Il cambiamento del clima può minacciare la produzione del Grana Padano

//Il cambiamento del clima può minacciare la produzione del Grana Padano

Il cambiamento del clima può minacciare la produzione del Grana Padano

Le attività agricole e zootecniche sono strettamente interconnesse al clima e il cambiamento climatico in atto può minacciare le relative produzioni. Il settore lattiero-caseario Italiano, che è concentrato principalmente nella Pianura Padana, ha una lunga tradizione, vanta prodotti d’eccellenza ed è tra i più importanti al mondo. Il formaggio Grana Padano è uno dei prodotti d’eccellenza italiani nel mondo e dal 1996 è riconosciuto come prodotto DOP. La produzione del formaggio Grana Padano si estende su un’area di 46.000 km2, coinvolge circa 5.700 allevamenti, 350.000 vacche da latte, 148 caseifici e occupa 40.000 lavoratori. Ogni anno vengono lavorate circa 2,3 milioni di tonnellate di latte (corrispondente al 23% della produzione nazionale) per produrre 4,5 milioni di forme di formaggio per un valore economico di circa 1,6 miliardi di euro (www.granapadano.it).

Il cambiamento climatico, caratterizzato dall’incremento della temperatura, dal cambio dell’andamento pluviometrico e dall’aumento della frequenza degli eventi estremi (ondate di calore, periodi siccitosi, etc.) può avere conseguenze negative sulla capacità di produrre latte, direttamente con un effetto negativo sullo stato di benessere dell’animale (es. stress da caldo) e indirettamente sulla capacità di produrre alimenti zootecnici.

Il presente studio, pubblicato sull’Italian Journal of Animal Science, ha indagato l’andamento climatico della Pianura Padana registrato dal 1970 ai giorni nostri e di quello previsto da qui al 2050. In particolare, la ricerca ha analizzato l’andamento dell’indice bioclimatico THI (indice di temperatura e umidità) e il relativo rischio di perdita di latte durante il periodo estivo (giugno-settembre) in corrispondenza del superamento di soglie critiche del THI già individuate in una nostra precedente ricerca.

In questo studio sono stati considerati e confrontati tre scenari climatici dell’area di produzione del Grana Padano: passato (1971-2000), recente (2001-2010) e futuro (2020-2050). L’analisi ha mostrato delle anomalie positive per la temperatura minima e massima e una diminuzione delle precipitazioni per lo scenario recente e futuro rispetto a quello passato. La classificazione Gaussen-Bagnouls, un metodo che analizza gli andamenti pluviometrici e aiuta a comprendere se esiste un rischio di aridità, ha evidenziato per lo scenario recente rispetto al passato una diminuzione delle piogge durante il periodo estivo in corrispondenza di un incremento della temperatura. In altre parole, il clima in Pianura Padana durante il periodo estivo sta cambiando da umido a semi-umido. Questi dati suggeriscono una tendenza al riscaldamento e un aumento del rischio di aridità estiva sull’area di produzione del Grana Padano.

L’analisi dell’indice THI, andando dallo scenario passato fino a quello futuro, ha evidenziato un aumento del rischio di stress da calore per la bovina da latte. In particolare, si sta verificando un allungamento della stagione calda, in cui i mesi di giugno e settembre risultato più caldi rispetto al passato, con valori del THI critici per il benessere delle bovine tali da aumentare il rischio di un calo produttivo che invece non era presente nel passato. Inoltre, lo studio ci dice anche che per i prossimi decenni, in particolare per il mese di luglio, ci attendono valori elevati del THI diffusi su tutta l’area di produzione del Grana Padana, persino nelle valli alpine. In queste condizioni il rischio di stress da caldo sarà maggiore e la perdita giornaliera di latte potrà raggiungere i 7 kg/vacca.

Lo studio ha esaminato solo le potenziali perdite di latte generate dall’effetto diretto del caldo. A queste andrebbero aggiunte anche quelle indirette sulla capacità di produrre foraggi a causa della riduzione della piovosità estiva. Infine, la capacità produttiva del Grana Padano potrebbe essere ridotta ulteriormente dalla minore resa casearia in virtù della qualità più bassa del latte prodotto durante il periodo caldo.

Questi risultati possono essere d’aiuto per animare il dibattito sugli impatti che il cambiamento climatico può avere sui sistemi di produzione alimentari ed essere di supporto per individuare delle strategie di adattamento al fine di preservare le produzioni alimentari d’eccellenza come il Grana Padano.

L’articolo completo è disponibile qui.

 

Autori

Andrea Vitali, Ricercatore presso il Dipartimento di Scienze Agrarie e Forestali (DAFNE), Università degli Studi della Tuscia (Viterbo)

Umberto Bernabucci, Professore presso il Dipartimento di Scienze Agrarie e Forestali (DAFNE), Università degli Studi della Tuscia (Viterbo)

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About the Author:

Dipartimento di Scienze Agrarie e Forestali (DAFNE), Università degli Studi della Tuscia, Viterbo. Email: vitali@unitus.it

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