Hannu Korhonen1*, P. Marnila1 and H. S. Gill2 
1Agricultural Research Centre of Finland, Food Research, FIN-31600 Jokioinen, Finlandia 
2Milk and Health Research Centre, Massey University and New Zealand Dairy Research Institute, Private Bag 11 222, 
Palmerston North, Nuova Zelanda

Le immunoglobuline del colostro bovino forniscono la principale protezione antimicrobica contro le infezioni batteriche e conferiscono un’immunità passiva al vitello appena nato fino a che non matura il suo sistema immunitario. La concentrazione colostrale di anticorpi specifici contro determinati agenti patogeni può essere aumentata immunizzando le vacche con questi stessi patogeni o con i loro antigeni. I prodotti a base di latte immunizzato sono preparati così con colostro iperimmune o arricchito con anticorpi provenienti da esso. Queste preparazioni possono essere utilizzate per offrire una protezione specifica ed efficace contro diverse malattie enteriche dei vitelli e dei suini. Gli integratori contenenti immunoglobuline colostrali progettati per gli animali da allevamento sono disponibili in commercio in molti paesi. Inoltre, sono stati lanciati sul mercato alcuni prodotti a base di latte immunizzato contenenti anticorpi specifici contro alcuni agenti patogeni.

Attualmente sono in corso degli studi clinici per valutare l’efficacia del latte immunizzato nella prevenzione e nel trattamento di varie infezioni umane, incluse quelle causate da batteri resistenti agli antibiotici. I prodotti  a base di latte immunizzato con colostro bovino si sono dimostrati efficaci nella profilassi contro varie malattie infettive nell’uomo. Si sono raggiunti ottimi risultati con prodotti messi a punto contro Rotavirus, Shigella flexneri, Escherichia coli, Clostridium difficile, Streptococcus mutans, Cryptosporidium parvum ed Helicobacter pylori. Alcuni tentativi di successo sono stati fatti utilizzando il latte immunizzato per bilanciare la flora microbica gastrointestinale. I prodotti lattiero caseari immunizzati sono esempi promettenti di cibi funzionali o nutraceutici in grado di favorire una buona salute. Questa recensione riassume i recenti progressi nello sviluppo di questi prodotti e valuta il loro potenziale utilizzo come integratori nell’alimentazione di base e nella nutrizione clinica. 

Parole chiave: Latte immune; Colostro; Immunoglobuline; Immunizzazione passiva

INTRODUZIONE 

Le malattie diarroiche rappresentano continuamente una grave minaccia per la salute umana su scala globale. Fattori come la malnutrizione e l’immunodepressione causata dall’HIV hanno esacerbato l’incidenza di infezioni gastrointestinali acute e croniche e l’aumento del flusso globale ha fatto si che nuovi ceppi emergenti di patogeni enterici si diffondessero rapidamente e diventassero stabili in altri continenti. Attualmente, i metodi profilattici o interventistici (vaccinazione o chemioterapia) risultano spesso inefficaci nel controllare la malattia e/o nell’eliminare l’infezione, e c’è un profondo timore visto l’aumento di ceppi resistenti agli antibiotici dovuto ad un loro uso eccessivo. Anche nei casi in cui i metodi risultino efficaci, spesso il tipo di trattamento è economicamente e logisticamente impossibile da somministrare, in particolar modo nei Paesi in via di sviluppo. C’è la reale necessità di sviluppare nuovi metodi per combattere le infezioni gastrointestinali (GI), i cui principali criteri dovrebbero essere efficacia, disponibilità, facilità di somministrazione e sicurezza.

