La quantità di latte prodotto da una bovina è chiaramente proporzionale allo svilupparsi della ghiandola mammaria (Gigli & Maizon, 2015). Questo avviene principalmente dopo la nascita ma inizia già a livello fetale, durante le prime fasi di sviluppo. Queste fasi, per la madre, coincidono con un periodo di elevata richiesta metabolica per via della gravidanza stessa e della concomitante elevata produzione di latte. È chiaro quindi che una gestione inadeguata della mandria prima e durante la lattazione possa avere un effetto negativo sulla produzione di latte delle future vitelle, portando a modificazioni embrionali in risposta a specifiche condizioni ambientali come la deplezione di nutrienti e/o stress.

Svariati studi dimostrano come le condizioni materne durante il periparto possano influenzare la produzione delle generazioni successive, suggerendo come questi risultati siano mediati da meccanismi epigenetici con una possibile alterazione dello sviluppo della ghiandola mammaria già a livello fetale (Gonzalez-Recio et al., 2012, Gudex et al., 2014).

Uno studio irlandese (188.144 lattazioni di 80.881 vacche) ha permesso di evidenziare come una più elevata produzione di latte nelle madri possa essere negativamente correlata alla produzione delle figlie a causa di una maggiore sfida metabolica durante le prime fasi della gravidanza (Berry et al., 2008). In Nuova Zelanda, due studi che hanno analizzato rispettivamente le lattazioni di 123.000 vacche Holstein e di 46.000 vacche Jersey hanno riscontrato come le condizioni ambientali durante il periparto sia della madre, ma anche della “nonna”, possano influenzare la performance produttiva delle successive generazioni. La relazione “nonna-nipote” lascia supporre che la maggior parte degli effetti materni prenatali siano di fatto mediati da meccanismi epigenetici (Gudex et al., 2014).

I meccanismi epigenetici consentono l’espressione di un fenotipo senza cambiamenti genotipici, ma possono essere trasmessi alle cellule successive o alla successiva generazione di individui (Qing-zhang et al., 2014). I meccanismi epigenetici (metilazione del DNA, modificazioni istoniche e micro RNA), che possono essere presenti sia negli ovociti che negli spermatozoi, sono fondamentalmente adattamenti temporali (programmazione di cellule o individui) atti a far fronte ad una specifica condizione ambientale (nutrizione, stress, ecc.) e possono essere considerati come la “memoria” delle cellule (Chavatte-Palmer et al., 2018).

L’importanza della nutrizione in gravidanza è riscontrabile anche dai recenti cambiamenti nei fabbisogni della bovina da latte dall’NRC 2001 al NASEM 2021. Nel primo testo infatti gli aumenti nel fabbisogno nutrizionale materno dovuti allo sviluppo fetale erano considerati a partire dal 190° giorno di gestazione, mentre le nuove equazioni NASEM sono in grado di stimarli dal 12° giorno per poi metterli in pratica a partire dal cinquantesimo giorno.

Durante il periodo di transizione, la nutrizione della vacca da latte ha lo scopo di promuoverne la salute e le prestazioni, ma in alcuni casi può, come abbiamo visto, anche influenzare lo sviluppo della progenie (Abuelo, 2020). L’impatto della supplementazione di donatori di gruppi metilici, come metionina, colina, acido folico e betaina, durante le ultime fasi della gravidanza e l’inizio della lattazione è dato dal potenziale ruolo di questi nello sviluppo embrionale e della placenta, nella crescita neonatale e nell’immuno-metabolismo della vacca (Coleman et al., 2021).

In particolare, gli effetti della metionina rumino-protetta supplementata alle bovine da latte hanno evidenziato una riduzione dello stress ossidativo tramite l’aumento della concentrazione di antiossidanti, nonché una maggiore sensibilità all’insulina (più insulina plasmatica e più basso glucosio plasmatico). L’apporto di metionina rumino-protetta aumenta la capacità di sopravvivenza dell’embrione preimpianto, poiché esistono prove evidenti che le riserve lipidiche endogene fungono da substrato energetico (Acosta et al., 2016).

