Il risanamento da Staphylococcus aureus: l’esperienza dell’azienda Maccarese

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Il risanamento da Staphylococcus aureus: l’esperienza dell’azienda Maccarese

Introduzione

Staphylococcus aureus è il principale agente di mastite contagiosa nella bovina da latte. Compare in forma lieve con occasionali episodi a carattere acuto al momento del parto, con il procedere della lattazione prevale la forma sub-clinica associata ad incrementi del contenuto cellulare e riduzione della produzione lattea stimata da 150 a 300 l per vacca. Sia le forme cliniche che quelle subcliniche possono esitare in una cronicizzazione dell’infezione con lesioni irreversibili alla ghiandola mammaria.

Il trattamento farmacologico in lattazione ha scarse probabilità di successo: 25% per le forme cliniche, 40% per le forme sub-cliniche. La terapia endomammaria in asciutta dà risultati migliori (50-75%) e comunque legati all’ordine di parto (>1; >2; >3; >4), numero di quarti infetti, formazione di microascessi, sviluppo di ceppi farmaco-resistenti (MRSA). E’ molto bassa la guarigione spontanea. La vaccinazione contro S. aureus ha mostrato risultati altalenanti, sembra comunque scarsa la sua efficacia nella prevenzione e nel controllo dell’infezioni.

La principale fonte di contagio sono i quarti infetti delle bovine, la cute della mammella e del capezzolo lesionata. Il momento di maggior contagio avviene durante le operazioni di mungitura da una bovina infetta ad una sana attraverso i gruppi di mungitura, in particolare le guaine, i tovaglioli per la pulizia delle mammelle e le mani dell’operatore contaminati. Anche se sopravvive alcune settimane in ambienti favorevoli, la diffusione ambientale è marginale ai fini della diffusione. Il ruolo delle manze nella diffusione dell’infezione in un programma di risanamento deve essere attentamente verificato per impostare eventuali strategie di controllo. Le scarse misure igieniche durante le operazioni di mungitura e il livello di movimentazione animale (ingresso in allevamento di animali infetti) aumentano il grado di diffusione dell’infezione tra gli animali in lattazione.

Nell’ambito del progetto per il miglioramento della Qualità del Latte Bovino (QLBA), finanziato dalla Regione Lazio ( inizio Giugno 2012), l’IZSLT cura gli aspetti di gestione sanitaria della mammella per la prevenzione e la profilassi delle mastiti. Ad oggi l’attività di consulenza tecnica è stata realizzata in 190 allevamenti nei quali la presenza di S. aureus è stata rilevata nel 52.68% delle aziende monitorate. A livello di allevamento, è stata osservata una percentuale media di infezione del 39%, con un range di animali infetti tra il 3% e il 100%. Complessivamente sono state controllate 11.482 bovine delle quali 2.903 (25,3%) sono risultate infette da S. aureus, con una riduzione produttiva stimata di oltre 6.500 Q di latte.

Esperienza di campo

Di seguito viene descritta l’esperienza di risanamento da S. aureus realizzata presso l’azienda Maccarese. L’azienda, ubicata nel comune di Fiumicino (Roma), insiste su una superficie di 3200 ha; al suo interno, in un’area di 16 ha, vengono allevate circa 1200 bovine in lattazione di razza Frisona e relativa rimonta, per un totale di circa 3300 capi. Per le bovine in produzione sono presenti 8 moduli, antistanti la sala di mungitura di tipo parallela romboidale 15 X 4. La routine di mungitura, di tipo sequenziale, prevedeva l’utilizzo di salvietta in tessuto per la pulizia dei capezzoli e l’applicazione finale di un post-dipping ad azione disinfettante.

