Ruth E Black, Sheila M Williams, Ianthe E Jones, e Ailsa Goulding 
Dal Departments of Human Nutrition (REB), Preventive and Social Medicine (SMW), and Medical and Surgical Sciences (IEJ and AG), University of Otago Medical School, Dunedin, Nuova Zelanda.
Finanziato dall’ Health Research Council of New Zealand and New Zealand Milk.

Abstract

Contesto

Abbiamo poche informazioni sull’adeguatezza della mineralizzazione ossea nei bambini che abitualmente evitano di bere latte vaccino. 

Obiettivo

L’obiettivo era quello di valutare l’assunzione di calcio mediante la dieta, le misure antropometriche e la salute ossea di bambini in età prepuberale con una storia a lungo termine di non consumo di latte vaccino. 

Progetto

Utilizzando la pubblicità abbiamo reclutato 50 soggetti che si astenevano dal consumare latte (30 ragazze, 20 ragazzi) di età compresa tra i 3 e i 10 anni. Con un questionario di frequenza alimentare abbiamo misurato le attuali assunzioni di calcio e con l’assorbimetria a raggi X a doppia energia abbiamo valutato la composizione corporea e la densità minerale ossea e poi abbiamo confrontato i risultati con quelli di 200 bambini di controllo che consumavano latte. 

Risultati

I motivi legati all’interruzione del consumo di latte includevano l’intolleranza (40%), il cattivo sapore (42%) e la scelta dello stile di vita (18%). Le assunzioni di calcio con la dieta erano basse (443 ± 230 mg Ca/die) e pochi bambini consumavano bevande sostitutive o integratori minerali a base di calcio. Sebbene 9 bambini (18%) fossero obesi, i non consumatori di latte erano più bassi (P <0.01), avevano scheletri più piccoli (P <0.01), avevano un contenuto minerale osseo totale inferiore (P <0.01) e avevano punteggi z più bassi (P <0.05) per la densità minerale ossea nella zona del collo femorale, del trocantere, della colonna vertebrale lombare, del radio ultradistale e a livello del 33% del radio, rispetto ai bambini di controllo della stessa età e sesso presenti all’interno della stessa comunità. I punteggi z per la densità minerale ossea volumetrica (adattata alle dimensioni) (g/cm3) erano di 0.72 ± 1.17 per la colonna lombare e di 0.72 ± 1.35 a livello del 33% del radio (P <0.00 l). Dodici bambini (24%) riportavano di aver avuto precedenti fratture ossee. 

Conclusioni

Nella crescita dei bambini, la sospensione a lungo termine del consumo di latte vaccino è associata ad una bassa statura e ad una scarsa salute ossea. Questa è una delle maggiori preoccupazioni che merita ulteriori studi. 

Parole chiave

Calcio nella dieta, densità ossea, interruzione del consumo di latte, bambini, obesità, fratture, allergia al latte bovino, Nuova Zelanda.

