A. G. von Keyserlingk,*1 J. Rushen , A. M. de Passillé, e D. M. Weary *
*Animal Welfare Program, University of British Columbia, 2357 Mall, Vancouver, British Columbia, Canada, V6T 1Z4 
Agriculture and Agri-Food Canada, PO Box 1000, Agassiz, British Columbia, Canada, V0M 1A0 
Ricevuto il 25 Aprile 2009. 
Accettato il 2 Giugno 2009. 
1Autore corrispondente: marina.vonkeyserlingk@ubc.ca 

Abstract
Introduzione
Che cosa è il benessere animale?
Salute e funzionamento biologico

Stati emotivi

Vita naturale

Conclusioni
Ringraziamenti
Riferimenti

Abstract

Le preoccupazioni inerenti il benessere degli animali generalmente includono 3 domande: l’animale è efficiente? (è, ad esempio, in buona salute, ha un’adeguata produttività, ecc.), l’animale si sente bene? (ad esempio, non prova dolore, ecc.), e l’animale è in grado di vivere secondo la sua natura? (può, ad esempio, esercitare comportamenti naturali ritenuti importanti per lui, come il pascolamento). Abbiamo preso in esame alcuni esempi, provenienti principalmente dai nostri studi, mostrando come la ricerca scientifica riesca a far fronte a queste 3 domande. Ad esempio, abbiamo effettuato la review di un lavoro che mostrava 1) come alcune patologie comuni, tra cui la zoppia, potessero essere meglio identificate e prevenute attraverso un miglioramento degli alloggi e delle pratiche di gestione delle bovine, 2) come potesse essere ridotto il dolore provocato dalla decornazione nei vitelli da latte, e 3) come le condizioni ambientali influenzassero le preferenze delle bovine nello scegliere tra ambienti al chiuso e il pascolo. Controversie sul benessere animale possono verificarsi quando vengono impiegati differenti criteri di misura. Ad esempio, negli allevamenti che spingono verso una marcata produttività si può andare incontro ad una limitazione dei comportamenti naturali o addirittura potrebbe essere favorito un aumento dei tassi di malattia. Le strategie migliori sono quelle che riescono a far fronte a tutte e 3 le tipologie di problemi, ad esempio, consentendo ai vitelli (tramite sistemi di alimentazione adeguati) di esprimere comportamenti chiave (come il succhiare da una tettarella), evitando aspetti negativi (come la fame) e migliorando l’efficienza (favorendo cioè, l’aumento dei tassi d’incremento del peso corporeo e, in definitiva, una maggiore produzione di latte). 

Parole chiave: benessere animale, bovini da latte, vacca, vitello 

Introduzione

Le preoccupazioni circa il benessere animale non sono una novità; gli allevatori si sono sempre preoccupati delle condizioni dei loro animali, assicurandosi che fossero sani e ben nutriti. Secondo questa concezione, il benessere viene visto in gran parte come l’assenza di malattia o di lesioni. Le preoccupazioni più recenti sul benessere animale si riferiscono principalmente al dolore o al disagio che questi animali potrebbero provare in seguito all’impiego di pratiche di gestione comunemente adottate e alla possibilità che gli animali soffrano a causa del loro mantenimento in condizioni apparentemente “innaturali” (Fraser, 2008). Negli ultimi dieci anni, c’è stato un forte incremento della ricerca scientifica sul tema del benessere del bestiame, con lo scopo di far fronte  a queste problematiche (per una review approfondita, vedi Rushen et al., 2008). In questa review, abbiamo esaminato alcune differenze riguardanti le problematiche relative al benessere degli animali cui deve far fronte l’allevamento di bovini da latte, e abbiamo dimostrato quale potrebbe essere il ruolo della ricerca scientifica nel fronteggiare questi ostacoli. 

Che cosa è il benessere animale? 

