Il latte, un “pericolo per la salute” o “vittima degli equivoci”?

//Il latte, un “pericolo per la salute” o “vittima degli equivoci”?

Il latte, un “pericolo per la salute” o “vittima degli equivoci”?

La salubrità degli alimenti di origine animale è un argomento sempre più discusso. Ai giorni nostri, alcune nuove tendenze alimentari non solo invitano ad escludere latticini, carne e uova dalla dieta, ma talvolta li condannano etichettandoli come elementi nocivi per la salute umana. In questo articolo verrà data particolare attenzione al latte vaccino, ma basta allargare un po’ la ricerca per rendersi conto che la medesima situazione si ripresenta per altri alimenti.

Il latte vaccino, un tempo considerato quasi una panacea, oggi sembra rivestire più i panni del Vaso di Pandora. L’idea che viene trasmessa da alcuni media è quella di un alimento nocivo, ricco di ormoni, antibiotici, con un rapporto grasso-proteine non “fisiologico”, un alimento adatto al vitello, non all’uomo. Ma da dove deriva questa immagine così negativa? Il consumatore medio che voglia informarsi in merito agli “effetti del consumo di latte sulla salute”, ha molti mezzi a sua disposizione: giornali o riviste, documentari e servizi TV, libri e, forse i più sfruttati, internet e, purtroppo, il passaparola. Escludendo quest’ultimo, di certo la maggior fonte di informazione è la rete. Ma, sebbene le notizie siano facili da reperire e presentate in modo semplice, c’è da chiedersi se corrispondano sempre alla realtà e siano supportate da “fatti”, intesi come adeguato aggiornamento delle fonti scientifiche.

L’assunzione di latte vaccino viene addirittura associata ad innumerevoli malattie, tra le quali possiamo citare: artriti, intolleranze e allergie (non solo al latte), diabete, cancro al seno e alla prostata, asma, acne, obesità, ipofertilità, patologie coronariche, morbo di Parkinson, ed osteoporosi. Ma questa è solo una parte, e sul web esistono interi siti dedicati, che trovano associazioni con la maggior parte delle patologie ad elevata incidenza conosciute. Le evidenze scientifiche presentate in merito, però, non rappresentano una base d’appoggio così solida come chi fa questo tipo di divulgazione vuole far credere. Inoltre, la mancanza di formazione scientifica da parte del consumatore, la difficoltà nel reperire le pubblicazioni scientifiche e la loro complessità, rendono la “traduzione” offerta dai mass media molto più appetibile.

Le prove presentate a supporto della tesi “il latte è causa di patologia” sono essenzialmente di due tipologie: studi caso-controllo ed epidemiologici, e studi in vitro.

Gli studi caso-controllo sono condotti mettendo a confronto un gruppo malato con un gruppo di controllo sano, al fine di individuare i fattori di rischio per la patologia indagata. Le pubblicazioni in merito fanno riferimento spesso a studi retrospettivi, nei quali alle persone prese in esame veniva chiesto di riportare autonomamente la dieta, le quantità e la frequenza di assunzione, spesso in riferimento a periodi antecedenti distanti anni (le quantità di latte assunto spesso erano riportate in “porzioni”). La caratteristica di questi studi è che non possono definire un rapporto di causalità, ossia individuano la correlazione ma non la possono spiegare.

Gli studi epidemiologici invece prevedono l’individuazione dei fattori di rischio in seguito alla somministrazione, in questo caso, di latte. Tuttavia, in questi casi, molto spesso non è stato tenuto conto dell’effetto della dieta in toto, e viene indagata l’assunzione di una quantità nota di latticini in aggiunta a quelli probabilmente già consumati con la dieta (gli effetti potrebbero essere quelli di un overload). Va considerato anche che le patologie alle quali il latte è correlato sono per la maggior parte ad eziologia multifattoriale.

Gli studi in vitro, sebbene producano dei report molto dettagliati per quanto riguarda i meccanismi di azione o le vie metaboliche interessate, non fanno riferimento al latte come alimento in toto ma ad una delle sue componenti, testata a dosi e concentrazioni che spesso differiscono molto da quelle presenti nell’alimento. Probabilmente gli studi più interessanti sono quelli che riguardano il fattore di crescita insulino-simile IGF-1 (insulin like growth factor) presente nel latte in concentrazione molto bassa (4 ng/ml) rispetto a quella plasmatica dell’uomo (400 – 100 ng/ml decrescente con l’età).

L’IGF-1 è presentato, ad oggi, come il maggiore responsabile della “patogenicità” del latte. È un ormone ed un potente mitogeno in vitro e in vivo, presente fisiologicamente nel sangue e nel latte di tutti i mammiferi. Tuttavia, non esiste ancora una spiegazione definitiva su come l’ingestione di latte, con la conseguente ingestione di IGF-1, possa avere effetti sull’organismo umano. È stato messo in evidenza che persone che consumano più latticini con la dieta, tendono ad avere livelli ematici di IGF-1 più elevati, ma non se ne conosce il motivo, né si può incolpare direttamente il latte. Infatti si è arrivati a simili conclusioni testando candidati che consumavano diete caratterizzate da un elevato carico glicemico (Burris et al., 2017). In più, in letteratura non si trovano evidenze che dimostrino l’assorbimento di tale sostanza a livello intestinale nell’uomo adulto.

