Gli ambiti2018-02-26T11:19:00+02:00

Gli ambiti

Sappiamo che ogni aspetto delle performance (fenotipi) degli animali, siano esse produttive, riproduttive e sanitarie ma anche psicologiche, sono gestite dalla seguente equazione:

Fenotipo = genetica + (ambiente + management + sanità + nutrizione)

E’ seguendo questa logica che si è articolato il progetto della stalla ideale.

Genetica

Fino ad ora ha prevalso la tendenza a selezionare le bovine da latte per avere sempre più latte, grasso e proteine. Questa metodologia ha portato ad avere in stalla animali potenzialmente molto delicati, di scarsa longevità, con bassa fertilità e molto sensibili sia alle malattie metaboliche che a quelle infettive. Anche se il potenziale genetico per produrre il latte e i suoi costituenti principali è notevolmente migliorato negli ultimi anni, la crescita fenotipica, ossia la quantità di latte effettivamente munto, il grasso e le proteine, non è proporzionalmente aumentata. Dal Profilo Genetico Allevamento dell’ANAFI si evidenzia come nel 2015 ci fosse una differenza tra latte munto e potenziale genetico di – kg 1521. Per la percentuale di grasso e proteine del latte la differenza era rispettivamente di – 0.32% e – 0.35%. Questo considerevole e cronico gap tra genotipo e fenotipo è dovuto principalmente ad un progressivo aumento dei giorni medi di lattazione dovuto essenzialmente alla scarsa fertilità e al fatto che esistono oggettivi limiti nella nutrizione intesi come conoscenze e disponibilità di nutrienti. Quest’ultimo fattore spiega la considerevole differenza tra fenotipo e genotipo per la produzione di grasso e proteine del latte.

L’alto tasso di rimonta delle bovine dovute a problemi come l’infertilità, le mastiti e le zoppie priva gli allevamenti delle pluripare, notoriamente più profittevoli delle primipare. Un numero medio di lattazioni inferiore a 2.5 e un’età media delle bovine di circa 56 mesi oltre a non avere un senso economico non lo ha neanche da un punto di vista morale.

La “Stalla Etica” consiglia l’adozione di piani d’accoppiamento maggiormente indirizzati ai caratteri funzionali ossia ad una maggiore fertilità, una maggiore resistenza alle malattie e una maggiore longevità. Consiglia inoltre l’indirizzarsi verso razze meno “esasperate” o il ricorso al cross-breeding.

Per approfondire: “Selezionare una mandria più sana” di Fabiola Canavesi

Ambiente

Per ambiente s’intende il luogo dove le bovine vivono che comprende quindi la stalla e le superfici esterne adibite a paddock o pascolo. Le dimensioni dell’allevamento, inteso come sommatoria della stalla e delle superfici agricole ad essa connessa, è dimensionato in base alla capacità di smaltimento delle deiezioni che non deve superare i kg 170 di azoto per anno per ettaro. Questo grosso modo corrisponde a 2 vacche da latte, 5 manze con meno di 1 anno, 3.3 manze da uno a due anni, 2.5 manze da riproduzione e 2 vacche adulte per ettaro. L’ambiente è di fondamentale importanza per assecondare il naturale comportamento delle bovine e come fattore di prevenzione di buona parte delle patologie d’allevamento siano esse infettive, metaboliche, traumatiche che parassitarie. La “Stalla Etica” prevede per le bovine adulte la disponibilità di una superficie totale di 20 m2 , comprensiva della corsia d’alimentazione (m2 3) e di quella di riposo (m2 17). L’accesso esterno deve essere disponibile e di almeno m2 4.5 per le bovine adulte, di m 2  3.7 per le manze con un peso > kg 350, di m2  3 per quelle fino kg 350, di m2 1.9 fino a kg 200 e di  m2 1.1 fino a kg 100. Le superfici esterne devono essere accessibili se le condizioni meteo lo permettono.