L’adozione di molecole per la difesa del sistema immunitario provenienti da un animale immunizzato potrebbe essere una strategia efficace in questa lotta. Da tempo è stato riconosciuto che il latte materno può offrire una protezione passiva al neonato contro i patogeni enterici, soprattutto attraverso il trasferimento di immunoglobuline (e fattori associati ad esse) dalla madre al figlio. Il concetto storico di “latte immunizzato”, cioè il trasferimento dell’immunità passiva attraverso anticorpi presenti nel latte, risale agli anni ‘50 (Campbell & Petersen, 1963; Lascelles, 1963). Tuttavia, i meccanismi sottostanti l’immunità passiva sono stati identificati solamente nei primi anni ‘60, quando è stata chiarita la struttura chimica dell’immunoglobulina (Igs). In particolar modo negli anni ‘70, l’identificazione del sistema immunitario di tipo mucosale o secretorio ha fornito una nuova visione del ruolo degli anticorpi secretori nella prevenzione o nel trattamento delle infezioni enteriche dei mammiferi (Lamm et al., 1978).

Lo sviluppo di anticorpi omologhi (di origine umana) per un trattamento efficace dei patogeni enterici ha ricevuto successivamente una notevole attenzione commerciale rispetto all’utilizzo di anticorpi del latte di specie eterologhe, in particolare dei ruminanti. Dagli anni ottanta, un numero crescente di studi ha dimostrato che i preparati a base di latte immunizzato, costituiti da anticorpi bovini derivati dal latte o colostro di vacche vaccinate, possono essere efficaci nella prevenzione o nel trattamento delle malattie umane e animali causate da microbi enteropatogeni (per revisioni vedi Reddy et al 1988, Goldman, 1989, Boesman-Finkelstein & Finkelstein, 1991, Facon et al 1993, Hammarström et al 1994, Ruiz, 1994, Bogstedt et al 1996, Davidson, 1996, Korhonen, 1998, Weiner Et al., 1999). L’efficacia dei prodotti lattiero-caseari immunizzati bovini si basa principalmente sull’attività antimicrobica che hanno gli anticorpi specifici e alcuni fattori del complemento presenti nel preparato. Questo capitolo esamina lo stato attuale dell’avanguardia nello sviluppo di preparati contenenti latte bovino immunizzato e la loro efficacia osservata negli studi clinici. 

Sviluppo di preparazioni contenenti anticorpi 

I progressi compiuti nella comprensione dei meccanismi sottostanti l’immunità hanno provocato un rinnovato interesse per lo sviluppo di preparati immunizzati per la prevenzione o il trattamento delle infezioni microbiche negli esseri umani e negli animali domestici. Inoltre, il rapido sviluppo delle moderne tecnologie di frazionamento, basate sulla separazione mediante membrane e sulla cromatografia, ha permesso l’isolamento su vasta scala di Igs dal colostro e dal latte bovino (Kothe et al., 1987; Abraham, 1988; Stott & Lucas, 1989; Korhonen et al 1998). Fondamentalmente, gli approcci per lo sviluppo di preparazioni a base di Ig comprendono la concentrazione o l’isolamento di Igs che si verificano naturalmente nel colostro o nel latte, o la iperimmunizzazione di vacche gravide durante il periodo di “asciutta” con antigeni provenienti dai patogeni stessi, al fine di aumentare la quantità di anticorpi specifici nel colostro e nel latte. L’iperimmunizzazione delle bovine, con antigeni microbici specifici, è un metodo in grado di indurre l’aumento della quantità di anticorpi specifici nelle secrezioni mammarie.

L’approccio più comune, descritto in molti articoli scientifici e in brevetti è, nelle bovine, la ripetuta inoculazione per via sistemica di un immunogeno al termine del periodo di lattazione e durante il periodo di asciutta (Korhonen et al., 1977; Saif et al., 1984; Linggood Et al 1990, Beck, 1990, Stolle, 1990). Inoltre, è stata anche sperimentata l’immunizzazione attraverso la somministrazione dell’immunogeno direttamente nella ghiandola mammaria o per via orale a bovine gravide o in lattazione, ma con moderato successo (Korhonen, 1973; Korhonen et al., 1977). Titoli anticorpali elevati nel sangue e nel colostro sono stati ottenuti utilizzando una combinazione di inoculazioni intramuscolari e intramammarie (Schaller et al., 1992). Nella maggior parte dei casi, la risposta anticorpale dipende dalla natura del materiale adiuvante utilizzato nel vaccino.

