Che differenza può fare una visita? Cambiamenti di opinioni sul benessere animale dopo che un gruppo di cittadini interessati ha visitato un allevamento di bovini da latte

//Che differenza può fare una visita? Cambiamenti di opinioni sul benessere animale dopo che un gruppo di cittadini interessati ha visitato un allevamento di bovini da latte

Che differenza può fare una visita? Cambiamenti di opinioni sul benessere animale dopo che un gruppo di cittadini interessati ha visitato un allevamento di bovini da latte

Beth Ann Ventura1, Marina A. G. von Keyserlingk1, Hannah Wittman2, Daniel M. Weary1* 
1 Animal Welfare Program, University of British Columbia, Vancouver, BC, Canada, 
2 Centre for Sustainable Food Systems, University of British Columbia, Vancouver, BC, Canada 
* dan.weary@ubc.ca 

Abstract 

Le preoccupazioni dei cittadini riguardo il benessere degli animali da allevamento vengono spesso respinte, sulla base del presupposto che essi non siano in realtà ben informati sulle pratiche zootecniche. Abbiamo effettuato dei sondaggi conoscitivi su alcuni cittadini interessati (n = 50), prima e dopo un tour effettuato da loro stessi in una fattoria costituita da 500 capi. Le domande del sondaggio effettuate sul “prima” (della visita) esploravano le opinioni, le preoccupazioni e i valori riguardanti l’allevamento e il benessere dei bovini da latte; insieme a queste domande è stato fatto fare un breve quiz sulle conoscenze di base riguardanti questa tipologia di allevamento.

Un sondaggio effettuato sul “dopo” (della visita), ha esplorato fino a che punto queste opinioni erano cambiate in seguito al tour. Prima della visita, la maggior parte dei partecipanti ha risposto correttamente alle domande del quiz riguardanti le metodiche di alimentazione e di stabulazione, ma i punteggi relativi a domande più specifiche, come quella sulla separazione precoce del vitello dalla madre, erano molto bassi. I partecipanti hanno preso in considerazione diversi aspetti ritenuti da loro necessari affinché i bovini da latte possano avere una buona qualità di vita: presenza di cibo e acqua freschi, possibilità di pascolamento, di essere manipolati con gentilezza, presenza di spazio sufficiente, di un riparo, di condizioni igieniche adeguate, di aria fresca e sole, di interazione sociale, di assenza di stress, di buona salute e di sicurezza nei confronti di eventuali predatori. Questi elementi riflettono una concezione diversa del benessere animale che comprende aspetti come benessere fisico e mentale, la vita naturale e una gestione della mandria più umana. La visita ha avuto effetti contrastanti sull’opinione che le vacche da latte avessero una buona qualità della vita, migliorando le opinioni di un quarto dei partecipanti, peggiorandole in un terzo mentre, nei rimanenti partecipanti, non ha generato alcun cambiamento di opinione. La visita sembrava aver attenuato alcune preoccupazioni (ad es. quelle riguardanti la somministrazione adeguata di cibo e acqua e la gestione più umana della mandria) ma ne ha incrementate, se non suscitate, delle altre (come, ad esempio, la mancanza di un accesso al pascolo e la separazione precoce del vitello dalla madre). Inoltre, alcuni aspetti relativi al benessere animale sollevati dai partecipanti (come, ad esempio, la conduzione di una più simile a quella naturale, la gestione umana) sembravano avere un ruolo importante nell’influenzare le opinioni riguardanti l’allevamento. Questi risultati suggeriscono che l’educazione delle persone e il contatto con l’allevamento del bestiame possono appianare alcune preoccupazioni, ma probabilmente altre continueranno a perdurare, specialmente quando le pratiche allevatoriali  entrano in conflitto con aspetti profondamente radicati nell’idea che le persone hanno di gestione degli animali. 

Introduzione 

L’allevamento è stato oggetto di critiche crescenti per quanto riguarda il benessere degli animali, ma talvolta queste critiche vengono respinte dagli addetti ai lavori di questo settore perché spesso originano da una disinformazione generale dell’opinione pubblica [1-3]. L’idea che le critiche espresse dall’opinione pubblica si basino su equivoci relativi alla vera natura delle pratiche specializzate, è noto come modello del deficit di conoscenza della comprensione pubblica. Secondo questo modello, noto anche come lacuna di conoscenza, deficit informativo o deficit cognitivo [4,5], le preoccupazioni possono essere mitigate attraverso l’educazione, allo scopo di allineare le opinioni pubbliche con quelle degli esperti (si veda [6] per un’analisi dettagliata delle ipotesi e dei limiti del modello di deficit della conoscenza). Oltre alle differenze riguardanti la conoscenza che esistono tra i soggetti che gravitano all’interno e all’esterno dell’industria del bestiame, le persone possono avere anche differenti valori [6,7]. I valori sono auspicabili, obiettivi che vanno al di là delle situazioni…che servono come principi guida nella vita delle persone”[8], e come tali sono fondamentali sia nella formazione delle credenze che del comportamento[9,10]. Per quanto riguarda i sistemi d’allevamento e il benessere animale, i valori funzionano anche come criteri usati dalle persone per valutare i metodi di produzione [11,12]. Le preoccupazioni scaturiscono quando un individuo riscontra un qualcosa che entra in conflitto con i suoi valori. Poiché sia la conoscenza che i valori contribuiscono alle preoccupazioni [13], è importante che entrambi vengano utilizzati nella ricerca volta a comprendere le preoccupazioni dell’opinione pubblica per quanto concerne il benessere degli animali d’allevamento. La ricerca Europea ha messo in evidenza il fatto che molti cittadini non hanno effettivamente una conoscenza ed un’esperienza adeguate riguardo l’allevamento del bestiame [12,14,15], ma finora sono stati condotti pochi studi rilevanti per poter avere dei dati sulla popolazione del Nord America. Allo stesso modo, i progetti Welfare Quality® hanno iniziato ad esaminare i valori relativi al benessere animale dei cittadini Europei, ma ad eccezione di indagini di mercato [16,17] e di indagini quantitative sulle preferenze dei consumatori [18], pochi studi nordamericani hanno esaminato ciò che i cittadini conoscono e apprezzano circa il benessere degli animali d’allevamento[19-21]. Alla luce delle preoccupazioni sull’ignoranza dei cittadini nei confronti dell’allevamento del bestiame, c’è la necessità di condurre studi basati su esperienze di vita reale, ad esempio, introducendo i cittadini di persona alla vita agreste. Ad eccezione di due studi olandesi su bovini da latte e suini [12,22], non conosciamo alcuna ricerca che abbia messo a confronto alcuni cittadini non del settore con la vita condotta all’interno di aziende agricole operative e che abbia poi valutato le loro risposte. Gli scopi del presente studio erano primariamente di descrivere le opinioni, le preoccupazioni e i valori riguardanti il benessere animale di un gruppo di cittadini laici interessati, prima della loro visita ad un’azienda di bovini da latte operativa e, secondariamente, di determinare (insieme allo svolgimento di un quiz sulle loro conoscenze di base) come queste preoccupazioni e questi valori, cambiassero dopo averla visitata. Ci siamo concentrati sul settore dei prodotti lattiero-caseari perché questo ha ricevuto finora meno attenzioni riguardo il benessere animale, rispetto ad alcune delle altre tipologie di produzioni animali [15,23,24]. Per fornire un test potente e funzionale sull’ipotesi del deficit di conoscenza, abbiamo reclutato partecipanti che si occupavano di questioni relative al cibo, ma che non erano affiliati all’industria casearia e abbiamo selezionato un’azienda agricola riconosciuta dall’industria lattiero-casearia come ad elevati standard di benessere e di produzione [25]. Abbiamo previsto che i risultati del quiz, le opinioni e le preoccupazioni dei partecipanti sarebbero cambiate dopo aver visitato la fattoria, ma che i valori relativi al benessere animale, essendo concetti relativamente solidi, non sarebbero mutati allo stesso modo. 

