Conoscenze dei cittadini riguardo al benessere degli animali negli allevamenti: uno studio empirico

//Conoscenze dei cittadini riguardo al benessere degli animali negli allevamenti: uno studio empirico

Conoscenze dei cittadini riguardo al benessere degli animali negli allevamenti: uno studio empirico

Heinke Heise e Ludwig Theuvsen 
Department of Agricultural Economics and Rural Development, Georg-August-University di Gottingen, Gottingen, Germania 
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e-mail: Heinke Heise hheise@gwdg.de  
Indirizzo: Department of Agricultural Economics and Rural Development, University of Goettingen, Platz der Goettinger Sieben 5, 37073, Goettingen, Germania 
© 2017 Informa UK Limited, trading as Taylor & Francis Group 

 

Abstract

Background teorico

Materiali e metodi

Risultati

Discussione e raccomandazioni

Conclusione

Ringraziamenti

Finanziamenti

Riferimenti

 

Parole Chiave: Benessere animale, cittadini, studio empirico,  Germania 

Abstract

Molte persone pensano che negli allevamenti debbano essere migliorati gli standard di benessere degli animali non umani. Tuttavia, la definizione del benessere degli animali da allevamento (FAW, Farm Animal Welfare) non è ancora del tutto chiara, visto che differenti discipline e approcci hanno portato a percezioni del FAW in conflitto tra di loro. Alcuni studi hanno esaminato la percezione dei cittadini circa il FAW mediante studi quantitativi. Il nostro studio ha messo insieme domande a risposta chiusa e a risposta aperta ed ne ha messo a confronto le risposte. Per quanto riguarda le domande a risposta aperta, gli intervistati hanno nominato maggiormente criteri inclusi nelle categorie sistemi di stabulazione” e “pratiche di management; mentre, per quanto riguarda la domanda a risposta chiusa, la categoria “salute degli animali” è risultata quella più importante. Questi risultati ci suggeriscono che per comprendere al meglio la definizione di benessere animale conta non solo a chi viene posta la domanda, ma anche come viene posta. I risultati ottenuti dovrebbero essere tenuti in considerazione per sviluppare nuovi programmi di benessere animale, per aumentare la probabilità che vengano accettati dalla maggior parte del pubblico soddisfacendo le sue aspettative. In particolar modo, i miglioramenti riguardanti la salute degli animali dovrebbero essere pubblicizzati e comunicati in maniera chiara ai cittadini, poiché gli aspetti relativi a questa tematica sono importanti per molte persone, anche se potrebbero non essere la prima cosa che hanno menzionato quando gli è stato richiesto. 

 A causa delle numerose crisi e degli scandali alimentari avvenuti di recente, in molti paesi occidentali l’immagine del settore agricolo è stata pesantemente danneggiata e i consumatori hanno perso fiducia soprattutto verso i sistemi intensivi di allevamento degli animali (Grunert, 2005; Kanis , Groen, & De Greef, 2003; Vanhonacker & Verbeke, 2014). Di conseguenza, l’opinione pubblica è sempre più preoccupata riguardo il benessere degli animali negli allevamenti e gran parte della società occidentale ritiene che sia necessario migliorare gli standard di benessere impiegati nella produzione di bestiame (De Jonge & Van Trijp, 2013, Commissione europea, 2007b) ). Diversi studi hanno dimostrato che i tedeschi sono particolarmente attenti alle questioni relative al benessere degli animali d’allevamento (FAW, Commissione europea, 2005, Schulze, Spiller e Lemke, 2008). Negli ultimi decenni, i conflitti tra i valori morali ed etici che influenzano le decisioni d’acquisto e il consumo della carne si sono molto radicate all’interno delle società occidentali; in risposta a ciò, le persone hanno sviluppato diverse strategie utili a ridurre i loro sensi di colpa (Te Velde, Aarts, e Van Woerkium, 2002). Alcune persone tendono a “de-animalizzare” la carne in modo tale da non dover pensare al fatto che gli animali devono comunque essere macellati prima di diventare prodotti alimentari (Buller & Cesar, 2007; Schröder & McEachern, 2004). Altri, in risposta al crescente aumento delle preoccupazioni, hanno cominciato a ridurre il consumo di carne  diventando vegetariani o addirittura vegani (Harper & Henson, 2001, Vanhonacker, Van Poucke, Tuyttens e Verbeke, 2010). Inoltre, da diversi anni è in costante aumento il numero di consumatori che preferiscono carne proveniente da sistemi di produzione più attenti e rispettosi del benessere animale (Blandford & Fulponi, 1999, Burda Community Network, 2009, Commissione europea, 2007a, Lusk & Norwood, 2012; Schulze et al., 2008). Di conseguenza, un certo numero di programmi di benessere animale hanno dato il via allo sviluppo di un mercato così definito di “prodotti attenti al benessere animale” (commercializzati, ad esempio, con l’etichetta “Neuland” gestita da un’organizzazione non governativa o con l’etichetta “Für mehr Tierwohl” gestita dalla German Animal Protection League). Ma nonostante i promettenti segnali provenienti da studi di ricerca di mercato, questi prodotti sono ancora molto rari e, tranne alcune eccezioni (ad es. Svizzera, Regno Unito e Paesi Bassi), non hanno ancora raggiunto una posizione di grande importanza a livello di mercato europeo della carne. Il successo a lungo termine di un programma per il benessere animale è determinato da una molteplicità di fattori, come il comportamento dei consumatori e la comprensione da parte di altre parti coinvolte nella filiera alimentare (Bracke, 2007; Buller & Cesar, 2007; Deimel et al., 2010; Franz, Deimel, & Spiller, 2012; Golan, Kuchler e Mitchell, 2000; Gulbrandsen, 2006; Harper & Henson, 2001; Theuvsen, 2011). In particolare, gli allevatori sono considerati una categoria interessata molto importante per garantire un miglioramento di successo degli standard più avanzati di FAW. In Germania, e in molti altri paesi europei, pochi allevatori sono vincolati da contratti con le fasi più avanzate della produzione (tranne quelli che gravitano nel settore avicolo). È quindi estremamente difficile realizzare nuovi programmi di produzione di qualità quando molti degli allevatori stessi manifestano dubbi riguardo il sistema, in particolar modo verso taluni aspetti fondamentali come il successo a lungo termine sul mercato (Bahlmann & Spiller, 2008; Deimel et al., 2010; Franz et al ., 2012; Hansson & Lagerkvist, 2012). Inoltre, esiste un certo numero di paletti che risulterebbero in grado di frenare quasi sicuramente la disponibilità dei consumatori ad acquistare la carne (e i suoi derivati) considerata “animal-friendly”. Questi paletti  sono rappresentati dalla mancanza di informazioni adeguate sulle norme relative al benessere animale, dall’eccessiva informazione asimmetrica, dalla limitata disponibilità nei negozi al dettaglio di prodotti attenti al benessere degli animali, dalla percezione di una mancanza d’influenza individuale del consumatore sugli standard complessivi del benessere nella produzione zootecnica, dalla disassociazione dalla produzione alimentare e dagli elevati costi aggiuntivi ( Harper & Henson, 2001). Queste barriere spesso portano a delle discrepanze tra comportamento-atteggiamento, note anche come “divario tra il consumatore e il cittadino”. Di conseguenza, le attuali decisioni di acquisto del cibo non riflettono la percezione pubblica, sempre più critica, dell’allevamento intensivo del bestiame (Coff, Korthals e Barling, 2008; Harvey & Hubbard, 2013; Vanhonacker et al., 2010). Per evitare ulteriori discrepanze di comportamento e per soddisfare al meglio le aspettative dei cittadini riguardo al FAW, per le categorie direttamente interessate (come quelle che lavorano lungo la filiera della carne e quelle che si occupano di sviluppare dei programmi di benessere animale mediante i quali la carne viene prodotta secondo gli standard di benessere) è di primaria importanza sapere come i cittadini definiscono il FAW e dove effettivamente essi vedono quei problemi riguardanti il benessere degli animali d’allevamento. Solo se un programma per il benessere animale andrà ad includere quei criteri relativi al benessere percepiti come importanti dalla maggior parte della società, potrà avere la possibilità di essere socialmente accettato e quindi potrà affermarsi con successo sul mercato (Fraser, 2006). Alcuni studi hanno già esaminato la percezione dell’opinione pubblica riguardo il FAW (ad es. De Greef, Stafleu, & De Lauwere, 2006, Lassen, Sandoe e Forkman, 2006, Vanhonacker et al., 2012). Tuttavia, la maggior parte degli studi tendeva a concentrarsi su di un solo approccio metodologico, cioè su studi quantitativi caratterizzati da domande a risposta chiusa basate su indagini condotte sui consumatori. Gli studi di Heise e Theuvsen (2015) e di Heise, Kemper e Theuvsen (2015) hanno mostrato chiaramente come le diverse tipologie di domande (a risposta aperta e a risposta chiusa), portano a differenze considerevoli nella definizione del FAW da parte degli allevatori e dei veterinari. Secondo le nostre conoscenze, nessuno studio ha ancora analizzato l’idea che hanno i cittadini del  FAW mettendo a confronto i risultati ottenuti mediante diverse tipologie di domande. Pertanto in questo studio abbiamo esaminato la percezione dei cittadini sul FAW attraverso una procedura in due fasi, che comprendeva sia domande a risposta aperta che domande a risposta chiusa. Lo scopo di questo studio era quello di colmare il divario esistente nell’attuale ricerca relativo a questo argomento e di fornire un quadro sulla percezione dei cittadini del FAW basandoci su una metodica più ampia. Il resto dell’articolo è organizzato come segue: nella Sezione 2, viene presentata la letteratura sulla quale si è basato lo studio. Forniamo un’ampia panoramica degli studi che trattano la comprensione da parte dei cittadini del FAW e che mostrano un approccio scientifico nella definizione di benessere animale. La Sezione 3 introduce i materiali e metodi utilizzati e la Sezione 4 mostra i risultati empirici. L’articolo si chiude con una discussione dei risultati e con alcune osservazioni conclusive (Sezione 5). 