Introduzione

Il calcio è una componente importante dell’osso. Durante la crescita, un adeguato apporto dietetico di calcio è considerato di fondamentale importanza per la formazione di ossa forti e sane (1). Se i bambini devono soddisfare il loro potenziale genetico per raggiungere il picco di massa ossea, la dieta deve apportare il quantitativo di calcio necessario a soddisfare i fabbisogni dello scheletro (2). Nei giovani il raggiungimento di un buon picco di massa ossea è importante per prevenire la comparsa dell’osteoporosi in età avanzata (3, 4). Nella maggior parte dei paesi occidentali, oltre i due terzi dell’apporto alimentare di calcio deriva dal consumo di latte e di prodotti lattiero-caseari (5, 6). Gli adulti che hanno consumato molto latte da bambini hanno una densità ossea migliore rispetto a quelli che non lo hanno fatto (7 10). Nei bambini, il consumo di latte aumenta anche l’altezza (11) e il peso della massa ossea (12-14), almeno nel breve periodo. Tuttavia, alcuni bambini evitano sistematicamente di bere il latte vaccino, sia perché il suo consumo induce sintomi avversi (15, 16) sia perché, semplicemente, non ne amano il sapore o ancora perché è una scelta di vita. A meno che questi bambini non aumentino il consumo di altri alimenti ricchi di calcio o di integratori a base di calcio minerale (per compensare il mancato apporto di calcio proveniente dal latte vaccino ), potrebbero compromettere la loro salute ossea . Poiché il latte è una fonte ricca di altri importanti nutrienti (5, 17), evitarne il consumo potrebbe influire negativamente anche sulla crescita in generale e sullo sviluppo osseo. Diversi studi condotti in precedenza, hanno evidenziato bassi livelli di assunzione di calcio in quei bambini che consumano poco latte poiché presentano allergie o intolleranza al lattosio (18-20). I bambini che vivono nelle zone rurali sudafricane e che abitualmente assumono bassi quantitativi di calcio con la dieta, hanno una densità minerale ossea (BMD) appendicolare minore, rispetto ai bambini di controllo che consumano più calcio (21). Inoltre, l’integrazione di calcio aumenta la densità ossea in quei bambini che abitualmente ne assumono bassi quantitativi (22, 23). Tuttavia, le informazioni in nostro possesso relative alla massa ossea dei bambini che appartengono alle società occidentali e che evitano deliberatamente di bere latte vaccino sono scarse; conosciamo solo 3 studi di questo tipo (24-26). In questi studi sono state prese in esame regioni limitate dello scheletro e la ricerca si è concentrata sui bambini che hanno manifestato sintomi gravi dopo l’ingestione di latte vaccino. Stallings et al. (24) hanno mostrato che 18 bambini con intolleranza al lattosio, di età compresa tra i 6 e i 12 anni, avevano una densità ossea inferiore nel radio dell’avambraccio rispetto a bambini sani di età, altezza e peso simili. Henderson e Hayes (25) hanno riportato un’associazione positiva tra la densità ossea dell’anca e della colonna vertebrale e le attuali assunzioni di calcio in 55 bambini di età compresa tra i 5 e i 14 anni che, in precedenza, avevano mostrato anticorpi sierici nei confronti delle proteine del latte vaccino. Infine in 30 bambini, di età compresa tra i 2 e i 7 anni che assumevano quantitativi di calcio molto bassi e che non consumavano i latticini, la densità ossea della colonna vertebrale era fortemente correlata all’attuale ingestione di calcio (26). Nei bambini neozelandesi (che come prassi evitano di bere latte vaccino) non erano stati effettuati studi precedenti ne sull’assunzione di calcio ne sulla salute ossea. Il presente studio è stato intrapreso per valutare l’attuale assunzione di calcio con la dieta, il contenuto minerale osseo, la dimensione ossea e la BMD dell’intero scheletro (total body) e di specifiche zone, in 50 bambini con una storia di astensione cronica dal consumo di latte. 

Tabella1 Caratteristiche dei non consumatori di latte1

Soggetti e metodi

Reclutamento dei partecipanti allo studio 

Gli annunci per partecipare ad uno studio sull’alimentazione in generale e sulla salute ossea sono stati diramati sui giornali locali, nelle ludoteche, nelle scuole, nelle cliniche per neonati, nei supermercati, nei negozi di alimenti naturali, nelle biblioteche e nei luoghi dove si pratica sport, al fine di reclutare dei volontari ambosessi di 3-10 anni che avevano una storia di interruzione, > di 4 mesi, del consumo di latte vaccino a partire da un certo momento della loro vita. I bambini provenienti dalla zona di Dunedin in Nuova Zelanda, che evitavano di consumare latte vaccino per qualsiasi motivo, erano risultati idonei, indipendentemente dal fatto che avessero tentato di aumentare l’integrazione di calcio nella dieta mediante altre fonti. Tuttavia, non sono stati inclusi  nello studio bambini con alterazioni della deambulazione, fratture ossee in atto o che avevano ricevuto diagnosi mediche riguardanti le ossa (ad es. diabete o sindrome da malassorbimento). Il protocollo di studio è stato approvato dal comitato etico del nostro ospedale locale e per ogni partecipante minorenne è stato fatto firmare ai genitori il consenso informato. 

