Il fosforo in asciutta

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Il fosforo in asciutta

Il fosforo è un elemento molto importante per il metabolismo di tutti gli esseri viventi. Basti ricordare che è coinvolto nella produzione dell’energia, nella fermentazione ruminale delle fibre e nella regolazione della acidità del rumine, e che una bassa concentrazione di fosforo nel sangue (ipofosfatemia) delle bovine in fase di transizione si associa con molte delle malattie metaboliche di questo periodo.

In passato l’allevamento delle bovine da latte aveva caratteristiche rurali. Gli allevamenti infatti erano perlopiù di piccole dimensioni ed avevano una minore produzione di letame da smaltire sui terreni. Questo comportava una concentrazione molto più bassa, rispetto a quella attuale, di minerali nei foraggi. Spesso se ne osservava una carenza negli animali anche perché integrare il fosforo nella dieta giornaliera era una pratica poco diffusa. Oggi, la quantità di liquami che vengono dispersi nei terreni agricoli è proporzionalmente più alta che in passato, e con essa anche la quantità dei minerali di cui è ricca la dieta delle bovine in lattazione.

Una delle malattie metaboliche più frequenti ed insidiose nella bovina da latte è la sindrome ipocalcemica del post-partum. Quando decorre clinicamente si verifica il collasso puerperale, che si cura facilmente e a basso costo. La forma sub-clinica invece va ad alterare molte funzioni, come la motilità del rumine, dell’intestino e dell’utero, il buon funzionamento del sistema immunitario e la chiusura dello sfintere del capezzolo dopo la mungitura. Queste alterazioni della funzionalità e della muscolatura rappresentano un importante fattore di rischio per molte patologie metaboliche.

Una concentrazione di calcio inferiore a 8 mg/dl nelle bovine nei primi giorni dopo il parto può essere definita ipocalcemia.

Nell’alimentazione in asciutta è rischioso sia uno scarso apporto di fosforo (< 0.28%) che l’eccesso (> 0.40%).

Più in generale si tende, ma solo nelle ultime tre settimane di gravidanza, a calcolare quale rapporto c’è nella dieta tra i cationi  (ossia sodio e potassio) e gli anioni (ossia cloro e zolfo), perchè si è potuto osservare che una dieta con più anioni tende ad acidificare il sangue e quindi a richiamare più calcio dalle ossa e dall’intestino. L’uso “classico” dei sali anionici prevederebbe una razione con un rapporto anioni cationi favorevole ai primi (DCAD negativo), misurabile con un pH delle urine piuttosto acido (< 7.00).

Obiettivi di questo tipo prevedono l’impiego di grandi quantità di cloruro di calcio, cloruro d’ammonio o di magnesio e solfato di magnesio che risultano completamente inappetibili. L’induzione di un’acidosi metabolica va effettuata sotto stretta osservazione veterinaria perché non priva di rischi.

In un’indagine effettuata su campioni di foraggi di vario tipo, analizzati da Pioneer Hi-Bred e provenienti da 12 province italiane, si è evidenziata un’elevata differenza nelle concentrazioni minerali sia tra le specie botaniche ma anche nell’ambito della stessa essenza foraggera tra un’azienda agricola e l’altra.

La concentrazione minerale dei foraggi dipende dalla loro specie ma anche dai terreni nei quali vengono coltivati.

Il fosforo è risultato piuttosto elevato (0.30%) in tutti i campioni analizzati (238) e con una ridotta variabilità sia di specie che di località.

Il fosforo in eccesso aumenta il rischio di sindrome ipocalcemica.

Per prevenire questa malattia metabolica bisogna controllare attentamente la dieta minerale in asciutta, che è costituita dai minerali presenti negli alimenti utilizzati in questa fase e da quelli apportati nei mangimi o negli integratori aggiunti. Anche l’acqua da bere contribuisce al pool dei minerali apportati.

L’approccio più semplice per prevenire la sindrome ipocalcemica, che spesso è anche ipomagnesiemica, è quello di verificare la concentrazione minerale nel sangue, sia delle bovine in asciutta che di quelle in preparazione al parto, dosando il calcio, il fosforo, il sodio, il potassio e il magnesio.

Concentrazione ematiche ottimali dei macrominerali nella bovina da latte nelle ultime settimane di gravidanza
Calcio> 8 mg/dl
Fosforo> 4.8 mg/dl
Rapporto calcio/fosforo1.7 : 1
Magnesio1.8 - 2.3 mg/dl
Sodio> 137 mg/dl
Potassio< 4.6 mg/dl

Contemporaneamente all’indagine emato-chimica è consigliabile inviare in laboratorio i campioni dei foraggi che si utilizzano o si vogliono usare in asciutta e in preparazione al parto. Si consiglia di campionare primipare, secondipare e pluripare, evitando i soggetti appena asciugati, molto prossimi al parto e in cattive condizioni di salute.

Con a disposizione le analisi di foraggi, dei concentrati e del sangue si riesce a elaborare la giusta dieta per l’asciutta e la preparazione al parto, integrando opportunamente i macrominerali individuati come carenti.

Le diete e l’integrazione minerale possono essere profondamente diverse tra le aziende, anche se vicine o ubicate nella stessa provincia. Il fosforo è un macroelemento molto presente nelle grandi pianure italiane dove è più alta la concentrazione di animali allevati, come quelle in Piemonte, Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto. In queste zone si trovano quindi di frequente concentrazioni ematiche di questo macroelemento piuttosto elevate per cui è necessario eliminare ogni fonte di apporto di fosforo per garantire che nel sangue delle bovine in asciutta ci sia un rapporto con il calcio di 1,7 : 1.

Nell’NRC 2001 del resto è consigliata la somministrazione alle bovine a fine gravidanza di diete in cui il rapporto calcio/fosforo è di 2 : 1.

Se queste misure non bastano, perché non si riesce a ridurre la concentrazione di fosforo e spesso anche quella di potassio nella razione e, conseguentemente, nel sangue, si consiglia l’uso dei sali anionici, ma con molta prudenza!

 

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Di |2018-12-14T15:02:01+02:0014 Dicembre 2018|Categorie: News|Tags: , , , , , |

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Dairy Production Medicine Specialist Fantini Professional Advice srl Email: dottalessandrofantini@gmail.com

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