La bovina produce latte solo dopo aver partorito, per partorire deve essere precedentemente fecondata ed ingravidata. Per ottenere la massima redditività occorre raggiungere un periodo parto–concepimento inferiore ai 120-150 giorni: tale risultato si raggiunge solo se l’animale gode di buona salute, è correttamente alimentato e vive in un ambiente idoneo. Oltre a questo è necessario che l’allevatore gestisca al meglio la mandria, rilevando i calori, fecondando al momento opportuno e trattando tempestivamente gli animali con patologie.

Dalla nostra esperienza abbiamo visto che una rapida involuzione uterina nei primi 15-20 giorni dopo il parto determina una più rapida montata lattea, un appetito maggiore ed un ripristino più veloce della funzione riproduttiva. Nel caso di parti distocici o con ritenzione degli invogli fetali possono svilupparsi patologie a carico dell’utero, da noi classificate in quattro forme a seconda della loro gravità.

Le endometriti lievi sono caratterizzate da muco catarrale e da lochiazioni scure: in tal caso è sufficiente intervenire con prostaglandine PGF 2α dopo 12-15 giorni dal parto, per 3-4 volte, unitamente a massaggi uterini per favorire la contrattilità e lo svuotamento dell’utero.

Le endometriti medie, con presenza di scolo vaginale più abbondante di colore grigio-biancastro, oltre alla terapia precedentemente esposta, vengono trattate con vitamina D3 iniettabile (Duphafral D3 ®) una sola volta in muscolo unitamente a calcio per bocca per tre giorni consecutivi.

Nel caso di parti distocici o con ritenzione placentare parziale o totale, che danno generalmente luogo a metriti gravi, somministriamo pessari uterini antibiotati, associati a calcio per bocca e vitamina D3 in muscolo; dopo 5-6 giorni interveniamo con Ergometrina e Serotonina (Ergo Antemovis ®) in muscolo per quattro giorni consecutivi. Inoltre, in caso di bovine con rialzo termico oltre i 39,5°C, ricorriamo ad una terapia antibiotica long acting (Amoxicillina L.A) ripetuta a giorni alterni per due-tre volte.

Infine, nei casi più gravi (metriti gravissime) in presenza di lochiazioni purulente-icorose, caratterizzate da spurghi uterini liquidi, di colore rosso-vinaccia e di odore nauseabondo, occorre attuare al più presto una terapia la più completa possibile, basata sull’uso di:

– Antibiotici long acting e pessari uterini per due-tre volte;

– Vitamina D3 iniettabile;

– Ossitocina ritardo-Carbetocina (Hypofisin L.A ®) in muscolo mattino e sera prima di mungere dal secondo al quarto giorno;

– Calcio per bocca per alcuni giorni;

– Soluzioni reidratanti con calcio in vena per contrastare la tossiemia;

– Ergometrina e Serotonina mattino e sera in muscolo dal quinto all’ottavo giorno.

Così facedo abbiamo sempre ottenuto ottimi risultati, con involuzione uterina completa entro i 20-25 giorni post-parto: la bovina non si intossica, continua a mangiare e aumenta la sua produzione lattea.

Qualora l’allevatore rilevi fuoriuscita di muco catarrale dalla vulva dopo tre settimane dal parto, è opportuno intervenire con lavande uterine a base di antibiotici o disinfettanti (Betadine®, Lugol o Lotagen®) diluiti in soluzione fisiologica.

Di norma si dovrebbero osservare le prime manifestazioni estrali entro 40-50 giorni dal parto, con l’allevatore che decide se e quando fecondare la bovina. Se questo non avviene, occorre sottoporre a visita ginecologica l’animale da parte del veterinario aziendale al fine di valutarne la funzionalità ovarica. Si possono avere varie forme patologiche a carico delle ovaie, che determinano anaestro e ipofertilità nella bovina.

L’Atrofia ovarica è la patologia più grave, spesso riconducibile a gravi stress dell’animale come ad esempio nel caso di zoppie, di disturbi metabolici (acetonemia, chetosi, dislocazione dell’abomaso), di insufficiente apporto energetico o proteico con la razione con eccessiva perdita di peso.In questa situazione le ovaie sono entrambe molto piccole, lisce, sclerotiche, prive di strutture funzionanti: non vi è una terapia farmacologica efficace, l’unica cosa da fare è intervenire sulla causa primaria dello stress e solo successivamente somministrare in muscolo vitamine A,D,E ad alte dosi.

L’Ipoplasia ovarica è l’alterazione della funzionalità riproduttiva più frequente da osservare, specialmente in bovine con carenza energetica. Le ovaie si presentano più piccole del normale, con follicoli o corpi lutei apprezzabili sia manualmente che con l’ecografo, che determinano calori molto deboli o non rilevabili. Per prima cosa è opportuno, con la collaborazione del tecnico alimentarista, intervenire sul razionamento della vacca in lattazione al fine di garantire un maggior apporto energetico ed allo stesso tempo un adeguato apporto proteico. Solo successivamente, dopo 60-70 giorni dal parto, quando termina la montata lattea e si riequilibra il deficit energetico, interveniamo con terapie ormonali basate su tre protocolli terapeutici. Dopo la visita ginecologica, in caso di Ipoplasia ovarica cerchiamo di far sviluppare le strutture ovariche somministrando GnRH retard (Dalmarelin® o Ovucron®) a dosi terapeutiche ripetute ogni quattro giorni per più volte fino alla manifestazione del calore. In tal modo si fa produrre e liberare una maggior quantità di Gonadotropine FSH e LH dall’ipofisi anteriore. Queste, agendo sulle ovaie, determinano il ciclo estrale, la maturazione del follicolo, il suo scoppio a fine calore con liberazione dell’ovulo da fecondare, ed il successivo sviluppo del corpo luteo facendo produrre un alto tasso di progesterone indispensabile per ottenere e portare avanti una gravidanza.