Background teorico 

Conoscenze dei cittadini circa il welfare animale: una review della letteratura 

Diversi soggetti interessati che gravitano attorno alla filiera dei prodotti alimentari di origine animale hanno concezioni differenti del FAW (Fisher, 2009; Vanhonacker et al., 2014). Queste differenze nella comprensione complicano la messa a punto di uno schema comune utile alla valutazione del benessere animale ed accettato all’unanimità dalle varie parti interessate. La maggior parte dei concetti scientifici che definiscono il FAW sono in realtà molto criticati, dato che non affrontano in maniera adeguata la percezione del pubblico sul FAW (Fraser, 2008, Lund, Coleman, Gunnarsson, Appleby, & Karkinen, 2006; Rushen, 2003; Vanhonacker et al., 2014). Ma per aumentare il dialogo tra le parti coinvolte nella filiera alimentare e i cittadini e per sviluppare programmi di benessere animale che includano tutti quei criteri ritenuti importanti dalla maggior parte della società, è necessario saperne di più sulla concezione pubblica del FAW. Negli ultimi anni, diversi studi hanno esaminato le definizioni date dai cittadini riguardo il FAW e le loro percezioni circa le condizioni di vita degli animali negli attuali sistemi di allevamento intensivo. Uno dei primi studi su questo argomento è stato condotto da Kiley-Worthington (1989), il quale ha scoperto che i cittadini citano spesso la capacità di manifestare comportamenti naturali innati quando definiscono il benessere animale. Questo risultato è stato confermato anche da quelli provenienti da numerosi altri studi che dimostrano come, dal punto di vista dei cittadini,  siano considerate importanti la libertà di movimento e la capacità di manifestare un comportamento naturale (De Greef et al., 2006; Lassen et al., 2006; Marie, 2006). Meuwissen, Lans e Huirne (2004) hanno riscontrato che i cittadini valutavano, come indicatori più importanti del livello di benessere animale, i criteri spazio, medicinali e superficie sulla quale vivere (ad esempio, lettiera di paglia). Nel 2011, Miele, Veissier, Evans e Botreau (2011) hanno scoperto che i cittadini definivano il FAW basandosi sui 12 criteri provenienti dal progetto “Quality Welfare”. Uno degli obiettivi principali di questo progetto finanziato dall’Unione Europea, era quello di sviluppare un concetto di benessere animale che tenesse adeguatamente in considerazione la definizione di benessere data dalla società. Durante il decennio passato, il gruppo di ricerca intorno a Wim Verbeke dell’Università di Gand in Belgio, ha condotto la maggior parte del suo lavoro proprio su questo campo di ricerca. Hanno utilizzato discussioni qualitative fatte durante dei focus-group, per poter sviluppare dei questionari quantitativi e per valutare la comprensione del FAW da parte dei soggetti intervistati. Van Poucke et al. (2006) hanno stilato un elenco dei 73 aspetti relativi al benessere animale che sono emersi durante le discussioni dei focus-group o che potevano ritrovarsi nella letteratura esistente. Questi aspetti sono stati quindi raggruppati in sette dimensioni. I ricercatori hanno definito tre dimensioni basate sugli animali: “sofferenza e stress”, “capacità di manifestare comportamenti naturali” e “salute degli animali”. Poi hanno anche definito quattro dimensioni del FAW basate sulle risorse: “climatizzazione della stalla e del sistema di stabulazione”, “trasporto e macellazione”, “alimentazione e acqua” e “rapporto uomo-animale” (Van Poucke et al., 2006). Inoltre, Vanhonacker, Verbeke, Van Poucke e Tuyttens (2008) hanno analizzato la percezione dei cittadini dell’importanza e delle credenze valutative (considerate un potenziale problema per uno specifico aspetto del benessere degli animali nell’attuale allevamento di bestiame) dell’intera lista dei diversi aspetti del FAW. Aspetti considerati di primaria importanza erano la disponibilità di acqua, il rispetto per gli animali, l’assenza di malattie e la macellazione in assenza di dolore o stress. Questi aspetti appartengono alle dimensioni “alimentazione e acqua”, “rapporto uomo-animale”, “salute degli animali”  e “trasporto e macellazione”. Altri aspetti ritenuti importanti riguardavano le dimensioni “stabulazione e climatizzazione” e “sofferenza e stress”. Potenziali problemi percepiti negli attuali sistemi di produzione zootecnica erano relativi alla “somministrazione dell’alimento in momenti predefiniti”, alla “disponibilità di alimento e di acqua” e al “sapore dell’alimento”, tutti appartenenti alla dimensione “alimentazione e acqua”. Altre questioni percepite come particolarmente problematiche provenivano dalla dimensione “rapporto uomo-animale”. Nel 2009, Vanhonacker, Verbeke, Van Poucke, Buijs e Tuyttens (2009) hanno analizzato le preoccupazioni sociali calcolando le differenze tra l’importanza percepita e le credenze valutative. L’elevata importanza percepita combinata con una bassa credenza valutativa ha portato ad un alto livello di preoccupazione sociale. Dato che gli autori utilizzavano dati provenienti da studi trasversali, i risultati delle varie indagini differivano per quanto riguarda la preoccupazione sociale. Nel primo sondaggio, i partecipanti erano particolarmente preoccupati per quanto riguardava il trasporto, il carico e lo scarico del bestiame e la densità degli animali. Nel secondo set di dati (Data Set 2), la densità, lo stress e la macellazione degli animali in assenza dolore o stress hanno alzato il livello di preoccupazione sociale (Vanhonacker et al., 2009). Gli autori hanno studiato anche l’influenza delle caratteristiche sociodemografiche sulla percezione del benessere animale, tra i partecipanti ai loro studi. Hanno scoperto che sesso, età, livello di istruzione e presenza di bambini hanno avuto un’influenza significativa sulla definizione dei cittadini del FAW (Vanhonacker et al., 2009). Nel 2010, Vanhonacker et al. (2010) hanno tenuto quattro discussioni con focus-group durante le quali è stato chiesto nuovamente ai cittadini Fiamminghi di dare una definizione di benessere animale. Le risposte degli intervistati comprendevano alcuni aspetti appartenenti ai quattro principi del “Quality Welfare” : “ buon sistema di stabulazione ”, “buona alimentazione ”, “buona salute” e “comportamento adeguato”. Inoltre, anche aspetti provenienti da altre due ulteriori dimensioni – “trasporto e macellazione” e “rapporto uomo-animale” – hanno ricevuto una notevole attenzione da parte dei partecipanti al focus-group (Vanhonacker et al., 2010). Tuyttens, Vanhonacker, Van Poucke e Verbeke (2010) hanno analizzato la percezione del benessere animale da parte dei cittadini mediante un’indagine quantitativa che era orientata anche verso i principi e i criteri dell’approccio “Quality Welfare”. Questi risultati hanno mostrato chiaramente che i cittadini hanno valutato tutti e 12 i criteri da moderatamente importanti a molto importanti per il FAW. In maniera significativa, la massima importanza è stata data ai criteri “assenza di malattia”, “assenza di dolore indotto da procedure di management” e “assenza di sete prolungata”. Nel complesso, il principio relativo alla “buona salute” è risultato molto importante per i cittadini, seguito da “buona alimentazione”, “adeguata sistemazione nei ricoveri” e “comportamento adeguato”. Questo studio ha mostrato anche l’esistenza di differenze significative nella comprensione del benessere degli animali, in relazione a molteplici variabili sociodemografiche. Genere, età, luogo di residenza e presenza di bambini hanno influenzato in maniera significativo l’importanza percepita dei 12 criteri del benessere animale, mentre il livello di istruzione non ha avuto effetti significativi sulle definizioni date dai cittadini sempre sul benessere animale (Tuyttens et al., 2010). Vanhonacker e al. (2012) hanno approfondito ulteriormente i loro studi quantitativi sulla concezione dei cittadini del FAW attraverso l’analisi fattoriale dei 73 aspetti relativi al benessere animale. Un’analisi fattoriale esplorativa ha rivelato una soluzione a cinque fattori – simile all’approccio “Quality Welfare”- che ha assegnato gli aspetti alle cinque dimensioni: “alloggio e comportamento”, “trasporto e macellazione”, “sofferenza e stress”, “alimentazione” e “rapporto uomo-animale”. Tuttavia, gli studi di Heise e Theuvsen (2015) e di Heise et al. (2015) hanno mostrato chiaramente come differenti approcci metodologici (domande aperte e domande chiuse) possano portare a notevoli differenze nelle definizioni di FAW date da allevatori e da veterinari. Una cosa simile potrebbe quindi esistere anche per quanto riguarda le definizioni di benessere animale date dai cittadini. Secondo la nostra conoscenza, nessuno studio precedente ha analizzato la concezione dei cittadini del FAW confrontando i risultati ottenuti mediante differenti tipologie di domande. 

