Come sarà la vacca del futuro?

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Come sarà la vacca del futuro?

Le azioni di miglioramento genetico, che avvengano in maniera tradizionale attraverso la scelta dei tori o con l’ausilio della genomica per la selezione delle madri di livello superiore e la gestione della rimonta, costruiscono in modo permanente e generazione dopo generazione superiorità per i caratteri identificati come prioritari.

E’ quindi importante domandarsi quali sono le caratteristiche principali della vacca del futuro, quella che tutti dovrebbero o vorrebbero avere in stalla?

Prendo a prestito quanto suggerito da un mio collega genetista irlandese, il dr. Donagh Berr, a questo proposito, cercando di identificare gli strumenti oggi disponibili per gli allevatori italiani per migliorare ciascun particolare aspetto.

Secondo il dr. Berry la vacca del futuro dovrà essere:

  1. una produttrice di qualità;
  2. fertile;
  3. di buona salute;
  4. longeva;
  5. di buon temperamento;
  6. corretta morfologicamente;
  7. efficiente nell’uso degli alimenti;
  8. poco inquinante;
  9. resiliente nei confronti di cambiamenti.

Ottenere miglioramenti sul primo aspetto è possibile da sempre utilizzando gli indici per latte, grasso e proteina, kg e percentuali, e oggi anche quelli per le cellule somatiche. In aggiunta a questo sono disponibili anche indici come la persistenza e la maturità legati alla valutazione test day nella Frisona che consentono anche di selezionare per l’andamento della curva di lattazione e delle produzioni da una lattazione alla successiva.

Il secondo aspetto trova un suo strumento specifico negli indici per la fertilità e per la facilità di parto. Più in dettaglio, per la Frisona c’è un indice che migliora il tasso di concepimento combinando fra loro tasso di non ritorno, intervallo parto concepimento, intervallo fra primo e secondo parto, produzione di latte e angolosità, mentre la Bruna ha un indice per l’intervallo interparto.

Il terzo aspetto si migliora attraverso l’utilizzo dell’indice delle cellule e la longevità come indicatori indiretti l’uno della resistenza alla mastite e il secondo di una resistenza generale ad un ampio spettro di patologie. E’ inoltre possibile utilizzare l’indice per la locomozione per la selezione indiretta della resistenza alle patologie podali.

Sul fronte longevità c’è un indice specifico sia per la Frisona che per la Bruna.

Sul temperamento in Italia c’è poco o nulla, sia sul fronte raccolta dati che sul fronte valutazioni genetiche. Ci si augura che la situazione possa migliorare nel futuro.

Indici per una corretta morfologia sono disponibili da tempo. Negli ultimi anni si sono perfezionati sopratutto quelli legati alla funzionalità di arti e piedi con l’introduzione della locomozione, mentre indice tipo e indice composto mammella sono da anni importanti nelle scelte di tanti allevatori e non solo per quelli che partecipano alle mostre zootecniche.

Per l’efficienza alimentare non c’è un indice specifico ma è possibile lavorare indirettamente sulla taglia e sul peso degli animali per individuare i soggetti che, a partità di indici produttivi e funzionali, danno buone performances ma con minori richieste per il mantenimento e sono dunque più efficienti nell’utilizzare le risorse alimentari.

Per rendere le vacche meno inquinanti occorre renderle produttrici più efficienti: occorre quindi bilanciare fra loro produzione, fertilità, longevità e taglia e/o peso degli animali. Un indice che indirizza la selezione in questo senso è il nuovo IES (Indice Economico Salute) pubblicato a partire dall’agosto 2016 per la Frisona. Rispetto all’indice ufficiale PFT è un indicatore che dà maggiore importanza a funzionalità e salute e misura le differenze fra le figlie dei tori in termini economici.

L’ultimo punto lo possiamo legare al mantenimento della variabilità genetica e alla selezione di vacche più “robuste”. Per il primo aspetto si raccomanda una accurata identificazione degli animali e l’utilizzo di piani di accoppiamento che minimizzino la consanguineità tout cour e il rischio di incrociare fra loro soggetti portatori di difetti genetici. Per il secondo, l’indice per il BCS è stato identificato da molte ricerche come un utile strumento per completare la selezione di soggetti produttivi, fertili e longevi.

DOI 10.17432/RMT.2111-2205
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About the Author:

Genetista libero professionista, giornalista ed allevatrice molto conosciuta in Italia ed all'estero. Ha lavorato per 17 anni all'ANAFI. Email: fabiolacanavesi@gmail.com

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