Metodi 

Abbiamo condotto i sondaggi prima e dopo la visita autogestita di un gruppo di cittadini non appartenenti al settore lattiero-caseario ad un allevamento  di bovini da latte in attività nell’estate 2014 nella Fraser Valley della British Columbia. L’University of British Columbia Dairy  Research and Education Centre (di seguito denominato “ l’allevamento”) opera sia come azienda lattiero-casearia che come sito di ricerca per l’università. La mandria comprendeva circa 500 bovini di razza Frisona, di cui 230 circa venivano munti abitualmente. Il tour comprendeva la visita della vitellaia, dove i partecipanti potevano osservare i vitelli alloggiati in cuccette individuali e in piccoli gruppi e della stalla principale, definita a posta libera, dove le bovine venivano stabulate (in gruppi costituiti dai 12 ai 24 capi) in recinti dove potevano muoversi liberamente. I recinti avevano una zona (cuccetta) per bovina e un minimo di 60 cm di spazio per capo lungo la zona di alimentazione. Alle bovine veniva dato libero accesso ad una razione mista, composta da foraggi e concentrati, formulata per soddisfare le esigenze dei soggetti in base al loro stadio di sviluppo e alla fase di produzione. Queste condizioni seguono gli standard richiesti dal Canada’s National Code of Practice for the Care and Handling of Dairy Cattle [26]. In zone adiacenti alla stalla era disponibile un pascolo, ma durante la visita le bovine erano alloggiate al chiuso. Questo progetto ha ricevuto l’approvazione del consiglio di etica della ricerca dell’Università della British Columbia con la certificazione: H14-01689. 

Descrizione del questionario 

Lo studio si è svolto nell’agosto 2014 in concomitanza con il tour ciclistico annuale di Slow Food®, durante il quale alcuni cittadini visitano vari allevamenti e aziende agricole presenti lungo un percorso prestabilito. I visitatori sono stati invitati a rispondere ad un breve sondaggio “prima” e “dopo” aver visitato l’azienda. Prima di visitare l’azienda, i partecipanti hanno completato un questionario della durata di 5-10 minuti ( sondaggio sul “prima”, vedere la Tabella 1) che comprendeva domande sia quantitative che qualitative. Le domande sono state strutturate per valutare le impressioni di base dei partecipanti (sia generali [associazioni più frequenti] che specifiche [vale a dire se i bovini conducono una buona tipologia di vita o se di scarsa qualità]), le preoccupazioni e valori associati al benessere dei bovini da latte. Poiché il sondaggio  sul “prima” veniva svolto appunto prima che i partecipanti visitassero l’azienda, queste domande riguardavano i bovini da latte in generale. Visto che il benessere animale tende ad essere un tema emotivo, il sondaggio è stato progettato per evitare domande tendenziose. Ad esempio, il termine “benessere animale” non è stato utilizzato, proprio per evitare pregiudizi da parte dei partecipanti. La valenza delle domande è stata bilanciata anche mediante il questionario, ad esempio attraverso l’inserimento di domande riguardanti la “buona qualità della vita” (positivo) contro domande più indirizzate verso le preoccupazioni (aspetto negativo). I partecipanti hanno completato anche un quiz di cinque domande (definito quiz del “prima”). Dato che il tour si è svolto nella provincia della British Columbia (Canada), queste domande avevano lo scopo di recepire le pratiche più comuni presenti in questa provincia utili per eventuali dibattiti sul benessere animale, intorno alle quali ci sono idee comuni sbagliate. Per questo, non pensiamo che queste risposte siano in grado di offrire un quadro completo di tutte le possibili conoscenze utili riguardanti il benessere dei bovini da latte. I partecipanti hanno poi intrapreso un tour autoguidato attraverso la struttura. Il tour prevedeva otto fermate posizionate lungo le principali infrastrutture per gli animali. In queste fermate si affrontavano alcune tematiche come la gestione e l’alloggiamento dei vitelli, le linee guida canadesi per la cura degli animali in azienda, una giornata nella vita della vacca da latte, la salute, l’alimentazione, l’aspetto riproduttivo e il comportamento in generale delle vacche. Alcuni studenti laureati si trovavano ad ogni fermata ed erano disponibili a rispondere alle domande. I partecipanti erano liberi di fermarsi dove volevano e in seguito gli è stato chiesto di indicare quali fermate avessero effettuato. Non c’era un limite di tempo durante il quale completare la visita. Al termine, i partecipanti hanno compilato un questionario (definito del “dopo” visita) della durata di 5-10 minuti, messo a punto per cogliere gli eventuali cambiamenti riguardanti le impressioni, le preoccupazioni e i valori. Le domande sul “dopo” si focalizzavano sulle reazioni dei partecipanti specifiche per questo allevamento visitato. Ai partecipanti è stato inoltre chiesto di rispondere nuovamente alle stesse domande del quiz presentato prima della visita dell’allevamento (definito come quiz del “dopo”). 

Campione dei partecipanti 

Il reclutamento di partecipanti provenienti da un’attività sponsorizzata da Slow Food® è stato intenzionale, in quanto le persone molto coinvolte in tematiche riguardanti l’alimentazione e l’allevamento, tendono ad essere i primi, talvolta anche in maniera esagerata, a prendere parte a discorsi su questioni controverse. Sapevamo che questi individui (all’interno di una popolazione mista) sarebbero risultati probabilmente più interessati e ben informati circa l’allevamento del bestiame, rispetto ad altri cittadini considerati laici (non coinvolti nel settore lattiero-caseario). Un totale di 50 partecipanti ha completato i sondaggi  sul “prima” e sul “dopo” e quindi sono stati inclusi nell’analisi (vedere la Tabella 2 per i dati demografici dei partecipanti). Di questi partecipanti, 30 erano donne, 27 erano persone con un’età compresa tra i 35 e i 54 anni (con un altro 30% al di sopra dei 55 anni d’età), la maggior parte (n = 30) aveva una laurea o un titolo di studio superiore e la maggioranza dei soggetti avevano vissuto buona parte della loro vita in contesti urbani o periferici (n = 40). Delle quattro persone che hanno affermato di essere cresciute in un’azienda agricola, nessuna ha indicato di aver vissuto o lavorato in un’azienda del settore lattiero caseario. La metà dei partecipanti ha dichiarato di non essere informato riguardo il questo specifico settore, mentre altre 22 persone invece hanno dichiarato di essere piuttosto informate. Tutti i partecipanti vivevano in Canada al momento dell’indagine e tutti, tranne due, consumavano latticini; coloro che non li consumavano era perché risultavano intolleranti al lattosio. 

Tabella 1. Panoramica del sondaggio sulla visita in azienda 1 riguardante le impressioni, i valori, le preoccupazioni e le conoscenze di base dei cittadini in relazione al benessere dei bovini da latte.

1 Il sondaggio sul “prima” della visita è stato elaborato per suscitare risposte in merito all’allevamento da latte in generale, in quanto i partecipanti hanno completato il sondaggio all’arrivo in azienda e prima di entrare nella stalla. Una volta che i partecipanti hanno completato il loro tour della fattoria, hanno completato il sondaggio sul “dopo”. Queste domande erano tutte formulate per suscitare risposte specifiche per l’azienda che avevano appena visitato. 
2 QL= risposte aperte qualitative, QT= risposte quantitative metodo della scala di Likert. 
3 Come riflesso dei comportamenti, le preoccupazioni gettano luce sui valori sottostanti. 
4 Le domande del quiz sono state poste due volte, sia per quanto riguarda il “prima” che il “dopo”. L’ordine delle domande del quiz era casuale. 

