Lavorare il latte per farne formaggi e quant’altro, è uno dei mestieri più antichi che l’uomo ricordi. Il nostro paese, in una lunga strada durata millenni, ha fatto camminare insieme l’arte, la cultura e il cibo eccellente. Il saper fare il formaggio è uno degli asset economici più importanti dell’Italia, sorretto da buoni consumi interni e da un export che ormai ci ha abituato a crescite a due cifre ogni anno.

Per fare un buon formaggio, oltre a bravi allevatori ci vogliono ottimi casari, e non bisogna dimenticare mai che il successo di un’impresa passa sempre dall’avere le giuste risorse umane. Abbiamo voluto far conoscere meglio a voi che ci seguite l’eccellente realtà della Scuola Casearia di Pandino, nata nell’omonima località della provincia di Cremona nel 1954, dove si sono formati tanti bravi casari italiani.

La scuola ha un vero caseificio didattico, addirittura autorizzato alla produzione e alla vendita di prodotti del latte, e un college attrezzato. E’ possibile iscriversi già al termine delle scuole medie e dopo cinque anni, ora scesi a quattro, si esce con la qualifica di “Tecnico per l’agricoltura e lo sviluppo rurale”, anche se in realtà si dovrebbe parlare di casaro dotato anche di una solida formazione agricola e zootecnica.

A raccontarci questa scuola è stata la sua disponibilissima ed entusiasta direttrice, la prof.ssa Carla Bertazzoli, che ci ha anche sorpreso informandoci che, nonostante siano subissati di richieste di personale da parte dei trasformatori del latte, negli ultimi anni gli iscritti sono in calo e sicuramente pochi rispetto alla domanda di casari.

Tutto questo non ci stupisce, perché è un fenomeno che accomuna ormai molti settori produttivi occidentali, anche se ci saremmo aspettati che chi è chiamato ad amministrare la nostra Italia mettesse questo importante problema in cima alle sue priorità.