Approcci scientifici nel definire il benessere animale 

Diverse discipline scientifiche studiano il benessere degli animali d’allevamento (ad esempio, zootecnia, economia agricola, medicina veterinaria, etologia e filosofia), e qualsiasi analisi condotta sull’allevamento del bestiame dovrebbe tenere in considerazione queste differenti prospettive. Di conseguenza, sono stati sviluppati diversi approcci scientifici (e a volte in competizione tra di loro) per poter definire e valutare il FAW, tra i quali il “funzionamento biologico”, la “vita naturale” e gli “stati emotivi” (Deimel, Franz, & Spiller, 2012; Fraser, 2003) . L’approccio relativo al “funzionamento biologico” presuppone che gli animali si sentano a loro agio fintanto che le funzioni biologiche e i processi naturali procedano senza restrizioni (Deimel, Franz, & Spiller, 2011; Duncan & Fraser, 1997; Fraser, 2003; Lund & Röcklinsberg, 2001). Pertanto, questo approccio si concentra principalmente sulle categorie relative alla salute e alle performance degli animali. Le condizioni di allevamento relativamente innaturali, che quindi possono limitare notevolmente il comportamento naturale ed innato degli animali, ma che vengono considerate confortevoli per gli animali, vengono impiegate fintanto che non si manifestino problemi di salute o cali di performance. L’approccio “funzionamento biologico” è stato spesso sostenuto dalle parti interessate direttamente coinvolte nella produzione di bestiame, ovvero gli allevatori e i veterinari (Fraser, 2003). L’approccio “vita naturale” si concentra sulla capacità degli animali di intraprendere comportamenti naturali innati. Pertanto, le categorie relative al sistema di stabulazione e al comportamento animale sono le dimensioni essenziali per il benessere animale (Kiley-Worthington, 1989). L’approccio “vita naturale” riflette molto probabilmente il punto di vista dei cittadini sul benessere animale e quindi spesso acquista importanza nelle discussioni pubbliche sul FAW (Knierim & Staack, 2003; Te Velde et al., 2002; Wissenschaftlicher Beirat für Agrarpolitik beim BMEL, 2015). Inoltre, molti allevatori prediligono l’approccio “vita naturale” (Austin, Deary, Edwards-Jones, & Arey, 2005; Bock & Van Huik, 2007; Deimel et al., 2012; Heise et al., 2015; Lund, Hemlini , & White, 2004). L’approccio “stati emotivi” valuta il benessere degli animali in particolar modo attraverso i loro sentimenti e le loro emozioni. Il suo scopo è massimizzare le emozioni positive e minimizzare la sofferenza e il dolore (Duncan, 1993). Poiché è difficile ottenere misurazioni valide ed affidabili delle emozioni, questo approccio non ha acquisito grande importanza nelle scienze naturali e zootecniche. Tuttavia, dagli anni novanta, la scienza ha smesso di esaminare soltanto agli approcci menzionati sopra. È emerso invece un approccio più globale ed integrato del benessere degli animali (Bergschmidt & Schrader, 2009; Blokhuis, 2009; Botreau, Veissier, & Perny, 2009; Fraser, 2009). Grandi progetti di ricerca europei, come il Welfare Quality Project, hanno sviluppato un approccio basato su quattro principi: buon sistema di stabulazione, buona alimentazione, buona salute e comportamento appropriato (Botreau et al., 2009). Basandosi sull’approccio del “Quality Welfare”, Deimel et al. (2012) hanno sviluppato un concetto di benessere animale che tiene conto del sistema di stabulazione, delle pratiche di management, della salute degli animali e del comportamento degli animali. Il sistema di alloggio e le pratiche di management sono categorie indirette del benessere degli animali e possono essere direttamente influenzati dai produttori. Questi due parametri hanno un’influenza importante, anche se indiretta, sulla salute degli animali e sul loro comportamento, due aspetti che riflettono direttamente il benessere degli animali in allevamento (Botreau et al., 2009; Deimel et al., 2012; Keeling, Evans, Forkmann, & Kjaernes, 2013). La figura 1 mostra l’interazione tra queste categorie del benessere animale. Per molti allevatori, un altro indicatore importante del benessere è rappresentato dalle performance degli animali, tra cui l’incremento ponderale giornaliero, l’indice di conversione dei mangimi, la produzione di latte e la fertilità. Questo punto di vista è spesso condiviso anche da altre parti interessate strettamente coinvolte nella produzione zootecnica, come i veterinari (Boogaard, Oosting, & Bock, 2006; Fraser, 2003). Per verificare se questa categoria fosse importante anche per i cittadini, abbiamo esaminato come ulteriore categoria del benessere anche la performance degli animali.  