Le soluzioni scelte dalla “Stalla Etica” sono le seguenti:

  • Vitellaia: Suddividere gli ambienti in due aree o fasi. Il primo (nursery) per ospitare i vitelli in gabbie individuali per i primi 10 giorni di vita per ragioni sanitarie. Successivamente, prevedere box collettivi dove viene somministrato il latte, sia materno che artificiale, o manualmente o tramite allattatrici automatiche fino ad uno svezzamento a non meno di 90 giorni.
  • Rimonta: Si tratta del lungo periodo che va dallo svezzamento al primo parto. Fino a kg 100 di peso predisporre m2 1.5 al coperto e altrettanti all’esterno. Da kg 100 a 200 si passa rispettivamente a m2 2.5 e 2. Dai 200 ai 350 rispettivamente m2 4 e 3. Oltre i kg 350, m2 5 di superficie coperta e m2 3.5 di superficie scoperta a capo. Si consiglia l’adozione del compost barn di cui successivamente sarà decritta la metodologia.
  • Vacche adulte: La soluzione prevista è quella del compost barn per l’area di riposo (m2 17) e della corsia d’alimentazione in cemento di m2 3/capo. Il compost barn consiste in una lettiera permanente costituita esclusivamente da deiezioni movimentate giornalmente, o due volte al giorno, con attrezzature (erpice) che permettano la movimentazione e quindi l’arieggiatura e l’innesco delle fermentazioni aerobiche. Tali fermentazioni sono esotermiche consentendo una sensibile riduzione della carica batterica anaerobia e l’asciugamento per evaporazione.

Le dimensioni della stalla etica dovranno prevedere un’abbondante altezza per permettere un’adeguata circolazione dell’aria e un’adeguata luminosità.

Tulle le aree prevedono sistemi di raffrescamento degli animali.

Ambienti di questo tipo, ossia il compost barn e la presenza di superfici esterne accessibili quando le condizioni climatiche lo permettono, consentono alle bovine di esprimere al meglio il loro comportamento naturale inteso come socializzazione e comportamento estrale; con conseguente riduzione al minimo dell’uso degli ormoni per la riproduzione. Questi ambienti garantiscono inoltre il massimo livello d’igiene, condizione necessaria per una riduzione dell’uso di sostanze antimicrobiche (antibiotici e disinfettanti).

Relativamente alla climatizzazione la stalla ideale consiglia di utilizzare il raffrescamento diretto delle bovine nella corsia di alimentazione e nella sala d’attesa della mungitura, con impianti temporizzati di docciatura abbinati a ventilatori orizzontali. Per le superfici di riposo si prevedono ventilatori verticali.

Gli autocatturanti o rastrelliere diffusi su tutta le aree d’alimentazioni sono inutili e dannosi per il comfort psicologico delle bovine. Inoltre, queste attrezzature sono mal viste dai consumatori perché sinonimo di costrizione e sofferenza. Hanno un senso nei reparti dove vengono fecondate le manze, nella fase di transizione e nell’infermeria. Per le vacche in lattazione sono molto funzionali i reparti dotati di autocatturanti all’uscita delle sale o dei robot di mungitura dove separare le bovine bisognose di cure e delle operazioni ginecologiche.

Per approfondire: “Compost barn

Impianti di mungitura

La mungitura è un momento fondamentale nelle vita delle bovine, sia per lo stress che ne può derivare che per il rischio potenziale di mastite a cui viene esposta la mammella. Sia essa effettuata in sala mungitura o da robot, deve essere veloce così da non sottrarre tempo alla bovina per esprimere il suo naturale comportamento. La mungitura deve essere accurata ed effettuata da macchine perfettamente funzionanti per ridurre al minimo il rischio di mastite e da personale addestrato ed aggiornato.

