GTPI? No Grazie!

GTPI? No Grazie!

Gi italiani, si sa, un po’ esterofili lo sono sempre stati. Il sogno americano ha sempre esercitato, e continua ad esercitare, un suo fascino peculiare sulla nostra cultura per diverse ragioni. Il mondo degli allevatori di vacche da latte non fa eccezione. Un pò perché è la selezione nord americana ad aver significativamente portato la Frisona ai livelli produttivi e morfologici a cui si trova oggi e un pò perché il valore delle cose italiane, gli italiani per primi, tendono a sottostimarlo, e di parecchio.

Eppure è da qualche anno che il livello genetico dei tori e delle manze italiane mostra di tenere il passo delle popolazioni Holstein nordamericane. Tori italiani sono stati ai vertici delle classifiche americane e tori nati in Italia sono stati acquistati da centri americani perché superiori geneticamente a quelli nati  in USA e Canada. In tutto il mondo il valore della genetica italiana viene riconosciuto come un ottimo equilibrio di produzione, qualità e stile morfologico.

Allora perché gli allevatori italiani continuano a privilegiare i tori importati invece della genetica nata ed allevata in Italia?

I tori italiani variano molto di più nel tempo di quelli americani, si dice. In realtà la scala degli indici americani, essendo espressa in termini di valore atteso sulle figlie, è pari alla metà di quella utilizzata in Italia, che invece ci dice direttamente qual’è il valore di un soggetto, che sia maschio o femmina non importa. Anche la scala del PFT e del TPI è diversa e la prima è molto più ampia della seconda, sia per effetto del fatto che è espressa con valore trasmesso alle figlie sia per il fatto che il livello zero del TPI è uguale a 2187. Osservati sulla scala italiana, tori USA e tori italiani variano esattamente nello stesso modo. Anzi, con l’avvento della genomica, è abbastanza risaputo che gli indici genomici USA sono, in media, sovrastimati mentre per gli indici genomici italiani succede esattamente il contrario.

Osservando i nuovi cataloghi di chi importa tori esteri in Italia, sempre più spesso succede che il dato italiano non sia nemmeno menzionato. Chi compra dovrebbe domandarsi più spesso perché questo succeda. Forse perché sull’altra scala non sarebbero altrettanto “buoni”?

Il lavoro svolto dalle le associazioni che si occupano di raccolta dati nelle aziende iscritte e da quelle che li elaborano per calcolare gli indici genetici italiani produce la stima più attendibile di quella che sarà la superiorità genetica che verrà trasmessa alle figlie nelle condizioni di allevamento italiane. Sono gli indici italiani che danno la misura più accurata del potenziale genetico che poi si tradurrà in produzioni, contenuti di grasso e proteina, livello di cellule somatiche, fertilità e facilità di parto.

Utilizzare qualsiasi altro dato per un allevatore italiano significa correre il rischio di non veder realizzato il miglioramento sperato.

La tabella 1 riporta il dato della correlazioni genetiche stimate da Interbull fra l’Italia e gli Stati Uniti ed il Canada per i più importanti caratteri oggetto di valutazione. Nessuna di queste correlazioni è uguale a 1 e tante sono molto inferiori a 0,80. Segno che i migliori in un Paese non sono i migliori nell’altro e le differenze sulle posizioni in classifica sono più che significative.

 

Tabella 1 – Le correlazioni genetiche fra Italia, Stati Uniti e Canada stimate da Interbull sulla base dei dati delle valutazioni genetiche dei tre Paesi

CarattereUSACANADA
Latte kg0,910,90
Proteina KG0,880,87
Tipo0,840,82
ICM0,940,87
IAP0,770,72
Longevità0,740,73
Cellule0,890,89
Fertilità figlie0,910,89
Facilità parto toro0,740,77
Facilità parto figlie0,820,80

 

 

DOI 10.17432/RMT.2018-2602
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About the Author:

Genetista libero professionista, giornalista ed allevatrice molto conosciuta in Italia ed all'estero. Ha lavorato per 17 anni all'ANAFI. Email: fabiolacanavesi@gmail.com

3 Comments

  1. Alberto 16 Novembre 2018 al 8:58

    Cara Fabiola, pur continuando a stimarti come persona, comincio a pensare che in fatto di genetica applicata hai perso molto del tuo smalto e non ti sei più aggiornata. Cordialmente. Alberto R

  2. Alberto 16 Novembre 2018 al 9:50

    e volevo aggiungere… scusa , ma già il titolo dell’articolo non è corretto.
    GTPI? No, grazie…ma per le tasche dell’allevatore anche GPFT, GLPI, GRZG e altri indici genetici nazionali NO, GRAZIE!
    Ogni allevatore in base alle proprie esigenze e produzioni DEVE seguire un suo indice PERSONALIZZATO che si può creare molto semplicemente con programmi semplici che esistono sul mercato.
    Solo così si otterrà MASSIMO PROGRESSO GENETICO ma nella GIUSTA DIREZIONE

  3. Alberto 16 Novembre 2018 al 11:18

    Fabiola, vorrei supportare le mie affermazioni con l’ausilio di numeri reali pubblicati in Italia da ANAFI, su base GPFT (quindi direi fonte assolutamente attendibile), per non sembrare di parte.

    Se vogliamo dare un NAZIONE ai tori, come leggo nel tuo articolo, allora ti aggiorno: per quanto riguarda i tori PROVATI CON FIGLIE IN LATTE ANCHE IN ITALIA, nella classifica dei Primi 100 tori solamente 17 sono di Centri italiani, ma solamente 9 di questi sono veramente italiani (nati in Italia e quindi con matricola IT). QUINDI TORI IMPORTATI NON COSì SOPRAVVALUTATI mi sembra.

    Guardando i dati genetici dei tori GENOMICI, la situazione dimostra che i tori importati hanno decisamente una marcia in più: 138 importati hanno un GPFT superiore a +4000, mentre i cosiddetti italiani sono 16… di cui SOLO 8 veramente ITALIANI (matricola IT)… gli altri sono frutto di selezione estera.

    Disponibile ad accettare vs commenti in merito, saluto cordialmente

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