Ismea ha pubblicato il nuovo report AgriMercati dal quale si evince che il mese di marzo ha fatto registrare i primi veri segnali di recupero dopo la crisi innescata dal Covid-19. Secondo i dati del report, è infatti dalla fine del terzo trimestre che sono migliorati alcuni indicatori economici. Primi tra tutti l’export che grazie allo slancio di marzo (+10,6%) ha fatto sì che il primo trimestre de 2021 si collochi del 2,2% al di sopra del livello dello stesso periodo dell’anno scorso, quando ancora l’Italia non era stata travolta in pieno dall’emergenza socio-sanitaria globale. L’import invece ha registrato a marzo un incremento di quasi il 12% su base annua.

Primi accenni di miglioramento anche per il sentiment delle imprese agricole e dell’industria alimentare, dopo l’inevitabile crollo della fiducia che ha accompagnato tutto il corso del 2020. Secondo l’indice Ismea che sintetizza i giudizi degli operatori sulla situazione corrente e futura per la fase primaria e le opinioni sull’andamento degli ordini, livello delle scorte e sulle aspettative di produzione ci sarebbe un maggior ottimismo specie in relazione alle prospettive nel prossimo futuro. Intanto, sottolinea l’Ismea nel report, l’anno di pandemia ha determinato un aumento del ricorso al credito da parte degli operatori della filiera soprattutto per far fronte a problemi di liquidità. Mentre per le industrie alimentari le richieste di prestiti hanno da sempre mostrato un certo dinamismo, per la fase agricola questo incremento arriva dopo anni di progressive flessioni.

Una sintesi della congiuntura agroalimentare

La dinamica positiva che il commercio mondiale ha avuto nell’ultima parte del 2020 è proseguita anche nei primi mesi del 2021, con un +5,3% tendenziale nel bimestre gennaio-febbraio (cfr. Central Bureau Planning). La crescita degli scambi è trainata dal comparto dell’industria, mentre le attività dei servizi, in particolare quelli legati al turismo, ritardano la ripresa, sotto il peso delle misure restrittive messe in atto.

Le dinamiche economiche sono ancora diversificate, con Cina e Stati Uniti in fase di ripresa già nel primo trimestre del 2021, mentre i paesi dell’Eurozona facevano ancora i conti con le misure di contenimento richieste dalla terza ondata dei contagi, evidenziando nell’insieme un calo tendenziale del PIL dell’1,8%, secondo le ultime stime Eurostat. Per l’Italia il calo del PIL è stato meno peggiore rispetto alla media, pari a -1,4%; gli indicatori economici sono previsti in rialzo, vista anche la ripresa della produzione industriale, che nei primi tre mesi del 2021 ha segnato un +10,6% su base annua per il manifatturiero nel complesso.

Non si arresta la crescita dei listini delle commodity agricole

I prezzi delle materie prime internazionali stanno seguendo ormai da mesi una tendenza rialzista. Il prezzo del petrolio (Brent) è tornato al livello pre-Covid, a circa 65$/barile. Preoccupante è l’andamento dei listini delle commodity agricole, che secondo l’indice FAO sono aumentati del 25% rispetto al livello di marzo 2020. A spingere verso l’alto i prezzi sono soprattutto i cereali, gli oli vegetali, lo zucchero e i lattiero-caseari. Le intenzioni di semina inferiori al previsto negli USA e le preoccupazioni per le condizioni dei raccolti in Sud America sono tra i fattori di crescita dei listini del mais, a fronte di una domanda in aumento e di scorte in riduzione. La forte richiesta, anche da parte dei produttori di biodiesel, spinge i listini degli oli vegetali, mentre la ripresa della domanda asiatica di burro e formaggi continua a far crescere i prezzi dei lattiero-caseari.

Prezzi al produttore in calo tendenziale

I prezzi all’origine dei prodotti agricoli italiani, invece, sono risultati mediamente in calo del 3,2% rispetto al livello del primo trimestre del 2020. La diminuzione è stata per lo più di egual misura tra i prodotti vegetali (-3%) e quelli zootecnici (-3,3%). I prezzi dei mezzi correnti di produzione agricoli sono rimasti per lo più allineati al livello del primo trimestre 2020 (+0,2%), ma con dinamiche differenziate per le diverse voci di spesa, in particolare una riduzione dei prezzi dei ristalli e dei prodotti energetici, a fronte di un aumento tendenziale di quelli dei mangimi, delle sementi e piantine e dei concimi.

In crescita su base tendenziale anche la produzione dell’industria alimentare, con un +1,8% dell’indice calcolato dall’Istat relativo al primo trimestre del 2021. L’aumento dei ritmi produttivi è avvenuto soprattutto nel mese di marzo, con un incremento tendenziale dell’8,5%, tenendo tuttavia presente il confronto con il mese in cui è esplosa la pandemia in concomitanza a una riduzione della produzione anche per l’alimentare.

 

 

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Fonte: Ismea

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