Sempre più spesso sentiamo parlare di “consumatore consapevole” racchiudendo in questa accezione quella tipologia di persone che orienta i propri acquisti considerando non solo il prezzo e la qualità del bene, ma anche gli effetti sociali e di impatto ambientale della produzione e dell’intero ciclo di vita del prodotto.

Per scegliere con cognizione risulta però fondamentale informarsi attraverso delle fonti attendibili, ed è proprio dalla pratica di questo approccio nella vita quotidiana che Michele D’Ambruoso, giovane studente al terzo anno della facoltà di medicina veterinaria di Bari, ha deciso di aprire una pagina Instagram chiamata “il piatto consapevole”.

Su questa si presenta dicendo “sono fermamente convinto che per migliorare il benessere dei propri pazienti, il medico veterinario non si possa fermare all’attività clinica e di consulenza, ma debba essere parte attiva nella formazione e nella sensibilizzazione del consumatore verso una dieta equilibrata e consapevole.”

Prima di approfondire l’innovativa idea avuta, è interessante scoprire la provenienza di Michele, un ragazzo di città con un’innata passione per l’ambiente allevatoriale che negli anni delle scuole superiori si è avvicinato agli ambienti animalisti, cosa che per un piccolo periodo lo ha anche spinto ad assumere un’alimentazione vegetariana.

Fin qui potrebbe non esserci nulla di curioso, se non fosse che proprio il suo partecipare ad uno dei tanti forum sul tema lo ha messo in contatto con molti allevatori che chiedevano notizie su come far stare meglio i propri animali, cosa che lo ha spinto a riconsiderare le sue posizioni gettandolo un po’ in crisi.

Da qui la decisione di andare personalmente a visitare degli allevamenti per rendersi conto della realtà dei fatti e riprendere a consumare alimenti di origine animale, seppur moderatamente e mantenendo sempre una dieta variegata.

Arriva poi il momento di iscriversi all’università e Michele decide di intraprendere gli studi della medicina veterinaria, e proprio frequentando colleghi di facoltà si trova in mezzo ad una discussione sulla mungitura, nell’ambito della quale alcuni sostengono la tesi che questa pratica sia dolorosa per l’animale. Michele trova certe convinzioni completamente prive di logica e si persuade della necessità di comunicare ed illustrare ai consumatori quali sono le realtà degli allevamenti intensivi sfatando falsi miti e fake news.

Sostanzialmente la pagina Instagram “Il piatto consapevole” si articola su 3 filoni:

  • Sicurezza alimentare;
  • Allevamento e tecniche (con particolare attenzione alle pratiche più diffuse e gli argomenti maggiormente noti);
  • “Riflessioni” su argomenti vari.

Il terzo è quello meno approfondito ma comunque sempre interessante, trattando temi come ad esempio il trasporto, tanto dibattuto per gli animali da reddito quanto trascurato per quelli da compagnia, oppure l’alimentazione, che nel caso degli allevamenti è quasi sempre curata da un tecnico specializzato, mentre per gli animali d’affezione è spesso stabilita in maniera autodidatta, con il risultato di avere alte percentuali di animali in sovrappeso, cosa che di certo non è indice di benessere.

Il target a cui il creator si rivolge è costituito principalmente da studenti di veterinaria e produzioni animali, nonché consumatori di vario genere accomunati dall’avere un certo back ground culturale ed una certa dose di fiducia nella scienza. Nei primi periodi è stato necessario attuare un grande lavoro di scrematura, perché si aggiungevano spesso persone che interagivano con insulti e critiche non costruttive. Da un anno a questa parte la situazione si è stabilizzata e si respira un vero clima di serenità nell’interazione con gli attuali 12.200 followers.

Una volta compreso meglio tutto il lavoro racchiuso dietro la pagina di Michele, gli chiedo quale sia la sua idea in merito ai molti pregiudizi che girano attorno agli alimenti di origine animale e conveniamo che le cause più plausibili siano da ricercare da una parte nell’allontanamento delle persone dall’ambiente agricolo e dall’altra nel fatto che il mondo zootecnico e veterinario non siano riusciti a comunicare in modo semplice e diretto la loro attività. È infatti necessario essere trasparenti ed esaustivi su determinate pratiche messe in atto perché possano essere comprese e non fraintese.

Per fare un esempio concreto, ci soffermiamo su uno dei temi che è stato maggiormente dibattuto sulla sua pagina, ovvero quello dell’allontanamento precoce del vitello dalla madre. Sappiamo bene che per i non addetti ai lavori questa sia una pratica difficilmente comprensibile, e anche noi di Ruminantia abbiamo voluto affrontare il tema nel nostro progetto della Stalla Etica® in diversi articoli come “Stalla Etica®: come immagini la vitellaia?”  e “Narrare la vitellaia”.

Colpisce l’approccio di Michele che con semplicità e professionalità spiega ai suoi interlocutori la mancanza di studi che dimostrino che la separazione tra madre e vitello sia un evento stressante per entrambi, ed illustra gli aspetti etologici caratteristici di questa specie, concludendo che “dobbiamo ricordarci che umanizzare gli animali può portare, nella maggior parte dei casi, a conclusioni sbagliate”. E’ fondamentale quindi far conoscere al consumatore le realtà produttive e cosa c’è dietro a determinate scelte tecniche, così come far conoscere il ruolo e la presenza del medico veterinario nelle filiere produttive e tutte le azioni messe in atto per garantire la sicurezza alimentare.

Il cambiamento culturale dei consumatori, conclude Michele, li aiuterà a scegliere cosa mettere in tavola ogni giorno in maniera davvero consapevole e porterà un miglioramento anche nella qualità della vita degli allevatori, troppo spesso ritenuti responsabili di situazioni a loro non ascrivibili.

Per approfondire vi invitiamo a seguire Michele sulla sua pagina Instagram ilpiatto_consapevole”.

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