Molto forte l’impatto dei fattori metereologici sulle previsioni di semina. 

La Superficie Agricola Utilizzata (SAU), nell’annata agraria 2022-2023, ha mostrato un andamento in leggera crescita (+ 0,6% rispetto all’anno precedente) mentre la superficie destinata a seminativi e cereali è rimasta sostanzialmente stabile rispetto al 2022, con incrementi pari rispettivamente a +0,19% e +0,23%.

Diversamente dall’andamento degli ultimi anni, nel 2024 le previsioni registrano invece una diminuzione, sebbene lieve, della SAU (-1,9%) e delle superfici investite a seminativi (-1,8%), mentre si prevede una flessione più significativa delle superfici a cereali (-6,7%).

Lo attesta la nuova indagine condotta da Istat sulle intenzioni di semina di alcune colture erbacee, finalizzata a prevedere l’uso delle superfici cerealicole nell’annata agraria in corso (2023- 2024) rispetto a quella 2022-2023.

Cereali in forte flessione

Tra il 2022 e il 2023, si registra a livello nazionale un andamento piuttosto stabile delle superfici investite a cereali (+0,2%). Le previsioni per il 2024 denotano invece un brusco calo che arriva al -6,7%.

L’analisi della distribuzione territoriale evidenzia la posizione di primo piano del Nord-est, dove il peso relativo delle superfici investite a cereali si attesta, nel 2023 al 28,8%, confermando sostanzialmente il dato del 2022 (29,0%).

È tuttavia proprio questa l’area geografica in cui si prevede, per la nuova annata agraria, il maggiore calo del peso delle superfici a cereali rispetto al totale nazionale (-2%), a causa probabilmente dei fattori metereologici, a volte di estrema intensità (come l’alluvione in Emilia-Romagna di maggio 2023) che hanno impedito in parte o totalmente un’adeguata preparazione dei terreni per le successive coltivazioni.
Il peso dei cereali al Sud, tra il 2022 e il 2023, registra una lieve diminuzione delle superfici (dal 23,1% al 22,6%), mentre per l’annata 2023-2024 le previsioni delle aziende registrano un aumento fino al 26,1% che spingerebbe il Sud a posizionarsi subito dopo il Nord-est (+26,8%).

Nel 2023, le superfici destinate ai cereali del Nord-ovest coprono il 22,6% del totale delle superfici cerealicole nazionali (con un incremento soltanto dello 0,3% rispetto all’anno precedente), ma le previsioni di semina per il 2024 indicano un sensibile calo che porterebbe questo valore al 21,2%. Anche le Isole mostrano un trend in diminuzione (-0,5%), passando da un peso relativo delle superfici investite a cereali del 14,2% al 13,7%. Al Centro i valori continuano a mostrare un lieve aumento negli anni, i valori delle superfici investite a cereali registrati passano dall’11,3% all’11,9% nel 2023 e nelle previsioni si registra un lieve aumento al 12,2%.

Considerando le singole specie cerealicole e la loro incidenza sul totale delle superfici a cereali, emerge che le coltivazioni su cui si investe maggiormente sono il frumento duro, il mais, il frumento tenero e l’orzo.

In calo il frumento duro e orzo, ma salgono frumento tenero e mais

Il frumento duro e l’orzo mostrano un andamento in controtendenza rispetto al 2023: infatti, se nell’anno passato i dati indicavamo rispettivamente un aumento del 2,2% e del 7,7%, nelle previsioni 2024 registrano forti diminuzioni, -11,9% e -8,7%.

Per la superficie destinata al frumento duro (che copre il 39,5% delle principali superfici a cereali) si prevede per il 2024 una diminuzione del 14,3 % rispetto all’annata agraria 2022/2023 che registrava invece un aumento del 2,5% rispetto all’annata agricola 2021-2022; si è infatti arrivati ad una previsione di calo pari a 11,9% delle superfici destinate al frumento duro.

Lo stesso andamento si registra nelle previsioni 2024 per la superficie destinata alla coltivazione dell’orzo (9,3% della superficie nazionale); i dati mostrano, rispetto all’annata agraria 2022/2023, una diminuzione del 16,4 %, passando dal 7,7% (aumento registrato rispetto all’annata 2021/2022) a -8,7%.

