Seguendo l’andamento del prezzo della farina d’estrazione di soia, che insieme al mais è uno dei capisaldi delle razioni degli animali d’allevamento, sembrerebbe che ormai non ci sia più limite al peggio.

Durante la seduta del 10 gennaio 2023 della Borsa Merci di Milano le farine d’estrazione di soia decorticata nazionale e estera sono state quotate 661 euro/ton e in quella di Bologna del 12 gennaio 2023 la nazionale e la estera hanno messo a segno, rispettivamente, 642 e 640 euro/ton.

In un articolo pubblicato su Ruminantia dal titolo “Pandemia e guerra: la verità sui costi stratosferici delle materie prime” abbiamo voluto analizzare l’andamento dei prezzi delle principali materie prime utilizzate nell’alimentazione dei ruminanti da giugno 2020 a oggi per capire quali eventuali correlazioni ci siano tra pandemia, cambiamento climatico, speculazione, guerra e questa
preoccupante situazione.

Quello che è anche piuttosto grave è che il valore economico del punto proteico della soia viene utilizzato come riferimento per gli altri proteici utilizzabili nell’alimentazione animale da chi commercializza gli alimenti zootecnici.

La soia nelle razioni dei ruminanti rappresenta dall’8 al 15% della sostanza secca, per cui il prezzo così sostenuto condiziona non poco il costo di produzione del latte e della carne.

Urge pertanto verificare se si può ridurre l’impiego e come si possa sostituirla.

Per questo proponiamo di intraprendere questo percorso con il nutrizionista e l’alimentarista di fiducia:

  • Verificare la disponibilità e i prezzi di fonti proteiche alternative. Di quelle individuate, bisogna poi capire il livello di sicurezza relativo alla presenza dell’aflatossina B1, almeno per i produttori di latte.
  • Calcolare il valore economico del punto proteico delle materie prime individuate e confrontarlo con quello della soia f.e.
  • Formulare le razioni di ogni fase del ciclo produttivo utilizzando come modello il CNCPS ragionando in termini di proteina metabolizzabile e non di proteina grezza. Questo approccio, unitamente all’adozione dell’ottimizzazione, permette di ridurre anche sensibilmente l’utilizzo della soia.
  • Verificare il bilanciamento amminoacidico della razione, ed eventualmente inserire lisina e metionina rumino-protette. E’ bene non dimenticare che le preparazioni non rumino-protette degli aminoacidi non hanno alcune efficacia nei ruminanti.
  • Tenere costantemente monitorata la concentrazione proteica del latte di massa e di quello individuale delle bovine fresche perché sono importanti biomarker per la carenza proteica e amminoacidica delle diete dei ruminanti.
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