Identificazione dei fattori che influenzano l’efficacia del dipping per capezzoli attraverso meta-analisi di trial clinici – Parte II

//Identificazione dei fattori che influenzano l’efficacia del dipping per capezzoli attraverso meta-analisi di trial clinici – Parte II

Identificazione dei fattori che influenzano l’efficacia del dipping per capezzoli attraverso meta-analisi di trial clinici – Parte II

Nel modello ad esposizione naturale ai mastidogeni Corynebacterium spp. rappresentava il patogeno con il maggiore tasso di nuove infezioni mammarie, indipendentemente dal protocollo sperimentale e dalle procedure impiegate dopo la mungitura. Gli streptococchi ambientali e i batteri gram-negativi presentavano i tassi di nuove infezioni minori. Gli streptococchi coagulasi-negativi tendevano a causare nuove infezioni mammarie con un tasso leggermente maggiore rispetto a Staph. aureus. Molti report relativi a mandrie americane hanno confermato nel tempo che Corynebacterium spp. ha maggiore prevalenza rispetto ai mastidogeni ambientali (streptococchi e altri gram-negativi). E’ stato anche dimostrato che i diversi patogeni per la mammella mostrano diversa sensibilità nei confronti dei disinfettanti utilizzati per il dipping. I quarti disinfettati con prodotti contenenti acidi solfonici dodecil-benzenici lineari (LDBSA) avevano un tasso maggiore di nuove infezioni da Corynebacterium spp. rispetto a quelli trattati con iodio, clorexidine ecc., mentre non vi erano differenze tra quarti disinfettati con LDBSA e quarti non trattati. Questo risultato è in linea con uno studio precedente, non incluso nel dataset di questa meta-analisi, che dimostrava che le nuove infezioni da Corynebacterium spp. erano maggiori nei quarti disinfettati con prodotti a base di LDBSA rispetto a quelli contenenti iodio. Ciò supporta l’ipotesi che i prodotti contenenti LDBSA non sono efficaci nel controllare le infezioni causate da  Corynebacterium spp.

Gli studi che impiegavano un protocollo di divisione della mandria in controlli positivi (trattati) e negativi (non trattati) mostravano tassi di nuove infezioni mammarie significativamente superiori rispetto agli studi in cui una emi-mammella era trattata e l’altra dello stesso animale no. Probabilmente la maggior parte delle nuove infezioni mammarie origina dalla diffusione del patogeno da un quarto infetto a quelli vicini ma nello stesso animale, con maggiore probabilità durante la mungitura. Di conseguenza, quando si esegue uno studio in cui due quarti sono disinfettati e i controlaterali no, i quarti disinfettati sono protetti dall’infezione grazie all’applicazione del prodotto ed al tempo stesso hanno funzione protettiva anche nei confronti dei due quarti non disinfettati. In una sperimentazione dove il singolo animale o è trattato su tutti e quattro i quarti o è utilizzato come controllo negativo (non trattato), questo effetto protettivo non si verifica, giustificando i maggiori tassi di infezioni osservati.

Altre variabili come la concentrazione del principio attivo nel disinfettante per il dipping, la presenza di un agente condizionante per la cute nel prodotto impiegato dopo la mungitura, la regione geografica dello studio e l’impiego di un prodotto per il dipping in fase di pre-mungitura, non influenzavano i tassi delle nuove infezioni mammarie.

La concentrazione del principio attivo, soprattutto per i prodotti contenenti iodio, non è un buon indicatore dell’efficacia del prodotto; altri fattori entrano in gioco nel determinarne l’effetto, come ad esempio la quantità di iodio libero disponibile nella soluzione.

Il modello statistico impiegato non ha identificato relazioni tra l’uso di prodotti per il dipping prima della mungitura e  nuove infezioni mammarie, entrando in disaccordo con i protocolli di controllo delle mastiti ben noti. Questa discordanza probabilmente riflette più una particolarità dei dati inseriti nella meta-analisi, piuttosto che un reale fenomeno biologico. Infatti, solamente 7 dei 16 studi inclusi nel dataset impiegavano un protocollo per il dipping prima della mungitura; in più questa pratica è considerata efficace per il controllo delle mastiti causate da streptococchi ambientali e specie gram-negative, per le quali è stata dimostrata una prevalenza molto bassa. Queste due caratteristiche, considerate insieme, possono spiegare la mancanza di significatività del trattamento. Probabilmente anche altri elementi, quali l’ambiente, l’ordine di parto ed i giorni di lattazione sono in grado di influenzare il rischio di contrarre infezioni mammarie da patogeni ambientali. Poiché queste variabili non sono state incluse nel modello statistico, è probabile che l’algoritmo non sia riuscito a distinguere gli effetti reali del pre-dipping.

Nel modello ad infezione sperimentale si riscontrava una disomogeneità tra gli studi relativamente bassa. Non si identificavano differenze nei tassi di nuove infezioni mammarie per prodotti contenti iodio, clorexidine o altri principi attivi, per cui è probabile che indipendentemente dal tipo di prodotto, l’impiego di un protocollo di post-dipping efficace sia sufficiente da solo a controllare le infezioni causate da Staph. aureus e Strep. agalactiae.  La presenza di un agente condizionante della cute non influenzava significativamente le nuove infezioni da Staph. aureus e Strep. agalactiae. Sebbene sia noto che la cute lesionata del capezzolo possa favorire la colonizzazione da parte di Staph. aureus, la semplice aggiunta di un agente condizionante potrebbe non essere sufficiente, da sola, a controllare il patogeno. Elementi quali la temperatura ambientale, la durata della mungitura ed il pH del prodotto impiegato per il dipping, possono modificare l’efficacia del principio attivo. Questi fattori, quindi, potrebbero mascherare la reale azione dell’agente condizionante nei trial clinici.

In conclusione, i prodotti per la disinfezione dei capezzoli che contengono LDBSA non sono sufficienti per controllare le infezioni mammarie da Corynebacterium spp.; la concentrazione del singolo principio attivo non dovrebbe essere considerata come un indicatore della sua efficacia, mentre la quota di principio attivo libera e quindi disponibile è un parametro più affidabile. In futuro, i trial clinici sull’efficacia dei prodotti disinfettanti per il dipping con esposizione naturale ai patogeni dovrebbero considerare le due emi-mammelle nel singolo animale, impiegando due quarti come controllo negativo e trattando i controlaterali. Negli studi con infezione sperimentale, l’uso di prodotti per il post-dipping è efficace per il controllo delle mastiti da Staph. aureus e Strep. agalactiae, indipendentemente dal tipo di principio attivo impiegato. Non sono state individuate evidenze che supportino la maggiore efficacia degli agenti condizionanti per la cute nel controllo delle mastiti, rispetto ai prodotti per il dipping che ne sono privi.

 

 

Identification of factors influencing teat dip efficacy trial results by meta-analysis

Enger BD et al.

Dairy Sci. 99:9900-9911

DOI   http://dx.doi.org/10.3168/jds.2016-11359

 

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Di |2017-03-13T23:12:56+01:0013 Marzo 2017|Categorie: Dal mondo della ricerca|Tags: , , , , |

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Dottorato di Ricerca “Sanità e scienze sperimentali veterinarie” – Università di Perugia Email: martina.crociati@studenti.unipg.it

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