Tabella 2. Descrizione dei partecipanti che hanno completato il sondaggio sia sul “prima” che sul “dopo” visita all’allevamento di bovini da latte (n=50).

1 Aziende diverse da allevamenti di bovini da latte

Analisi 

Analisi qualitative  

Le analisi del contenuto sono state utilizzate per le risposte qualitative [27]. Questo processo ha richiesto una lettura approfondita e una rilettura del testo generato, con il/i ricercatore/i che prendeva nota dei modelli emergenti e assegnava i temi e i sotto-temi alle relative sezioni di testo. I commenti sono stati letti con l’obiettivo di identificare impressioni, preoccupazioni e principi relative all’industria lattiero-casearia e al benessere animale. L’autore principale (B.A. Ventura) ha codificato i dati, insieme ad un altro ricercatore specializzato in analisi qualitative che codificava, in maniera indipendente, una sottosezione dei dati per rafforzare l’affidabilità dei codici. La concordanza tra le liste di codifica iniziali era molto alta; i codici sono stati poi discussi fino a quando non sono stati raggiunti gli schemi concordati, con conseguente codifica pienamente coerente tra i due programmatori. Sono stati sviluppati due schemi principali per descrivere le impressioni e i valori di riferimento dei partecipanti che avevano prima della visita in azienda:  

1) “opinioni sul comparto” per descrivere le impressioni generali sull’industria lattiero-casearia; 

 2) “Valori FAW” per descrivere i valori legati al benessere degli animali d’allevamento (FAW), che comprendeva ciò che i partecipanti ritenevano caratterizzasse un buon tenore di vita per le vacche da latte e le relative preoccupazioni.  

Lo schema riguardante le “opinioni sul comparto lattiero-caseario” era costituito, in gran parte, dalle risposte provenienti dalla libera associazione dei partecipanti (vale a dire domande generiche sull’allevamento di bovini da latte, vedi Tabella 1). Come parte del processo di codifica dei valori del FAW, per mettere insieme le considerazioni siamo partiti dalla descrizione di Fraser et al. [7] del benessere animale in termini di funzionamento biologico (es. condizioni fisiche e salute), di vita naturale (il modo in cui un animale può vivere una vita in maniera più naturale possibile) e di aspetti emotivi (come si sente un animale); lo schema di codifica finale è stato però ampliato andando oltre le risposte dei partecipanti. Di seguito sono riportate le risposte considerate particolarmente significative nell’illustrare le tematiche, seguite dal numero del partecipante tra parentesi (ad esempio [P23] per designare il partecipante n. 23). 

Analisi quantitative 

Sebbene questo fosse uno studio principalmente di tipo qualitativo e quindi non progettato per prevedere gli effetti delle variabili misurabili sulle risposte del “prima” e del “dopo” visita in allevamento, abbiamo cercato una eventuale correlazione tra il cambiamento delle opinioni al momento della visita in azienda e i dati demografici (sesso, età, livello di istruzione, contesto abitativo rurale/urbano, conoscenza auto-riferita e fiducia per quanto riguarda il benessere del bestiame “prima” della visita), il punteggio del quiz sul “prima” (per un massimo di 5), la fiducia riguardante il “prima” e  l’espressione e l’intervallo dei valori del FAW. È stata stabilita anche la correlazione tra la conoscenza auto-riferita e i punteggi del quiz relativo al “prima” (vedere la Tabella 3 per la spiegazione delle variabili). Abbiamo utilizzato un test χ2 per valutare le correlazioni tra le variabili categoriche, la correlazione per ranghi di Spearman per testare i rapporti tra due variabili continue e il test di Kruskal-Wallis per le correlazioni tra variabili categoriche e continue. Per verificare se i cambiamenti nelle risposte alle domande del quiz fossero dovuti al caso, abbiamo confrontato la direzione del cambiamento rispetto alle aspettative del caso usando un test binomiale. Ad esempio, per le domande vero/falso, l’ipotesi nulla era che la maggior parte dei partecipanti potesse passare indistintamente dal vero al falso come dal falso al vero. L’alfa è stata impostata a 0,05 per tutti i test. Salvo diversa indicazione, le correlazioni tra le variabili non erano significative. 

Risultati 

Risposte prima di aver visitato l’azienda 

Opinioni generali sull’industria lattiero-casearia 

 Dalle risposte dei partecipanti al questionario sul “prima” della visita si evincevano sia opinioni negative che positive riguardo l’industria lattiero-casearia, con un totale di sette tematiche identificate (Tabella 4).  

Tabella 3. Descrizione, tipo e livello delle variabili demografiche e di risposta incluse nelle analisi delle risposte dei cittadini prima e dopo aver visitato l’allevamento di bovini da latte.

Tabella 4. Descrizione dei temi riguardanti le opinioni sul comparto lattiero-caseario (IP) e i valori del FAW e percentuale di partecipanti che fanno riferimento a ciascun tema prima di aver visitato l’allevamento di bovini da latte.

1 La somma di n non è uguale a 50 all’interno di ciascuna categoria poiché i partecipanti hanno spesso fatto riferimento a più tematiche mentre altri non hanno fatto riferimento a quelle presenti all’interno di una categoria.

Le associazioni positive con l’industria lattiero-casearia sono state classificate come segue: (1) l’allevamento di bovini da latte è considerato un’impresa che richiede un duro lavoro (n = 7 su 50 partecipanti): le principali risposte importanti sono stare “richiede una grande mole di lavoro” [P9], “richiede un lavoro intensivo” [P35] e “sono necessari degli allevatori dediti” [P10]; il tutto fa riferimento alle lunghe ore di lavoro necessarie, alle attività legate alla produzione di latte e spesso al rispetto per gli allevatori coinvolti; (2) la produzione lattiero-casearia è vista come un’attività idilliaca e importante (n = 4), cioè le opinioni generali riguardo l’allevamento di bovini da latte lo definiscono come un’attività sana e ottimale per la famiglia, con un ruolo ben definito all’interno del contesto rurale, ad es. “è un buon modo di vivere, essenziale per la nostra area[P24], “il paese è più sano[P41] e “l’ambiente risulta piacevole per la vita familiare[P13]. La tematica predominante (n = 29) descrive le impressioni sull’industria lattiero-casearia in riferimento al (3) consumo di latticini (ad esempio con frasi come “sono un cibo buono[P41] e “formaggio, latte, gelato[P49]). Probabilmente questo tema riflette l’esistenza di eventuali associazioni positive con l’industria lattiero-casearia che sono legate al piacere di consumare alcuni di questi prodotti, o in alternativa, potrebbe indicare che il partecipante, fino a quel momento, aveva ragionato poco o per niente sulla produzione di questi alimenti. A causa di questa ambiguità, non abbiamo assegnato alcuna valenza a questa tematica. Otto partecipanti hanno fornito risposte che indicavano (4) anche l’esistenza di alcune associazioni di tipo sensoriale tra loro e l’allevamento di bovini da latte facendo riferimento, in particolare, agli “odori” caratteristici di questo ambiente. Allo stesso modo, anche a questa tematica non è stata assegnata alcuna valenza a causa dell’ambiguità delle risposte dei partecipanti. Le associazioni negative riferite all’industria lattiero-casearia includevano: (5) la produzione di latticini viene vista come un’industria (n=7), con obiezioni che riguardavano “l’intensività, l’industrializzazione, la meccanizzazione…l’uccisione[P18] e “le condizioni simili a quelle di una fabbrica, che risultano essere disumane[P11]. Quattro partecipanti hanno anche percepito l’allevamento di bovini da latte come (6) orientato soltanto verso il profitto e hanno quindi sollevato obiezioni circa l’assegnazione delle priorità alla produzione e al guadagno economico che distoglie l’attenzione dai protagonisti principali, cioè gli animali; tra queste ad es. “È tutto un business. Non penso che le persone facciano le cose con dedizione…stanno  semplicemente lì e spingono gli animali attraverso il tornello[P2]. Infine, tra i commenti di tre partecipanti c’erano concetti come (7) grande = negativo, questo ci ha suggerito che le fattorie più grandi gli sembravano peggiori per quanto concerne il benessere animale: “i grandi allevamenti industriali sembrano enfatizzare maggiormente  la produzione [piuttosto che] il benessere degli animali” [P9]. 

