Il 20 Novembre 2018, presso la Soc. Agricola Visigalli di Castelleone (CR), è stato realizzato il primo evento dimostrativo previsto dal progetto PSR 2014-2020 Lombardia NEW4REP (operazione 1.2.01) sul tema “Strumenti gestionali e informatici per il miglioramento della riproduzione bovina”, organizzato dai ricercatori del CREA Centro di ricerca Zootecnia e Acquacoltura di Lodi e rivolto agli allevatori e tecnici del settore. L’obiettivo dell’incontro di campo era mostrare le opportunità offerte dalle moderne tecnologie e dai sistemi di gestione aziendale per valutare lo stato riproduttivo, di salute e benessere delle bovine tramite un approccio di tipo tecnico-scientifico.

L’azienda agricola che ha ospitato l’iniziativa, condotta da Angelo Visigalli e dai suoi figli Paolo e Davide, si caratterizza infatti per la presenza di due robot di mungitura (AMS), che da tre anni mungono mediamente 120 bovine e un sistema di analisi automatizzato del latte, l’Herd Navigator™ (prodotti e commercializzati da Delaval®, Tumba, Svezia).

Attiva e molto interessata la partecipazione da parte dei presenti, i quali hanno potuto visitare l’azienda, vedere all’opera la mungitura robotizzata e consultare le informazioni provenienti dai sensori installati in stalla sul software di gestione della mandria (DelProTM). La piattaforma tecnologica, infatti, elabora i dati misurati nei due AMS (produzione quantitativa, flusso e conducibilità elettrica del latte, durata della mungitura e consumo di mangime) e nell’analizzatore del latte in line (progesterone, β-idrossibutirrato (BHB) e attività dell’enzima lattato deidrogenasi (LDH). Quest’ultimo prevede la raccolta automatizzata, durante la mungitura, di un campione di latte individuale e rappresentativo (grazie al campionatore presente in ciascun AMS) e l’invio di una piccola quantità al raccoglitore (stoccaggio momentaneo) e poi all’analizzatore. Nel mini laboratorio da stalla sono presenti i kit di analisi (unico compito dell’allevatore è la loro sostituzione), per le reazioni chimiche di laboratorio (una goccia di latte è versata sullo specifico stick) e dopo idonea incubazione si effettua la lettura ottica e i risultati sono elaborati e visualizzati dal software.

In base alle impostazioni inserite e ai valori analizzati il “Biomodello” (lo specifico algoritmo) stabilisce quando prelevare il campione di latte e quali analisi effettuare per ciascuna bovina nel corso della lattazione; sulla base dell’elaborazione dei dati genera allarmi e liste di attenzione e, infine, “suggerisce” all’allevatore le azioni da intraprendere.

Nello specifico, il monitoraggio del livello di progesterone nel latte è utilizzato per rilevare la ripresa dell’attività ovarica dopo il parto (dal 21° giorno) o l’anaestro prolungato, individuare le bovine in calore, anche quelle silenti (quando l’ormone scende sotto la soglia dei 5 ng/ml per due mungiture consecutive è generata una allerta calore che avvisa l’allevatore che la bovina può essere sottoposta a inseminazione artificiale nelle 24-36 ore successive) e, inoltre, per effettuare diagnosi di gravidanza, di aborto precoce, di cisti follicolari e cisti luteiniche. Il controllo dell’attività della lattato deidrogenasi (LDH) nel latte, enzima presente nelle cellule epiteliali di rivestimento dei dotti galattofori della mammella, è utilizzato per il riconoscimento precoce di stati infiammatori mammari. L’innalzamento del suo valore, altamente correlato al contenuto in cellule somatiche, determina un allarme mastite (con indicato il valore percentuale di rischio) che avvisa l’allevatore anche 3-4 giorni prima che la patologia si manifesti clinicamente e con alterazioni chimico-fisiche del latte. Il terzo parametro, il BHB, è un corpo chetonico prodotto in eccesso nel latte in seguito a uno squilibrio del metabolismo lipidico e glucidico, in particolare nelle bovine altamente produttive nell’immediato post-partum. È misurato nel latte per riconoscere precocemente la chetosi in forma sublinica e clinica, prima che si manifestino i sintomi con perdite di produzioni anche importanti.

Se è vero che gli allevamenti intensivi di bovine da latte impongono al giorno d’oggi un costante monitoraggio degli animali, e che la zootecnia di precisione o digitale si dimostra un sicuro alleato nel miglioramento produttivo e riproduttivo, è altrettanto vero che a queste nuove tecnologie deve corrispondere una particolare predisposizione e competenza da parte degli allevatori.

Paolo Visigalli e Francesca Petrera (CREA di Lodi), con il supporto tecnico degli specialisti della ditta di produzione e distribuzione delle tecnologie in uso in azienda, hanno mostrato ai partecipanti sia la funzionalità che le potenzialità dei sensori e del programma di gestione della mandria. Il giovane imprenditore agricolo ha poi condiviso la sua esperienza raccontando come siano cambiati i criteri di conduzione aziendale, prima con il passaggio dalla mungitura tradizionale a quella robotizzata e, immediatamente dopo, con il passaggio dal monitoraggio dei calori basato sull’attivometria a quello basato sull’analisi del progesterone nel latte che, insieme agli altri parametri misurati, gli consente di controllare le prestazioni riproduttive e sanitarie delle sue bovine. Tale trasformazione, ha spiegato Paolo, si è tradotta da una parte in una riduzione delle ore di lavoro manuale in stalla e dall’altra nell’aumento del tempo dedicato in ufficio all’analisi dei dati provenienti dai sensori, degli avvisi e dei report generati dal software. Grazie al riconoscimento efficiente dei calori e all’identificazione precoce degli stati patologici l’allevatore può prendere, insieme al veterinario aziendale, decisioni più consapevoli finalizzate al miglioramento genetico dell’azienda o alla riduzione dell’impiego dei trattamenti farmacologici, per aumentare l’efficienza economica dell’azienda.

 

Autori

Francesca Petrera e Andrea Bragaglio (CREA Centro di ricerca di Zootecnia e Acquacoltura, Lodi)

 

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