Protocollo 

Ogni bambino è venuto con un genitore al Bone Research Laboratory per un appuntamento di 90 minuti. Tramite un questionario sono state raccolte informazioni sui sintomi correlati al consumo di latte, sulla storia relativa all’astensione dal consumo di latte, sull’utilizzo di integratori minerali o di sostituti alimentari ricchi di calcio, sull’anamnesi, sullo sviluppo puberale e sull’utilizzo di farmaci. Le abituali assunzioni di calcio (relative all’anno precedente) sono state valutate mediante un questionario di frequenza alimentare fornito a ciascun bambino e ad ogni genitore dallo stesso intervistatore. Questo questionario è stato precedentemente convalidato attraverso la raccolta di informazioni relative a 4 giorni di dieta in 67 bambini di età simile (27). Il peso (misurato con bilancia elettronica) e l’altezza ( misurata con uno stadiometro di Harpenden, Holtain LTD, Regno Unito) di ciascun bambino sono stati misurati mentre indossavano indumenti leggeri ed erano senza scarpe. L’indice di massa corporea (BMI) è stato calcolato (peso in chilogrammi diviso per l’altezza in metri al quadrato) e la composizione corporea (massa magra, massa grassa e percentuale di grasso corporeo) è stata stimata utilizzando l’assorbimetria a raggi X a doppia energia (DXA) total body, del fianco sinistro, della colonna vertebrale lombare e dell’avambraccio non dominante; la BMD regionale (aBMD; g/cm2) è stata stimata mediante l’utilizzo di uno scanner Lunar DPX-L (Lunar Corp, Madison, WI). Questo metodo, compresa la sua precisione, è stato descritto in precedenza (28). Le scansioni sono state analizzate con pacchetti software Lunar 1.35 (total body, fianco, radio ultradistale e 33% del radio) e 1.5 (pacchetto colonna vertebrale pediatrica). La densità minerale ossea volumetrica (BMAD; g /cm3) è stata calcolata sul 33% del radio come contenuto minerale osseo diviso per (area)2 (29) e, nelle vertebre L2-L4 della colonna lombare, come contenuto minerale osseo diviso per (area )1,5 (30). Queste misure BMAD sono considerate più affidabili rispetto alle misure aBMD, perché risentono meno dell’influenza delle dimensioni dell’osso (31). 

Popolazione di controllo 

I nostri bambini di controllo (100 ragazze bianche e 100 ragazzi bianchi che vivevano nella stessa città dei non consumatori di latte), che non avevano avuto precedenti fratture o malattie ossee, sono stati reclutati negli ultimi 6 anni (32, 33). Le loro misurazioni antropometriche e quelle sulla densità ossea sono state eseguite nello stesso laboratorio di ricerca, utilizzando le stesse metodiche messe a punto per i soggetti che evitavano di bere il latte e i risultati sono stati utilizzati per calcolare i punteggi z per le variabili antropometriche e ossee specifiche per il sesso e corretti per età. Le assunzioni medie (± DS), con la dieta, di calcio in questi soggetti di controllo che bevevano latte erano le seguenti: 1179 ± 332 mg/die nelle ragazze (32) e 1278 ± 618 mg /die nei ragazzi (33). 

Analisi statistiche 

L’analisi statistica è stata eseguita utilizzando SAS (versione 6.12, SAS Institute, Cary, NC) e i risultati sono forniti come medie ± DS. Sia la aBMD che la BMAD volumetrica sono espressi come punteggi z (z scores) per età. È stato utilizzato un test z per stabilire se i punteggi z della popolazione dello studio differivano da quelli della popolazione di riferimento. I coefficienti di correlazione di Pearson sono stati determinati per valutare le associazioni tra l’attuale consumo di calcio con la dieta e le misurazioni aBMD e BMAD volumetrica. 