Opinioni, preoccupazioni e valori specifici del benessere animale  

Prima di visitare la fattoria, i partecipanti erano divisi riguardo la valutazione della qualità della vita complessiva dei bovini da latte: 21 dei soggetti che hanno risposto erano almeno in parte fiduciosi del fatto che i bovini da latte avessero, nel complesso, un buon tenore di vita, ma 15 erano imparziali e 14 non ne erano sicuri. I partecipanti hanno valutato i seguenti aspetti come necessari per i bovini da latte per poter avere una vita adeguata (in ordine decrescente di frequenza, n = 50): cibo fresco e acqua (n = 35), presenza di pascolo e/o di un accesso all’esterno (n = 28, spesso con riferimenti specifici ad aria fresca e sole), trattamento gentile ed umano da parte degli operatori (n = 28), libertà di spazio e di comportamento (n = 24), igiene (n = 10), riparo (n = 9), assenza di stress (n = 6), interazioni sociali (n = 5), salute (n = 5) e salvaguardia dai predatori (n = 3). Questi elementi sono stati raggruppati nei seguenti criteri di valutazione del FAW (Tabella 4): 

  1. Funzionamento biologico sottolineava aspetti riferiti alla salute e alle condizioni fisiche dell’animale (ad esempio, cibo fresco e acqua, riparo, igiene, salute e sicurezza), come indicato nei requisiti necessari allo svolgimento di un buon tenore di vita tra cui “cibo, acqua, giuste ore di sonno, ambiente sicuro (assenza di predatori), adeguato dal punto di vista igienico,[P33]. 
  1.  Vita naturale sottolineava la capacità di un animale di vivere “il più naturalmente possibile[P44]. I partecipanti hanno ipotizzato diversi elementi caratteristici della vita naturale. Tra questi abbiamo incluso: disponibilità del pascolo ed esposizione ad altri elementi ambientali come aria fresca e sole, normali interazioni sociali con altri bovini, spazio adeguato per espletare comportamenti naturali e possibilità di consumare alimenti ritenuti naturali. Un esempio: “pascolo con una certa varietà di piante, presenza di consimili, sole e riparo[P21]. 
  1. Stato emotivo rappresentava il benessere mentale dell’animale e includeva riferimenti a pace e tranquillità, felicità, benessere e assenza di stress e dolore, ad es. “Mantenere il loro livello di stress basso[P1]. 
  1. Gestione umana menzionava il tipo di cure e di attenzioni che dovevano essere fornite dagli esseri umani, con i partecipanti che sottolineavano la necessità di cure compassionevoli per il  singolo animale, di tecniche di manipolazione delicate e di una gestione costante e affidabile. Ad esempio alcuni ritenevano che le bovine avessero bisogno di “gentilezza umana[P32] o addirittura di “amore” [P35], mentre altri si focalizzavano su aspetti più pratici della gestione come l’attuazione di una mungitura regolare. 
  1.  Farmaci condannava l’uso eccessivo di antibiotici e ormoni, un es. “aggiungendo ormoni della crescita per aumentare la produttività” [P11]. Sebbene questo tema sia emerso principalmente come preoccupazione specifica per quanto concerne la qualità della vita del bestiame, per alcuni dei partecipanti questa preoccupazione era associata anche ad effetti sull’ambiente e sulla salute umana. 
  1. Rispetto per la vita comprendeva alcune preoccupazioni riguardanti l’abbattimento dei vitelli maschi, l’interruzione della vita e la longevità della bovina, un es. “Mi dispiace che la loro vita sia più breve di quella che avrebbero in natura” , [P44], sembrava essere correlato alle preoccupazioni di base sulla mancanza di rispetto per la vita dell’animale. 

Il funzionamento biologico e la vita naturale erano i valori del FAW più comunemente espressi con, rispettivamente, 35 e 33 partecipanti che nominavano questi aspetti nelle loro risposte. Questi erano seguiti da trattamento umano (n = 28), stati emotivi e farmaci (ciascuno in n = 11) e rispetto per la vita (n = 5). La maggior parte dei partecipanti ha incluso più di un valore appartenente al FAW nelle proprie risposte, con un range medio di valori di 2.5 (range: 0-5). Ad esempio, il commento “cibo, acqua, riparo, mungitura regolare, spazio[P47] fa riferimento a valori appartenenti al funzionamento biologico (cibo, acqua, rifugio), alla vita naturale (spazio) e al trattamento umano (mungitura regolare). Sebbene non siano stati classificati poi come valori del FAW, sette partecipanti hanno constatato che il FAW può cambiare a seconda dei diversi allevamenti e può essere influenzato da più fattori, un es. “penso che dipenda dalle capacità allevatoriali dei singoli soggetti[P1]. Non sorprende che le preoccupazioni dei partecipanti riguardo il benessere dei bovini da latte riflettano l’incertezza generale che essi hanno rispetto al fatto che questi stessi criteri vengano soddisfatti all’interno degli allevamenti. Perciò le preoccupazioni riguardo il FAW nel questionario sul “prima” includevano i seguenti argomenti: (1) alimentazione insufficiente, biologicamente inappropriata e non naturale, (2) mancanza di un accesso al pascolo e confinamento al coperto (con relative preoccupazioni sul sovraffollamento e sulle restrizioni comportamentali) e (3) manipolazione scorretta del bestiame. Oltre a questo, nove intervistati hanno dichiarato di non essere affatto preoccupati in merito al benessere dei bovini da latte, fatto evidenziato da risposte come “in generale ritengo che la maggior parte dei bovini da latte abbia una buona qualità di vita[P2] o più semplicemente  “non ho alcuna [preoccupazione],” [P5]. 

Punteggi sulla conoscenza e del quiz 

Non abbiamo trovato alcuna correlazione tra la conoscenza auto dichiarata e i punteggi del quiz riguardanti il “prima” della visita. Anche se la maggior parte dei partecipanti ha indicato di essere “in parte” (n = 22) o “non” (n = 25) ben informati sulla produzione lattiero-casearia, i punteggi del “prima” (riferiti al quiz sull’allevamento di bovini da latte) erano abbastanza alti, con un tasso medio di risposte corrette di 3 su 5 domande totali (2,9 ± 1,1 [media ± DS], intervallo: 1-5). Ancor prima di visitare la fattoria, molti partecipanti hanno ottenuto dei buoni punteggi sulle domande relative a pratiche di base come l’alimentazione e la stabulazione dei bovini da latte: 37 dei 50 partecipanti hanno risposto correttamente alla domanda sulla dieta e la maggioranza ha risposto che le vacche da latte, nella British Columbia, non sono abitualmente legate all’interno delle loro stalle ( n = 36) e che il pascolo non era obbligatorio (n = 30). La maggior parte dei partecipanti (n = 29) ha risposto correttamente riguardo il fatto che le bovine devono partorire un vitello per poter produrre il latte, ma solo 13 persone hanno risposto correttamente in riferimento al fatto che i vitelli vengono separati dalla madre subito dopo la nascita. 

