Medici e veterinari nelle indagini sui focolai di malattie a trasmissione alimentare

Le infezioni a trasmissione alimentare causate da microrganismi che possono contaminare le filiere alimentari come i Campylobacter termofili, Salmonella enterica, Listeria monocytogenes e altri, si manifestano nella popolazione in forma sporadica o come gruppi di casi associati ad una comune sorgente di contaminazione, di solito un alimento o un insieme di alimenti contaminati da uno specifico ceppo batterico. Per rafforzare la consapevolezza e la collaborazione tra le figure professionali diverse coinvolte il Ministero della Salute, il Centro di referenza nazionale per i rischi emergenti in sicurezza alimentare dell’IZSLER e l’ISS (Istituto Superiore di Sanità), hanno predisposto uno specifico programma di formazione nazionale per tutti gli addetti al sistema di prevenzione e controllo dei focolai.

Gruppi di casi di infezione alimentare associati ad una comune sorgente di contaminazione costituiscono i cosiddetti focolai di infezione e sono particolarmente comuni nelle infezioni di origine alimentare a causa della distribuzione commerciale degli alimenti spesso molto ampia nelle economie avanzate. Proprio questo fattore socio-economico determina talvolta il verificarsi di focolai così ampi e così numericamente rilevanti da costituire vere e proprie crisi sanitarie. Ne è testimonianza il recente focolaio di listeriosi in Spagna dove centinaia di casi sono stati ricondotti allo stesso focolaio. Le conseguenze negative dei focolai, in particolare di grandi dimensioni, sono di due tipi: sanitarie per il danno di salute che comportano, economiche per l’impatto commerciale negativo che subiscono le filiere alimentari coinvolte. Se il danno sanitario è facilmente definibile in termini di numero di casi di malattia e talvolta purtroppo anche di decessi, il danno economico è più variabile tra focolai e tra diverse crisi. La variabilità dipende da fattori oggettivi quali la quantità di derrate, che si rivelano essere contaminate e quindi non idonee al consumo, e la scala di distribuzione geografica degli alimenti coinvolti. Un fattore sostanziale, anche se meno oggettivo nel determinismo dell’impatto economico di una crisi alimentare, è senza dubbio il livello di paura del consumatore e il tipo e la quantità di rischio percepito, entrambi capaci di portare a profonde conseguenze economiche negative nelle filiere interessate.

Proprio per la necessità di limitare sia l’impatto sanitario che quello socio-economico dei focolai di infezioni alimentari, soprattutto quando questi diventano vere crisi, l’attenzione delle istituzioni europee e nazionali sul tema è andato crescendo negli ultimi anni. Questo è avvenuto anche grazie al perfezionamento delle tecnologie di indagine nei focolai a seguito dell’introduzione dell’epidemiologia genomica basata sul sequenziamento di nuova generazione.

In questo quadro, il Ministero della Salute, il Centro di referenza nazionale per i rischi emergenti in sicurezza alimentare dell’IZSLER e l’ISS (Istituto Superiore di Sanità), ha organizzato un programma nazionale di formazione per accrescere la consapevolezza sul tema da parte delle autorità competenti sul territorio, e per trasmettere agli attori coinvolti nelle indagini e nella gestione dei focolai le evoluzioni metodologiche più recenti, che integrano epidemiologia classica ed epidemiologia molecolare. Il programma si articola in due eventi, su più edizioni della durata di tre giorni ciascuna, con una forte componente pratica, per calare i partecipanti in uno scenario di focolaio molto realistico, in cui operare nella veste di autorità competenti preposte alle indagini. Nelle esercitazioni i servizi medici e veterinari sono chiamati a lavorare in stretta sinergia, al fine di promuovere la cultura della integrazione interprofessionale così necessaria in questo campo.

Il programma si inscrive nelle attività del settore riferibili alla Dec 2019/300 della Commissione Europea del 19 febbraio 2019 che istituisce un piano generale per la gestione delle crisi riguardanti la sicurezza degli alimenti e dei mangimi e rappresenta una ricaduta nazionale per le autorità competenti regionali di una analoga iniziativa della Commissione Europea attualmente in atto attraverso il programma BTSF.

Il risultato atteso dell’iniziativa è l’accrescimento della cultura dell’integrazione medico veterinaria nei servizi sanitari e della consapevolezza della necessità di migliorare gli interventi di indagine dei focolai come strumento di prevenzione sanitaria e di miglioramento dei sistemi di sicurezza alimentare.

Fonte: Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Lombardia e dell’Emilia Romagna

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