La metrite nelle bovine da latte: fattori di rischio e performance riproduttiva – Parte I

//La metrite nelle bovine da latte: fattori di rischio e performance riproduttiva – Parte I

La metrite nelle bovine da latte: fattori di rischio e performance riproduttiva – Parte I

Nelle bovine da latte in postparto la metrite e l’endometrite rappresentano una condizione che affligge una vasta percentuale di soggetti e che causa ingenti perdite economiche. La definizione dei casi di metrite ed endometrite è stata standardizzata di recente. Entro i 21 giorni dal parto si indica con il termine “metrite puerperale” la presenza di utero aumentato di volume con scolo vaginale (vaginal discharge, VD) fetido, di colore rosso-brunastro e consistenza acquosa, accompagnati da febbre e segni sistemici; per “metrite clinica” si intende la presenza di utero aumentato di volume con scolo vaginale fetido, di colore bruno-rossastro e consistenza acquosa ma senza febbre ed altri segni sistemici. Dopo i 21 giorni dal parto, lo scolo vaginale con presenza di pus ed assenza di segni sistemici, consentono quindi la diagnosi di “endometrite clinica”. Non esistono dei test gold standard per la diagnosi delle patologie uterine del postparto, ma l’esame delle caratteristiche dello scolo vaginale rappresenta una delle procedure più diffuse. La percentuale di pus presente nell’essudato, infatti, corrisponde abbastanza fedelmente alla carica batterica in utero.

Le bovine con metrite sono diffusamente sottoposte a terapia antibiotica, ma gli studi circa l’efficacia dei protocolli impiegati hanno spesso fornito risultati contrastanti. Fra i trattamenti più diffusi si annoverano il ceftiofur (1 o 2 mg/kg IM, una volta al giorno) e la penicillina procaina (21.000 UI/kg IM, due volte al giorno) per 3 o 5 giorni. La percentuale di remissione dalla febbre è di circa il 70% a 5 o 10 giorni dopo  l’inizio della terapia, mentre il tasso di guarigione per quel che riguarda lo scolo vaginale è molto inferiore. Sono molto scarsi poi, i dati circa la percentuale di animali che andrebbero comunque incontro a remissione (self-cure) in assenza di terapia.

In questo studio si è inteso valutare:

1) i fattori di rischio per la metrite;

2) l’utilità della misurazione della temperatura rettale e del BCS come strumenti di diagnosi di metrite;

3) l’effetto della metrite sulla performance riproduttiva, sulla produzione lattea e sullo status metabolico;

4) l’efficacia del ceftiofur sul tasso di cura, sulla produzione lattea e sulla performance riproduttiva;

5) il tasso di cura spontaneo nel postparto.

Lo studio è stato condotto in una azienda di bovine da latte commerciale, di 1600 capi con una produzione media di 8.500 Kg/capo in 305 giorni. Si stimava la necessità di un campione sperimentale di 300 bovine per identificare statisticamente una differenza di incidenza del 15% della metrite nelle bovine controllo (40%, prevalenza della metrite nella mandria calcolata sui dati epidemiologici dei tre anni precedenti) e trattate con ceftiofur (prevalenza attesa: 25%). Si includevano quindi 303 bovine che partorivano nella stagione autunnale. Si procedeva con la valutazione del BCS ed il prelievo di un campione di sangue venoso nei giorni -14±3 e +7, +21, +31, +41, +50, rispetto al parto. Si misurava la temperatura rettale  a 5, 6 e 7 giorni dopo il parto. Si procedeva con il prelievo e l’esame dello scolo vaginale tramite prelievo manuale a 5, 6, 7, 21, 31 e 41 giorni dopo il parto. Per la classificazione dello scolo vaginale era impiegata la seguente scala: VD-0 = limpido, VD-1 = limpido con qualche flocculo purulento, VD-2 = mucopurulento ma non di odore fetido, VD-3 = acquoso, purulento o di colore bruno-rossastro e di odore fetido.

Nello studio erano definite “bovine con metrite” gli animali che tra i 5 ed i 7 giorni dopo il parto presentavano VD-3, indipendentemente dalla temperatura rettale. Tra queste, si distinguevano poi quelle con metrite puerperale (temperatura > 39.2°C) e con metrite clinica (temperatura < 39.2°C). I soggetti che mostravano VD-1, VD-2 o VD-3 tra i 21 ed i 41 giorni dopo il parto erano considerati affetti da endometrite clinica.

Le bovine con metrite erano incluse nel trial clinico e di conseguenza erano casualmente assegnate al gruppo trattamento (ceftiofur idroclorito, 2.2 mg/Kg IM per 3 giorni consecutivi), oppure al gruppo controllo, che non era sottoposto ad alcuna terapia. Il tasso di cura spontanea era valutato al giorno 21 dopo il parto, tramite valutazione del VD: un punteggio VD-0 era identificativo di guarigione avvenuta.

 

 

 

Metritis in dairy cows: risk factors and reproductive performance

Giuliodori MJ et al.

Dairy Sci. 96:3621-3631

DOI: dx.doi.org/10.3168/jds.2012-5922

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Dottorato di Ricerca “Sanità e scienze sperimentali veterinarie” – Università di Perugia Email: martina.crociati@studenti.unipg.it

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