Figura 1. Interazione tra le categorie del benessere animale 

Materiali e metodi 

Progettazione dello studio e analisi statistiche 

Per questo studio, durante l’autunno del 2015 cittadini provenienti da tutta la Germania sono stati interrogati mediante un sondaggio quantitativo standardizzato online. Visto il campionamento delle quote, la composizione del nostro campione era rappresentativa dell’intera popolazione tedesca per quanto riguardava sesso, età, luogo di residenza, livello d’istruzione e reddito (vedi Tabella 1). Dopo aver eliminato i set di dati incompleti, sono risultati utilizzabili per l’analisi 510 questionari completati durante l’intervista. Dato che praticamente esistono studi comparabili in questo particolare settore, abbiamo sviluppato il questionario in base a delle considerazioni teoriche precedenti, derivanti dalla letteratura sulla concezione del FAW da parte dei cittadini (ad esempio, Vanhonacker et al., 2010, 2012) e sulla base di nostri studi precedenti che indagavano la concezione del FAW di allevatori e veterinari (Heise et al., 2015; Heise & Theuvsen, 2015). Ci siamo anche ispirati al lavoro di Deimel et al. (2012), che hanno analizzato la concezione del benessere animale degli allevatori in base alle risposte date ad una domanda a risposta aperta. I dati sono stati analizzati utilizzando IBM Statistical Package for the Social Sciences Statistics 23. La concezione del benessere che avevano i soggetti che hanno risposto al questionario è stata analizzata mediante  una procedura in tre fasi. Per fornire un’iniziale ed imparziale indicazione delle definizioni di FAW, il questionario cominciava con una domanda a risposta aperta: “Secondo te, che cosa caratterizza una tipologia di allevamento che rispetti gli animali? Per favore, indica i criteri che consideri importanti per il benessere animale.” I partecipanti erano liberi di scrivere qualsiasi criterio venisse loro in mente. Il testo scritto dagli intervistati è stato gradualmente riassunto in un sistema categoriale basato su considerazioni teoriche e su studi precedenti (Deimel et al., 2012; Mayring, 2008). Gli esempi di riferimento per ciascun criterio formulato ci hanno aiutato a classificare correttamente le risposte aperte all’interno dei criteri. I criteri e le categorie definite ci hanno aiutato ad interpretare il significato delle risposte degli intervistati. In questo modo, il testo scritto dagli intervistati è diventato statisticamente analizzabile (Ramsenthaler, 2013). Durante il nostro studio, le risposte date alla domanda aperta sono state classificate in 23 criteri relativi al benessere degli animali, che sono stati poi raggruppati in cinque categorie derivate da Deimel et al. (2012): sistema di stabulazione, pratiche di management, salute degli animali, comportamento degli animali e performance degli animali. La frequenza con cui sono stati citati tali criteri è stata analizzata, per determinare quale categoria di benessere animale i soggetti che hanno risposto  alle domande ritenessero più importante (Mayring, 2008). Inoltre, abbiamo analizzato quanti criteri e quante categorie sono state mediamente nominate. Questi risultati potrebbero aiutare a valutare in maniera approfondita la concezione che hanno gli intervistati del benessere degli animali. In questo modo l’utilizzo di una domanda a risposta aperta ci ha permesso di trarre vantaggio dalle affermazioni imparziali e spontanee degli intervistati, senza avere lo svantaggio di un numero molto limitato di partecipanti, cosa che è tipica della maggior parte dei metodi di ricerca più qualitativi. Per calcolare le differenze tra le categorie menzionate e le numerose caratteristiche sociodemografiche, abbiamo generato tabelle incrociate. Poiché abbiamo variabili di scala nominale (1 = criterio/categoria citata; 0 = criterio/categoria non citata), i livelli di significatività sono stati calcolati utilizzando il chi-quadro e il test esatto di Fisher (Bühl, 2008). In una seconda fase, abbiamo analizzato la concezione del benessere animale da parte dei cittadini con l’aiuto di una domanda a risposta chiusa: “Per te quanto sono importanti le seguenti categorie per poter stabilire se un animale si sente a proprio agio?”. A questa domanda è stato attribuito un punteggio come di seguito: -2 = molto irrilevante , -1 = piuttosto irrilevante, 0 = parzialmente/in parte importante, +1 = piuttosto importante, e +2 = molto importante. Ancora una volta, gli intervistati sono stati invitati a valutare le cinque categorie: tipologia di stabulazione, pratiche di management, salute degli animali, comportamento animale e performance degli animali. Per valutare le differenze significative nella comprensione del benessere animale in relazione alle variabili sociodemografiche, abbiamo condotto test chi-quadrato e confrontato le medie  dei risultati ottenuti sia dalle domande a risposta aperta che da quelle a risposta chiusa (Bühl, 2008; Everitt, 1998). In una terza fase, i risultati delle domande a risposta aperta e di quelle a risposta chiusa sono stati confrontati per verificare se ci fossero eventuali differenze legate alla tipologia di domanda. Il confronto dei risultati ottenuti mediante i due approcci rafforza la solidità delle nostre conclusioni e illustra chiaramente quali differenze nelle risposte possono essere attribuibili a fattori metodologici. 

Descrizione del campione 

Cittadini tedeschi provenienti da tutto il paese hanno completato il questionario. Le principali figure rappresentative della composizione del campione sono elencate nella Tabella 1. Tra gli intervistati, il 49% erano donne e il 51% erano uomini. La percentuale di donne presenti nel campione era leggermente inferiore alla percentuale media delle donne nella popolazione tedesca (50.79%, Destatis, 2016a). L’età media del nostro campione era di 46.5 anni, leggermente più alta dell’età media in Germania (BiB [Bundesinstitut für Bevölkerungsforschung], 2016). Per quanto riguarda la localizzazione geografica, il 28.1% degli intervistati viveva nella Germania meridionale, il 20.4% nella Germania orientale, il 16.2% viveva nella Germania settentrionale e il 35.3% nella Germania occidentale. Questi numeri corrispondono a quelli del Federal Statistical Office for Germany (Destatis, 2016d). Circa il 30% dei partecipanti al sondaggio aveva terminato la scuola secondaria, il 30% aveva un diploma di istruzione generico e il 30% circa era risultato idoneo a frequentare l’università (Abitur). Gli intervistati avevano un’età compresa tra i 18 e i 70 anni. All’interno del nostro campione i bambini in età prescolare erano sottostimati, così come le persone che non avevano terminato la scuola secondaria. Questa sottostima potrebbe essere dovuta ad una loro riluttanza nel prendere parte a questionari scritti. Pertanto, il nostro campione di studio risultava avere un livello di istruzione leggermente superiore rispetto a quello della popolazione media tedesca (Destatis, 2016b). Quasi il 14% dei nostri intervistati aveva un reddito familiare netto  uguale o inferiore a 1187 $. Inoltre, circa il 27% guadagnava tra i 1187 $ e i 2372 $, mentre il 23% guadagnava tra i 2373 $ fino ai 3559 $. Nel complesso, il 16% circa aveva un reddito netto familiare compreso tra i 3560 $ e i 4745 $, e quasi il 20% aveva un reddito uguale o superiore ai 4746 $. Questi numeri concordano con quelli del Federal Statistical Office for Germany (Destatis, 2016c). 