In studi sperimentali è stato riscontrato che l’adiuvante completo o incompleto di Freund ha indotto una più forte risposta immunitaria di tipo umorale (basata sulla produzione di anticorpi) (Schaller et al., 1992; Korhonen et al., 1994), ma il suo utilizzo commerciale è limitato a causa delle preoccupazioni legate ai possibili effetti collaterali che possiede. Nella maggior parte dei casi, ciò ha portato all’impiego di adiuvanti a base del più “sicuro” idrossido di alluminio per l’immunizzazione degli animali d’allevamento. Secondo la nostra esperienza, quello che è molto importante è lo stato di salute della bovina. C’è ancora bisogno di indagare le ulteriori possibilità di ottimizzazione del protocollo di immunizzazione, per avere la massima resa e una produzione sicura di anticorpi specifici nelle secrezioni lattee, con uno stress fisiologico minimo per gli animali immunizzati. 

Efficacia delle preparazioni contenenti anticorpi 

L’efficacia degli anticorpi bovini o umani somministrati per via orale è stata documentata in numerosi studi che coinvolgevano modelli animali sperimentali, nonché in studi clinici umani (per le considerazioni vedi Levine, 1991, Facon et al 1993, Hammarström et al 1994, Ruiz, 1994, Bogstedt Et al., 1996; Davidson, 1996; Weiner et al., 1999). Alcuni studi hanno fornito prove degli effetti protettivi e terapeutici del siero di latte arricchito con Igs o del colostro ottenuto da bovini non immunizzati nei confronti di malattie diarroiche neonatali aspecifiche degli animali d’allevamento (Zaremba et al 1993, Nousiainen et al. Umani (Fernandez et al, 1973; Lodinova-Zadnikova et al 1987; Stephan et al., 1990). Negli studi effettuati su modelli animali, l’efficacia dell’integrazione con le Ig è risultata variabile (Mee & Mehra, 1995). Negli esseri umani, sono stati riportati risultati promettenti nel trattamento dei pazienti con sindrome da immunodeficienza acquisita (AIDS) che hanno ricevuto per 10 giorni 10 g/d di normale concentrato colostrale di Ig bovine (Stephan et al., 1990). Rump et al. (1992) hanno utilizzato una preparazione e un dosaggio simile nei pazienti infettati dal virus dell’immunodeficienza umana (HIV) che soffrivano di diarrea cronica e hanno riportato significativi benefici clinici senza effetti collaterali per tutta la durata della terapia. 

Infezioni negli animali d’allevamento 

Esistono molte prove che i concentrati a base di Ig, Igs purificate derivate da colostro o da latte provenienti da vacche iperimmunizzate, sono in grado di proteggere i vitelli dal rotavirus (Saif & Smith, 1983; Castrucci et al., 1988; Tsunemitsu et al 1989). I suinetti agammaglobulinemici ( Lecce et al., 1991). Schaller et al. (1992) hanno dimostrato, in un modello di suinetto gnotobiotico, che si sono effettivamente ridotte o eliminate, in maniera dose-dipendente, sia la diffusione del virus che la diarrea, come risultato di una alimentazione a base di preparati con Ig contenenti anticorpi specifici per i ceppi umani di rotavirus. Risultati positivi si sono ottenuti anche da studi sulla protezione dei vitelli e dei suinetti neonati dalla diarrea causata da Escherichia coli enterotossigeno, utilizzando un’integrazione colostrale proveniente da vacche vaccinate o vaccinando le madri con antigeni purificati (Isaacson et al. 1980, Snodgrass et al. 1982, Moon e  Bunn, 1993). 

