Il Canada e’ un paese con il quale confrontarsi

//Il Canada e’ un paese con il quale confrontarsi

Il Canada e’ un paese con il quale confrontarsi

Il Canada è un paese lontano, molto diverso dall’Italia, ma con il quale spesso ci confrontiamo non solo per gli aspetti zootecnici. Molti allevatori italiani frequentano regolarmente la fiera “The Royal Agricoltural Winter Fair” che quest’anno si svolgerà dall’1 al 10 Novembre. La comunità italiana che vive in Canada è pari al 2% (700.000 persone) di tutta la popolazione canadese (circa 35 milioni di abitanti). E’ bene  quindi conoscere meglio questa nazione.

Il Canada è, dopo la Russia, il paese più grande del mondo e vi vengono allevate poco meno di 1.000.000 di bovine da latte in circa 12.000 allevamenti.

Fonte: National Dairy Study

La produzione media delle Frisone canadesi, che sono la razza più allevata nel paese, è stata nel 2017 di 10.765 kg, superando quella della Frisona italiana di 785 kg.

Fonte: National Dairy Study

Il latte canadese viene destinato per il 70 % alla trasformazione per la produzione di 1050 formaggi diversi.

Fonte: National Dairy Study

Molto interessante da segnalare, e da seguire, è la nascita nel 2015 del National Dairy Study, iniziativa del dipartimento di medicina della popolazione dell’Università di Guelph (Ontario-Canada) che ha l’obiettivo di “fotografare” cosa avviene negli allevamenti canadesi dove viene prodotto latte. L’iniziativa è simile allo statunitense National Animal Health Monitoring System (USDA-APHIS).

Queste indagini di benchmarking, ossia di confronto, consentono agli allevatori, ai consulenti e all’industria di confrontarsi con cosa succede realmente negli allevamenti attraverso dati oggettivi. Questi confronti costruttivi possono fungere da antidoti contro il proliferare delle mode e delle “leggende” che hanno effetti molto controproducenti in ogni attività sociale e produttiva.

Il National Dairy Study è supportato da un gruppo di industrie e organizzazioni canadesi che si occupano di latte e coinvolge 1000 allevatori e circa 5000 vacche da latte.

Gli ambiti d’interesse del National Dairy Study sono la cura degli animali, la biosicurezza, i vitelli, la comunicazione, le pratiche di mungitura e la riproduzione.

A titolo di esempio, riportiamo alcune conclusioni tratte dallo studio in cui sono state definite le priorità sentite dagli allevatori e come viene gestita la riproduzione.

Nell’infografica di seguito si nota chiaramente come i 5 argomenti più importanti per gli allevatori nell’area gestione siano in ordine  decrescente d’importanza: benessere animale, riproduzione, costo delle malattie, longevità produttiva e salute della mammella. Relativamente alle malattie, in cima alle fonti di preoccupazione per gli allevatori troviamo le zoppie, seguite da mastite, diarrea dei vitelli, aborti e malattie respiratorie.

Fonte: National Dairy Study

Come esempio di benchmarking, l’infografica successiva riporta come viene gestita in Canada, o meglio nel campione analizzato, la riproduzione delle bovine.

  • La fecondazione artificiale viene utilizzata nell’80% delle inseminazioni, quella naturale nel 3% e la combinazione delle due nel 17% dei casi.
  • La rilevazione del calore per la prima inseminazione è effettuata visivamente nel 45 % dei casi e tramite sensori elettronici nel 15%. Nel 10% dei casi la fecondazione è effettuata senza rilevare i calori (sincronizzazioni ormonali) e nel 2% si usa il toro. Nelle bovine problema, ossia le repeat breeders, sale quasi al 20% il ricorso alle sincronizzazioni ormonali, scende a circa il 10% il ricorso ai sensori e scende leggermente l’osservazione visiva.
  • La rilevazione del calore nelle manze è effettuata visivamente in circa il 70% dei casi.
  • Per fecondare artificialmente le bovine il 52% degli allevamenti utilizza professionisti e il 40% personale di stalla.
  • Molto diffusa (52%) la diagnosi di gravidanza ecografica.
  • Il 48.5% delle diagnosi di gravidanza viene effettuata dai 30 ai 34 giorni dopo la fecondazione, il 16% prima dei 30 giorni e il 21% dai 35 ai 39 giorni. Il 69% ricontrolla la gravidanza dopo la diagnosi positiva.
  • Relativamente alle sincronizzazioni ormonali il 65% impiega varie combinazioni ormonali, il 10% utilizza prostaglandine e osservazione visiva e il 15% usa Ovsynch.

Sarebbe un grande salto di qualità per l’Europa, e ancora meglio per il nostro paese, l’attivazione di benchmarking che, accanto alla divulgazione della ricerca scientifica, potrebbero fornire solidi punti di riferimento ai professionisti, agli allevatori e all’industria, aiutando inoltre le amministrazioni a indirizzare le risorse pubbliche verso le reali priorità.

 

Fonte: National Dairy Study

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