Un’altra opzione terapeutica consiste nel protocollo Ovsynch (GPG) basato sull’utilizzo di GnRH-PGF2α-GnRH ai giorni 0-7-9, con successiva fecondazione al giorno 10, dopo 12-18 ore dall’ultimo trattamento. Interveniamo in questo modo solo in presenza di ovaie che ciclano, con follicoli o corpi lutei funzionanti, nei casi di Ipoplasia meno grave, anche per sincronizzare i calori e facondare poi in un solo momento.

Nei casi più gravi, specialmente nelle primipare, la scelta terapeutica più efficace è il P4-Synch, protocollo basato sull’utilizzo di GnRh-PGF2α-GnRH con l’aggiunta di un impianto vaginale con progestinico (Prid® o Cidr®) dal giorno 0 al giorno 7.L’impianto aumenta il livello ematico di Progesterone che mima l’effetto del corpo luteo; alla sua rimozione, la caduta del livello di Progesterone nel sangue interrompe il feedback negativo che inibisce il rilascio di LH, inducendo l’estro e l’ovulazione.

Abbiamo constatato che alti tassi di Progesterone (P4), dovuti ad un corpo luteo ben sviluppato e funzionante, corrispondono quasi sempre a bovine gravide o normalmente ciclanti. Al contrario, tassi di Progesterone molto bassi o assenti sono correlati ad ovaie ipoplasiche poco funzionanti, senza rilevazione clinica di un corpo luteo: in questi casi le bovine sono per la quasi totalità non gravide o non cicliche.

Pertanto, siamo giunti alla conclusione che un corpo luteo ciclico prima della FA deve essere simile ad un corpo luteo gravidico per forma e dimensione, per poter avere un’alta percentuale di attecchimento alla FA. Al contrario, ovaie ipoplasiche o con corpi lutei molto piccoli danno generalmente luogo a calori silenti e, se le bovine vengono ugualmente fecondate, a tassi di ingravidamento molto bassi.

Con la visita ginecologica capita spesso di diagnosticare la presenza di cisti ovariche; queste possono essere distinte in cisti follicoliniche e luteiniche. Le cisti follicoliniche sono follicoli che non hanno ovulato, di dimensioni superiori ai 20 mm., su ovaie sferiche, rotondeggianti e piene di liquido follicolare; possono essere mono o bi-laterali, singole o multiple. Normalmente con questa patologia le bovine non vanno in estro; solo in casi eccezionali si ha ninfomania, con vacche sempre in calore. In questi casi noi interveniamo con una terapia a base di ormone GnRH retard a dosaggio più elevato, ripetuta dopo 6 e 12 giorni. Nel caso di recidive è utile la somministrazione di ormone HCG (Human Corionic Gonadotropin – Corulon 5000®).

Se la cisti follicolinica non viene curata o non regredisce, nel tempo si luteinizza trasformandosi in cisti luteinica da trattare con prostaglandine PGF2α.

Nei casi di anaesro dovuti a corpo luteo persistente, che non regredisce e non cicla, da rilevare con ripetute visite ginecologiche, si interviene con prostaglandine PGF2α con ottimi risultati.

Oltre a queste patologie, si osservano frequentemente bovine che ciclano regolarmente ma che non rimangono gravide nonostante i ripetuti interventi fecondativi, queste possono essere classificate come Repeat Breeders. Determinare la causa di ciò non è facile: vari possono essere i fattori predisponenti che determinano un mancato concepimento o una precoce mortalità embrionale. Si può provare ad intervenire trattando le vacche a inizio calore con una paillette di olio ozonizzato (Ripromed®) fecondando poi dopo 10-12 ore; eventualmente si ripete l’intervento dopo 24 ore dalla FA, per migliorare lo stato sanitario dell’endometrio e favorire in tal modo l’annidamento embrionale.

Noi di norma trattiamo le vacche Repeat Breeders dopo la terza FA con GnRH retard a inizio calore, ripetendolo dopo 5 e 12 giorni dalla FA. In tal modo determiniamo una maggiore liberazione di ormone LH dall’ipofisi anteriore che, agendo sull’ovaia, causa una più alta produzione di Progesterone, determinante per l’instaurarsi di una gravidanza.

La riduzione del periodo parto-concepimento è determinante nell’avere la massima produzione lattea, con notevoli risvolti economici. L’obiettivo di questo lavoro è dare agli allevatori di bovine da latte alcuni spunti pratici per la gestione del loro allevamento, al fine di avere bovine più fertili e produttive.

dott. Giuliano Marasi e dott. Valerio Paini

Koròs – Centro Ricerche Veterinarie

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