 Infezioni negli esseri umani 

  • Infezioni batteriche gastroenteriche

Un numero crescente di studi clinici controllati suggerisce che la somministrazione orale di preparati a base di Ig contenenti titoli elevati di anticorpi specifici possa fornire una protezione efficace e, in una certa misura, possa anche avere un valore terapeutico contro le infezioni gastrointestinali nell’uomo. Nella maggior parte di questi studi, l’efficacia dei preparati è stata testata contro le infezioni causate da E. coli enteropatogeni, rotavirus e Cryptosporidium. Sono stati condotti anche studi clinici controllati che utilizzavano colostro bovino iperimmune contenente anticorpi specifici contro Shigella flexneri, Helicobacter pylori, Vibrio cholerae e streptococchi della carie.

La tabella 1 presenta una sintesi degli studi nei quali sono stati raggiunti, in vivo, risultati positivi contro i batteri patogeni e le caratteristiche di questi studi sono analizzate in maniera più dettagliata nei seguenti esempi. Tacket et al. (1992) hanno dato, a volontari umani, latte immunizzato contro il lipopolisaccaride 2a di Sh. Flexneri, due giorni prima dell’infezione sperimentale con un ceppo virulento di essa. Il latte immunizzato ha impedito la comparsa della malattia in tutti e dieci i soggetti mentre cinque degli undici soggetti del gruppo di controllo, che sono stati trattati in maniera simile con una preparazione a base di Ig ottenute da vacche non immunizzate, si sono ammalati. Mietens et al. (1979) hanno trattato 60 neonati aventi diarrea, causata da E. coli enteropatogeno, per 10 giorni con 1 g/kg di p.v. di concentrato di Ig bovine anti E. coli enteropatogeni. Il trattamento è stato efficace nell’eliminare l’agente patogeno in quarantasei dei cinquanta bambini infettati dai ceppi presenti nell’inoculo. È stato dimostrato che un concentrato di Ig liofilizzato (preparato da colostro di vacche immunizzate con diversi sierotipi di E. coli enterotossigeni, tipologie di fimbria, enterotossina termolabile di E. coli e tossina colerica) ha fornito una protezione completa contro l’infezione da E. coli enterotossigeno in dieci volontari adulti (Tacket et al., 1988). Questi risultati suggeriscono che le preparazioni a base di colostro o latte iperimmuni potrebbero essere utili nel prevenire la diarrea del viaggiatore.  

 

Tabella 1. Efficacia del latte bovino immune contro le infezioni batteriche in vivo

Tuttavia, in uno studio su piccola scala condotto in Cile, Brunser et al. (1992) non sono riusciti a dimostrare alcun beneficio protettivo nell’integrare le formulazioni per neonati con anticorpi specifici (derivanti dal latte) per i più importanti sierotipi di E. coli enteropatogeni (anche se questo fallimento potrebbe essere attribuibile ad un basso livello di anticorpi nella formulazione). Tuttavia, le Igs bovine si sono dimostrate efficaci nei modelli animali per quanto riguarda la neutralizzazione delle tossine batteriche nel tratto gastrointestinale. McClead & Gregory (1984) hanno riferito che uno specifico preparato a base di Ig colostrali bovine contro l’enterotossina colerica, era in grado di diminuire la mortalità e le risposte dei fluidi intestinali nei conigli esposti all’enterotossina del colera. La capacità delle Igs bovine nel neutralizzare le tossine microbiche è stata confermata anche da Lyerly et al. (1991), che hanno dimostrato come un preparato colo strale, contenente Ig ottenute dall’iperimmunizzazione di bovine nei confronti dei tossoidi di Clostridium difficile, abbia protetto i criceti dalle manifestazioni della malattia causata dal C. difficile stesso.

