Crisi della pastorizia e del comparto ovicaprino italiano: interrogazione dell’On. Cenni su iniziative urgenti

//Crisi della pastorizia e del comparto ovicaprino italiano: interrogazione dell’On. Cenni su iniziative urgenti

Crisi della pastorizia e del comparto ovicaprino italiano: interrogazione dell’On. Cenni su iniziative urgenti

Atto Camera
Interrogazione a risposta scritta 4-03587
presentato da
CENNI Susanna
testo di
Martedì 17 settembre 2019, seduta n. 224

CENNI. — Al Ministro delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo. — Per sapere – premesso che:

la grave crisi in cui versano da tempo la pastorizia e il comparto ovino e caprino italiano richiede con urgenza misure concrete e interventi strutturali; soprattutto in Sardegna il grave stato di sofferenza in cui versa il settore sta compromettendo l’intero sistema economico, occupazionale e imprenditoriale dell’isola;

la Sardegna rappresenta, infatti, l’area di riferimento nazionale per quanto riguarda il mercato del latte ovi-caprino e dei suoi derivati, con particolare riferimento al pecorino romano: si stima, infatti, una produzione complessiva di 300 mila tonnellate di latte ogni anno e oltre 380 mila quintali di prodotti caseari;

il prezzo del latte remunerato all’allevatore ad inizio 2019 è stato di circa 60 centesimi al litro: una cifra che non riesce a coprire i costi di produzione e di gestione; questa situazione rischia di mettere in ginocchio un sistema costituito da oltre 12 mila aziende agropastorali presenti in Sardegna, in cui si trova il 40 per cento delle pecore allevate in Italia che producono 3 milioni di quintali di latte destinato per il 60 per cento alla produzione di pecorino romano (Pop);

il precedente Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali nel mese di febbraio 2019, incontrando una delegazione di pastori, consorzi, imprenditori, cooperative ed industriali della Sardegna, aveva promesso una soluzione rapida e il remunerato all’allevatore di almeno 1 euro al litro;

lo stesso Ministro pro tempore Centinaio l’8 marzo 2019 annunciava che era «stato trovato l’accordo sul prezzo del latte tra pastori e trasformatori a 74 centesimi, con l’impegno di un conguaglio a novembre 2019 in base al prezzo di mercato del pecorino romano»;

i rappresentanti dei pastori avevano rimarcato di aver sottoscritto tale accordo per «senso di responsabilità» e che «oltre al prezzo del latte» avevano «avanzato altre richieste ed in particolare una riforma generale della filiera produttiva»;

la produzione di Pecorino romano, proprio per evitare grosse oscillazioni dei prezzi, è regolata da quote che vengono stabilite ogni anno, ma che secondo gli allevatori non vengono rispettate da molti caseifici, anche per via delle multe molto basse;

la Commissione Agricoltura della Camera dei deputati ha approvato all’unanimità, nel mese di marzo 2019, una risoluzione in cui impegnava il Governo pro temporead assumere iniziative a sostegno del latte ovicaprino (atto n. 8-00019);

a quanto si apprende da fonti stampa, il precedente Ministro non avrebbe mantenuto nemmeno le promesse fatte agli agricoltori sardi sul prezzo minimo del latte, dal momento che il prezzo del pecorino, a cui erano agganciati gli aumenti promessi dallo stesso Ministro a novembre 2018, non ha subito variazioni;

l’inchiesta sul prezzo del latte sardo, avviata dall’Autorità garante della concorrenza e del mercato nei confronti del Consorzio per la tutela del formaggio Pecorino romano, si è risolta inoltre con un nulla di fatto. Il citato accordo sui 74 centesimi al litro ha fatto venir meno infatti i presupposti per rilevare un’eventuale pratica commerciale scorretta;

il piano su cui hanno discusso fino ad oggi Consorzi e Ministero, denunciano i pastori, è sbagliato nella sostanza. «Noi riproponiamo (…) un nuovo sistema di attribuzione delle quote (…), partendo dal concetto che ha diritto a produrne di più chi acquista dal pastore “latte atto a divenire”, pagandolo meglio, e non chi si ritiene, com’è oggi, padrone del nostro latte perché in possesso delle quote storiche del prodotto formaggio»;

alcuni pastori che avevano manifestato nei mesi scorsi sono stati inoltre raggiunti da denunce, mentre il presidente del Consorzio del Pecorino romano, che aveva dato le dimissioni in seguito alle proteste, le ha successivamente ritirate;

questa situazione sta alimentando un comprensibile clima di malcontento rispetto agli impegni assunti e non rispettati che potrebbe portare a nuove azioni di protesta –:

posti che non sembra all’interrogante che siano stati rispettati gli accordi raggiunti l’8 marzo 2019 dal precedente Ministro, fondamentali per la sostenibilità economica di un intero comparto, quali urgenti iniziative intenda conseguentemente intraprendere, dando piena attuazione a quanto indicato dalla risoluzione citata in premessa, per sostenere il settore del latte ovicaprino, con particolare riferimento alle criticità della Sardegna.

 

Fonte: Camera dei Deputati

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