Il contributo economico della Qualità del latte

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Il contributo economico della Qualità del latte

Siamo abituati a considerare le performances produttive delle aziende sull’unico parametro che è la produzione in termini di litri di latte per ciascuna vacca. Consideriamo spesso la qualità del latte un dettaglio, come se fosse una nota informativa in fondo ad una pagina.  E siamo pronti, giustamente anche, a battagliare per aumenti del prezzo del latte dell’ordine di 1 o 2 centesimi per litro. Purtroppo, sono cifre che possono fare la differenza tra voltare pagina ed annata o finire sott’acqua. Il contributo ai risultati economici derivante dalla qualità del latte prodotto viene raramente preso nella dovuta considerazione. Nella ricerca di ogni possibile spazio di incremento della forbice tra costi e ricavi, forse dovremmo considerare con più attenzione l’impatto della qualità del latte prodotto. Recentemente mi è capitato di riscontrare differenze in termini economici tra due aziende, peraltro ognuna con risultati produttivi invidiabili, dell’ordine di 2,5 centesimi per litro.

E si può dire che nessuna delle due avesse una qualità del latte da cartellino rosso. Semplicemente, una aveva una qualità del latte eccellente, e l’altra normale. Differenze di questo tipo fanno in modo che venga pareggiata una differenza di media produttiva di circa 2 litri/capo/giorno. Quando si produce una buona quantità di latte, si tende a scusare un livello qualitativo in termini di grasso e proteine relativamente basso. Dimentichiamo tuttavia che ogni azienda, che lo abbia voluto o meno, essendo coinvolta nella selezione della razza, traina o viene trainata, non importa ora, da questo trend selettivo. Dimentichiamo che le vacche sono da un punto di vista genetico profondamente diverse dagli animali di soli 10 anni fa.  Il colore del mantello è sempre uguale, le capacità intrinseche delle vacche sono invece irriconoscibili. Oggi le aziende con vacche frisone che in questo periodo non arrivano al 4% di grasso possono rappresentare un campanello d’allarme; allo stesso modo quelle che non arrivano al 3,5% di proteine. Solo pochi anni fa, potevamo considerare queste performaces come irraggiungibili. Oggi sono la media di interi e grandi caseifici.

Se sono la media, significa che per uno che sta sotto la media, ce n’è un altro che sta sopra la media. Dunque, una buona parte delle aziende ottengono risultati anche ben superiori a quelli citati.

Le vacche ci precedono dunque nella consapevolezza di essere dotate di un grande patrimonio genetico. A noi spetta di adeguare il nostro livello gestionale al livello della selezione che abbiamo sviluppato nelle nostre aziende. Si tratta anche di considerare come un problema, un risultato di qualità che fino a pochi anni fa potevamo considerare come una buon obiettivo da raggiungere.

Dunque, non possiamo permetterci di non portare a casa tutto il potenziale reddito derivante dalla qualità del latte che le nostre vacche sono in grado di produrre.

Si tratta probabilmente di una delle più grandi risorse in termini di reddito a disposizione dell’azienda.

Buttalo via …??!!

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Di |2017-03-14T21:14:54+02:0014 Marzo 2017|Categorie: 3-2017, Economia, Ruminantia mensile|Tags: , , |

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Farm Consulting srl Email: arrigomilanesi@gmail.com

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