L’integrazione materna di metionina rumino-protetta sembra avere anche un ruolo probiotico nei vitelli. Fino allo svezzamento e senza differenze nei consumi di sostanza secca, le manze nate da vacche che avevano ricevuto metionina rumino-protetta hanno mostrato un peso corporeo, un’altezza alla groppa ed una funzionalità dell’intestino crasso più elevati, nonché un’alterazione del tipo di microbiota e la presenza di un maggior numero di geni funzionali del microbiota coinvolti nella sintesi di antibiotici endogeni. Queste alterazioni potrebbero limitare la colonizzazione di agenti patogeni nell’intestino posteriore, promuovere la salute e aumentare la capacità di utilizzo dei nutrienti da parte dei vitelli (Elolimy et al., 2019).

La supplementazione di colina rumino-protetta ha invece permesso di ridurre l’accumulo di trigliceridi nel fegato migliorandone il metabolismo (Zang et al. 2019, Overton, 2019, Coleman et al., 2021). Avendo dei pathways biochimici in comune con la metionina, l’entità della risposta positiva in termini di prestazioni data dalla supplementazione in colina durante la transizione è dipendente dal livello di metionina metabolizzabile della dieta dopo il parto (Arshad et al., 2020).

Le vitamine B9 (acido folico) e B12 (cobalamina) supplementate durante la gravidanza nelle bovine da latte influenzano positivamente l’espressione genica della progenie (Bach et al., 2017). A parità di peso alla nascita, vitelli nati da bovine alimentate con betaina rumino-protetta hanno mostrato un migliore stato del sistema immunitario. Inoltre, è stato rilevato un aumento del lattosio nel colostro delle madri, zucchero cruciale per l’approvvigionamento energetico, nell’assorbimento dei minerali e nelle funzioni gastrointestinali dei neonati (Wang et al., 2019).

La supplementazione di donatori di gruppi metilici porta benefici anche nelle bovine da carne e nella loro progenie. Infatti, l’apporto di colina ad embrioni pre-impianto di razza Brahma ha portato ad un aumento del peso alla nascita e allo svezzamento, influenzando positivamente l’espressione di geni correlati nel muscolo a processi anabolici e crescita cellulare (Estrada-Cortés et al., 2021). L’utilizzo di metionina rumino-protetta prima e durante l’inizio della stagione riproduttiva in vacche Brangus-Angus alimentate con foraggi di scarsa qualità, ha mostrato nei vitelli nati un miglioramento della digeribilità e dell’efficienza alimentare (Silva et al., 2021), oltreché un miglioramento nell’espressione genetica del muscolo scheletrico (Liu et al., 2021). I risultati indicano come l’apporto materno di metionina giochi un importante ruolo anche nello sviluppo del feto della bovina da carne. Concentrazioni placentari più elevate di intermedi del metabolismo dei gruppi metilici ed una minore metilazione del DNA hanno permesso di avere vitelli più pesanti del 6,3% a 9 settimane di età (Batistel et al., 2019). Effetti simili sul metabolismo epatico e sul peso degli animali sono stati segnalati per femmine e maschi nati da vacche alimentate con metionina rumino-protetta (Alharthi et al., 2019).

Ruprocol® e Timet® sono fonti di colina e metionina rumino-protette, mentre MecoVit® è una miscela rumino-protetta di metionina, colina, betaina e vitamine del gruppo B. Questi prodotti rappresentano soluzioni studiate e sviluppate da Vetagro al fine di massimizzare la biodisponibilità di questi nutrienti. La supplementazione di questi prodotti durante la transizione (Ruprocol® e MecoVit®) e durante la lattazione (Timet®) permette di aumentare la produzione di latte, promuovere la salute delle vacche e le loro performance riproduttive, aiutando lo sviluppo del feto ed incrementando così le sue prestazioni future.

Autori

Dr. Richard Paratte e Dr. Giulia Giovagnoni


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