Risultati

Le caratteristiche (dati grezzi) dei 50 non consumatori di latte sono riportate nella Tabella 1. Tutti i bambini erano bianchi e in buona salute. Tuttavia, sulla base del loro BMI (34), 15 bambini erano sovrappeso (> 85esimo percentile) e 9 di questi (7 femmine, 2 maschi) erano obesi (> 95esimo percentile). Le misurazioni del grasso corporeo hanno confermato la presenza di un’elevata adiposità in tutti i bambini in sovrappeso. Solo un bambino aveva un BMI basso (tra il quinto e il decimo percentile). Ventitré bambini avevano una storia pregressa di allergia, 6 di eczema, 4 di otite media e 17 di asma. Sedici bambini usavano inalatori per l’asma, 3 prendevano antistaminici, uno prendeva un antidepressivo (fluoxetina) e uno assumeva regolarmente dei medicinali (paracetamolo) per il mal di testa. La maggior parte dei bambini (94%) è stata allattata al seno, molti per un periodo di tempo considerevole: l’84% per > 6 mesi, il 60% per > 1 anno e il l8% per > 2 anni. I bambini hanno iniziato a smettere di consumare latte vaccino intorno a 1.2 ± 1.5 anni (range: 0-6.3 anni) e hanno evitato il latte vaccino per il 73% della loro vita (4.5 ± 2.5 anni, range: 0.3-10.4). La maggior parte dei bambini (60%) dichiarava di non consumare il latte vaccino semplicemente perché non ne gradiva il sapore o perché la famiglia aveva scelto di consumare latte di soia o latte di capra (Tabella 2). Sebbene solo una metà della popolazione dello studio abbia manifestato sintomi dopo il consumo di latte vaccino, un’alta percentuale di bambini (78%) aveva un membro della famiglia che evitava anche lui il latte vaccino: 32 bambini avevano almeno un genitore e 24 bambini avevano almeno un fratello con questa stessa abitudine  alimentare. I 25 bambini che hanno riportato precedenti episodi di allergia al latte vaccino presentavano sintomi gastrointestinali (n = 16), rinite (n = 9), tosse, respiro sibilante o altri sintomi respiratori (n = 6), malessere generale (n = 2) e mal di testa (n = 1). Sebbene la maggior parte dei genitori (97%) ritenesse il latte vaccino un’importante fonte nutrizionale per i bambini in crescita, una percentuale sorprendentemente elevata (44%) dell’intera popolazione dello studio, in particolare il gruppo non sintomatico, non ha mai chiesto consiglio agli operatori sanitari riguardo i possibili effetti avversi legati all’eliminazione, per lunghi periodi, del latte dalla dieta (Tabella 2). Tuttavia, il 76% dei genitori aveva cercato di reintrodurre il latte vaccino nella dieta dei propri figli. I non consumatori di latte avevano un basso apporto di calcio (Tabella 1), anche se molti bambini consumavano piccole quantità di altri prodotti caseari, come formaggio, yogurt e gelato. Sei bambini assumevano piccole quantità di calcio elementare ( ̄x: 64 mg/die, massimo: l70 mg/die). In Nuova Zelanda l’assunzione giornaliera raccomandata (RNI) per il calcio (35) è di 700, 800 e 900 mg per le ragazze di 3, 4-7 e 8-10 anni, rispettivamente, e di 700 e 800 mg per i ragazzi di età tra i 3 e i 4-10 anni. Solo 4 dei non consumatori di latte (8%) avevano assunzioni che soddisfacevano l’RNI, mentre il 57% assumeva meno dei due terzi e il 22%  meno di un terzo dell’RNI richiesto per questo minerale. Otto soggetti, che avevano una storia molto lunga di non consumo di latte vaccino, avevano recentemente ricominciato a berne piccole quantità; avevano una maggiore assunzione di calcio (654 ± 194 mg/die) rispetto ai 42 bambini che stavano attualmente evitando il latte vaccino (403 ± 216 mg/giorno) (P <0.004). Sebbene 15 dei 42 bambini che evitavano il latte vaccino bevessero latte di soia o latte di capra, le loro assunzioni di calcio non apparivano significativamente più alte rispetto a quelle dei 27 bambini che non assumevano bevande sostitutive contenenti calcio (430 ± 211 rispetto a 388 ± 221 mg/die). I non consumatori di latte erano significativamente più bassi e avevano dei BMI più alti rispetto ai bambini di controllo (Tabella 3). Se confrontati con i bambini di controllo, i soggetti che non bevevano latte presentavano anche ossa più piccole, un’area ossea totale del corpo significativamente più bassa, un contenuto minerale osseo totale del corpo inferiore e punteggi z dell’aBMD più bassi in tutti i siti regionali. Le riduzioni della densità in alcune zone si sono verificate in ambo i sessi (figura l). I punteggi z per il contenuto di minerale osseo di tutto il corpo (r = 0.29, P <0.036) e della aBMD (Figura 2; r = 0.38, P <0.006) erano entrambi correlati positivamente con l’assunzione di calcio. Le assunzioni di calcio con la dieta erano correlate anche con i punteggi z dell’ aBMD del trocantere (r = 0.30, P <0.039) e con punteggi z di BMAD volumetrica (r = 0.39, P <0.005) del 33% del radio (Figura 3),  ma non con l’aBMD dei siti ricchi di osso trabecolare (come radio ultradistale e colonna vertebrale lombare). Le assunzioni medie di calcio con la dieta e i valori di BMD dei bambini con e senza sintomi avversi al latte vaccino, non differivano in maniera significativa (dati non riportati). Un’alta percentuale del nostro campione aveva già avuto fratture. Dodici soggetti, di cui 6 in sovrappeso, hanno riportato 17 fratture precedenti. Nove bambini hanno subito una frattura singola, 2 bambini hanno riportato  fratture doppie e 1 bambino ha avuto 4 fratture in diverse occasioni. Sono state riportate dieci fratture dell’avambraccio distale, con un’incidenza annuale del 3.5% rispetto all’1.0% previsto (36). 