Correlazioni tra gli aspetti demografici e le risposte del questionario riguardante il “prima” 

Sesso, età, livello di istruzione, contesto rurale o urbano e conoscenza auto dichiarata non risultavano associati all’espressione o all’insieme di valori del FAW, eccetto una correlazione tra l’età e l’espressione del valore del FAW riguardante i farmaci (χ2 = 4.2, df = 1, p = 0.04). Questa correlazione non è ascrivibile ad alcun intervistato con età inferiore ai 34 anni, mentre in quasi la metà (n=20) dei partecipanti, con età pari o superiore ai 45 anni, era evidente. Allo stesso modo non abbiamo rilevato alcuna correlazione tra la conoscenza auto dichiarata e l’espressione del valore o l’insieme dei valori del FAW. Tuttavia, i punteggi del quiz sul “prima” erano correlati all’espressione del valore del FAW “funzionamento biologico” (χ2 = 9.2, df = 1, p = 0.024) tanto che i partecipanti con punteggi sul “prima” più alti avevano una maggior probabilità di inserire nelle loro risposte anche il valore sul funzionamento biologico (ad esempio, circa la metà dei partecipanti con punteggio pari a 1 o 2 in riferimento a questo valore, contro la maggior parte di quelli che hanno ottenuto un punteggio di 3 e 4 e contro tutti quelli che hanno totalizzato un punteggio di 5). Abbiamo riscontrato anche una correlazione tra la fiducia sul benessere del bestiame prima della visita e l’espressione del valore FAW “vita naturale” (χ2 = 8.20, df = 1, p = 0.0042). L’espressione di questo valore era associata ad una diminuzione della fiducia, con la stragrande maggioranza di partecipanti (che avevano nominato il valore vita naturale) che erano non fiduciosi e neutrali, contro meno della metà dei partecipanti che dicevano di essere fiduciosi. 

Risposte dopo la visita dell’allevamento di bovini da latte 

Rappresentatività percepita dell’allevamento visitato 

 Il sondaggio sul “dopo” è stato formulato per suscitare le impressioni generali dei partecipanti sull’allevamento che avevano appena visitato, ma includeva anche una domanda sulla loro opinione circa le condizioni dell’allevamento visitato in confronto ad altri situati nella British Columbia. La maggior parte dei partecipanti riteneva le condizioni dell’allevamento visitato migliori (n = 31), o all’incirca le stesse (n = 11), di quelle appartenenti ad altri allevamenti della British Columbia, con i restanti otto partecipanti incerti su questo tipo di confronto. Nessun partecipante ha ritenuto che le condizioni osservate fossero peggiori rispetto a quelle di altri allevamenti della British Columbia.  

Cambiamenti nel punteggio del quiz  

Il punteggio medio del quiz sul “dopo” era di 4 domande su 5 (4.0 ± 0.8 media± DS), questo indicava che i partecipanti avevano risposto correttamente ad un’ulteriore domanda dopo la visita in allevamento. La frequenza di partecipanti con risposte corrette è migliorata per ciascuna delle domande del quiz (Fig 1). Dei 14 individui che dopo il tour hanno cambiato le loro risposte relative alla domanda sul pascolo, 13 le hanno cambiate verso quella corretta (cioè ora hanno risposto che il pascolo non era richiesto; p <0,001). Degli otto intervistati, che hanno cambiato la loro risposta circa il fatto se la bovina avesse bisogno del vitello per poter continuare a produrre latte, sei le hanno cambiate verso quella corretta (cioè ora hanno risposto che è necessario il parto, p = 0.05). Delle 27 persone che hanno cambiato la loro risposta relativa alla domanda sulla separazione precoce del vitello dalla madre, 23 risposte sono cambiate verso quella corretta (cioè ora hanno risposto che la separazione avviene il giorno del parto, p <0,0001). I cambiamenti delle risposte relative alle altre due domande non superavano il livello aspettato. 

Fig 1. Frequenza dei partecipanti con risposte corrette al quiz sull’allevamento di bovini da latte, prima e dopo la visita dell’azienda.

 

Q sul latte = una bovina da latte deve avere un vitello per continuare a produrre latte? 
Q stalla a posta fissa = Le bovine da latte della British Columbia sono solitamente legate alla loro posta all’interno della stalla? Q sul pascolo = a tutte le bovine da latte della British Columbia è possibile accedere al pascolo? 
Q sulla separazione = Abitualmente, quanti giorni dopo la nascita il vitello rimane con la madre? Q sulla dieta = che cosa descrive meglio la tipica razione alimentare fornita solitamente alle bovine adulte?  

Cambiamenti d’opinione 

Le risposte qualitative dei partecipanti alle domande sul “dopo” riguardanti il loro pensiero sul fatto se il bestiame in allevamento avesse un buon tenore di vita e se avessero qualche ulteriore preoccupazione residua, sono state raggruppate in tre categorie (Tabella 5): 

  1. Fiducioso indica gli individui (n = 14) che, dopo la visita in allevamento, hanno dato una risposta inequivocabilmente affermativa alla domanda se i bovini da latte avessero un buon tenore di vita in questo allevamento, e sono stati menzionati solo gli aspetti positivi e l’assenza di preoccupazioni. Gli esempi comprendevano frasi come: “È stato meglio di quanto mi aspettassi…pensavo ci fosse più sovraffollamento rispetto a quello che ho visto in questo allevamento,[P17], “Sì, una gran quantità di cibo e latte illimitato per i vitelli, oh si!![P20] e “conducono una bella vita, i proprietari/lavoratori in realtà si preoccupano per gli animali. Questa fattoria è fantastica per tutti gli animali[P41]. 
  2. Indeciso indicava quei partecipanti (n = 27) che hanno espresso pareri sia positivi che negativi dopo la visita in allevamento. Molti degli individui raggruppati in questa categoria hanno stabilito che i bovini da latte sembravano avere, in generale, un buon tenore di vita ma hanno esternato anche alcune specifiche preoccupazioni, ad es. “ una tipologia di vita abbastanza consona per una bovina [ma] sono sicuro che gli piacerebbe stare all’aperto”, [P29], Suppongo di sì. Sono sane, hanno una certa libertà di movimento, possono mangiare e bere quanto vogliono. . [ma] sarebbe bello se potessero uscire più spesso[P11], e  “sì [hanno una bella vita], ma preferirei continuare a vedere gli animali che pascolano nei campi mangiando erba e i vitelli non separati così precocemente dalle madri,[P40].
  3. Non fiducioso indicava quei soggetti (n = 9) che dopo aver visitato l’allevamento hanno stabilito che le bovine da latte non conducevano una vita adeguata. Queste persone non hanno menzionato aspetti positivi. Alcuni esempi inclusi: “le vacche non fanno una bella vita! Hanno pochissimo spazio per muoversi e sono tenute in condizioni scarsamente igieniche…il fatto che siano sempre al chiuso e con i piedi nelle loro stesse feci mi preoccupa[P38] e “No, le condizioni sono scadenti. L’allevamento industriale è guidato solo dal profitto e il benessere degli animali scende in secondo piano rispetto ai margini di profitto[P34]. 

