Il Virus Respiratorio Sinciziale Bovino (VRSB): tra certezze e dubbi ancora irrisolti.

La malattia respiratoria è un problema irrisolto e irrisolvibile. Abbiamo vinto e vinceremo la battaglia contro singoli microrganismi causa di malattia respiratoria ma non abbiamo vinto ne vinceremo la guerra contro la malattia respiratoria. Questo è un assunto che vale per l’uomo e per gli altri mammiferi.

Perché questa seppur amara ma realistica considerazione?

L’apparato respiratorio è assimilabile a un sacco a fondo cieco sempre aperto e meccanicamente predisposto per ingerire costantemente grandi quantità di aria e tutto ciò che è veicolato con l’aria, fra cui i microrganismi patogeni propriamente definiti a trasmissione aerogena. L’apparato è provvisto di sistemi di difesa aspecifici rappresentati dal muco e dal sistema ciliare. Quest’ultimo è deputato alla estrazione-espulsione del muco che ingloba sostanze ed elementi corpuscolati, fra cui i microrganismi, ritenuti estranei alla funzione respiratoria e quindi indesiderati. A presidio del polmone sta il macrofago alveolare che rappresenta l’ultima linea di difesa respiratoria e che, attraverso l’azione fagocitaria, è deputato alla  cattura e distruzione dei patogeni che hanno superato le barriere difensive presenti nelle alte vie respiratorie. L’apparato respiratorio è altresì provvisto di un sistema difensivo specifico rappresentato da anticorpi rivolti verso i singoli microrganismi. La frazione anticorpale funzionale è rappresentata dalle immunoglobuline A secretorie (IgAS) presenti a livello mucosale. Va comunque precisato che la produzione degli anticorpi è la diretta conseguenza di una esposizione del sistema immunitario ai singoli antigeni. Si tratta pertanto di un sistema difensivo ex post. Il sistema protettivo funziona bene ma periodicamente presenta “fallanze” e questo significa la comparsa della malattia respiratoria con possibile coinvolgimento sistemico.

Sul versante microbico sussistono ulteriori elementi di criticità, rappresentati dal diverso grado di aggressività – tecnicamente definita virulenza – dei singoli patogeni e dalla variabilità della componente microbica coinvolta nel determinismo della malattia respiratoria. Ciò significa che i singoli microrganismi, chi più chi meno, tendono a cambiare, ad evolvere antigenicamente. Questo processo evolutivo di fatto è uno strumento di autodifesa microbica che produce una sorta di evasione dalla sorveglianza immunitaria messa in atto dell’ospite attraverso la risposta immunitaria.  La massima espressione del fenomeno è rappresentata dall’emersione di “nuovi” patogeni. In tal senso il virus influenzale ci ha insegnato tanto.

Il bovino per costituzione anatomo-funzionale appare particolarmente predisposto alla malattia respiratoria. Inoltre la “prepotenza produttiva” a cui i bovini sono sottoposti, sia in termini di produzione di latte che di carne, aumenta l’esigenza di ossigenazione, fatto che induce un aggravio di carico sulla funzionalità respiratoria. Ad aggravare il problema possono intervenire le condizioni ambientali e climatiche. Ci riferiamo in particolare a situazioni stagionali connotate da elevate temperature ed alto tasso di umidità: evenienza assai frequente nell’area padana durante la stagione estiva. Tale stato aggrava ulteriormente il deficit respiratorio dei bovini in produzione. E talora i rimedi adottati possono risultare peggiori del male. Mi riferisco in particolare a sistemi di raffrescamento degli animali basati sulla aspersione di acqua nebulizzata. Si crea pertanto un effetto riconducibile all’aerosol terapia, con la variante che in questo caso le micelle di acqua non contengono il medicamento ma sono in grado di veicolare in profondità nell’albero respiratorio microrganismi che superano le barriere difensive di cui in precedenza, e che possono così esplicare la propria attitudine patogenetica direttamente a livello polmonare. La conseguenza: insorgenza di gravi focolai di malattia respiratoria a carattere estivo.

Il virus respiratorio sinciziale bovino (VRSB) continua a rappresentare la principale causa microbica di malattia respiratoria del bovino, sia in termini di prevalenza d’infezione che di gravità clinica connaturata all’infezione stessa.

La malattia assume i tipici caratteri che connotano il complesso respiratorio. Si osserva pertanto febbre, scolo oculo-congiuntivale e nasale, polmonite associata a dispnea. La malattia è solitamente acuta ma può decorrere in forma subclinica, paucisintomatica o grave, fino ad assumere esito mortale.

La forma grave si connota per una duplice decorso patogenetico: l’effetto diretto del virus a livello di mucosa bronchiale produce una bronchiolite necrotizzante-ostruttiva; parallelamente si osserva una componente immunopatogentica che, mediata dalla produzione di immunoglobuline E (IgE), innesca l’attivazione del complemento, producendo broncocostrizione. Il risultato complessivo è rappresentato da broncopolmonite a carattere interstiziale associata ad enfisema polmonare. L’enfisema, in casi estremi, esita in pneumotorace spontaneo.