Nel dicembre del 2008, a seguito di controlli microbiologici eseguiti su alcuni casi clinici di mastite, fu diagnosticata una diffusa presenza di S. aureus. Al fine di stimare la prevalenza d’infezione nella mandria fu realizzato uno controllo di tipo quantitativo di S. aureus nel latte di massa rappresentativo di ciascuno degli 8 moduli. Gli esiti analitici fecero prevedere un livello medio-alto d’infezione in tutti i gruppi, con un contenuto medio di S. aureus di 1,5 x10^3 ufc/ml. La successiva indagine, eseguita sul pool dei quattro quarti delle bovine in lattazione, evidenziò, nei diversi gruppi, una percentuale di soggetti positivi compresa in un range tra il 43,7% e il 77,5% con un valore medio d’infezione pari al 60,17%. Il protocollo di risanamento proposto, condiviso con il veterinario aziendale e il responsabile della stalla, prevedeva l’applicazione dei seguenti punti:

  • Separazione dei soggetti infetti.
  • Ordine di mungitura: a) negative; b) fresche; c) infette.
  • Controllo cadenzato dei gruppi negativi, inizialmente ogni 3 mesi.
  • Controllo delle primipare e pluripare a circa 7 gg dal parto.
  • Controllo batteriologico di tutti i casi di mastite clinica del gruppo dei soggetti negativi.
  • Gestione separata dell’infermeria sulla base dello stato sanitario.
  • Controllo di eventuali animali acquistati prima di introdurli nel gruppo delle lattifere.
  • Formazione costante del personale con aggiornamento sullo stato d’avanzamento del protocollo.

L’analisi dei risultati microbiologici delle primipare al post-partum ha evidenziato una trascurabile importanza delle manze nella diffusione dell’infezione, escludendole quindi dal controllo indicato nel punto 4.

L’applicazione del protocollo ha portato ad una graduale riduzione dell’infezione, passando dal 60,17% nel 2009 al 10,52% nel 2014. Il trattamento endomammario in asciutta ha garantito una guarigione di circa il 79% dei capi, mentre la percentuale di nuove infezioni è risultata mediamente del 13,1% l’anno. E’ stata osservata una recrudescenza dell’infezione nel 2010 e nel 2014, la prima imputabile ad un uso non corretto delle salviette in tessuto per la pulizia dei capezzoli successivamente sostituite con salviette disinfettanti monouso, mentre nel 2014 dovuta ad alcune criticità nella gestione dell’infermeria, attualmente risolta. Contestualmente alla diminuzione del numero di animali infetti si è registrata una riduzione media dell’incidenza di mastiti cliniche su base mensile del 3,05%, corrispondente a circa 448 casi clinici in meno per anno, con una importante riduzione (-48% media/anno) del consumo dei farmaci utilizzati per la terapia della mastite. L’ aumento di nuove infezione sostenute da S. aureus associate ad una minore cura nella gestione delle aree di stabulazione hanno determinato nel 2014 un incremento dei casi clinici di mastite, causati per lo più da microrganismi ambientali. L’intervento è stato di migliorare l’igiene ambientale e l’applicazione del pre-dipping con schiumogeno disinfettante per la pulizia dei capezzoli.

Il trattamento endomammario in lattazione con monoidrato di cefalessina (3 somministrazioni a distanza di 12 ore) in 62 primipare risultate positive a S. aureus con meno di 90 giorni dal parto ha mostrato una percentuale di guarigione nel 45% dei soggetti, evidenziando una migliore risposta nelle bovine con minori contenuti cellulari.

La somministrazione di un vaccino commerciale contro S. aureus eseguita su 141 soggetti non ha mostrato differenze significative nella percentuale di guarigione post-partum, percentuale di nuove infezioni e percentuale di mastiti cliniche rispetto al gruppo di controllo.

I risultati finora ottenuti mettono in luce l’importanza di un approccio metodologico nella gestione della sanità della mammella con verifiche puntuali delle strategie intraprese e la costante formazione del personale coinvolto.

 

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Di |2016-11-01T17:49:44+02:0010 Aprile 2015|Categorie: 4-2015, Ruminantia mensile, Sanità|Tags: |

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Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Regioni Lazio e Toscana Email: Giuseppina.giacinti@izslt.it

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