Cambiamenti di opinioni  

Abbiamo poi confrontato le opinioni raccolte “dopo” la visita con quelle riscontrate “prima” della visita, al fine di determinare se i partecipanti avessero avuto un cambiamento in positivo, in negativo o nessun cambiamento per quanto riguarda le impressioni sul benessere dei bovini da latte (Tabella 5). Ad esempio, un cambiamento d’opinione in positivo  potrebbe stare ad indicare un individuo che, prima di visitare l’allevamento, dichiarava di non essere sicuro sul benessere del bestiame, ma dopo il tour, sosteneva che il bestiame (in questo allevamento) conduceva una vita dignitosa. Al contrario, un cambiamento in negativo potrebbe indicare un individuo che inizialmente ha espresso fiducia, ma che ha esternato alcune preoccupazioni ( e quindi cambiato idea), proprio dopo il tour. Questo approccio, per determinare i cambiamenti della valenza delle opinioni, è stato messo in atto per attenuare la frustrazione dei partecipanti nel sondaggio successivo, in quanto le ripetizioni potrebbero portare ad un abbandono dello studio o alla comparsa di risposte senza alcun criterio. Abbiamo scoperto che una minoranza di partecipanti ha ribaltato completamente la direzione delle loro impressioni sul benessere del bestiame: solo due partecipanti hanno iniziato come fiduciosi ma sono poi virati verso pareri negativi, e solo quattro partecipanti, inizialmente sfiduciati, hanno avuto modo di ricredersi e hanno concluso l’esperienza in maniera positiva, senza preoccupazioni. Tuttavia, i cambiamenti di opinione in generale si distribuivano equamente tra i partecipanti, infatti 16 partecipanti (circa un terzo) hanno modificato le loro impressioni verso pareri negativi , 12 (circa un quarto) verso pareri positivi e 22 non hanno cambiato le loro opinioni (Tabella 5). 

Tabella 5. Impressioni dei cittadini riguardo la domanda, “I bovini da latte hanno una buona qualità di vita?”, prima e dopo la visita all’allevamento di bovini da latte1.

1Le categorie “prima” indicano il livello di fiducia (fiducioso, imparziale, non fiducioso) sul fatto che i bovini da latte abbiano una buona qualità della vita, registrato prima della visita dell’allevamento. La categoria “fiducioso” (dopo la visita) indicava i partecipanti che avevano risposto in maniera affermativa riguardo la qualità della vita dei bovini presenti nell’allevamento senza esprimere alcuna preoccupazione; il termine “indeciso” indicava quei partecipanti che avevano espresso sia dubbi che pareri positivi; infine il termine “non fiducioso” indicava quei partecipanti che avevano dato risposte negative e che non avevano menzionato alcun aspetto positivo. I numeri tra parentesi adiacenti o al di sotto delle possibili categorie di risposta indicano i partecipanti totali all’interno della rispettiva riga o colonna (su 50). Il numero in ogni cella indica il numero di partecipanti che hanno espresso ogni coppia di percezioni prima e dopo la visita in fattoria. Le caselle delineate in grassetto (n = 22) indicano i partecipanti le cui percezioni non sembrano spostarsi in valenza (nessuno spostamento), le caselle in alto a destra (n = 16) indicano i partecipanti la cui percezione sul livello di FAW è diventata più negativa ( cambiamento in negativo) e le caselle in basso a sinistra (n = 12) indicano i partecipanti le cui percezioni sono diventate più positive (cambiamento positivo). 

Preoccupazioni dietro i cambiamenti d’impressione 

Non ci sono state correlazioni significative tra i dati demografici e il cambiamento delle opinioni, o tra l’espressione dei valori del FAW relativi al “prima” e il cambiamento d’opinione. Quindi non ci risulta che l’espressione di un qualsiasi particolare valore del FAW fosse associata, ad esempio, al cambiamento d’opinione che l’individuo aveva avuto dopo aver visitato l’allevamento. L’analisi qualitativa delle risposte al questionario sul “dopo” ha tuttavia messo in evidenza alcuni aspetti espressi da coloro i quali hanno modificato le proprie opinioni in positivo o in negativo. Gli intervistati che dopo la visita in allevamento hanno migliorato le proprie opinioni sul benessere dei bovini da latte (n = 12 su 50), hanno citato i seguenti aspetti: l’elevato livello di assistenza fornita ai bovini da parte dei lavoratori, l’abbondanza di cibo e acqua, la presenza di una stalla con elevati livelli d’igiene e di spazi adeguati messi a disposizione per il bestiame. Ad esempio, inizialmente un partecipante ha detto di essere preoccupato per quanto concerneva aspetti come “ il trattamento umano, le condizioni di vita anguste e l’accesso al pascolo”, ma dopo aver visitato la fattoria ha osservato che non doveva avere più tali preoccupazioni visto che “gli animali in questo allevamento sembrano essere ben curati…e le pratiche di gestione molto etiche[P45]. La qualità della gestione è stata percepita come positiva, indipendentemente dal fatto che i partecipanti avessero terminato la visita con una migliore opinione sul benessere dei bovini da latte; nessun partecipante ha risposto che la gestione degli animali era scarsa e molti hanno commentato positivamente il livello di attenzione del personale verso gli animali. Al contrario, coloro che sono stati influenzati negativamente dalla visita in allevamento per quanto riguarda la loro opinione sul benessere del bestiame (n = 16 su 50), hanno nuovamente notato i problemi già esistenti o ne hanno condivisi degli altri. La più diffusa tra queste preoccupazioni emergenti, era quella relativa alla separazione precoce del vitello dalla madre, che si riscontrava in 23 ulteriori partecipanti che avevano ottenuto un punteggio corretto su questo aspetto dopo la visita. Gli individui che hanno cambiato in negativo le loro opinioni hanno parlato anche dello spazio messo a disposizione per i bovini e dell’igiene della stalla e, rispetto a coloro che avevano risposto positivamente, hanno ritenuto che le stalle fossero anguste e sporche piuttosto che spaziose e pulite (questo ha portato un individuo a suggerire “forse è necessario lavare il pavimento più spesso?[P50]). La lamentela più frequente riguardava la mancanza del pascolo e di un accesso all’esterno. Ad esempio, un partecipante che inizialmente affermava “non ho mai avuto preoccupazioni” è rimasto deluso dall’allevamento: “Non è l’ideale…Sono sicuro che le bovine preferirebbero essere in un prato. . .le bovine dovrebbero avere delle zone più ampie dove stare in libertà,[P28]. Di fatto, quasi tutti i partecipanti che hanno commentato la possibilità di accedere al pascolo o la separazione del vitello dalla madre (indipendentemente dal fatto che quel partecipante alla fine possa aver cambiato la propria opinione), hanno manifestato un certo grado di delusione per la mancanza del pascolo e di un accesso all’esterno e un certo stupore circa la separazione della vacca dal vitello. 

Discussione 

Secondo la nostra conoscenza, finora nessun altro studio ha preso in considerazione le preoccupazioni e i valori del benessere dei bovini da latte che appartengono al grande pubblico presente nel Nord America, o ha condotto i cittadini in visita presso un allevamento di bestiame in attività, per poi valutare le loro risposte. Questo studio ha esaminato come un campione selezionato di cittadini interessati percepiva l’industria lattiero-casearia e i suoi effetti sul benessere degli animali. Pertanto, le domande del sondaggio si sono concentrate sulle visioni ideali delle persone riguardo a come dovrebbero vivere i bovini da latte, includendo così nozioni su come la società nel complesso dovrebbe porsi in relazione al benessere animale all’interno dell’industria lattiero-casearia. Focalizzando la nostra attenzione su alcune persone che hanno partecipato ad un tour di Slow Food®, il nostro campione probabilmente risultava coinvolto in questioni relative al cibo e probabilmente più predisposto a dare pareri sul benessere degli animali e su altre questioni legate alla produzione del cibo. Tuttavia, i lettori non dovrebbero estendere i nostri risultati ad altre popolazioni e ad altre esperienze in azienda. Piuttosto, il nostro approccio consisteva nel fornire un test fortemente positivo dell’ipotesi del deficit della conoscenza, confrontando i partecipanti coinvolti con una determinata azienda ritenuta rispettosa degli standard del settore. In effetti, la maggior parte dei partecipanti ha ritenuto che l’azienda avesse standard uguali o migliori rispetto a quelle di altre aziende lattiero-casearie presenti nella regione. Incoraggiamo una replica costruttiva di questo studio per prendere in considerazione altre tipologie di visitatori e di allevamenti. 

