La metrite nelle bovine da latte: fattori di rischio e performance riproduttiva – Parte III

//La metrite nelle bovine da latte: fattori di rischio e performance riproduttiva – Parte III

La metrite nelle bovine da latte: fattori di rischio e performance riproduttiva – Parte III

Lo scopo dello studio è stato valutare i fattori di rischio per lo sviluppo delle metriti nelle bovine da latte. Successivamente si è analizzato come la presenza di metrite potesse influenzare la performance produttiva, riproduttiva e lo stato metabolico dell’animale.

Per quanto concerne l’obiettivo principale, è stato possibile osservare come le bovine primipare con parto distocico, o in bilancio energetico non ottimale durante il preparto (elevate concentrazioni di NEGA e/o basse di IGF-1), fossero più a rischio per lo sviluppo di metriti. Le primipare presentano una maggiore suscettibilità alle metriti in quanto durante il parto la probabilità di assistenza è superiore: in questo caso è più facile che l’utero sia contaminato da batteri di origine ambientale e che si verifichino lesioni alle mucose del canale del parto, tutti fattori che favoriscono l’insorgenza di infezioni. L’associazione tra elevati livelli di NEFA nel preparto e maggior rischio di metrite ritrovata in questo lavoro supporta alcune recenti pubblicazioni (Ospina et al., 2010; Dubuc et al., 2011); gli Autori dei due studi riportati fissavano un cut-off per i NEFA tra le 400 e le 600 µM. In questo lavoro l’algoritmo statistico ha identificato un cut-off intermedio, ossia 431 µM.  Riguardo le concentrazioni di IGF-1, si osserva per la prima volta in questo studio che elevati livelli sono associati ad un minore rischio di sviluppare metriti.

L’impiego di temperatura rettale e BCS quali strumenti diagnostici per la metrite è utile, in quanto entrambi sono stati associati statisticamente alla condizione patologica, ma bisogna ricordare che anche una mastite o altre malattie possono innalzare la temperatura corporea: tali criteri possono essere utili ai fini della diagnosi ma non sono a loro volta diagnostici. Studi precedenti fissavano il limite per la temperatura rettale a 39.5°C, ma attraverso un procedimento del tutto arbitrario; in questo lavoro la soglia di 39.2°C è stata elaborata statisticamente tramite l’analisi delle curve ROS che permettono di massimizzare sensibilità e specificità di un test put tenendo conto dei possibili risultati falsi positivi e falsi negativi. Questo permette di ridurre il più possibile gli errori diagnostici ed, infine, di sottoporre a trattamento animali sani (falsi positivi) o di tralasciare la terapia per quelli ammalati (falsi negativi). Lo studio è stato svolto tra i mesi di maggio ed agosto (in Argentina corrisponde alla stagione autunno-invernale), per cui erano escluse variabilità nella temperatura corporea degli animali dovute allo stress da caldo.

In questo studio di compara per la prima volta l’effetto della metrite puerperale e della metrite clinica sulla fertilità degli animali: la prima ha un effetto negativo molto più evidente sul prolungamento dell’intervallo parto-concepimento. Entrambe, invece, contribuiscono a deprimere la produzione lattea nelle prime fasi di lattazione, probabilmente a causa dell’inibizione dell’assunzione di alimento e quindi per una minore disponibilità di energia per la sintesi del latte. Le bovine con metrite, inoltre, presentavano un BCS medio inferiore a quello della controparte clinicamente sana. Per quanto riguarda i livelli di BHB, gli animali con metrite mostravano concentrazioni maggiori di questo metabolita immediatamente dopo il parto, ma tra i 31 ed i 41 giorni di lattazione tali livelli erano inferiori rispetto agli animali sani, probabilmente perché la minore produzione lattea mitigava il bilancio energetico negativo.

La terapia con Ceftiofur per 3 giorni non ha influenzato né la percentuale di guarigione né la produzione lattea al picco; ha invece aumentato il rischio di gravidanza al momento dell’IA dopo sincronizzazione e ridotto il rischio di riforma per infertilità. In studi precedenti il tasso di cura dopo la terapia con Ceftiofur era valutato in base alla sola temperatura rettale, per cui animali con temperatura nei limiti di riferimento ma con scolo vaginale ancora tipico della metrite (catarrale-purulento o purulento-fetido) erano considerati guariti con conseguente sovrastima del tasso di guarigione per il gruppo di animali trattati. In questo lavoro invece si considerava non solo la temperatura corporea ma anche la presenza di uno scolo vaginale limpido: in questo caso le percentuali di cura erano sovrapponibili (70% e 68% per il gruppo controllo e trattamento, rispettivamente).

Per ciò che riguarda il tasso di guarigione spontanea, in questo studio la probabilità di presentare uno scolo vaginale limpido, indicativo di avvenuta guarigione dalla metrite, aumentava del 2.6% per ogni giorno in più dopo il parto. Le bovine con metrite clinica, inoltre, avevano due volte la probabilità di mostrare scolo vaginale limpido nel corso del postparto, rispetto a quelle affette da metrite puerperale. Tale osservazione è giustificata anche dal fatto che la metrite puerperale è una condizione patologica più grave della metrite clinica, che si manifesta con segni di carattere generale (febbre, depressione del sensorio), con rischio di morte per l’animale, mentre la metrite clinica è rappresentata da un condizione limitata al coinvolgimento del solo utero.

 

 

Metritis in dairy cows: risk factors and reproductive performance

Giuliodori MJ et al.

Dairy Sci. 96:3621-3631

DOI: dx.doi.org/10.3168/jds.2012-5922

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Di |2017-07-24T10:52:34+02:0024 Luglio 2017|Categorie: Dal mondo della ricerca|Tags: , , , |

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Dottorato di Ricerca “Sanità e scienze sperimentali veterinarie” – Università di Perugia Email: martina.crociati@studenti.unipg.it

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