D’altro canto, latte e latticini contengono una serie di composti come i peptidi bioattivi e gli isomeri dell’acido linoleico coniugato CLA, che sembrano avere effetti benefici sulla salute. I risultati degli studi condotti in merito sono molto interessanti; queste sostanze possiedono potenziali effetti antitumorali, antiipertensivi, antimicrobici ecc. Anche in questo caso, però, la maggior parte delle prove sperimentali sono state raccolte mediante studi in vitro o impiegando dosaggi molto elevati di composti di sintesi (Park et al. 2015; Gra̧dzka et al., 2013; Wang et al., 2005).

In conclusione, sebbene sul web circolino informazioni che suggeriscono che il latte sia responsabile o concausa di molte patologie, gli studi in merito non sono altrettanto risolutivi. Ad oggi infatti non c’è una vera evidenza che il consumo di latte vaccino, ovviamente nelle dosi raccomandate dalle linee guida nazionali e internazionali, possa rappresentare un vero rischio per la salute, in quanto la maggior parte delle prove sperimentali sono di tipo caso-controllo o epidemiologiche, oppure prendono in esame un solo componente e non l’alimento nella sua totalità. Anche se la letteratura più recente sembra sostenere il ruolo del latte quale alimento salutare (Kongerslev Thorning et al., 2016), sicuramente la comunità scientifica si dovrà sempre più adoperare per garantire al pubblico le informazioni corrette, riportate con un linguaggio semplice ma preciso, e supportate da adeguate evidenze scientifiche. È importante, infine, che i limiti dei singoli studi siano efficacemente spiegati al pubblico, in modo che i consumatori siano in grado di scegliere quanto peso dare alle affermazioni fornite dai mass media, o se prendere in considerazione altri canali di informazione più specifici e dettagliati.

Bibliografia

Samuele Precoma, (2018). Gli effetti del consumo di latte vaccino sulla salute umana. Analisi, confronto e contestualizzazione delle nozioni comunemente riportate dai mass-media con la letteratura scientifica. Tesi di Laurea in Medicina Veterinaria, Università di Padova. Link: tesi.cab.unipd.it/59341

Burris, J., Rietkerk, W., Shikany, J. M., Woolf, K. (2017). Differences in Dietary Glycemic Load and Hormones in New York City Adults with No and Moderate/Severe Acne. Journal of the Academy of Nutrition and Dietetics, 117(9), 1375–1383. doi.org/10.1016/j.jand.2017.03.024

Gra̧dzka, I., Sochanowicz, B., Brzóska, K., Wójciuk, G., Sommer, S., Wojewódzka, M., … Szumiel, I. (2013). Cis-9,trans-11-conjugated linoleic acid affects lipid raft composition and sensitizes human colorectal adenocarcinoma HT-29 cells to X-radiation. Biochimica et Biophysica Acta – General Subjects, 1830(1), 2233–2242. doi.org/10.1016/j.bbagen.2012.10.015

Kongerslev Thorning, T., Raben, A., Tholstrup, T., Soedamah-Muthu, S.S., Givens, I., Astrup, A., (2016). Milk and dairy products: good or bad for human health? An assessment of the totality of scientific evidence. Food & Nutrition Research, 60: 32527. http://dx.doi.org/10.3402/fnr.v60.32527

Park, Y. W., Nam, M. S. (2015). Bioactive Peptides in Milk and Dairy Products: A Review. Korean Journal for Food Science of Animal Resources, 35(6), 831–840. doi.org/10.5851/kosfa.2015.35.6.831

Wang, L.-S., Huang, Y.-W., Sugimoto, Y., Liu, S., Chang, H.-L., Ye, W., … Lin, Y. C. (2005). Effects of human breast stromal cells on conjugated linoleic acid (CLA) modulated vascular endothelial growth factor-A (VEGF-A) expression in MCF-7 cells. Anticancer Research, 25(6B), 4061–8. Retrieved from www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/16312046

Autori

Samuele Precoma1 e Gianfranco Gabai2

1 Veterinario libero professionista

2 Dipartimento di Biomedicina comparata e alimentazione, Università di Padova

 

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About the Author:

Professore ordinario presso il Dipartimento di Biomedicina comparata e alimentazione dell'Università di Padova. Email: gianfranco.gabai@unipd.it

2 Comments

  1. Mario Briccoli 2 Maggio 2018 al 16:32

    Mi dispiace contraddire questo articolo per risultati personali.
    Io ho sempre consumato latte vaccino, ma avevo dei problemi, (colite cronica, e dolori articolari) che non attribuivo assolutamente al latte, ma quando nel 2001 decisi di sostituirlo con la bevanda di soia, piano piano questi problemi sono spariti.
    Quindi quelli che vanno in TV a dire che il latte fa bene, è una presa in giro alle persone.
    Tutti quelli che hanno problemi di colite, il 90% è causa del consumo di atte vaccino!

    • Gabai Gianfranco 2 Maggio 2018 al 22:27

      Gent. Sig. Mario,
      mi permetta innanzitutto di dire che mi ha fatto molto piacere leggere il suo commento, perchè significa che il problema di cui Ruminantia si sta occupando è sentito e reale.
      Io credo che lei non contraddice affatto l’articolo. In pratica, lei testimonia la complessità del problema biologico, che non deve essere affrontato in termini assoluti (oserei dire talvolta “partigiani”). Il suo è un caso (e lei non è certamente il solo) per il quale il consumo di latte non è indicato e probabilmente è anche vero che per una gran parte (non azzarderei indicare delle percentuali) delle persone che soffrono di coliti (termine generico) il consumo di latte gioca un ruolo. Il nostro articolo, infatti, vuole essere un’esortazione ad approfondire la questione “latte e salute”, con un corretto approccio scientifico che tenga conto sia degli argomenti a favore che di quelli contrari al consumo di latte, e a fornire spiegazioni chiare ai consumatori.

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