’industria che deve rispondere ad una domanda crescente e ad esigenze variegate. 

Uno degli elementi più evidenti che riguardano la Buiatria è il complesso mondo di applicazioni scientifiche, tecnologie e strumenti di comunicazione che sono correlabili all’ambito dell’Allevamento di Precisione nel quale si vuole operare con un approccio su misura, correlando insieme tecnologie meccaniche, sensori di diverso tipo e strumenti digitali per fare la cosa giusta al momento giusto. Di particolare interesse è una prevedibile robotizzazione della diagnostica d’allevamento basata su sensori che forniscano una vasta e continua quantità di dati che riguardino: condizioni ambientali (temperatura, umidità, concentrazioni di gas nell’aria ecc.), livelli di motilità dei singoli animali, loro peso corporeo, consumi alimentari individuali, livelli di produzione di latte e sue caratteristiche (temperatura, pH ecc.).  

Nella buiatria del singolo animale una lunga esperienza ha codificato metodologie diagnostiche e d’intervento. Nella più recente buiatria d’allevamento, per la quale in un recente passato è stato detto che la malattia del singolo animale è il sintomo della malattia dell’allevamento, molte sono ancora le incertezze, ma soprattutto non si può attendere di avere animali ammalati per intervenire. A questo riguardo sarà necessario utilizzare la folla di dati rilevabili con la sopra citata robotizzazione e sensoristica, usando soprattutto algoritmi elaborati nella promettente Intelligenza Artificiale. 

Buiatria e Intelligenza Artificiale (IA) 

Dopo lo sviluppo robotico dal punto di vista meccanico e di hardware, l’Intelligenza Artificiale (definita anche con l’equazione IA = Big Data + Machine Learning) sta rapidamente diventando la tecnologia di base per qualsiasi forma di robotizzazione e si sta affacciando nel mondo della salute. Senza considerare le applicazioni nella ricerca e nell’ottenimento delle informazioni presenti nelle sempre più vaste banche dati, i sistemi di IA possono affiancare l’intelligenza umana. I due tipi d’intelligenza infatti si integrano e si completano reciprocamente. L’IA inoltre, può aiutare ad aumentare la velocità e la qualità del processo decisionale, mediante analisi predittiva ed utilizzo oggettivo dei dati, soprattutto nella diagnostica d’allevamento. 

Più che discutere sulla possibilità che l’IA sia una minaccia, se ci dominerà o se procurerà danni immaginati da vane speculazioni, non ultimo il principio di precauzione, è necessario rendersi conto che si tratta di una realtà inevitabile che sta avendo, e avrà, un impatto su tutte le nostre attività, non ultima sulla buiatria, sollevando non solo aspetti tecnici operativi, ma anche etici e legali. 

Una prima preoccupazione sembra riguardare la possibilità che l’IA possa rendere inutili, o almeno possa ridurre, le attività buiatriche, dimenticando che la buiatria è una tecnologia complessa che si fonda sulla scienza e che nessun robot o algoritmo, anche se progettati da uomini, al momento, e anche nel breve e forse anche nel medio termine, è in grado di affrontare sfide cognitive e operative a più livelli, come invece è in grado di fare una mente umana scaturita da una lunghissima e irripetibile selezione naturale. 

Realistico è invece riconoscere che una corretta applicazione in buiatria dell’IA accelera il processo diagnostico e ne riduce gli errori, non solo nella clinica individuale ma soprattutto in quella di gruppo, mandria, allevamento e popolazione. Solo la macchina riesce a elaborare con accuratezza, e soprattutto rapidamente, un’enorme quantità di dati. Con i metodi tradizionali infatti sarebbe necessario un gran numero di persone e tempi lunghissimi, come dimostra la lentezza con la quale si è potuta ricostruire, e solo parzialmente, l’epidemiologia della Mucca Pazza. Inoltre, la macchina non ha alcuna componente emotiva, e non è soggetta a stress e ad autoinganni, anche inconsci, che possano falsare decisioni cliniche ed epidemiologiche. Solo una macchina, con gli algoritmi adatti, può elaborare l’enorme massa di dati prodotti negli allevamenti informatizzati dai sensori che riguardano il movimento degli animali, i loro consumi alimentari, la produzione e talune caratteristiche del latte ecc. Attraverso l’IA sarà possibile avere quasi immediatamente una precisa anamnesi individuale e soprattutto di gruppo o allevamento. 