Tabella 2 Caratteristiche dei non consumatori di latte che hanno o non hanno riferito di eventuali sintomi dopo l’ingestione di latte vaccino 

 1 La famiglia consumava latte di soia o latte di capra. 
2Medici generici, dietologi, infermieri o pediatri.  

Tabella 3 Punteggi z (corretti per età) relativi alle variabili antropometriche e dell’osso nei 50 soggetti che evitavano di consumare latte. 

Discussione

Questo studio è il primo a valutare le dimensioni scheletriche e a misurare una aBMD di tutto lo scheletro (total body) e di specifici siti scheletrici regionali con la DXA, in un campione di bambini sani che evitavano di consumare latte vaccino. I nostri risultati sostengono fortemente l’idea che i bambini con una storia caratterizzata da un non consumo prolungato di latte vaccino, assumono concentrazioni di calcio molto basse con la dieta e hanno una scarsa salute ossea rispetto a quei bambini che lo bevono. Abbiamo confermato anche precedenti osservazioni (24) riguardanti il fatto che i bambini che non bevono latte hanno una statura più bassa rispetto a quelli che lo consumano regolarmente. Un’ulteriore scoperta della ricerca è stata che il 18% della nostra popolazione di studio era obesa. Abbiamo scoperto che i non consumatori di latte avevano scheletri più piccoli, un’area ossea e un contenuto minerale osseo significativamente più basso e valori di BMD volumetrica inferiori rispetto ai bambini di controllo non fratturati di pari età e sesso, provenienti dalla stessa comunità. Sebbene i bassi valori di aBMD nei non consumatori di latte potrebbero essere un artefatto delle loro piccole dimensioni ossee (31), la bassa densità ossea volumetrica  non è legata alla piccola dimensione dell’osso. Pertanto, i bassi punteggi z della BMAD volumetrica sia della colonna vertebrale (ricca di osso trabecolare) che del 33% del radio (prevalentemente osseo corticale) indicavano che i non consumatori di latte avevano meno minerale in un dato volume osseo rispetto a quello presente nei bambini che invece lo bevevano. Poiché le ossa con una bassa densità si rompono con meno forza rispetto a quelle ad alta densità, una bassa densità ossea potrebbe aumentare la suscettibilità alle fratture (28, 32, 33). I non consumatori di latte coinvolti nel presente studio, riportavano un numero elevato di episodi di fratture ossee, sostenendo la tesi che i bambini che si rifiutano abitualmente di consumare il latte vaccino e che hanno bassi valori di aBMD, sono più vulnerabili alle fratture. A meno che questa situazione non cambi durante la crescita, è possibile che questi bambini possano raggiungere l’età adulta con una picco di massa ossea basso. Ciò li renderebbe, nel corso della vita, più vulnerabili alle fratture osteoporotiche, poiché la massa ossea diminuisce anche a causa della menopausa o dell’invecchiamento, rispetto ai bambini con ossa più dense e più forti. Quando il fabbisogno nutrizionale di calcio scende al di sotto della soglia necessaria a soddisfare la sua richiesta a lungo termine da parte dell’organismo, lo scheletro rischia di essere interessato negativamente (1, 2). Abbiamo trovato prove moderate in alcune porzioni dello scheletro, di un’associazione tra le assunzioni in atto di calcio e i punteggi z per la aBMD e la BMAD volumetrica. Questa associazione suggerisce una certa correlazione tra il basso apporto di calcio con la dieta e la bassa densità minerale ossea, ma ciò non implica causalità. Comunque, i bambini che assumevano poco calcio con dieta tendevano ad avere valori inferiori di aBMD  in tutto il corpo e valori di BMAD volumetrici più bassi nel 33% del radio, rispetto ai bambini che ne assumevano quantità più elevate con la dieta. Presumibilmente, queste associazioni sono state identificate perché i bambini con bassi livelli di assunzione di calcio al momento dello studio avevano avuto anche bassi livelli di assunzione di calcio negli anni di vita precedenti, proprio durante le fasi cruciali della crescita ossea. Riconosciamo anche che la valutazione delle attuali assunzioni di calcio fornisce solo un’istantanea dei consumi che si hanno poi durante tutto l’arco della vita, mentre la misurazione dei minerali ossei riflette l’ammontare degli effetti della nutrizione a lungo termine. Poiché la maggior parte dei nostri bambini ha riferito di