In un altro studio, una preparazione sostanzialmente simile, ha neutralizzato gli effetti citotossici delle tossine di C. difficile sull’ileo di ratto sia in vitro che in vivo (Kelly et al., 1996). Pertanto, i prodotti a base di latte immunizzato possono essere utili dal punto di vista clinico nella prevenzione e nel trattamento della diarrea e della colite da C. difficile. Sono stati anche riportati risultati incoraggianti, anche se non come quelli sulla criptosporidiosi, per quanto riguarda la somministrazione di un concentrato colostrale immunizzato con Ig bovine contenente anticorpi specifici per Helicobacter pylori, nei pazienti affetti da questo batterio. H. pylori è stato identificato come il principale agente eziologico di gastrite cronica attiva e di ulcera peptica (Peek & Blaser, 1997). Sia il colostro iperimmune che quello non immunizzato si sono dimostrati in grado di uccidere efficacemente i batteri di H. pylori in vitro (Korhonen et al 1995) e l’attività battericida osservata è stata associata al sistema anticorpo-complemento. Una preparazione simile, contenente anticorpi specifici per H. felis, è stata in grado di proteggere i topi dalle infezioni causate da questo batterio (Rehnberg-Laiho et al., 1995).

La protezione dipendeva dalla presenza di anticorpi specifici nel latte e la preparazione di controllo non aveva alcun effetto protettivo. Allo stesso modo, Thomas et al. (1993) hanno riportato una forte correlazione negativa tra la comparsa di anticorpi nei confronti di H. pylori nel latte delle madri del Gambia e l’incidenza di infezione da H. pylori nei loro bambini. Studi clinici preliminari su pazienti con gastrite cronica e su bambini infettati con H. pylori, hanno dimostrato che un trattamento giornaliero per 3-4 settimane con un concentrato di Ig bovine anti H. pylori, somministrato in una dose giornaliera di 20 g per adulti e di 12 g per i bambini, può ridurre la gravità dei sintomi e il tasso di colonizzazione di Helicobacter nella maggior parte dei soggetti. Tuttavia, l’eradicazione totale dell’infezione da Helicobacter è stata osservata solo in uno dei nove pazienti adulti e in nessuno dei venti bambini trattati (Tarpila et al., 1994; Oona et al., 1997).

L’osservata diminuzione della gravità dell’infiammazione gastrica suggerisce che gli anticorpi specifici contro H. pylori possano contribuire nell’eliminare alcune componenti pro infiammatorie secrete da Helicobacter e possono anche ridurre (sebbene non necessariamente eliminare) la colonizzazione batterica nella mucosa gastrica. Questi risultati sono coerenti con quelli di Casswall et al. (1998). H. pylori non è stato eradicato da nessuno dei bambini piccoli appartenenti ad un gruppo del Bangladesh rurale trattati per 30 giorni con 1g di  preparato contenente anticorpi specifici per H. pylori. Allo stesso modo, Opekun et al. (1999) hanno riportato che le immunoglobuline del colostro bovino immunizzato non erano efficaci nel diminuire il numero di H. pylori presenti nella mucosa gastrica dei volontari infetti. D’altra parte, in un modello di topo è stata osservata una riduzione della colonizzazione dell’antro gastrico ma non l’eradicazione di H. felis quando questi topi sono stati trattati con un preparato immunizzato con Ig bovine (Marnila et al., 1996). Saranno necessari studi clinici controllati da placebo per testare l’efficacia dei preparati immunologici colostrali come potenziali adiuvanti della chemioterapia attualmente praticata per il trattamento della gastrite associata ad Helicobacter. 

  • Infezioni orali

Gli agenti patogeni orali, come i patogeni fungini in pazienti immunocompromessi o gli streptococchi che favoriscono la comparsa della carie dentale, dovrebbero rappresentare possibili obiettivi per l’utilizzo di preparati immunizzati con Ig bovine. Recentemente, Tollemar et al. (1999) sono riuscito a diminuire la colonizzazione di Candida albicans nella cavità orale di pazienti immunodepressi sottoposti a trapianto di midollo osseo mediante l’utilizzo di anticorpi bovini nel latte. La carie dentale è tutt’oggi una delle malattie infettive più comuni, soprattutto nei paesi in via di sviluppo. A causa dei potenziali effetti collaterali dell’immunizzazione attiva verso gli streptococchi mutans cariogenici, l’immunità passiva, effettuata mediante somministrazione orale di anticorpi, è uno dei metodi più accettabile per ridurre la colonizzazione e la virulenza di questi batteri per la dentizione umana.