Valori e preoccupazioni esistenti riguardo il FAW 

Sebbene i partecipanti variassero nell’espressione dei valori del FAW visto che i concetti di alcune persone erano più ampi rispetto a quelli di altre (cioè esprimevano una gamma più ampia di valori sul FAW), nel complesso gli intervistati esprimevano conoscenze sul benessere degli animali su più piani e poco chiare. I nostri risultati si allineano con le prove esistenti per quanto concerne la vita naturale, che tende ad essere uno degli aspetti più importanti visto che i cittadini lo ritengono necessario per gli animali dallevamento affinché possano condurre una vita dignitosa. [19,21,28]. Come nelle precedenti ricerche con protagonisti cittadini non del settore, i partecipanti hanno attribuito importanza alla possibilità, per gli animali, di muoversi liberamente e di soddisfare bisogni naturali [13,19,29,30], di manifestare comportamenti naturali [3,18,19,22,31], di avere più spazio a disposizione (cosa che è intimamente connessa con le nozioni di libertà [3,21,22,31], di accesso esterno [3,18,19,21,31] e di luce giornaliera [3,19,22]). Analogamente alla ricerca precedente [21,24], i nostri partecipanti obiettavano la separazione precoce del vitello dalla madre, in parte perché veniva considerata innaturale [32]. Gli intervistati hanno inoltre valutato alcuni aspetti relativi al funzionamento biologico (in particolare alimentazione ed igiene) essendo questo il valore del FAW più frequentemente citato in questo studio. Ad esempio, fornire ai bovini da latte un accesso illimitato a razioni appropriate dal punto di vista biologico e ad acqua fresca pulita, era considerato uno tra gli aspetti più frequentemente auspicabili ai fini di una vita decorosa, una scoperta che nuovamente era in linea con altre ricerche sui valori del benessere animale condotte su cittadini laici [18,22, 31]. Poiché la tematica riguardante l’attività biologica è molto apprezzata sia dagli allevatori che da altri soggetti collegati alle industrie del bestiame europee[13,33-35] e nordamericane [2,36-38], i risultati provenienti da queste due categorie sociali potrebbero anche sovrapporsi per quanto riguarda la salute e la funzionalità biologica degli animali. Per quanto riguarda i valori dei cittadini relativi agli aspetti emotivi, la maggior parte delle ricerche suggerisce come l’infliggere dolore e il far provare altri stati emotivi negativi agli animali sia inaccettabile. Ad esempio, secondo alcuni sondaggi statunitensi, la maggioranza delle persone pensa che gli animali da allevamento non dovrebbero provare dolore [39] e, studi condotti in Canada e negli Stati Uniti hanno dimostrato che i cittadini si oppongono alla messa in atto di procedure di routine considerate dolorose (ad es. taglio della coda e decornazione) senza l’uso di antidolorifici [20,40,41]. Nel nostro studio, poco meno di un quarto dei partecipanti ha fa

tto un riferimento diretto agli stati emotivi dei bovini da latte, compresi la felicità, l’assenza di dolore e di stress. La mancanza di commenti può essere dovuto alla tipologia delle domande del sondaggio, poiché parlare di “buona vita” potrebbe suscitare primariamente risposte legate ad aspetti esterni piuttosto che allo stato emotivo intrinseco della bovina. Pertanto, le deduzioni relative a quanti partecipanti abbiano valutato questo aspetto della FAW, dovrebbero essere fatte con cautela. È interessante notare che i valori del FAW riportati dai partecipanti andavano oltre i tre ambiti funzionamento biologico, vita naturale e stato emotivo. In particolar modo, oltre la metà degli intervistati ha sottolineato che il benessere dei bovini da latte è strettamente correlato anche all’attività e ai comportamenti degli uomini incaricati della loro gestione. Altri hanno notato che sulle impressioni dei cittadini sul FAW fanno leva anche aspetti come il contatto tra l’allevatore e l’animale, la manipolazione gentile e la gestione umana [19,21,24]. Mentre le azioni umane sono ovviamente associate al funzionamento biologico, alla vita naturale e agli stati emotivi degli animali (che vengono influenzati direttamente), è importante specificare che la necessità dei bovini di avere personale attento e amorevole sembra essere trattata distintamente da questi altri tre aspetti. 

Effetti della visita all’allevamento 

In generale, le tipologie di valori del FAW espresse dai partecipanti non erano correlate con le loro prestazioni sul quiz basato sulla conoscenza, ne con i loro cambiamenti di opinione sul benessere sorti dopo aver visitato l’azienda. L’unica eccezione a questa scoperta è stata che i partecipanti con punteggi del quiz “prima” più alti, con più probabilità includevano il funzionamento biologico tra i valori del FAW, un’associazione che potrebbe essere simile all’importanza data al funzionamento biologico da parte degli allevatori [13,31]. Il modo in cui le opinioni, le preoccupazioni e le prestazioni del quiz sono cambiate dopo il tour dell’azienda, suggeriscono che la conoscenza del benessere animale da parte dei partecipanti e gli aspetti di esso che più apprezzano possono essere due cose relativamente indipendenti. Hansen et al. [6] si sono chiesti come, e perché, la valutazione delle situazioni da parte delle persone siano influenzate da fattori che vanno al di là delle loro conoscenze e quanto i valori siano profondamente radicati in questi processi. In apparenza, sembra intuitivo che la familiarità con il settore dell’allevamento generi impressioni positive e la non familiarità, invece, sospetto: sappiamo, ad esempio, che le persone che lavorano nel settore zootecnico accettano più di buon grado le pratiche più controverse e sono meno preoccupate per il benessere degli animali di quanto non lo siano persone ritenute laiche [ 31]. Tuttavia, studi emergenti segnalano che il venire a conoscenza delle pratiche zootecniche non riesce a migliorare il consenso delle persone e, in alcuni casi, lo può addirittura ridurre. Ad esempio, Ryan et al. [42] hanno riscontrato come i cittadini fossero meno predisposti a tollerare le sale di gestazione per le scrofe allevate intensivamente dopo che erano stati informati mediante svariate fonti, inclusi articoli scientifici, immagini e video. Nel presente studio, i risultati relativi alle domande del quiz sulle pratiche gestionali di base dell’allevamento di bovini da latte, variavano tra i partecipanti, con una conoscenza veramente bassa di alcune di esse. Ad esempio, pochi intervistati avevano una conoscenza iniziale approfondita sulla separazione dei vitelli dalle madri e sui protocolli che regolano l’uso di ormoni nei bovini da latte (quest’ultimo argomento è uno degli aspetti che preoccupa maggiormente alcuni partecipanti: l’utilizzo dell’ormone in questione, la somatotropina bovina ricombinante o rBST, in realtà non è mai stato approvato nei bovini da latte canadesi). Un aspetto chiave su cui riflettere è stato il miglioramento dei risultati del quiz dopo la visita in azienda, ma questo miglioramento non è andato di pari passo con le opinioni sul benessere dei bovini da latte. Se guardiamo la discordanza relativa alla fiducia sul benessere del bestiame tra i partecipanti prima della visita in azienda (21-15-14, rispettivamente fiducioso-imparziale-non fiducioso) e dopo la visita (12-22-16 c’è stato un cambiamento in: positivo-nessun cambiamento-negativo, rispettivamente), sembrerebbe che questa stessa visita non abbia provocato un aumento generale della fiducia (come previsto dal modello di deficit di conoscenza dell’opinione pubblica) [4,5]. Sebbene la visita in azienda abbia migliorato le opinioni di 12 dei 50 partecipanti, la maggioranza o non ha cambiato idea o è diventata più critica. Boogaard et al. [24] hanno scritto “le preoccupazioni relative l’allevamento moderno si attenueranno solo quando le informazioni…saranno rivolte verso quei valori fondamentali che fanno nascere le preoccupazioni [dell’opinione pubblica]” (p. 281). In particolare, la visita alla fattoria non è riuscita a soddisfare, nella maggior parte dei partecipanti,  l’aspetto  “vita secondo natura” specialmente  per quanto riguarda la possibilità di pascolare e la separazione tra madre e vitello. Data l’importanza che molti attribuivano al vivere una vita secondo natura, è sembrato che le persone desiderassero proprio vedere prove del fatto che le vacche da latte sono tenute in maniera tale da consentire loro di praticare comportamenti naturali. Alla luce delle preoccupazioni dei partecipanti riguardanti lo spazio messo a disposizione per i bovini, la ricerca futura potrebbe indagare se con l’aumento dello spazio disponibile per capo all’interno delle stalle attuali si potrebbero attenuare le preoccupazioni dell’opinione pubblica sull’assenza di pascolamento. Il problema della separazione precoce tra madre e vitello sarà più difficile da risolvere. Questo aspetto ci fa capire come l’interazione tra conoscenza e valori caratterizzi l’accettazione, in quanto questo argomento non è emerso fino a che le persone non ne sono venute a conoscenza durante il tour. La separazione precoce del vitello dalla madre è considerata discutibile per una serie di motivi, che comprendono le preoccupazioni per la salute della bovina e del vitello, l’aspetto emotivo di entrambi e l’impedimento di manifestare comportamenti naturali che normalmente si instaurerebbero tra i due soggetti [32]. Un partecipante al presente studio ha riferito di sentirsi sollevato nel vedere i vitelli stabulati in gruppi e gestiti in maniera attenta. La letteratura è generalmente concorde nel sottolineare i benefici della stabulazione in gruppo sul benessere dei vitelli da latte [43]; una cosa semplice come allevare i vitelli in piccoli gruppi, al posto degli alloggi singoli, potrebbe aiutare a mitigare le preoccupazioni di coloro che si oppongono alla separazione prematura del vitello, sebbene ciò meriti ulteriori studi. 