Detto ciò si deve ammettere che ancora oggi in ordine alla patogenesi della malattia respiratoria evocata da VRSB permangono alcuni aspetti non chiariti. Mi riferisco in particolare a tre situazioni:

a)      andamento bifasico della malattia, ovvero una prima fase paucisintomatica seguita da una fase di silenzio clinico a cui succede la comparsa della sintomatologia clinica conclamata;

b)      episodi clinici ricorrenti nello stesso allevamento a breve distanza temporale;

c)      decorso clinico difforme, ovvero coesistenza di forme asintomatiche, paucisintomatiche o gravi connotate da morbilità e mortalità elevate.

Numerose sono le ipotesi messe in campo per giustificare una tale difformità clinica conseguente all’infezione da VRSB. Ogni ipotesi formulata, seppur scientificamente supportata, non può essere considerata  esaustiva circa i predetti quesiti patogenetici.

Senza addentrarci in descrizioni dettagliate che, seppur interessanti, potrebbero risultare indigeste per i nostri lettori, almeno alcuni elementi di base devono essere indicati. Ci riferiamo all’ampia escursione di virulenza dimostrata dai diversi ceppi di VRSB che non trova comunque riscontro nella variabilità antigenica degli stessi. Da non sottovalutare è inoltre la connaturata attitudine  del virus ad evadere il controllo immunitario, addirittura inducendo patologia immono-mediata. Infine, un ruolo non trascurabile nella patogenesi di malattia acuta-grave è rappresentato da concomitanti situazioni di immunodepressione riferibili a circolazione in allevamento del virus della diarrea virale bovina (BVDV) ma anche – problematica assai attuale – dall’ingestione di alimenti ad alto tenore di aflatossine. E non solo.

Come è stato previamente indicato, VRSB rappresenta un importante agente di malattia respiratoria. E’ stato quantificato che in un allevamento di cento capi in lattazione, la presenza dell’infezione da VRSB incide per un costo annuo di 400 euro per capo adulto e 150 euro per ogni soggetto da rimonta. Appare pertanto pienamente giustificato il ricorso a misure atte al controllo della infezione-malattia da VRSB.

In tal senso riteniamo che l’unica misura di controllo attualmente applicabile nelle usuali condizioni di allevamento sia rappresentata dalla profilassi vaccinale. Attualmente sono disponibili vaccini inattivati e vivi-attenuati. Una importante innovazione in ambito vaccinale è rappresentata dalla attuale disponibilità di un vaccino vivo-attenuato registrato per una somministrazione mucosale, endonasale. In questo caso è possibile vaccinare animali molto giovani, in quanto la via mucosale non risente dell’interferenza rappresentata da immunità passiva di origine materna. L’immunizzazione mucosale offre il vantaggio di produrre una immunità specifica sia locale, nella sede primaria dell’infezione da VRSB, che sistemica. Si ritiene che nel caso di VRSB l’immunità sistemica giochi un ruolo protettivo marginale, visto e considerato che il virus presenta una fase viremica di brevissima durata e intensità. Detta evidenza giustifica l’assenza di patologie sistemiche a seguito dell’infezione da VRSB e la segregazione del quadro patologico al solo apparato respiratorio.

Cosa aspettarsi dalla vaccinazione?

Rispondere a questa domanda è essenziale al fine addivenire alla consapevolezza di ciò che è legittimo attendersi dalla vaccinazione eseguita correttamente. La vaccinazione nei confronti di VRSB, seppur resa significativamente più efficace dalla somministrazione mucosale del vaccino, non appare comunque in grado di controllare completamente la patologia. In una popolazione vaccinata è  attesa pertanto una riduzione della gravità della malattia da VRSB sia in termini di morbilità che di mortalità. E non è poco.

Ammettiamo come di fronte a tale evidenza sia naturale chiedersi se valga o meno la pena di introdurre e perseguire un programma di immunizzazione verso VRSB. Mi sembra che la risposta al quesito possa essere sintetizzata richiamando una frase che pronunciò alcuni anni fa un esperto statunitense di gestione sanitaria di mandria in presenza di una platea composta da addetti ai lavori in cui si erano manifestate perplessità circa la reale utilità della vaccinazione verso VRSB: “posto che la vaccinazione non è in grado di controllare pienamente la malattia l’importante è assumere la convinzione che il vaccino si ripagherà”.

E’ probabilmente il frutto di una visione prettamente calvinista dei problemi e delle soluzioni che la nostra cultura, troppo spesso intrisa di ipocrisia, non ha ancora assimilato, ma che nel caso di VRSB calza perfettamente con la realtà che questo virus ci impone.

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