Gli studi sull’uomo (Filler et al., 1986, 1991) e sui ratti (Mikhalek et al 1987) hanno suggerito che gli anticorpi bovini derivati dal latte, specifici per Streptococcus mutans, possono conferire una protezione efficace contro la loro colonizzazione e lo sviluppo di carie dentarie. Recenti studi in vitro hanno dimostrato che il colostro bovino immunizzato, contenente anticorpi specifici per S. mutans e S. sobrinus, è in grado di inibire gli enzimi batterici che producono glicopolisaccaridi capsulari appiccicosi (Loimaranta et al., 1997), inibendo in modo dose-dipendente l’aderenza dello S. mutans alle particelle di idrossiapatite rivestite con saliva (che simulavano la superficie del dente); favorisce l’aggregazione delle colonie di S. mutans (Loimaranta et al., 1998b) e ne aumenta il riconoscimento, la fagocitosi e l’uccisione da parte dei leucociti polimorfonucleati (PMN) umani (Loimaranta et al., 1999a). Inoltre, il colostro immunizzato non inibisce, in vitro, il naturale sistema antibatterico perossidasi-ipotiocianato della saliva, ma in certe circostanze possono agire sinergicamente contro S. mutans (Loimaranta et al. 1998a). In uno studio clinico a breve termine, il colostro immunizzato si è dimostrato efficace anche in vivo.

Utilizzando del colostro immunizzato come “colluttorio” per la bocca per 3 giorni si è verificato un aumento del pH di riposo della placca dentale ed è stata riscontrata una percentuale minore della carica di streptococchi nella normale flora microbica della placca rispetto ai gruppi di controllo (Loimaranta et al., 1999b). Tuttavia, saranno necessari ulteriori studi clinici per valutare l’efficacia in vivo dei preparati immunizzati con anticorpi bovini. 

  • Infezioni virali

Diversi studi clinici hanno dimostrato che il colostro bovino iperimmune, ottenuto da vacche immunizzate con diversi sierotipi di rotavirus umano, può proteggere i neonati dall’acquisizione del rotavirus stesso e anche da altre infezioni virali durante un presunto focolaio (Tabella 2). Tali concentrati sembrano essere utili anche nel trattamento dei bambini infetti da rotavirus. Ebina et al. (1985) ed Ebina (1996) hanno dimostrato che un concentrato anticorpale anti-rotavirus (Rota-colostrum®) potrebbe proteggere dall’infezione, mentre i neonati alimentati con latte commerciale o con anticorpi purificati (IgG, IgM e IgA) non risultavano protetti. Davidson et al. (1989) hanno fornito, come alimento, a bambini ospedalizzati di età compresa tra i 3 e i 15 mesi, colostro bovino contenente titoli anticorpali elevati nei confronti dei quattro principali sierotipi umani di rotavirus. Mentre nessuno dei bambini nutriti con colostro ha acquisito l’infezione sintomatica da rotavirus durante il periodo di trattamento, il 14% (9/65) dei neonati di controllo ha sviluppato un’infezione.