una prolungata sospensione del consumo di latte e visto che il latte è una fonte ricca di molti altri nutrienti, è probabile che le correlazioni che osserviamo tra la densità ossea e il calcio siano legate proprio al basso consumo di latte e non semplicemente alla mancanza di calcio. Precedenti studi, riguardanti la salute ossea nei bambini che evitavano di consumare latte vaccino, si limitavano a valutare i bambini che presentavano sintomi di intolleranza dopo l’ingestione di latte. Al contrario, un’alta percentuale della nostra popolazione di studio evitava il latte semplicemente perché non gli piaceva il sapore o perché le loro famiglie preferivano non offrirglielo. Solo la metà dei soggetti che evitavano di bere latte ha riferito di aver provato dolore addominale, gonfiore, vomito, diarrea, congestione nasale o eruzioni cutanee dopo aver consumato latte vaccino. Poiché le assunzioni di calcio con la dieta e le misurazioni della BMD dei bambini senza sintomi non differivano da quelle dei bambini con sintomi, i risultati del nostro studio suggeriscono fortemente che il non consumare latte per lunghi periodi di tempo porta ad uno scarso sviluppo osseo, piuttosto che a problemi di salute legati ad allergie o ad intolleranze. Il comportamento alimentare dei bambini è fortemente influenzato dal comportamento dei genitori (37). I bambini le cui madri consumano latte ne bevono regolarmente di più rispetto a quelli le cui madri non lo bevono regolarmente (38). Poiché un’alta percentuale dei nostri soggetti (64%) aveva almeno un genitore a cui non piaceva o che evitava di bere il latte, sembra probabile che questo comportamento del genitore possa avere facilmente influenzato questa abitudine alimentare. Chiaramente, i bambini che vivono in famiglie che non hanno latte vaccino prontamente disponibile lo berranno meno frequentemente rispetto a quei bambini che vivono in famiglie che possono acquistarlo più facilmente. Sebbene la maggior parte dei genitori consideri il latte come un’importante fonte di proteine, vitamine e minerali, in pochi hanno consultato gli operatori sanitari in merito alle possibili conseguenze negative legate eliminazione a lungo termine del latte stesso o hanno tentato di fornire ai propri figli sostituti alimentari appropriati. Gli ex non consumatori di latte vaccino, che però lo stavano bevendo al momento dello studio, assumevano più calcio rispetto ai soggetti che non stavano bevendo latte vaccino al momento dello studio. Tuttavia, le loro assunzioni sono rimaste inferiori rispetto a quelle auspicabili. Questa scoperta può mettere in luce le difficoltà che sono associate con l’alterazione dei modelli di assunzione degli alimenti nella prima infanzia. Le basse assunzioni di calcio dei bambini dello studio sono preoccupanti, perché questi bambini dovranno aumentare considerevolmente i quantitativi di calcio nella dieta per andare a correggere i loro deficit ossei e a soddisfare le crescenti richieste di minerali da parte dello scheletro in accrescimento, in particolare durante la pubertà. I nostri studi longitudinali DXA, condotti tra il 1996 e il 2002 su bambini che non avevano riportato fratture (A Goulding, osservazioni non pubblicate), hanno mostrato che, sebbene i bambini in età prepuberale (tra i 3 e i 10 anni) depositino nello scheletro in crescita una media di 120 mg di Ca/d, durante la pubertà la domanda potrebbe raggiungere picchi  > di 600 mg Ca/d. Nel presente studio le assunzioni di calcio con la dieta dei soggetti che evitavano di bere latte non soddisfano le elevate richieste di calcio utili per la crescita in età puberale. Sfortunatamente, nel presente studio, non abbiamo informazioni circa l’altezza dei genitori dei soggetti che no consumavano latte. Pertanto, non possiamo attribuire in maniera definitiva la bassa statura alle carenze nutrizionali associate al non consumo di latte. Tuttavia, a questa età, il latte è considerato una delle principali fonti di minerali, vitamine, proteine ed energia e la diminuzione della velocità di accrescimento si evidenzia spesso quando l’alimentazione è inadeguata (39). Bonjour et al (12) hanno riscontrato che si è avuto un aumento dell’altezza in seguito all’integrazione di latte nelle ragazze in età prepuberale, che inizialmente ingerivano bassi quantitativi di calcio. Le n