Intuito, dono per pochi. Così come determinazione e risolutezza, armi veramente pesanti nel momento di estrema crisi, soprattutto se questa è collettiva. Quella che stiamo per raccontarvi è la testimonianza concreta di quanto gli allevatori possano spingersi oltre l’impossibile per difendersi e per condividere, orgogliosamente, quello che ogni giorno fanno. Nasce tutto nel 2015, che per il mondo del latte è un anno davvero difficile da digerire perché corrisponde alla fine delle quote latte. Voi lettori di Ruminantia, che sono sicura essere stati in parte colpiti dal polverone, sapete meglio di me cosa è successo da quel momento in poi: rabbia, frustrazione, difficoltà, ma anche tantissima voglia di riscatto sono i sentimenti di quel periodo che ho potuto percepire parlando con gli allevatori conosciuti negli ultimi mesi. Lo ha detto esplicitamente anche Giuseppe Palosti, uno dei quattro allevatori chiamati a ritirare il Premio Vezzulli, durante la 229esima Fiera Agricola Autunnale di Codogno (LO) del 19 e 20 novembre, che ha raccontato nei dettagli la storia di un’iniziativa incredibile, quella della promozione della Filiera del Latte 100% lodigiano. Il venticinquesimo Premio Vezzulli si è tenuto in ricordo di Pino personalità di spicco nel mondo dell’agricoltura nazionale, per volontà della moglie Enrica. Facciamo qualche passo indietro per raccontare questa storia.

Il 23 ottobre 2015 un allevatore di Desenzano del Garda (BS) ha un’intuizione e crea 4 gruppi WhatsApp che, ad oggi, contano in totale circa 400 allevatori. Dopo qualche mese, gli allevatori si riuniscono anche su Facebook, dove oggi, in un gruppo dal nome Idea … Latte, hanno raggiunto i 3057 membri. L’importanza dei social, per quanto contestabili siano in alcune occasioni, in questo caso è vitale: mentre prima gli agricoltori si trovavano e discutevano nei mercati, col tempo è avvenuto un progressivo allontanamento degli agricoltori dai mercati dovuto alla sparizione di questi ultimi, andando dunque a perdere le piazze dove poter condividere, confrontarsi e decidere. Va anche detto che l’azienda agricola rimane sempre abbastanza lontana dai centri abitati e questo non aiuta certo la discussione: è proprio qui che la tecnologia arriva in soccorso, permettendo di nuovo la comunicazione proprio a chiusura delle quote latte e all’inizio di una speculazione dolorosa a carico del primo anello della filiera, gli allevatori, con prospettive diverse e provenienti da contesti tra loro differenti. Si sfoga la rabbia, questo sì, ma stiamo pur sempre parlando di persone pragmatiche, che cercano soluzioni: ed ecco la grande idea, quella di portare agli occhi del consumatore, dal più piccolo a quello veramente molto adulto, tutta la cultura che c’è dietro un litro di latte: nasce il cartellone della filiera del latte 100% italiano (date un’occhiata a Latte 100% Lodigiano), che ha l’obiettivo di “raggiungere le grandi città Lodi, Melegnano, Milano per far conoscere il latte 100% italiano e far ” ricordare” la […] cultura agricola allevatoriale a chi troppo spesso la scansa anche infastidito e inconsapevole”.

L’iniziativa è del tutto volontaria e parte da un gruppo esiguo, ma molto positivo, di allevatori: loro sono Filippo Boffelli, Giuseppe Palosti, Antonio Gamba, Anselmo Valenti e Domenico Dragoni, che cominciano a girare nei vari paesi del lodigiano a confrontarsi con le amministrazioni e a chiedere permessi per distribuire cartelloni informativi lungo le strade e nei locali pubblici dei vari centri abitati. Questi cartelloni, purtroppo, rimangono poco tempo distribuiti in giro, poiché vengono rimossi dopo un breve periodo. Il gruppo trova quindi un’alternativa, passando dall’informazione scritta a quella “live” nelle scuole. Per fare questo, c’è bisogno di struttura: i ragazzi del gruppo la costruiscono con il tempo, tra i dubbi dei colleghi che non partecipano alla sfida e la crescente curiosità dei consumatori. Attraverso asili, elementari, scuole medie, superiori fino al Liceo Novello che è indubbiamente il punto più alto dell’iniziativa, si genera un fortissimo story telling della filiera del latte, così forte che anche l’industria ne percepisce il valore enorme e inizia ad apporre sulle etichette del latte la dicitura “100% italiano” ed affini. Quantificare l’impatto di questo movimento non è semplice perché i dati non arrivano facilmente al gruppo promotore, ma aumenta comunque la soddisfazione visto che dalle scuole si passa ai centri estivi negli oratori (GREST), alle fiere zootecniche ed alle case di riposo, coinvolgendo sempre di più le amministrazioni del lodigiano, di Milano e Cremona, e creando quella struttura di relatori dai profili professionali più rilevanti per la filiera. Nei vari appuntamenti in giro per la Lombardia, Filippo racconta la sua esperienza quotidiana in cascina, spiegando come è realmente il lavoro di allevatore; Giuseppe invece, laureato in Produzioni Animali ed allevatore, parla delle caratteristiche degli animali e del latte; Antonio, veterinario, racconta la sua professione e cosa succede quando sono necessarie cure per gli animali. Nel passaggio dalle scuole elementari alle medie, si intensifica la richiesta di conoscenze ed esposizione: i limiti sono tali perché è bello superarli, ed ecco che un sempre maggior numero di esperti è chiamato (o ci arriva spontaneamente) a dare il proprio contributo. Importante è il coinvolgimento del Prof. Natale Arioli, dell’Istituto Tecnico Agrario di Codogno, conoscitore della storia dell’agricoltura e della transumanza del lodigiano e perciò fondamentale nell’esposizione ai ragazzi, e del Prof. Giovanni Maffeo dell’Università degli Studi di Milano, professore di fisiologia veterinaria, che spiega come e perché gli animali producono latte. La vera svolta si ha quando nel progetto viene coinvolto Claudio Macca, dell’Ospedale di Brescia, specialista di medicina interna ed endocrinologia, membro del Consiglio Nazionale dell’Associazione Italiana di Dietetica e Nutrizione Clinica, perché il contributo scientifico che porta dà un ulteriore valore aggiunto al prodotto per il quale il gruppo di allevatori si sta spostando in lungo e in largo: “il latte non è solo alimento, ma è anche una medicina”. Altro inserimento nel gruppo, del tutto spontaneo, è quello di Luigi Forte di Open Farm, produttore di erba medica che “rivendica” l’appartenenza al gruppo per il suo lavoro di produttore di alimenti zootecnici: non si può dire no a tanto interesse. Ed infine, ultimo piccolo grande passo, l’arrivo in teatro a Caselle Landi (LO), con il coinvolgimento del dietologo Marco Missaglia, divulgatore per quanto riguarda l’alimentazione ed ospite fisso de “La Prova del Cuoco” di Rai 1, anche lui fortemente impegnato nella lotta alle fake news che minacciano continuamente il mondo del latte.

