Il selenio è un oligoelemento ormai conosciuto, i cui fabbisogni sono da tempo noti. Esiste però un “problema del selenio” dovuto a diversi fattori. Il primo è che la continua e costante sottrazione di questo oligoelemento dal terreno sta provocando una progressiva diminuzione della concentrazione del selenio negli alimenti zootecnici. Inoltre, le vacche, ormai “atleti metabolici”, stanno diventando effettivamente molto esigenti e il selenio entra in alcuni processi metabolici di fondamentale importanza per il loro organismo.

Per questo motivo, tra gli eventi che abbiamo deciso di organizzare nel corso dell’edizione 2019 della Fiera Internazionale del Bovino da Latte abbiamo inserito un workshop dedicato alle nuove frontiere dell’integrazione di tale oligoelemento. A parlarcene sono stati Claudio Vezzani, Direttore Tecnico Adisseo Italia, e Michele De Marco, Global Scientific Technical Manager Adisseo.

Le nuove frontiere del selenio consistono oggi, nel trovare vie di assorbimento alternative alle forme inorganiche. L’integrazione in forma inorganica serve soprattutto a dare un a mano non trascurabile al microbioma ruminale che ha un potente fabbisogno di selenio, ma il selenio deve arrivare anche nella vacca da latte in modo che essa possa distribuirlo sulle funzioni metaboliche fondamentali.

La vacca da latte va incontro ogni giorno in allevamento a differenti tipi di stress: nutrizionali, ambientali, tecnologici, sanitari, fisiologici e biologici, e tutti sono fonte di stress ossidativo. Lo stress ossidativo è definito come “uno stato in cui l’ossidazione supera i sistemi antiossidanti nel corpo portando a una perdita di equilibrio tra di loro” e porta ad una produzione più elevata di radicali liberi: ecco perchè supplementiamo le diete con antiossidanti, ha spiegato il Dott. Vezzani.

L’uso di selenio può concorrere a fornire all’animale gli strumenti per controbilanciare l’insorgenza dello stress ossidativo. Il compito dell’industria di additivi è quello di provare a individuare fonti di selenio che garantiscano una biodisponibilità più elevata possibile. Attraverso la nutrizione, grazie allo sviluppo di nuove forme di selenio come quella organica, è possibile ottenere ottimi risultati. Il Dott. Vezzani ha quindi introdotto la terza generazione di selenio organico, rappresentata da Selisseo, ovvero una forma pura e attiva, con la maggiore biodisponibilità e che può garantire all’animale anche una riserva interna.

Lo stress ossidativo ha conseguenze molto negative nel ciclo produttivo della vacca da latte. Il Dott. De Marco ne ha quindi illustrato le conseguenze pratiche. Il sistema evolutivo ha sviluppato il sistema antiossidante, paragonabile ad una squadra di calcio che gioca insieme per detossificare l’organismo da queste specie reattive. In questa squadra troviamo la vitamina E, carotenoidi, flavonoidi, la vitamina C e poi c’è il selenio che gioca il ruolo chiave! Il Dott. De Marco ha proseguito illustrando approfonditamente il ruolo del selenio nel sistema antiossidante e le diverse fonti di questo oligoelemento presenti sul mercato, spiegandone le differenze. Grazie a numerose prove di campo il selenio organico ha dimostrato di essere assorbito meglio dai ruminanti.

 

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