Diverso l’andamento delle superfici investite a mais, che ricoprono il 17,2% delle superfici nazionali coltivate a cereali: le previsioni 2024 mostrano un aumento del 12,2% rispetto all’annata 2022/23, i valori passano da -13,1% a -0,9%.

Nelle previsioni 2024 solo il frumento tenero mostra, a livello nazionale, un lieve aumento rispetto al 2023 (+1,4%), condizionato dalle superfici coltivate nel Nord-est che rappresentano quasi il 50% del frumento tenero in Italia.

A livello territoriale, si prevede una diminuzione delle principali superfici a cereali nel Nord-ovest, nel Centro e al Sud, più evidente per il frumento duro e l’orzo. In calo anche le superfici investite a frumento duro con valori che registrano -17,2% nel Nord-Ovest, -17,3% al Centro e -14,7% al Sud.

L’orzo mostra lo stesso andamento con diminuzioni di superficie nelle stesse ripartizioni rispettivamente pari al -14%, -17% e -19,1%.

Per il mais si prevede a livello nazionale una lieve flessione (pari a -0,9%) su cui incide soprattutto la diminuzione prevista nel Nord-ovest (-12,8%), area che ricopre il 46,6% della superficie investita a livello nazionale. Il calo è controbilanciato da valori positivi nelle altre partizioni: al Nord-est +9,5%, al Centro +18,1% e nel Sud e Isole +1,9%.

Eventi metereologici in cima ai fattori che influiscono sulle previsioni

Le previsioni di semina fornite dalle aziende agricole per l’annata agraria in corso possono essere condizionate da diversi fattori, spesso non prevedibili.

Tra le possibili cause di modifica della destinazione del suolo troviamo in primis il fattore meteorologico (69,9%), probabilmente anche in relazione agli eventi dello scorso anno.

Ulteriori fattori di incertezza sono l’andamento dei mercati (32,4%) e i prezzi delle materie prime (20,2%), ad indicare l’effetto destabilizzante derivato dai conflitti internazionali in corso, che generano instabilità dei mercati.

Modernizzazione e sostenibilità per l’agricoltura italiana

Alle aziende agricole chiamate a fornire le intenzioni di semina per l’annata agraria 2023-2024, è stato anche chiesto di indicare se e quali strumenti abbiano messo in atto per perseguire i suddetti obiettivi di modernizzazione e sostenibilità.

Il 28,5% delle aziende ha affermato di utilizzare strumenti e tecniche proprie dell’agricoltura di precisione.

Ad utilizzare queste tecniche sono soprattutto le aziende situate nelle aree del Nord-ovest e del Nord-est (quote rispettivamente del 32,1% e del 33% sul totale delle
aziende), e quelle di grandi dimensioni (il 41,1% di quelle sopra i 100 ettari).

Tra le tecniche mirate a favorire l’agricoltura sostenibile, rientrano la rotazione delle colture allo scopo di migliorare o mantenere il rendimento dei terreni; il monitoraggio dei parassiti agricoli e degli insetti che trasmettono malattie usando i loro nemici naturali, ad esempio altri insetti benefici, predatori, parassitoidi e microrganismi quali funghi, virus e batteri; la copertura del terreno con paglia o materia organica, utile a mantenere l’umidità ottimale del terreno e a regolare la temperatura del suolo. Sono tecniche “antiche” in quanto ampiamente note dal più remoto passato, ma che stanno avendo una forte rivitalizzazione proprio negli ultimi anni. Il 22,6% delle aziende agricole che hanno fornito le previsioni di semina ha affermato di utilizzare tali tecniche.

In particolare, alle aziende intervistate è stato chiesto se tuttora mettano in atto a tecnica della copertura del terreno, “cover crop” con paglia o materia organica. Solo il 18% ha risposto in maniera affermativa. La tecnica è più diffusa al Sud e nel Nord-ovest dove, rispettivamente, il 20,4% e il 20,3% delle aziende affermano di utilizzarla.