Tabella 1. Confronto tra la composizione del campione e la popolazione di base della Germania 

a Dati relativi alla popolazione di base della Germania ottenuti da Destatis (2016a) 

b Dati relativi alla popolazione di base della Germania ottenuti da BiB (Bundesinstitut für Bevölkerungsforschung, 2016).

c Dati relativi alla popolazione di base della Germania ottenuti da Destatis (2016b) 

d Dati relativi alla popolazione di base della Germania ottenuti da Destatis (2016c) 

e Dati relativi alla popolazione di base della Germania ottenuti da Destatis (2016d) 

Risultati

Nel complesso, hanno risposto al nostro questionario 510 persone. Tuttavia, 32 partecipanti non hanno menzionato dei criteri specifici di benessere animale, ma hanno risposto alla domanda aperta con un “Non lo so”. La tabella 2 mostra come i soggetti che hanno risposto alla domanda aperta abbiano nominato più spesso i criteri appartenenti alle categorie indirette “sistemi di stabulazione” e “pratiche di management”. Nel complesso, il 77% dei soggetti ha menzionato criteri appartenenti alla categoria sistemi di stabulazione. I partecipanti hanno menzionato più frequentemente i criteri accesso all’esterno (261 nomine) e adeguato spazio a disposizione (233 nomine), seguiti da stalle adeguatamente attrezzate (43 nomine). L’aspetto più frequentemente nominato in relazione al criterio “stalle adeguatamente attrezzate” era la disponibilità della lettiera. Un altro criterio menzionato nella categoria relativa ai sistemi di stabulazione era “allevamento intensivo” (32 nomine). Molte persone hanno espresso preoccupazione relative al fatto che gli animali non si sentirebbero a proprio agio negli allevamenti intensivi e dovrebbero pertanto essere allevati in aziende più piccole. I criteri maggiormente nominati appartenenti alla categoria “sistemi di stabulazione” erano buona climatizzazione della stalla (21 nomine), adeguata dimensione e composizione del gruppo di animali (11 nomine) e possibilità di accedere a materiali manipolabili (7 nomine). Nelle risposte, il 54% degli intervistati ha nominato criteri appartenenti alla categoria “pratiche di management”. Il criterio più spesso citato in questa categoria era “quantità sufficiente di mangime ed acqua” (136 nomine). Sono state menzionate di frequente anche la qualità dell’alimento e dell’acqua forniti, così come la naturalezza del mangime fornito (91 nomine). Molti intervistati hanno anche menzionato l’interruzione dell’utilizzo di mangimi OGM e il divieto di utilizzare antibiotici o additivi chimici. Inoltre, molte persone ritenevano corretto che gli animali d’allevamento venissero alimentati con mangimi biologici. I criteri più menzionati nella categoria “pratiche di management” sono stati l’utilizzo di medicine e di servizi veterinari (71 nomine), la buona igiene dei locali (45 nomine) e il controllo degli animali da parte degli allevatori (41 nomine). Per quanto riguarda il criterio “controllo degli animali da parte degli allevatori”, l’aspetto nominato più frequentemente era il buon rapporto uomo-animale. Ulteriori criteri appartenenti a questa categoria erano il “trasporto e la macellazione” (19 nomine) e una “corretta genetica” (12 nomine). I cittadini ritenevano importanti ai fini del FAW, l’accorciamento delle distanze durante il trasporto e l’impedimento di una tipologia di allevamento che utilizzi “metodi di tortura”. Alcuni partecipanti hanno persino menzionato il criterio “interruzione di alcune pratiche” (4 nomine), come il taglio dei denti e della coda, e l’utilizzo di dati sulla salute degli animali al momento della macellazione (1 nomina) per poter migliorare il livello di benessere. La categoria diretta “comportamento animale” si è classificata al terzo posto, con il 30% dei criteri nominati appartenenti a questa categoria. La possibilità per gli animali di manifestare comportamenti naturali ed innati era il criterio menzionato più spesso (137 nomine). Ulteriori criteri appartenenti a questa categoria erano evitare lo stress (14 nomine) e il benessere complessivo degli animali (9 nomine). Le categorie “performance degli animali” e “salute degli animali” sono risultate molto meno importanti per i soggetti che hanno risposto al questionario. Solo il 9% degli intervistati ha citato criteri relativi alle performance. In questa categoria, gli aspetti nominati più spesso sono stati l’adeguato incremento ponderale o la produzione di latte (41 nomine). Spesso gli intervistati hanno criticato “l’ingrasso troppo veloce”. Un partecipante ha anche affermato che gli animali da allevamento dovrebbero avere una vita produttiva più lunga. Sorprendentemente, la categoria diretta “salute degli animali” si è rivelata meno importante, infatti solo il 4% dei partecipanti ha menzionato criteri appartenenti ad essa. Un buon stato di salute generale è sembrato essere importante per 18 persone, mentre l’assenza di lesioni è stata menzionata solo da 4 persone.  

Tabella 2. Concezione dei cittadine del benessere animale (domanda a risposta aperta) 

a , b ,c , d,e Valori medi senza lettere comuni sono significativamente differenti. 