Considerazioni per ulteriori studi 

Studi precedenti hanno stimato la conoscenza dei cittadini sull’allevamento del bestiame attraverso domande proxy sull’aspetto rurale-urbano [22]. Tuttavia, le informazioni auto dichiarate, come barometro efficace della conoscenza dei cittadini, possono essere messe in discussione: ad esempio, sebbene i partecipanti a uno studio riferissero di una scarsa familiarità con l’allevamento suinicolo, molte delle loro preoccupazioni spontanee circa il benessere di questi animali (ad esempio il taglio della coda e il taglio dei denti, lo spazio limitato, lesioni a zampe e articolazioni) erano, in effetti, problematiche molto comuni in alcuni allevamenti di maiali [3].  Secondo la nostra esperienza, questo studio è il primo tentativo di valutare la conoscenza dei cittadini, circa le pratiche di produzione dei bovini da latte, mediante l’utilizzo diretto di un quiz basato sulle loro conoscenze. Secondo noi questo metodo fornisce un quadro più accurato delle conoscenze rispetto ai self-report, ma riconosciamo anche che il nostro approccio richiede un ulteriore perfezionamento. Non abbiamo misurato la confidenza nelle risposte e quindi non possiamo tenere conto delle ipotesi dei partecipanti. Tuttavia, siamo cautamente ottimisti sul fatto che il questionario abbia fornito alcune utili informazioni riguardo la conoscenza dei partecipanti sulle pratiche di allevamento dei bovini, in particolare se teniamo conto dei cambiamenti registrati verso una direzione positiva nelle risposte dei quiz, dopo la visita dell’azienda. Altre critiche potrebbero riguardare il nostro utilizzo, nel sondaggio, del termine “mucche” piuttosto che “ bovine e vitelli”, il che potrebbe aver influenzato i partecipanti nelle risposte alle domande sugli animali adulti piuttosto che sui vitelli. Il ragionamento che ci ha spinto ad usare il termine “mucche” era che, secondo la nostra esperienza, le persone con poche conoscenza riguardo il bestiame (come il nostro pubblico scelto) usano il termine “mucche” per riferirsi in generale a tutti i bovini da latte, persino ai tori. I nostri risultati sono coerenti con questa interpretazione, in quanto i partecipanti hanno espresso preoccupazioni relative ai vitelli e alle “mucche” in risposta a queste domande. Inoltre, visto alcuni aspetti legati sondaggi più lunghi (ad esempio, disattenzione dei partecipanti, abbandono, frustrazione, [44]), eravamo limitati nel numero di domande che potevamo porre. Abbiamo fatto ogni tentativo per creare domande a quiz alle quali, chiunque avesse avuto una conoscenza basilare dell’industria lattiero-casearia, avrebbe potuto rispondere. Riconosciamo anche che il presente studio non è stato progettato per determinare la durata a lungo termine di eventuali cambiamenti nelle conoscenze, nelle opinioni o nelle preoccupazioni esaminate qui. Negli studi futuri si consiglia di includere questionari di follow-up per vagliare come una visita in azienda possa influenzare le opinioni aldilà del giorno della visita stessa. 

Conclusione e implicazioni 

Questo studio è stato il primo a valutare opinioni, conoscenze e valori sul benessere animale, tra i cittadini nordamericani durante una visita in azienda. Le persone intervistate possedevano vaghe conoscenze sul benessere degli animali oltre a quelle tradizionalmente citate in letteratura. Permettere ai cittadini di visitare un’azienda che alleva bovini da latte, ha migliorato i loro punteggi ad un quiz basato sulla conoscenza delle pratiche nell’allevamento da latte ma, nella maggior parte dei partecipanti, non ha migliorato le opinioni sul benessere di questi animali. I cambiamenti di opinione sembravano essere principalmente legati al fatto che dovevano essere soddisfatti alcuni valori che appartenevano al benessere animale; la visita sembrava soddisfare i valori relativi alla gestione umana, ma non riusciva a soddisfare quelli legati alla vita naturale. La conseguenza è che l’industria del bestiame non può aspettarsi sforzi educativi (nemmeno coinvolgenti come una visita in azienda) a senso unico per poter appianare le preoccupazioni della società sul benessere degli animali. Piuttosto, ci dovrebbe essere un duplice impegno che coinvolga sia le aziende che l’opinione pubblica, affinché le parti interessate del settore si impegnino ad ascoltare e a risolvere le preoccupazioni derivate da una maggior trasparenza. Questo tipo di comunicazione potrebbe consentire ai diretti interessati del settore lattiero-caseario di identificare meglio le preoccupazioni della società circa il benessere animale e di mettere in risalto alcuni valori condivisi (come ad esempio la buona salute degli animali), fornendo una base per risolvere le questioni più controverse. 

Ringraziamenti 

Gli autori ringraziano in maniera particolare tutti i partecipanti al sondaggio. Un ringraziamento speciale a N. Dinn e a J.R. Thompson  dell’University of British Columbia Dairy Education and Research Centre, per averci permesso di condurre questo progetto. Siamo grati a G. Busch della Georg-August-University di Göttingen per il suo aiuto nella codifica e nell’analisi dei dati. Grazie anche a K. Knowlton del Virginia Polytechnic Institute  and State University per la sua assistenza nella raccolta dei dati e a D. Fraser per averci fornito un feedback sulle versioni precedenti del manoscritto. L’Università della British Columbia, insieme all’Animal Welfare Program e ai suoi donatori, ha stanziato i fondi per questo studio. B. A. Ventura è stato sostenuto dall’University of British Columbia Four Year Doctoral Fellowship Program. 

Contributi dell’autore 

Concepito e progettato la sperimentazione: BV DW. Eseguita la sperimentazione : BV. Analizzato i dati: BV. Ha scritto l’articolo: BV MK HW DW. Fornito l’input sulla progettazione e l’analisi dello studio: DW MK HW. 

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doi:10.1371/journal.pone.0154733

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