Management

Per fare sì che le bovine siano nella massima condizione di benessere in tutte le loro fasi si devono realizzare due condizioni fondamentali. La prima è che non devono avere paura dell’uomo, condizione facilmente verificabile se la bovina si fa toccare. La seconda sono i gruppi. La bovina è un animale sociale che vive in branchi dove la gerarchia è molto importante. Ogni spostamento da un gruppo all’altro è motivo di ristabilimento della gerarchia per cui questa operazione va effettuata solo lo stretto indispensabile.

Sanità

Prevenire e curare le malattie è uno dei principi fondamentali per la difesa dei diritti delle bovine e per la tutela del loro benessere. Pur tuttavia è necessario un uso razionale dei farmaci che devono quindi essere gestiti attentamente e solo dietro prescrizione del veterinario d’allevamento per ridurre al minimo il ricorso agli antibiotici, sostanze particolarmente rischiose per l’antibiotico resistenza, e agli altri farmaci per minimizzare il rischio di residui negli alimenti d’origine animale. Le opportune misure di prevenzione genetiche, nutrizionali, ambientali e manageriali esercitano un ruolo fondamentale.   I momenti in cui la bovina è esposta ai rischi sanitari sono le prime settimane di vita e la fase di transizione, dove si concentrano il maggior numero di patologie e di fattori predisponenti della sindrome della sub-fertilità e di scarsa efficienza del sistema immunitario.

Esistono inoltre patologie gravi e invalidanti che riducono la longevità funzionale, come la mastite (clinica e sub-clinica) e la dermatite digitale, che trovano nell’igiene di stalla e della mungitura e in una corretta nutrizione (sistema immunitario) i maggiori fattori di prevenzione.  La vaccinazione è lo strumento profilattico fondamentale per prevenire molte delle patologie infettive e quindi per tutelare la salute delle bovine. Tale pratica contribuisce a ridurre sensibilmente l’uso delle sostanze antimicrobiche riservandone la scelta quando realmente indispensabile. Sono assolutamente da evitare gli usi metafilattici degli antimicrobici nella vitellaia per le malattie enteriche e respiratorie. Negli ultimi anni si è diffusa in allevamento la pratica di utilizzare sistematicamente antibiotici alla messa in asciutta delle bovine a prescindere dell’accertamento della presenza di una infezione mammaria. Tale pratica è sicuramente da sostituire con la “selective dry cow therapy”, ossia l’uso di antimicrobici solo su bovine con mammelle infette al momento della messa in asciutta.

Per approfondire: “Terapia delle infezioni mammarie in asciutta

Nutrizione

La nutrizione è quella scienza che studia gli apporti dei nutrienti necessari al buon funzionamento delle funzioni vitali come il mantenimento, la crescita, la riproduzione e la produzione di latte. Negli ultimi anni si è sviluppato il concetto della “precision feeding”, ossia di come ridurre al minimo l’apporto delle sostanze nutritive per comunque soddisfare a pieno i fabbisogni delle bovine. Tale metodologia ha sostanzialmente due finalità. La prima è quella di contenere i costi dell’alimentazione. La seconda è quella di diminuire il più possibile il contenuto di azoto, fosforo e potassio nelle deiezioni e quindi aumentare la sostenibilità delle produzioni. L’applicazione pratica dell’alimentazione di precisione è possibile grazie ai software applicativi del Cornell Net Carboydrate and Protein System.

Una branca della nutrizione è quella clinica ossia la scienza che studia come utilizzare i nutrienti o meglio le molecole presenti negli alimenti o sintetizzate per migliorare lo stato di salute e la fertilità. Sappiamo che l’energia, alcuni aminoacidi, certi acidi grassi, alcuni macro e microelementi e le vitamine se opportunamente dosati, a volte in deroga ai fabbisogni nutritivi, possono aiutare la bovina a superare momenti di stress metabolico o a migliorare l’efficienza del suo sistema immunitario.

Per approfondire:

Impatto ambientale associato alla produzione del latte bovino: sfide e opportunità“, a cura di Andrea Vitali.

Sostenibilità ambientale e redditività aziendale, binomio possibile“, a cura di Oreste Vignone.

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