In media, gli intervistati hanno nominato 2,46 criteri provenienti da 1,75 categorie relative al benessere animale. Questi risultati ci indicano che attualmente non è possibile riscontrare in tutti i cittadini una percezione complessiva del benessere animale in linea con l’approccio “Quality Welfare”, che dà un peso uguale a tutte le categorie del benessere animale. Abbiamo utilizzato test chi-quadro e t test per campioni indipendenti per indagare le correlazioni significative tra la percezione degli intervistati relativa al benessere animale e le numerose variabili sociodemografiche e di stile di vita. Nel complesso, il sesso è sembrato in grado di influenzare la percezione del benessere animale dal momento che le donne hanno nominato in maniera più significativa, più criteri provenienti da più categorie rispetto agli uomini (μdonne = 2.84, μuomini = 2.11; p = .000). Inoltre le donne (82.4%) hanno nominato più spesso i criteri relativi al “sistema di stabulazione” rispetto agli uomini (71.2%, p = 0.003). In particolare, hanno attribuito un’importanza significativamente maggiore a requisiti come necessità di spazio adeguato (donne = 54%, uomini = 37.7%; p = .000) e possibilità di uscire all’aperto (donne = 56%, uomini = 46.5%; p = 0.034). Anche nella categoria “pratiche di management”, sono state evidenziate differenze significative nel tipo di risposte date dagli uomini (43.5%) e dalle donne (65.2%; p = .000). Inoltre, i dati differivano significativamente anche per i criteri fornitura di alimento e di acqua (donne = 35.6%, uomini = 18.1%; p = .000), controllo degli animali (donne = 11.6%, uomini = 4.6%; p = 0.005), controllo dell’igiene (donne = 11.6%, uomini = 6.2%; p = 0.041) e trasporto/macellazione (donne = 5.6%, uomini = 1.9%; p = 0.035). Non sono state riscontrate differenze significative tra uomini e donne per quanto riguarda la categoria “salute degli animali”. Nella categoria “comportamento animale”, gli uomini (30,4%) hanno menzionato aspetti appartenenti al criterio comportamento innato e naturale significativamente più spesso rispetto alle donne (23.2%, p = 0.016). Anche i criteri appartenenti alla categoria “performance degli animali” sono stati menzionati più di frequente dagli uomini (donne = 6.9%, uomini = 12.4%, p = 0.05), che tendevano a nominare più spesso anche i criteri incremento ponderale e resa di latte (donne = 6.9%, uomini = 12%; p = 0.063). Anche l’età degli intervistati ha influenzato la loro definizione di benessere animale. Nella categoria “sistema di stabulazione”, i più giovani hanno spesso nominato il criterio adeguato spazio a disposizione (p = 0.047), mentre i soggetti più anziani hanno prestato più attenzione all’accesso esterno (p = .027). Mentre il 72.5% delle persone fino ai 20 anni d’età ha nominato il criterio adeguato spazio a disposizione, soltanto il 38% delle persone di età pari o superiore ai 60 anni ha nominato questo criterio. Il criterio possibilità di accedere all’esterno è stato menzionato solo dal 27.8% dei cittadini fino ai 20 anni d’età, mentre quasi il 60% delle persone di età superiore ai 60 anni lo ha nominato. Nella categoria “pratiche di management”, il criterio fornitura di alimento e di acqua è stato nominato relativamente più spesso dagli intervistati più giovani (p = .021); infatti quasi il 28% degli intervistati di età inferiore ai 20 anni lo ha menzionato, mentre solo il 12% delle persone di età superiore ai 60 anni ha prestato attenzione a questo aspetto. Il controllo adeguato degli animali veniva menzionato più spesso dalle persone in età più avanzata (p = .029). Nella categoria “salute degli animali”, i più giovani nominavano più spesso il criterio stato di salute generale (11.1%, p = 0.036), mentre questo risultava essere importante solo per il 2% circa degli intervistati con età pari o superiore ai 60 anni. I giovani sono risultati essere più attenti anche al benessere generale degli animali (11.1%, p = 0.043) rispetto agli anziani (1.6%). Per quanto riguarda la categoria “performance degli animali”, non sono state rilevate differenze significative relative all’età degli intervistati. Alcune differenze significative nel tipo di risposta sono state osservate anche in relazione al livello di istruzione. Gli intervistati che avevano ottenuto con successo un diploma di scuola superiore, nominavano il criterio adeguato spazio a disposizione (55.7%; p = 0.001) molto più spesso di quelli che non avevano ancora finito la scuola (36.1%) o che l’avevano lasciata senza diplomarsi (0 %). Inoltre, le persone con un diploma di scuola secondaria hanno nominato molto più spesso (44.2%) il criterio attrezzatura della stalla rispetto ad altri intervistati con differenti livelli d’istruzione (p = 0.008). Anche l’attuale luogo di residenza degli intervistati ha giocato un ruolo nella loro percezione del FAW. Gli intervistati provenienti dalle grandi città (36.2%) hanno nominato, in maniera significativamente più frequente, i criteri relativi alle pratiche di management rispetto alle persone che provenivano da città di medie dimensioni (24.3%), da città piccole (19.9%) o da villaggi (19.6%; p = 0.021). In particolare, il criterio “naturalezza del mangime” è stato menzionato significativamente più spesso dagli intervistati provenienti dalle grandi città (49.5%), rispetto al solo 23.1% delle persone provenienti da città di medie dimensioni, al 16.5% di quelli provenienti dalle piccole città e all’11% delle persone provenienti dai villaggi (p =. 000). Lo stato generale di salute è stato nominato più spesso dagli intervistati che vivevano in città di medie dimensioni (55.6%; p = 0.006). Solo il 27.8% degli intervistati delle grandi città, e il 16.7% di quelli provenienti dai villaggi, hanno nominato questo aspetto. Il criterio “incremento ponderale/produzione di latte” appartenente alla categoria performance degli animali, è stato nominato significativamente più spesso dalle persone che vivevano nelle piccole città (33.3%) e nei villaggi (29.2%), mentre risultava essere meno importante per gli intervistati provenienti da città di medie (10.4% ) e di grandi dimensioni (17.1%; p = 0.041). Anche il luogo di residenza durante l’infanzia ha influenzato il modo in cui gli intervistati concettualizzavano il benessere degli animali. I cittadini cresciuti in una piccola città (40.6%) hanno nominato l’abbandono dell’allevamento intensivo molto più spesso rispetto alle persone cresciute in un villaggio (15.6%), in una città di medie dimensioni (15.6%) o in una grande città (28.1%; p = .020). Le persone provenienti da città di medie (28.6%) o di grandi dimensioni (42.9%) hanno nominato più di frequente la naturalezza dei mangimi, mentre questo stesso criterio veniva menzionato più di rado dagli intervistati che erano cresciuti in un villaggio (12.6%) o in una piccola città (12.0 %; p = .045). Lo “stato di salute generale” degli animali era un criterio relativo al benessere animale considerato importante dai cittadini cresciuti in città di medie dimensioni (55.6%) o in grandi città (33.3%), mentre risultava essere meno importante per le persone provenienti da piccole città (5.6% ) o da villaggi (5.6%; p = 0.014). Oltre all’attuale luogo di residenza e alla zona di residenza durante l’infanzia, anche il rapporto dell’individuo con l’allevamento ha influenzato la tipologia di risposta. Le persone che non erano direttamente coinvolte nel settore dell’allevamento (49.6%) o che avevano amici o familiari che vi lavoravano (81.9%) risultavano essere più attente all’aspetto “possibilità di manifestare comportamenti naturali innati”, rispetto alle persone direttamente coinvolte con l’allevamento (2.9%; p = .016); inoltre, i cittadini non coinvolti nell’allevamento (51,0%), o che avevano amici o familiari che vi lavoravano (46.5%), hanno nominato più spesso i criteri della categoria “comportamento degli animali” rispetto a quelli direttamente coinvolti in questo settore (2.6%; p =.026). Anche il consumo di carne ha influito nella percezione del benessere animale. Le persone che non mangiavano carne (90.1%) prestavano maggiore attenzione alla naturalezza dei mangimi rispetto alle persone che la mangiavano (9.9%; p = .039). Non sono state riscontrate differenze significative nella percezione del benessere degli animali tra i diversi gruppi di reddito. Per verificare i risultati della domanda a risposta aperta e per vedere se il tipo di questionario avesse influenzato la comprensione del benessere animale da parte degli intervistati, abbiamo posto anche una domanda a risposta chiusa: “I cittadini dovrebbero valutare l’importanza delle categorie sopra citate – sistemi di stabulazione, pratiche di management, salute degli animali, comportamento degli animali e performance degli animali – attraverso una scala Likert a 5 punti.” Le opzioni di risposta date variavano da -2 (di nessuna importanza) a +2 (molto importante). Le medie delle categorie del benessere animale variavano da 0.67 a1.60, suggerendo che i cittadini valutavano tutte e cinque le categorie molto o in qualche modo importanti. Tuttavia, c’erano differenze significative relative all’importanza percepita di ciascuna di queste cinque categorie correlate al benessere animale. Nel complesso, i cittadini percepivano la categoria “salute degli animali” come la più importante in relazione al benessere animale (μ = 1.60, DS = 0.90), seguita dal “sistema di stabulazione” (μ = 1.54, DS = 0.95) e dal “comportamento animale” (μ = 1.41, DS = 0.96). La categoria “pratiche di management” si è classificata al quarto posto (μ = 1.12, DS = 0.97) e la “performance degli animali” si è rivelata la meno importante per i soggetti intervistati (μ = 0.67, SD = 1.10). Anche le elevate deviazioni standard indicano che gli intervistati hanno espresso opinioni abbastanza discordanti sulle categorie proposte. Sulla base dei risultati ottenuti dalla domanda a risposta chiusa, le definizioni di benessere animale da parte degli intervistati erano abbastanza complete, simili alla definizione data dal “Quality Welfare”; essi hanno valutato le quattro categorie ritenute importanti per il benessere animale, vale a dire “sistemi di stabulazione”, “pratiche di management”, “salute degli animali” e “performance degli animali” (Figura 2).  