Uno studio simile è stato condotto ad Hong Kong e in India, confermando i risultati riportati sopra (Davidson et al., 1994). Gli autori hanno concluso che il titolo anticorpale è importante per la protezione e che il colostro iperimmune potrebbe proteggere da più di un sierotipo di rotavirus. L’importanza dei livelli anticorpali è stata messa in evidenza anche in un altro studio (Turner & Kelsey, 1993) che ha dimostrato che l’immunizzazione passiva dei bambini sani con colostro iperimmune ha avuto successo nel ridurre l’infezione sintomatica del rotavirus ma non ha avuto alcun effetto sull’incidenza effettiva dell’infezione. Hilpert et al. (1987) hanno sperimentato l’efficacia di un concentrato iperimmune a base di immunoglobuline colostrali bovine in settantotto bambini ricoverati con gastroenterite acuta da rotavirus, quando veniva somministrato ai bambini alla dose giornaliera di 2 g/kg di peso corporeo per 5 giorni. È stata osservata una diminuzione della durata dell’escrezione del rotavirus, ma non vi era alcun effetto sui sintomi clinici. Brunser et al. (1992) hanno usato per 6 mesi una formulazione a base di latte con l’1% (w/w) di concentrato di immunoglobuline del latte bovino contenente anticorpi specifici contro il Simian rotavirus SA11 e l’E. coli enteropatogeno. Non è stata osservata alcuna protezione nei confronti della diarrea o alcun effetto benefico durante la malattia.

In uno studio clinico controllato in doppio cieco, eseguito in Bangladesh (Mitra et al 1995) su di un gruppo di bambini infettati da rotavirus di età compresa tra i 6 e i 24 mesi, sono stati somministrati 100 ml di colostro bovino iperimmune (HI) a bambino per tre volte al giorno e per 3 giorni. Rispetto al gruppo di controllo, che ha ricevuto colostro non immunizzato, i bambini trattati con colostro HI hanno mostrato una significativa riduzione della durata e della gravità della diarrea. Ylitalo et al. (1998) hanno utilizzato un metodo simile di somministrazione (100 ml di colostro iperimmune quattro volte al giorno per 4 giorni per il trattamento dei bambini infetti da rotavirus) e hanno osservato un miglioramento, anche se statisticamente non significativo, della tendenza in tutte le variabili valutate (aumento di peso, durata della diarrea e del quantitativo di feci). Sarker et al. (1998) hanno trattato bambini di età compresa tra i 4 e i 24 mesi con 10 g di concentrato di Ig in 20 ml di acqua quattro volte al giorno e hanno ottenuto una significativa riduzione della produzione giornaliera e totale della feci come pure della durata della diarrea.

In conclusione si può affermare che i preparati colostrali iperimmuni hanno un potenziale non solo nella profilassi ma anche nel trattamento delle infezioni da rotavirus, anche se è cruciale l’assunzione di adeguate Ig specifiche per ottenere dei risultati positivi.

  • Infezioni da Cryptosporidium

Risultati molto incoraggianti sono stati ottenuti negli studi clinici in cui il colostro bovino iperimmune, contenente anticorpi specifici per il protozoo enterico Cryptosporidium parvum, è stato testato in pazienti immunodepressi (Tabella 3) (Tzipori et al., 1986, 1987; Nord et al 1990; Ungar et al., 1990; Williams, 1992; Okhuysen et al., 1998). Invece, è stato dimostrato che il colostro non immunizzato, o il concentrato a base di Ig bovine aspecifiche, forniscono una protezione minore dall’infezione con Cryptosporidium, ponendo ancora l’accento sull’importanza di anticorpi specifici (Saxon & Weinstein, 1987; Stephan et al. , Plettenberg et al 1993, Shield et al 1993, Greenberg & Cello, 1996). 

Tabella 2. Efficacia del latte bovino immunizzato verso le infezioni virali in vivo

L’efficacia preventiva e terapeutica degli anticorpi specifici è probabilmente dovuta in primis alla loro capacità di neutralizzare gli sporozoiti liberati dalle oocisti nel lume intestinale prima della penetrazione nelle cellule epiteliali (Perryman et al., 1990). Al momento non esiste una terapia efficace per la criptosporidiosi che è uno dei principali fattori contribuenti la mortalità nei pazienti con AIDS. Il latte immunizzato può essere efficace anche contro altri parassiti. È stato individuato un preparato a base di Ig colostrali contro Toxocara vitulorum in grado di proteggere i topi da questo parassita quando le larve si alimentavano (Rajapakse et al., 1994). 

Tass