Il nostro obiettivo futuro è arrivare alle università per creare un rapporto rinnovato con loro. Stiamo anche tentando di comunicare in un modo nuovo con l’industria, ma questo è un passaggio difficile perché oggi l’anello della filiera successivo al nostro ragiona ancora nella logica di massimizzazione dei ricavi, quando servono in realtà delle sinergie tra attori” dice Giuseppe. “Siamo felicissimi per il riconoscimento qui in Fiera a Codogno perché il premio Vezzulli viene consegnato a chi si impegna come promotore per qualcosa che riguarda agricoltura. Di aneddoti per quanto riguarda l’iniziativa ne abbiamo veramente tanti, come l’incontro con i mungitori anziani nelle case di riposo e la felicità dei bambini quando a termine degli incontri regalavamo loro il latte, cosa possibile grazie anche alla sponsorizzazione da parte dei sindacati come Confagricoltura, Coldiretti, Libera Associazione Agricoltori Cremonesi. Anche la preparazione prima degli incontri è sempre stata fondamentale. Abbiamo iniziato con estremo imbarazzo, perché abituati tutti al lavoro in stalla e con gli animali, poi con la platea sempre diversa siamo migliorati su più fronti.”

Emozionato e molto soddisfatto anche Filippo Boffelli, che Giuseppe ha ringraziato sinceramente proprio durante la consegna del premio: “La mia famiglia ha un allevamento qui a Codogno da ben quattro generazioni. Sono da sempre frequentatore abituale di questa fiera, ed essere premiato dal Primo Cittadino di fronte all’amministrazione ed alle persone del paese è stato davvero emozionante per me! Mentre Giuseppe va alla ricerca degli esperti, io mi occupo di prendere i contatti con le scuole. C’è anche tanta soddisfazione quando incontro per strada qualche mamma che mi ringrazia per aver stimolato di nuovo il figlio a bere latte oppure qualche persona che dichiara di non comprare il prodotto se non vede esplicitamente scritta la provenienza!”. Filippo ci racconta come questo premio sia anche una sorta di rivalsa rispetto a quei colleghi che dicevano a lui e Giuseppe che una cosa del genere non avrebbe mai avuto successo. Partiti dal nulla, investendo anima, tempo, denaro e, sì, anche famiglia, viaggiando tantissimo, hanno raggiunto risultati veramente impensabili. Da tutto questo è venuto fuori il discorso dell’etichettatura “latte 100% italiano” (per il quale stanno lavorando anche su un logo) che ha ispirato poi altre filiere. Come ci ha raccontato Giuseppe, stanno lavorando anche ad un’applicazione per il consumatore che fotografa in dettaglio tutta la filiera e i suoi attori, per sapere esattamente la provenienza di quel latte: una sorta di blockchain. Si tratta di progetti in corso d’opera, dunque ne vedremo a breve dei risultati.

Facendo i complimenti per questo movimento tutto spontaneo pro-filiera del latte prima lodigiana, poi italiana, mosso volontariamente e con grande spirito d’iniziativa personale, credo sia giusto fare una riflessione: la condivisione ha una forza incredibile e riesce a muovere veramente l’impossibile, servono però un cuore pieno di passione, una mente straordinaria e delle mani volenterose. Convenite con me che gli attori sul palcoscenico e i registi dietro le quinte hanno tutto questo?

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