Figura 2. Importanza delle diverse categorie di benessere (domanda a risposta chiusa). a , b , c ,d , e Valori medi senza lettere comuni sono significativamente differenti. 

Per studiare le differenze significative tra l’importanza percepita delle categorie relative al benessere animale e le diverse variabili sociodemografiche e di stile di vita, abbiamo effettuato un  confronto delle medie seguito da test post-hoc (Tamhane T2). Ancora una volta, il genere ha influenzato la tipologia di risposta: le donne (μ = 1.28) hanno attribuito un’importanza significativamente maggiore alle pratiche di management rispetto agli uomini (μ = 0.96; p = .000). Per le altre variabili sociodemografiche, non sono state individuate differenze significative. Per confrontare i risultati delle domande a risposta aperta e di quelle a risposta chiusa, abbiamo classificato le categorie in base alla frequenza (domanda a risposta aperta) e ai valori medi (domanda a risposta chiusa, Tabella 3). La tabella 3 illustra chiaramente come la valutazione delle cinque categorie di benessere animale sia decisamente mutevole, in base alla rispettiva metodologia utilizzata. Mentre la salute degli animali veniva chiamata in causa meno spesso nelle risposte alla domanda aperta, risultava invece essere molto importante nelle risposte alla domanda chiusa. Il sistema di stabulazione è risultato abbastanza importante per i cittadini in entrambe le tipologie di domande, mentre le pratiche di management erano spesso citate nella domanda a risposta aperta ma sono risultate meno importanti nella domanda a risposta chiusa. Il comportamento degli animali aveva un’importanza moderata per entrambe le tipologie di domande e la performance degli animali si collocava nel gradino più basso della scala d’importanza. 

Tabella 3. Classificazione delle categorie di benessere animale in base alla tipologia di domanda 

a ,b , c , d ,e Valori medi senza lettere comuni sono significativamente differenti. 

Discussione e raccomandazioni

I risultati ottenuti dalle risposte alla nostra domanda aperta confermano i risultati di precedenti studi, secondo i quali i cittadini associano fortemente il FAW alla “possibilità di accedere ad uno spazio esterno”, “all’adeguato spazio a disposizione” e alla “capacità degli animali di intraprendere comportamenti naturali innati” (De Greef et al., 2006; Worthington, 1989, Lassen et al., 2006; Marie, 2006; Meuwissen et al., 2004). Altri criteri spesso citati erano “fornitura di alimento e di acqua” e “naturalezza dei mangimi”. L’importanza data a questi criteri può spiegare la sfiducia che il pubblico manifesta nei confronti del settore dell’allevamento e, in particolare, dell’allevamento intensivo del bestiame. Aspetti come “senza l’impiego di antibiotici”, “alimentazione senza l’uso di OGM” e “senza la somministrazione di ormoni” sono stati spesso nominati e quindi sembravano essere le principali preoccupazioni per molti dei cittadini. Soprattutto la riduzione (o anche l’eliminazione) dell’utilizzo di antibiotici è stata valutata in maniera critica per quanto riguarda il FAW. Evitare l’uso di antibiotici potrebbe portare gli animali ad avere gravi problemi di benessere (ad esempio, un cattivo stato di salute) e quindi potrebbe causare la diminuzione dei livelli di FAW (Blaha, Meiners, Tölle, & Otto, 2014; Sundrum, 2015). Quindi, ci potrebbe essere un conflitto d’interessi tra l’interruzione dell’utilizzo degli antibiotici e il miglioramento del FAW. Tuttavia, gli intervistati ovviamente non sono in grado di percepire questo rischio. Nel complesso, i cittadini intervistati hanno nominato più spesso i criteri appartenenti alle categorie “sistemi di stabulazione” e “pratiche di management”, seguiti poi da “comportamento degli animali” e da “performance degli animali”. Ai criteri della categoria “salute degli animali” è stata data un’importanza minima. Questi risultati non concordano con quelli ottenuti da studi precedenti, che dimostravano come i cittadini prestassero molta più attenzione alla salute degli animali nella definizione di benessere (Tuyttens et al., 2010; Vanhonacker et al., 2010). Una possibile spiegazione, in grado di giustificare questi risultati fuorvianti, potrebbe essere che alcuni aspetti appartenenti a criteri relativi alla salute degli animali (come, ad es. zoppia, mastite, infezione parassitaria) richiedono una conoscenza approfondita della zootecnia e dei problemi di salute degli animali, e quindi probabilmente non rientrano a far parte della sfera di comprensione dei cittadini in relazione al FAW. Le differenze nelle tipologie di risposta potrebbero quindi riflettere le lacune di conoscenza dei cittadini, che devono essere sempre tenute in considerazione quando si discute di argomenti riguardanti il benessere degli animali in pubblico o quando si sviluppano standard di benessere. I risultati provenienti dalla ricerca metodologica forniscono un’altra spiegazione. Questi risultati mostrano che per poter rispondere ad una domanda aperta, gli intervistati devono possedere processi cognitivi più elevati, in quanto devono ricordare autonomamente i contenuti rilevanti. Le informazioni che non sono presenti al momento della domanda nella mente dell’intervistato, non vengono menzionate quando si risponde ad una domanda a risposta aperta, quindi nel questionario non sono presenti aiuti per la memoria. In una domanda a risposta chiusa invece, gli intervistati devono solo riconoscerne i contenuti, e quindi sono richiesti requisiti cognitivi più bassi (Barth, 1998). I nostri risultati confermano questa ipotesi, visto che l’aspetto “salute degli animali”, che veniva nominato meno di frequente e quindi si collocava al livello più basso tra le risposte alle domande aperte, è diventato la categoria più importante nella domanda a risposta chiusa, seguito da “sistema di stabulazione”, da “pratica di management” e da “comportamento dell’animale”. La performance degli animali si è posizionata al livello più basso. Tuttavia, per quanto riguarda questa categoria, molte persone hanno risposto con la dicitura “parzialmente/ in parte”, che potrebbe essere interpretata come un indicatore dell’incertezza o delle lacune di conoscenza degli intervistati. Nel complesso, i cittadini hanno valutato tutte le categorie come “piuttosto importanti” o “importanti”. I risultati ottenuti con la nostra domanda a risposta chiusa confermano quindi i risultati provenienti da altri studi, i quali dimostrano come i cittadini diano un peso relativamente uguale a tutte le categorie menzionate del benessere animale (Tuyttens et al. ., 2010; Vanhonacker et al., 2010). Inoltre, i risultati confermano anche le scoperte di Heise et al. (2015) e di Heise and Theuvsen (2015). In questi studi, anche le categorie indirette “sistema di stabulazione” e “pratiche di management” sono state nominate più frequentemente nelle risposte date alla domanda a risposta aperta, mentre le categorie dirette  “salute degli animali” e “comportamento degli animali” sono diventate più importanti nelle risposte alla domanda a risposta chiusa. L’analisi delle correlazioni tra le variabili sociodemografiche e la comprensione da parte dei cittadini del FAW, ha evidenziato come il genere si sia dimostrato essere l’unica variabile che ha maggiormente influenzato la percezione dei cittadini. Nel rispondere sia alle domande a risposta aperta che a quelle a risposta chiusa, le donne hanno nominato più criteri o hanno attribuito una maggiore importanza percepita ai criteri del FAW. Questi risultati sono molto simili a quelli di Vanhonacker et al. (2009) e di Tuyttens et al. (2010), che hanno riscontrato delle differenze significative nella concezione del benessere animale tra uomini e donne. Abbiamo anche riscontrato differenze nella risposta alla domanda aperta in base all’età, al luogo di residenza, al livello di istruzione e al consumo di carne. Di nuovo, questi risultati sono ampiamente in linea con quelli ricavati da precedenti studi, i quali hanno dimostrato come età, istruzione e residenza siano in grado di influenzare le definizioni dei cittadini di FAW (Tuyttens et al., 2010; Vanhonacker et al., 2009). Tuttavia, in questi studi, anche l’avere dei figli ha influenzato la concezione di FAW, mentre nel nostro studio, non abbiamo trovato differenze significative legate a questa caratteristica. Come la maggior parte degli studi non sperimentali, la nostra ricerca ha alcune limitazioni che devono essere tenute in considerazione durante l’interpretazione dei risultati. A causa del metodo di valutazione della nostra domanda a risposta aperta(analisi del contenuto), non è stato possibile escludere completamente la presenza di una certa soggettività su come i singoli criteri siano stati ordinati nelle categorie prese da Deimel et al. (2012). Indubbiamente, alcuni criteri potevano essere inseriti anche in altre categorie, in quanto la distribuzione non era ancora del tutto chiara. Questi criteri comprendono l’utilizzo dei farmaci e l’impiego di dati sulla salute degli animali provenienti dai macelli. Tuttavia, l’inserimento in altre categorie (ad es. spostandoli dalla categoria “management” alla categoria  “salute”) non avrebbe modificato i nostri risultati complessivi. Inoltre, la nostra domanda a risposta chiusa chiedeva solo di esprimere l’importanza percepita delle cinque categorie del benessere animale derivate da Deimel et al. (2012), ma non includeva criteri specifici del FAW (come ad esempio, accesso esterno, adeguati requisiti di spazio). Pertanto, la comparabilità dei nostri risultati è apparsa limitata visto che, per quanto riguarda la domanda a risposta chiusa, non è stato possibile riportare alcuna affermazione sull’importanza percepita di specifici criteri di benessere animale. Nonostante questi limiti, lo studio ha prodotto risultati interessanti che sono di grande rilevanza per tutte le parti interessate che gravitano attorno al settore agroalimentare. Pertanto, siamo in grado di fornire alcune specifiche raccomandazioni ai soggetti coinvolti nella filiera dei prodotti di origine animale. Non solo a chi chiedi determina la concezione di FAW, ma anche il come lo chiedi può influenzare l’importanza attribuita alle singole categorie del benessere animale. Il metodo di base dovrebbe essere quindi sempre tenuto in considerazione quando si vanno ad interpretare i risultati di studi empirici sulla percezione dei cittadini (e di altre parti interessate) del FAW. Questi risultati dovrebbero essere tenuti in considerazione per lo sviluppo di nuovi programmi sul benessere animale, per aumentare la probabilità che questi vengano così accettati dalla maggior parte dell’opinione pubblica. Soprattutto dovrebbero essere pubblicizzati e poi comunicati chiaramente ai cittadini i miglioramenti riguardanti la salute degli animali, dato che sono considerati degli aspetti molto importanti dalla maggior parte dell’opinione pubblica, ma spesso non sono tra le prime cose che gli vengono in mente quando pensano al FAW. I risultati possono fornire informazioni utili sul FAW anche alle istituzioni pubbliche, in quanto sottolineano quali criteri siano più importanti per i cittadini e quindi dovrebbero essere tenuti in considerazione, ad esempio, durante l’attuazione di programmi per il miglioramento del FAW. Inoltre, i risultati possono essere utili al settore delle  pubbliche relazioni (o di altre tipologie di comunicazione) degli allevatori, dell’industria della carne o delle loro associazioni commerciali, perché anche questi comparti della filiera dovrebbero tenere in considerazione gli argomenti che sono più importanti agli occhi dell’opinione pubblica in generale. 