L’IA, attraverso l’accesso alle banche dati, è diventata, e sempre più sarà, uno strumento indispensabile per individuare situazioni patologiche e parapatologiche rare o di recente introduzione locale, consentendo di chiarire quadri clinici oscuri e permettendo d’intervenire tempestivamente ed efficacemente, soprattutto nella clinica dell’allevamento bovino. Sarà così possibile passare ad una buiatria predittiva ridimensionando la buiatria farmaco-terapeutica e progressivamente abbandonando l’attuale buiatria difensiva. 

Con il termine buiatria predittiva si fa riferimento a quell’approccio che a livello di popolazione, linea genetica, condizioni ambientali, tecnologie d’allevamento, livelli di produzione ecc. tende ad indagare e valutare in termini probabilistici tutti quei fattori che possono favorire l’insorgenza di disturbi metabolici e di malattie. Importante in questo contesto è una conoscenza del genoma della linea genetica allevata. La buiatria predittiva è quindi  probabilistica e di mandria, e come tale consente interventi mirati che permettono di determinare il profilo di rischio di ciascun allevamento, di monitorarne l’evoluzione e di realizzare adeguati interventi preventivi ambientali e nutrizionali. Una delle forme principali di buiatria predittiva è quella genomica, che ha come presupposto teorico la conoscenza dell’assetto genetico degli animali in allevamento e delle loro potenziali fragilità, e che permette di calcolare anche il rischio stalla per le diverse condizioni patologiche in modo da stabilire e proporre gli opportuni interventi. 

Una non trascurabile conseguenza della buiatria predittiva è la riduzione della buiatria farmaco-terapeutica, e di conseguenza dell’uso degli antibiotici e dei rischi da residui farmacologici negli alimenti di produzione buiatrica. 

L’uso di algoritmi stabiliti attraverso l’IA permette di avere protocolli diagnostici e di intervento che proteggono il buiatra da eventuali responsabilità in quella che ora è denominata buiatria difensiva. 

Buiatria tra rischi e paure 

Scompariranno i buiatri? Analogamente a quanto già oggi avviene in altri campi di applicazione, l’IA non sostituirà l’uomo, nel nostro caso il buiatra, ma diventerà uno strumento per aumentare la precisione e la sicurezza della sua azione, dalla diagnosi agli interventi, senza dare una soluzione complessiva. Questa, infatti, non deriva soltanto dalle indicazioni che possono scaturire dagli algoritmi di elaborazione dei dati di ogni singola situazione ambientale, ma è la conseguenza di un’ulteriore, ponderata valutazione di un complesso di situazioni socio-economiche. Basti pensare al ruolo che condizioni quali le esigenze connesse alla salute pubblica (controllo dell’antibiotico-resistenza ecc.), al benessere degli animali, alle condizioni di mercato possono avere nelle decisioni di intervento. Indubbiamente l’IA trasformerà ciò che significa essere buiatra, alcuni compiti scompariranno e altri saranno aggiunti alla routine di lavoro ma non ci sarà mai una situazione in cui un robot prenderà il posto della persona fisica dato che fare una diagnosi e trattare un problema buiatrico richiedono una creatività ed una capacità di risoluzione del problema che né IA né robot avranno mai. Le malattie possono essere uguali se non simili, ma il singolo animale o allevamento sono unici e nessun caso è uguale all’altro, per questo motivo per la valutazione dei dati è necessaria la competenza di un professionista che si assuma anche la responsabilità e i doveri che le tecnologie non possono assumersi. Più che di una competizione tra tecnologia e uomo, è più opportuno parlare di cooperazione in un giuoco di squadra. 

Qual è il futuro dell’industria farmaceutica buiatrica? Il citato passaggio ad una buiatria predittiva, con il ridimensionamento della buiatria farmaco-terapeutica, non rischia di far scomparire l’industria farmaceutica buiatrica che però deve rivolgersi anche alla produzione e commercializzazione dei nuovi strumenti diagnostici informatici, quali sono quelli della sensoristica diagnostica e soprattutto dei programmi di gestione dei dati, con i loro algoritmi, se saranno la vera innovazione e per questo oggetto di  competizione e di reddito delle imprese produttrici.

Buiatra medico dei bovini 

Il buiatra, figura centrale della buiatria è, e dovrà rimanere, il medico dei bovini, come chiaramente indica l’etimologia. Per questo deve sapere mantenere la propria identità di clinico, capace d’intervenire in maniera cosciente ed attiva negli inevitabili cambiamenti di un futuro già iniziato e dominato da mutamenti culturali, sociali, economici e climatici. 