Le preoccupazioni delle persone riguardo il benessere degli animali d’allevamento si possono riassumere, generalmente in 3 domande: 1) l’animale ha un buon livello di efficienza?, 2) l’animale si sente bene?, e 3) l’animale è in grado di vivere una vita ragionevolmente simile a quella che condurrebbe in natura? (Fraser et al., 1997). I soggetti che si occupano degli animali si preoccupano logicamente del primo aspetto, visto che devono far fronte a problemi come malattie, lesioni, tassi di crescita mediocri e problemi della sfera riproduttiva, che risultano essere dannosi sia per l’animale sia per la redditività dell’allevamento. Tuttavia molte persone si preoccupano anche dello stato affettivo (emotivo) dell’animale, e si concentrano sul fatto che gli animali possano provare sia sentimenti negativi, come il dolore, la paura o la fame, sia che possano sperimentare stati emotivi positivi, come il piacere associato al gioco. Per altri soggetti interpellati (compresi molti consumatori di prodotti biologici), una preoccupazione chiave è se l’animale sia in grado di condurre una vita relativamente simile a quella che avrebbe in natura e di esprimere il suo comportamento innato. Questi 3 aspetti del benessere animale vengono generalmente inclusi nelle definizioni ufficiali; ad esempio, la World Organization for Animal Health stabilisce che un animale ha un buon benessere quando è sano, a suo agio, ben nutrito, protetto, capace di esprimere un comportamento innato, e…se non prova stati emotivi spiacevoli come il dolore, la paura e la sofferenza”(World Organization for Animal Health, 2008). Queste differenti tipologie di preoccupazioni sul benessere degli animali spesso si sovrappongono (Figura 1). Una vacca in lattazione, che non sia in grado di reperire un po’ di ombra durante una giornata calda (vita naturale), sicuramente soffrirebbe per il caldo eccessivo (stato emotivo) e potrebbe mostrare segni di ipertermia e, in ultima analisi, diminuirebbe la produzione di latte (scadente funzionamento biologico). La zoppia è un altro esempio di come queste tre preoccupazioni sul benessere animale si sovrappongano. Una bovina zoppa soffre (stato emotivo), ha una diminuzione dell’attività riproduttiva e della produzione di latte (scadente funzionamento biologico) ed una ridotta mobilità (comportamento naturale). Inoltre, dal punto di vista del benessere animale, gran parte delle preoccupazioni riguardanti la malattia sono legate alla sofferenza che l’animale prova a causa di essa. In questo caso, il miglioramento di un aspetto del benessere (ad es. la diminuzione dei segni fisiologici d’ipertermia) probabilmente porterebbe a dei miglioramenti negli altri aspetti (riduzione del senso di disagio). In altri casi, le diverse preoccupazioni potrebbero apparire in conflitto. Ad esempio la preoccupazione  sull’effetto, nei vitelli da latte, della mancanza di interazioni sociali tra simili ha portato, in sostanza, l’Unione Europea a definire fuori legge i box singoli per i vitelli di età superiore alle 8 settimane. Stabulare i vitelli da latte in gruppi permette loro di svolgere interazioni sociali innate, ma se gestiti male, ciò può portare ad un aumento dell’incidenza di alcune malattie o dell’aggressività. Le persone possono quindi trarre conclusioni opposte sui vantaggi per il benessere apportati dai vari sistemi di stabulazione (Fraser, 2003). Gli scienziati hanno reagito alla diversità di opinioni sul benessere degli animali provando a sviluppare un concetto scientifico che sia più adatto alle loro indagini, ma il peso relativo dato dalle diverse persone ai differenti aspetti del benessere animale riflette i loro valori personali e, di conseguenza, la scienza da sola non può imporre una definizione “corretta” (Fraser, 2008); l’incapacità di far fronte all’intera gamma di preoccupazioni dell’opinione pubblica sul benessere animale non ovvierà a questo problema. Un quadro esplicativo di queste prospettive contrastanti proviene dal dibattito sulla California’s Proposition 2. Questa iniziativa di voto del 2008, approvata con il 63.4% dei voti e promulgata come California’s Prevention of Farm Animal Cruelty Act, proibisce il confinamento (per la maggior parte del  giorno) di vitelli da carne, galline ovaiole e suini in alloggiamenti che non consentano loro di girarsi liberamente, sdraiarsi, alzarsi ed estendere completamente gli arti. Le più danneggiate sono sicuramente le galline ovaiole, dato che attualmente vengono allevate in gabbie in batteria. Gli oppositori di questa proposta di legge sottolineavano come i sistemi di stabulazione attualmente in uso fossero stati sviluppati per promuovere la salute dei volatili (e la qualità delle uova) e per ridurre il contatto con le feci (in altre parole, per promuovere un buon funzionamento biologico). Tuttavia, per i sostenitori della proposta (e apparentemente per la maggior parte dei californiani), questo non era abbastanza. Essi pensavano che ai volatili dovesse essere concesso di avere anche sufficiente libertà fisica per eseguire alcuni comportamenti chiave. Effettivamente, buona parte della legislazione sul benessere animale emanata nell’Unione Europea e nel resto del mondo, si focalizza sulle procedure dolorose e sulla possibilità di concedere agli animali una maggiore espressione di certi comportamenti (Veissier et al., 2008). Va detto che le nozioni suggerite dalla Proposition 2 sono rilevanti anche per il benessere dei bovini da latte. I sistemi di stabulazione e di gestione per i bovini da latte non solo devono rispondere alle classiche preoccupazioni sul buon funzionamento biologico, ma devono anche far fronte ad altri elementi chiave per il benessere animale, ritenuti importanti dall’opinione pubblica e dai consumatori di prodotti lattiero-caseari. Invitiamo i lettori ad essere scettici nei confronti di soluzioni proposte per risolvere problemi di benessere che affrontino soltanto una tipologia di preoccupazione (ad esempio, la salute dei vitelli) mentre ne creano o ne accentuano  un’altra (vedi l’isolamento sociale). Chiaramente, le soluzioni migliori saranno quelle che riusciranno a fronteggiare tutte e 3 le preoccupazioni; ad esempio, pensiamo alla creazione di sistemi di stabulazione di gruppo per vitelli che evitino la competitività, che consentano il contatto sociale e che li mantengano sani. In questo senso, le 3 preoccupazioni potrebbero essere considerate come delle linee guida utili a direzionare i ricercatori nell’individuare e risolvere i vari problemi relativi al benessere dei bovini da latte. La ricerca scientifica da sola potrebbe non riuscire a dirci quale preoccupazione potrebbe essere più importante, ma è riuscita ad identificare le problematiche esistenti all’interno di ciascuna delle 3 aree di interesse ed ha contribuito a fornire le soluzioni a questi problemi. Di seguito, andiamo ad esaminare alcuni esempi provenienti da lavori recenti che mostrano come la ricerca scientifica possa essere impiegata nell’affrontare