Conclusione

Le definizioni dei cittadini di FAW sono state ampiamente studiate negli ultimi decenni (ad es. Vanhonacker et al., 2010, 2012). Abbiamo utilizzato queste informazioni come punto di partenza per uno studio empirico completo e rappresentativo, al quale abbiamo aggiunto nuovi aspetti che non erano stati indagati in precedenza, utilizzando domande a risposta aperta e a risposta chiusa. Pertanto, il presente studio ha lo scopo di analizzare la percezione dei cittadini riguardo il FAW e verificare se vi siano differenze nelle tipologie di risposta che possono essere chiaramente associate alla tipologia di domanda utilizzata. Questo obiettivo è stato raggiunto applicando una procedura in tre fasi nella quale abbiamo mostrato i risultati ottenuti da domande a risposta aperta e chiusa riguardanti la percezione dei cittadini del FAW e confrontando in seguito i risultati ottenuti da entrambe le tipologie di domanda. Siamo stati in grado di dimostrare anche che la percezione dei cittadini dipende da differenti aspetti sociodemografici e legati allo stile di vita, come il genere o l’età. I nostri risultati possono aiutare nello sviluppo di specifici programmi per il benessere animale e possono consentire ai cittadini di scegliere i prodotti in base alle loro preferenze (De Jonge & Van Trijp, 2013). Secondo Verbeke (2009), un’adeguata segmentazione del mercato potrebbe aiutare a far fronte a questa eterogeneità nella domanda dei consumatori e ad indirizzare le preoccupazioni e le aspettative delle persone riguardo al FAW verso uno specifico comportamento d’acquisto. I programmi che si differenziano in termini di standard di benessere animale potrebbero quindi portare ad un aumento del segmento di mercato per quei prodotti che lo tutelano, consentendo  ai consumatori di scegliere un prodotto più affine alle proprie preferenze individuali (De Jonge & Van Trijp, 2013). Tuttavia, il successo a lungo termine degli aspetti relativi al benessere animale non è determinato soltanto dalla percezione che hanno i cittadini del FAW, ma anche dalla sua accettazione che dovrebbe arrivare dalle altre parti interessate legate alla filiera produttiva e dalla loro disponibilità a partecipare all’attuazione di programmi di benessere animale (Deimel et al., 2010); Franz et al., 2010; Golan et al., 2000; Gulbrandsen, 2006). Studi futuri dovrebbero approfondire la percezione del FAW e degli specifici criteri di benessere animale da parte delle varie figure coinvolte lungo la filiera produttiva della carne. Come primo passo, questi studi potrebbero aiutare ad analizzare l’importanza dei diversi criteri relativi al benessere degli animali nei diversi soggetti interessati. Successivamente, potrebbe essere analizzata da diversi punti di vista anche la messa in pratica di questi criteri. Questi risultati potrebbero servire a sviluppare dei concetti di benessere animale accettati comunemente da tutte le parti interessate e di conseguenza a migliorare efficacemente il livello di benessere degli animali. 

Ringraziamenti

Questo studio fa parte del progetto Animal Welfare in Intensive Production Systems. Gli autori ringraziano con una certa riconoscenza il sostegno finanziario fornito dal Ministero della Scienza e della Cultura della Bassa Sassonia. 

Finanziamenti

Questo lavoro è stato finanziato dal Ministero della Scienza e della Cultura della Bassa Sassonia. 

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JOURNAL OF APPLIED ANIMAL WELFARE SCIENCE, 2018
VOL. 21, NO. 2, 153–169

DOI: 10.1080/10888705.2017.1400439

Per citare questo articolo: Heinke Heise & Ludwig Theuvsen (2018) Citizens’ understanding of welfare of animals on the farm: An
empirical study, Journal of Applied Animal Welfare Science, 21:2, 153-169, DOI: 10.1080/10888705.2017.1400439

 

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