La competitività della filiera ovina in Italia: un report di Ismea

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La competitività della filiera ovina in Italia: un report di Ismea

Le produzioni ovine e caprine rivestono un ruolo marginale nell’economia agricola nazionale, rappresentando poco più dell’1% del valore della produzione agricola complessivamente considerata, tuttavia la sopravvivenza degli allevamenti si conferma determinante per la sua funzione sociale e ambientale di mantenimento e presidio del territorio in aree in cui altrimenti non sarebbero possibili altre attività produttive. Gli allevamenti sono prevalentemente ubicati al Centro-Sud e, proprio in virtù della forte concentrazione territoriale, il settore assume un ruolo rilevante sulla performance economica di alcune regioni, in particolare la Sardegna (con un’incidenza pari a oltre il 18% sul valore totale dell’agricoltura regionale) e, seppure in misura minore, in Toscana e Lazio (rispettivamente con una quota del 3% e del 2%).

Per quanto riguarda l’attività di trasformazione, nonostante la buona disponibilità di latte, nel 2017 si è arrestato il trend di crescita della produzione di formaggi ovicaprini (-1% rispetto al 2016, con circa 78 mila tonnellate escluso i misti), come conseguenza di andamenti di mercato poco entusiasmanti e di un eccesso di offerta registrato nell’anno precedente.

Nel contempo si è registrato un incremento della produzione di carni (+6,4% rispetto al 2016), con le macellazioni di ovini e caprini superiori alle 35 mila tonnellate, nonostante la contrazione della domanda interna.

La domanda di prodotti ovicaprini presenta, infatti, un trend positivo solo per i formaggi (+3,5% in volume nel 2017), soprattutto grazie ad un consolidamento dell’interesse da parte dei consumatori per il cibo caratterizzato da un forte legame con il territorio di origine (tipici e prodotti IG) ed evocativi di usi e ricette tradizionali. Le carni ovicaprine continuano a rappresentare un segmento residuale della domanda di carni fresche (circa il 2%) e mostrano una progressiva disaffezione dei consumatori italiani con un calo ormai strutturale degli acquisti e occasioni di consumo concentrate quasi esclusivamente nei periodi legati alle festività natalizie e pasquali.

Il ruolo assunto dal settore ovicaprino nell’ambito degli scambi commerciali dell’agroalimentare risulta poco significativo, poiché i flussi sia in entrata che in uscita incidono per lo 0,5% circa sugli scambi totali, mentre il deficit totale della bilancia commerciale – quasi esclusivamente imputabile al segmento delle carni – ammonta a 27 milioni di euro circa. Tuttavia, come evidenziato da un tasso di autoapprovvigionamento pari al 126% per il segmento dei formaggi, le esportazioni di pecorini costituiscono una variabile strategica per l’equilibrio e la performance economica dell’intera filiera. Circa il 38% – di cui il 95% Pecorino Romano – dei formaggi pecorini prodotti in Italia è, infatti, inviato all’estero con una destinazione prevalente costituita dal mercato USA che assorbe circa il 70% dei quantitativi esportati.

Da diversi anni il settore versa in una situazione di criticità e la sopravvivenza degli allevamenti ovini nelle aree di maggiore concentrazione è messa a rischio da una serie di fattori che attengono principalmente ad aspetti strutturali e organizzativi della filiera. In particolare, la forte specializzazione di prodotto e la notevole concentrazione delle esportazioni in alcuni mercati di sbocco fa sì che le fluttuazioni della domanda internazionale (USA in particolare) siano in grado di influenzare l’intera filiera ovina italiana. Il mercato interno, inoltre, risulta molto influenzato, da un lato, dalle politiche commerciali della distribuzione moderna, che assorbe la quasi totalità dell’offerta nazionale di pecorini, dall’altro dalla struttura della domanda al consumo, piuttosto concentrata a livello territoriale e su segmenti maturi della popolazione.

Al fine di analizzare alcune tematiche legate alla competitività della filiera è stata realizzata, quindi, un’indagine di approfondimento sulle problematiche relative alla commercializzazione dei formaggi pecorini e relativi canali di sbocco. L’indagine ha interessato sia i formaggi DOP (in particolare Pecorino Romano, Pecorino Sardo, Fiore Sardo, Pecorino Toscano, Ricotta Romana) sia i formaggi privi di denominazione di origine (come pecorini generici, caciotte o ricotte) estendendo l’analisi anche ai formaggi misti (con l’impiego anche di latte caprino o vaccino).

In questo report – realizzato nell’ambito del Programma Rete Rurale Nazionale 2014-2020 – si analizzano i processi evolutivi che stanno segnando il comparto e le tendenze recenti che stanno caratterizzando il panorama produttivo e quello degli scambi, approfondendo il tema della competitività in termini criticità e opportunità sul fronte della commercializzazione dei formaggi pecorini, le cui dinamiche di mercato si ripercuotono sull’andamento della redditività degli allevamenti.

In particolare, lo studio si prefigge il duplice obiettivo di incrementare la consapevolezza degli operatori nelle scelte aziendali da adottare per competere sul mercato – in coerenza con uno degli obiettivi della RRN che è quello di favorire la cultura d’impresa – e di supportare le AdG nell’attività di programmazione e gestione delle risorse comunitarie dei Fondi strutturali e delle politiche settoriali.

Clicca qui per scaricare il Report

 

Fonte: Ismea

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