È necessario che il buiatra continui ad esercitare la propria funzione sanitaria secondo un’etica e una pratica centrata sulla salute dell’animale, e contestualmente del consumatore e dell’ambiente, mirando sempre più ad interventi preventivi capaci di evitare o ridurre gli interventi curativi, in un contesto in cui si pensa che la soluzione di ogni problema sia il farmaco e non una corretta conduzione dell’allevamento o corretti livelli di produzione, evitando subordinazioni a false, se non pericolose, tentazioni e la prevalenza di interessi produttivistici su quelli biologici e sanitari, come quelli che hanno portato a ritenere prioritaria la produzione rispetto al benessere dell’animale. 

Con l’avvento del concetto “Un mondo – un’unica salute” (One World – One Health), i buiatri hanno assunto un ruolo centrale nel produrre, interpretare, comunicare e applicare le informazioni scientifiche nel miglior modo possibile per prendere decisioni informate ed intraprendere azioni adeguate. Un’attività basata sull’evidenza integrata con la normale pratica clinica può consentire ai buiatri di esplorare nuove aree di specialità o avanzamenti all’avanguardia nella professione, permettendo un miglioramento della qualità, progettazione e anche delle sperimentazioni cliniche. 

Società Italiana di Buiatria e un nuovo modo di allevare 

La costituzione nel 1968 della Società Italiana di Buiatria è stata l’obbligata conseguenza di cambiamenti socio-culturali che non cessano e tanto meno cesseranno nel futuro, ma cambieranno solo contenuti, come è il caso della rivoluzione informatica già in atto. Il cammino iniziato nel 1968 e la storia di questi ultimi cinquant’anni stanno a dimostrare il successo di una Società che ha saputo essere il punto d’incontro e di discussione dialettica tra diverse culture e competenze e, soprattutto, un indispensabile luogo di compenetrazione delle nuove tecnologie, divenendo un valido bilanciamento alle frammentazioni provocate dalle pur indispensabili specializzazioni con le loro tendenze centrifughe. 

E’ sotto gli occhi di tutti il disagio dell’attuale società di fronte al modo nel quale sono mantenuti gli animali negli allevamenti, che si spinge fino a proporre, se non al voler esigere, drastiche soluzioni come quella di una utopistica società vegetariana. Disagio che sfocia in manifestazioni più o meno intense a seconda della specie animale e che non risparmia i bovini, per i quali non sono certamente sufficienti piccoli e puntuali interventi, ma che rendono necessario pensare, studiare, progettare e sperimentare un nuovo modo di allevare usando soprattutto le tecniche che si stanno rendendo disponibili con la Buiatria 4.0. 

In questo contesto la Società Italiana di Buiatria deve assumere un ruolo di collegamento, se non di incubatoio, per una buiatria basata sull’evidenza i cui principi dovranno servire sempre più a far interagire i mondi della ricerca accademica e della realtà pratica con l’obiettivo, oggi sempre più importante se non indispensabile, di trovare un nuovo modo di allevare. 

Buiatria antropologia di una passione 

I tempi spiegano le tecnologie, ma l’umanesimo spiega i tempi“, afferma Ivano Dionigi e di questo bisogna tenere conto considerando che l’uomo ha bisogno dei bovini, e li manipola e modifica secondo le esigenze della sua società, e soprattutto della propria cultura. Ogni cultura trasferisce nell’allevamento degli animali allo stesso tempo le proprie necessità, i propri problemi, le ansie e le speranze in una molto complessa e ancora poco esplorata zooantropologia. 

La sfida zooantropologica posta alla nostra società multiculturale consiste nello sviluppare non solo un già citato nuovo modo di allevare che assicuri agli animali benessere, ma anche una dignità culturale in un nuovo patto tra le società umane e le società degli animali allevati  Questo dovrà essere uno dei principali obiettivi dell’Allevamento Post-industriale che abbiamo iniziato a costruire. 

I cinquant’anni della Società Italiana di Buiatria, con i suoi contatti con altre Società Buiatriche internazionali e di altre nazioni, e con Società Scientifiche italiane, dimostrano che il suo successo non deriva soltanto dalle acquisizioni scientifiche, tecniche e pratiche, ma soprattutto da una passione umana capace di combinare competenze diverse in un’unità necessaria per affrontare le future sfide dell’allevamento bovino. 

 

Giovanni Ballarini – Socio Onorario

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About the Author:

Prof. Emerito presso l'Università degli Studi di Parma. Email: prof.ballarini@libero.it

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