Emilia Romagna – Agricoltura. Regione sempre più bio: crescono aziende (+ 68%) e superfici (+72%)

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Emilia Romagna – Agricoltura. Regione sempre più bio: crescono aziende (+ 68%) e superfici (+72%)

Caselli: “Primi in Italia per numero di imprese di trasformazione. Obiettivo, crescere ancora nella scia del boom dei consumi”

Prosegue l’ascesa del biologico made in Emilia-Romagna, con i campi coltivati senza l’uso di prodotti chimici di sintesi che a fine giugno 2018 hanno toccato il record di 152.400 ettari, pari al 15% dell’intera superfice agricola utilizzata (Sau) in regione (+72% sul 2014) e oltre 5.040 imprese agricole (+68%). Un boom che non conosce soste, anzi accelera, nella scia dell’ultimo bando ad hoc del Programma regionale di sviluppo rurale 2014-2020, datato 2018, che ha registrato un’altissima adesione, con 2.613 domande ammissibili, di cui 1.851 già finanziate, per un totale di 11,3 milioni di euro di contributi annui. Le restanti 762 domande saranno finanziate a breve, portando il totale dei finanziamenti erogati a 17 milioni di euro all’anno per i prossimi cinque. In questo modo saranno coperte tutte le domande presentate con quest’ultimo bando, per un totale di 130mila ettari.

Sono alcuni dei numeri che fanno da contorno alla partecipazione della Regione Emilia-Romagna con un proprio stand (C13, padiglione 21) al Sana, il salone del biologico e del naturale che festeggia quest’anno il 30^ compleanno e in programma da oggi a lunedì prossimo nei padiglioni del Fiera di Bologna.

Il settore in cifre

Sulla base delle ultime rilevazioni, dati aggiornati al 30 giugno scorso, sono 6.231 le imprese emiliano-romagnole attive nel settore del biologico, di cui appunto 5.043 agricole e le rimanenti 1.188 che si occupano di trasformazione e commercializzazione. La provincia che vanta il più alto numero di operatori è Parma (1.082), seguita nell’ordine da Forlì-Cesena (907), Bologna (864), Modena (802) e Piacenza (693). Completano il quadro Reggio Emilia (673), Ferrara (485), Ravenna (391) e Rimini (334).

La parte preponderante degli oltre 152mila ettari di campi coltivati secondo i dettami dell’agricoltura bio è rappresentata dai seminativi (82%). Al secondo posto della classifica vengono prati e pascoli (12%), poi la vite (3%), la frutta (2%)  e, con percentuali via via più risicate, la frutta a guscio e l’olivo. L’ascesa del biologico negli ultimi anni sta contagiando anche il settore zootecnico, con gli allevamenti bio che ormai sfiorano quota 1.170 (+11% sul 2016), pari al 5% sul totale regionale. Particolare interesse si sta registrando per la conversione di allevamenti di bovini da latte, sia fresco che per la produzione di Parmigiano Reggiano, e di bovini da carne. In sensibile aumento anche gli allevamenti di galline ovaiole e tacchini.

Per convincere gli agricoltori a convertirsi al biologico e compensare i maggiori costi per le aziende la Regione eroga per i primi cinque anni dopo il passaggio al metodo “naturale” un contributo che varia dai 126 ai 742 euro ad ettaro all’anno, secondo il tipo di coltura.  Incentivi lievemente più bassi – da 90 a 668 euro all’ettaro – per chi si è già convertito. Per la zootecnia i contributi variano da 370 a 425 in fase di conversione e da 333 a 383 euro all’ettaro all’anno per il mantenimento. Per agevolare l’adesione al bio sono stati semplificati gli adempimenti burocratici; inoltre viene riconosciuta una priorità “trasversale” a favore del biologico per molte altre misure del Psr (formazione e informazione, investimenti in azienda, giovani, innovazione e ricerca, certificazione, ecc.)

 

Fonte: Regione Emilia Romagna

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Di |2018-09-07T11:54:35+02:008 Settembre 2018|Categorie: News|Tags: , , , , |

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