Il 17 giugno 2024, i ministri dell’ambiente dell’UE si sono riuniti a Lussemburgo per discutere e adottare una serie di direttive cruciali per l’ambiente. Sono state adottate tre direttive chiave per l’economia circolare e la salute del suolo a conferma del forte impegno dell’UE verso una transizione verde, proteggendo i consumatori dal greenwashing, riducendo i rifiuti alimentari e tessili e proteggendo i suoli dal degrado.

Ecco i punti salienti degli accordi raggiunti.

Legge sul monitoraggio del suolo: UE verso suoli sani entro il 2050

Il Consiglio ha raggiunto un accordo generale che rende obbligatorio il monitoraggio della salute del suolo e stabilisce principi guida per una gestione sostenibile.

Questa direttiva è fondamentale, poiché avere suoli sani è essenziale per la produzione del 95% del cibo che consumiamo e rappresentano un grande serbatoio di carbonio terrestre. Attualmente, oltre il 60% dei suoli nell’UE non è in buone condizioni.

Gli Stati membri, supportati dalla Commissione, monitoreranno e valuteranno la salute del suolo nei loro territori, determinando i punti di campionamento secondo una metodologia comune dell’UE. L’approccio generale include flessibilità per gli Stati membri riguardo alle misurazioni, l’uso di dati esistenti e sistemi di monitoraggio e stabilisce requisiti minimi di qualità per i laboratori che analizzano i campioni di suolo.

Gli Stati membri definiranno pratiche di gestione sostenibile del suolo entro cinque anni dall’entrata in vigore della direttiva, identificheranno tutti i siti potenzialmente contaminati e li mapperanno in un registro pubblico, adottando un approccio graduale basato sul rischio per dare priorità alle misure necessarie.

Direttiva sulle dichiarazioni ambientali: contrastare il greenwashing

Il Consiglio con questa direttiva mira a contrastare il greenwashing e aiutare i consumatori a fare scelte realmente ecologiche quando acquistano un prodotto o utilizzano un servizio.

I consumatori hanno bisogno di dichiarazioni ambientali affidabili, comparabili e verificabili per prendere decisioni informate. Tuttavia, uno studio del 2020 ha rilevato che oltre la metà delle dichiarazioni ambientali offre informazioni vaghe, fuorvianti o infondate.

La direttiva stabilisce requisiti minimi per la giustificazione, comunicazione e verifica delle dichiarazioni ambientali esplicite. Questa nuova proposta riguarda specificamente le dichiarazioni ambientali esplicite (testi scritti o orali) e le etichette ambientali che le aziende utilizzano volontariamente per commercializzare la loro sostenibilità.

Le aziende devono utilizzare criteri chiari e le ultime evidenze scientifiche per giustificare le loro dichiarazioni e etichette ambientali. Le dichiarazioni devono essere chiare e facili da capire, con un riferimento specifico alle caratteristiche ambientali che coprono (come durabilità, riciclabilità o biodiversità). Ogni dichiarazione deve essere verificata da esperti indipendenti prima della pubblicazione.

È stata riconosciuta l’importanza degli schemi di etichettatura pubblica nazionali o regionali esistenti, con la possibilità di esentare dalla verifica di terzi quelli regolati dalla legge dell’UE o nazionale, a condizione che rispettino gli standard dell’UE.

La direttiva introduce nuovi requisiti per dimostrare le dichiarazioni relative al clima, comprese quelle che coinvolgono i crediti di carbonio. Le aziende devono fornire informazioni sul tipo e quantità di crediti di carbonio e se sono permanenti o temporanei, devono dimostrare un obiettivo di emissioni nette zero e mostrare progressi verso la decarbonizzazione.

Revisione della direttiva quadro sui rifiuti: focus su rifiuti alimentari e tessili

Il Consiglio ha adottato la sua posizione sulla revisione della direttiva quadro sui rifiuti, concentrandosi sui settori alimentare e tessile.

Gli obiettivi di riduzione dei rifiuti alimentari prevedono una diminuzione del 10% nella trasformazione e produzione e del 30% pro capite nella vendita al dettaglio, ristoranti, servizi di ristorazione e famiglie entro il 2030.

Per il settore tessile, la direttiva prevede la raccolta separata dei tessili per il riutilizzo e il riciclaggio entro il 2025 e l’istituzione di schemi armonizzati di responsabilità estesa del produttore (EPR) entro 30 mesi dall’entrata in vigore della direttiva.

Legge sul ripristino della natura

Il Consiglio ha adottato formalmente la legge sul ripristino della natura, con l’obiettivo di ripristinare almeno il 20% delle aree terrestri e marine dell’UE entro il 2030 e tutti gli ecosistemi bisognosi di ripristino entro il 2050. Questa legge include misure specifiche come la protezione degli impollinatori e la piantumazione di tre miliardi di alberi entro il 2030.

Altre decisioni e prossimi passi

I ministri hanno approvato le conclusioni della revisione intermedia dell’8° programma d’azione per l’ambiente, evidenziando l’importanza del Green Deal europeo. Hanno dibattuto sull’obiettivo climatico dell’UE per il 2040 e sulla gestione del rischio climatico. Il Consiglio ha adottato una decisione per concludere l’accordo sugli Alti Mari per la conservazione della biodiversità marina.

Inoltre, sono stati forniti aggiornamenti sui lavori legislativi riguardanti la riduzione dell’inquinamento da microplastiche e la regolamentazione dei veicoli fuori uso.

L’approccio generale adottato dal Consiglio permetterà alla presidenza di turno di avviare i negoziati con il Parlamento europeo sui testi finali delle direttive. Questi negoziati sono previsti per il nuovo ciclo legislativo, segnando un passo importante verso la realizzazione degli ambiziosi obiettivi ambientali dell’UE.